Morte per Covid-19: il lutto nel lutto

L'impotenza davanti ad una morte per Covid-19 è aggravata dall'impotenza di non poter stare accanto alla persona amata.

6 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
Morte per Covid-19: il lutto nel lutto

La pandemia da Covid-19, con il suono delle sirene delle ambulanze nelle strade deserte, ha fatto entrare il tema della morte nella nostra vita, mettendoci fortemente in contatto con il nostro essere immortali.

Davanti alla morte siamo impotenti: potercelo dire e condividerlo, è già importante. L'impotenza davanti ad una morte per Covid-19 è aggravata dall'impotenza di non poter stare accanto al proprio caro accompagnandolo nel passaggio dalla vita alla morte e dalla mancanza dei classici riti: manca il corpo della persona amata (la vestizione e l'ultimo saluto sono negati), le esequie non possono essere celebrate, la vicinanza fisica di parenti, amici e vicini è assente.

In testa possono esserci immagini terribili: l'uscita traumatica da casa in ambulanza da soli, la morte in solitudine in ospedale, la morte annunciata da una telefonata senza sguardo, senza saluto, senza contatto. Si convive con il dolore di non aver potuto accompagnare negli ultimi giorni e di non essere stati presenti nel momento del decesso. E può esservi la paura di essere a propria volta contagiati e morire, o il senso di colpa di aver potuto contagiare la persona deceduta. E c'è la rabbia per quello che è successo; è possibile una reazione di shock e angoscia alla notizia della perdita ("non può essere successo a me" "mi sembra di vivere un incubo" "come posso vivere cosi"). E purtroppo possono esserci anche situazioni di perdite multiple: ad esempio scoprire di aver perso entrambi i genitori, magari dopo essere usciti dalla rianimazione.

Non sono lutti normali, quindi, ma situazioni aggravate da fattori di rischio e spesso con caratteristiche simili ai traumi. Sono inoltre morti avvenute in un clima di paura e incertezza in cui si è segregati in casa.

Forse stai leggendo questo articolo perché hai vissuto questa esperienza difficile e ti chiedi perché è successo. Il dolore è devastante. Ma superarlo è possibile, in primis pensando che è proprio quello che vorrebbe la persona che non c'è più. E se hai una persona amata in ospedale, pensa che anche se è sola fisicamente la presenza del tuo affetto è con lei, e sa che i tuoi pensieri sono rivolti a lei.

Le emozioni sono tante e hanno bisogno di uno spazio per essere esternate, condivise ed elaborate; la narrazione può essere un valido strumento: raccontando - scrivi, parla - quello che è successo, l'angoscia si abbassa e si innesca un processo di elaborazione.

E se il dolore persiste, un aiuto professionale può essere quello di cui hai bisogno: uno spazio per dar voce a pensieri ed emozioni che rischiano di imprigionare la tua vita che invece merita di essere vissuta al meglio delle tue possibilità. Il dolore si può superare e dalle esperienze traumatiche si può uscire più forti di prima. E le persone care continueranno a vivere nei cuori di chi le ha amate: scrivi una lettera, dedica un pensiero… potrà esserti di aiuto.

In questa emergenza la morte di un familiare è una tragedia collettiva: cerca conforto nel senso di appartenenza ad una comunità e alla storia comune, in cui il dolore è condiviso con tantissime persone.

Concludo con un pensiero di speranza: impegniamoci a sconfiggere questa battaglia contro il coronavirus anche in memoria di chi non c'è più.

Scritto da

Dott.ssa Annalisa De Filippo

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 12298

Psicologa Psicoterapeuta specializzata nel trattamento delle problematiche relazionali e nell'attivazione delle risorse delle persone. Con l'idea di rispondere ai diversi bisogni delle persone, nel 2009 fonda "Centro Pianeta Psicologia": un'equipe multidisciplinare che offre interventi integrati e individualizzati in campo psicologico con l'obiettivo di promuovere il benessere.

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