Lasciar andare: il lutto in età adulta

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Come affrontare il dolore della morte? Intervista al dottor Matteo Monego.

30 nov 2015 · Tempo di lettura: min.

Quando una persona cara sta per lasciarci non ci sono ricette preconfezionate che possano evitarci il dolore: anche se gli adulti sono in qualche modo preparati all'idea della morte, non significa che sia un momento facile da affrontare.

Non bisogna sottovalutare il momento a cui si va incontro: prepararsi a perdere qualcuno a cui si vuole bene è sempre difficile, anche se la persona in questione è anziana.

Ci raccontiamo che è la vita, che prima o poi deve succedere, ci droghiamo di positività per non ammettere quello che è reale: perdere qualcuno è sempre tragico. Non dipende dall'età o dal grado di parentela, è doloroso doversi preparare a perdere qualcuno che si ama, per quanto questo faccia parte della vita.

Una telefonata a un orario fuori dal normale inizia a diventare motivo di apprensione, ci si sente male se non si riesce a passare con quella persona tutto il tempo possibile, si iniziano a raccogliere nella mente ricordi o abitudini condivise per avere almeno l'illusione di tenerla con noi ancora un po'.

Questo processo, sebbene naturale, non è affatto semplice, anzi spesso si ha bisogno di tutto l'aiuto e il supporto di coloro che ci stanno vicino e, perché no, anche di uno psicologo: per questo abbiamo intervistato il dottor Matteo Monego.

Il dottor Monego ci aiuterà a fare chiarezza sull'esperienza della morte.

L'esperienza della morte, pur facendo parte della vita (tutti gli esseri viventi prima o poi muoiono), è sempre un momento molto complicato da affrontare: può riguardare una persona a noi cara o una persona lontana, può essere improvvisa o il termine di una lunga malattia, poco importa. In ogni caso l'essere umano che sopravvive è chiamato a una complessa ristrutturazione psichica per accettare che qualcuno non sarà più con noi: l'elaborazione del lutto. È una fase molto importante perché dal suo esito dipenderà l'equilibrio psichico con cui potremo continuare la nostra vita.

Ma altrettanto complicata è la fase che precede l'evento; un periodo di durata incerta e variabile che rappresenta una dura prova sia sul piano pratico-organizzativo sia dal punto di vista emotivo per chi ogni giorno dovrà assistere al graduale spegnimento di una persona cara.

Sono tanti i sentimenti che si affacciano alla mente: dolore, impotenza, rabbia, tristezza, commozione. Non dobbiamo negare questi sentimenti, ma anzi dobbiamo renderli consapevoli: questa fase rappresenta l'ultimo momento in cui avremo la possibilità di cambiare la relazione con chi ci sta lasciando. Ed è forse questo il segreto per poi vivere un lutto senza eccessive difficoltà: cercare di lavorare su noi stessi e sul rapporto con l'altro per non avere rimpianti, rancori, emozioni represse.

Quello della morte è un tema di fronte al quale l'essere umano è impreparato: tutta la nostra vita è dedicata ad imparare ad affrontare situazioni (matrimoni, nascite, esami, lavori), ma per questo momento non esiste una preparazione anche perché nella nostra società è in qualche modo messo da parte, come se fosse un fastidio a cui l'uomo, attraverso la scienza e la medicina, deve trovare una soluzione. E invece, per quanto si cerchi di negarlo, prima o poi tutti dovremo morire e forse sarebbe il caso di pensarci ogni tanto. Vivere la morte di una persona cara sarà anche un modo per affrontare un tema che prima o poi toccherà anche noi: potremmo imparare a non averne paura, a viverlo come facente parte del ciclo della vita, a prepararci quando toccherà a noi.

Ma cosa succede quando dobbiamo assistere una persona che sappiamo essere destinata a morire?

Non credo ci sia un modo ideale di prepararsi: per quanto il periodo che precede la morte possa essere lungo, accettare che una persona a cui si è voluto bene non ci sia più è molto, molto difficile. È questo un periodo complesso fatto di ricordi, emozioni, domande, dubbi, rabbia, rassegnazione. Per questo motivo io credo che il consiglio principale sia quello di non isolarsi, ma di cercare ogni forma di supporto possibile: amici, parenti, conoscenti, psicologi, gruppi di auto-aiuto. È fondamentale avere qualcuno con cui condividere le emozioni che si provano, senza paura e soprattutto senza censura. Non bisogna vergognarsi di provare emozioni negative di rabbia per la situazione in cui ci si trova: capita molto spesso che chi si trova ad assistere una persona per mesi, in attesa della morte, provi sentimenti di rabbia verso quella persona, per aver in qualche modo "compromesso" una tranquilla routine quotidiana; ciò può comportare addirittura il desiderio, naturale e comprensibile, che la morte giunga il prima possibile, per sollevare ciascuno dal proprio dolore. Anche sentimenti di liberazione seguenti alla sua morte sono normali e non vanno repressi.

Sentimenti simili sono del tutto normali: in effetti è logico non capire il perché una persona che non ha più speranze debba passare mesi costretta in un letto, magari soffrendo e costringendoci ogni giorno a guardare la morte attraverso il suo sguardo, a vivere le sue paure, i suoi timori, senza poter iniziare quella fase fondamentale che si chiama "elaborazione del lutto".

Come fare quando il telefono squilla?

Anche in questo caso non credo che ci si possa preparare in modo esemplare: a volte lo si è aspettato per mesi, a volte ci coglie alla sprovvista. In ogni caso dobbiamo metterlo in conto e anticipare quelle che saranno le fasi che seguiranno. Ci dovremo occupare di molte cose o dovremo delegarle ad altre. L'importante è farci trovare in qualche modo pronti. Il momento è arrivato, quella persona non c'è più e dovrò occuparmi di molte cose. Poi potrò lasciarmi andare ed elaborare a modo mio il lutto.

Come accettare che certi momenti diventeranno solo dei ricordi?

I ricordi fanno parte di ognuno di noi: è molto importante dopo la perdita di una persona lasciare spazio ai ricordi. Negarli potrebbe significare non staccarsi da lei e non avere modo di elaborare la sua perdita. Il pensiero che una persona cara possa diventare solo un ricordo è un pensiero triste ma questo è ciò che ci rimarrà di lei. Cercare di tenerli vivi è molto importante per far sì che diventino un patrimonio per noi e per le generazioni future (figli, nipoti): solo in questo modo riusciremo a rendere "eterna" una persona e a consentire che la sua vita non sia stata vissuta senza lasciare traccia.

Come affrontare il fatto che una parte di noi andrà via con quella persona?

Questo aspetto è inevitabile: il pensiero che una parte di noi morirà con lei ci accompagnerà per tutto il percorso che la porterà alla morte. Dopo, con il tempo, scopriremo che forse non è così, che alcune parti di noi non sono morte con lei, ma che anzi, adesso si sono arricchite di ricordi, insegnamenti e pensieri che ci siamo tenuti come eredità. E questo è il modo per regalare una certa immortalità a chi ci lascia: la sua persona continuerà a vivere dentro di noi e verrà tramandata ai nostri figli e così via.

Se si tratta di un genitore, come si può accettare che nessuno ci amerà mai più in quel modo così intenso e disinteressato?

È un discorso questo molto complicato che penso dipenda dal momento della nostra vita in cui ci viene a mancare. In generale non è facile: ci sentiremo soli per un po' almeno fino a quando non troveremo un modo che funga da surrogato. Ad esempio riversando il nostro amore in una relazione o nei rapporti con i figli in modo tale da sentire che, pur orfani, siamo capaci di donare a qualcun altro quell'amore incondizionato che abbiamo ricevuto.

Come passare del tempo con la persona che ci prepariamo a perdere, riducendo l'angoscia e cercando di godere della sua presenza?

Passare del tempo con una persona sapendo che è iniziato un conto alla rovescia è sicuramente una grande fonte di angoscia. È importante avere altre persone vicine con cui condividere questo sentimento per poter lasciare spazio invece all'idea di essere fortunati ad avere ancora del tempo per poter stare vicino al proprio caro, magari ascoltandolo, parlandogli, guardandolo, etc. Non bisogna vivere la morte come una sfortuna che colpisce solo alcuni esseri viventi: tutti muoiono prima o poi, fa parte del ciclo della vita. Cerchiamo di ricordarcelo per poter essere dei compagni piacevoli durante questi ultimi momenti: chi sta per morire è già alle prese con le proprie paure, i propri pensieri, i propri sensi di colpa per desiderare di avere vicino una persona più angosciata e spaventata di lui.

Come prepararsi a un dolore tanto intenso, un dolore che non si è mai provato?

Non posso che ripetermi: non c'è una ricetta per non soffrire. Il dolore, ahimè, fa parte della vita e va accettato come tale. Possiamo fare tutti i pensieri positivi che vogliamo, ma la morte di una persona per noi significativa sarà sempre e comunque un dolore, una mancanza definitiva.

Quello che possiamo fare è rendere questo dolore costruttivo e non distruttivo: fare in modo, cioè, che non ci faccia cadere in un forte stato depressivo ma che diventi un'occasione di crescita, che ci aiuti ad avere una visione della vita diversa, più completa, in cui anche la morte sia in qualche modo vissuta come facente parte della vita stessa.

Scritto da

Dott. Matteo Monego

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Commenti 4
  • giovanni Stigliano

    È difficile star vicino a delle persone che sai a breve forse non ci saranno più, in special modo in caso di malattia prolungata, ma ho sempre sostenuto che in quei mesi in quei giorni non bisogna farsi vedere afflitti, ma con una forte dose di coraggio, necessita continuare la vita normalmente, in tutti i sensi, e stare vicino abbracciondole ma se occorre anche con qualche litigata nel senso buono della parola. Due anni fa ho perso mia madre aveva 90 anni, una persona dolce ma molto severa, rimasta vedova all'età di 51 anni, ha continuato l'opera di mio padre, ci ha dato educazione e ci ha insegnato il rispetto delle persone. Lei diceva sempre "ricordati che si nasce perché prima o poi si deve morire", nel momento del trapasso noi figli e nuore eravamo li, abbiamo parlato fino a un'ora prima, poi dolcemente e serenamente ha smesso di respirare e ci ha abbandonati, grazie mamma per i tuoi insegnamenti, e un grazie anche a mio padre che ho perso giovanisimmo a 58 anni e anche lui nel momento del trapasso, si è guardato intorno e con la mano serenamente ci ha salutato ed è spirato. Penso che loro sono coscienti fino all'ultimo momento.

  • enza gilio

    Nella mia vita a cominciare da 16 anni ho perso mia madre e nell'arco dei miei 52 anni mio padre, zie che ho accudito e visto morire. Ora mi sto preparando ad un altro doloroso distacco di una mia zia che mi ha cresciuto, alla quale sono molto legata, ed ecco che ricomincia l'ansia, l'angoscia, i pensieri negativi, i perché...non ho aiuti, li sto cercando in me...ma non li trovo.

  • Cara Gherardini

    La mia mamma se ne è andata venti giorni fa dopo una lunga malattia e atroci sofferenze, le sono sempre stata vicina, creando un rapporto ancora più saldo e anche più spirituale dove si poteva parlare tranquillamente di tutto anche di morte. Mi manca tanto, non potrò mai ringraziarla abbastanza per avermi Donato la vita.

  • Elena Giannandrea

    La morte è solo l'inizio di un lungo viaggio del quale, molto spesso non ne conosciamo la destinazione... il morente va incoraggiato a prepararsi alla svolta con serenità e ardore, nella consapevolezza che la sua vibrante energia, liberatasi del guscio, acquisirà nuove forme.