Come superare il lutto per suicidio

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Inevitabilmente si pensa che una morte per suidicio si sarebbe potuta evitare.

9 mag 2019 · Tempo di lettura: min.
Come superare il lutto per suicidio

L’elaborazione di un lutto è sempre difficile, ma è particolarmente complessa se si tratta di una perdita causata da un suicidio. Vi spiego perché è diverso e come superarlo.

Perdere una persona cara è sempre un’esperienza dolorosa e richiede un processo di elaborazione del lutto. È una fase sempre difficile. Tuttavia, il grado di difficoltà aumenta quando la causa della morte è stato il suicidio. Perché? Perché inevitabilmente tendiamo a pensare che questa morte si sarebbe potuta evitare. È facile pensare che se le cose fossero andate diversamente, la persona sarebbe ancora in vita e, per questo, è più facile che il lutto diventi patologico.

Farò un esempio di un paio di persone che sono venute in terapia a causa di un lutto mal elaborato riguardante un familiare che si era suicidato.

Nel primo caso, parlerò di Elsa (pseudonimo). È una donna adulta, di 43 anni, venuta in terapia dopo 6 anni di sofferenza. Veniva in studio perché non riusciva a superare il senso di colpa per il suicidio di sua madre. La madre di Elsa era una persona con un disturbo mentale che la portava a cercare continuamente di attirare l’attenzione. Questa situazione non permetteva a Elsa di vivere pienamente la sua vita perché l’ombra di sua madre era sempre lì. Ogni volta che Elsa aveva un momento positivo, sua madre glielo rovinava con una depressione. Quando si sposò non era andata in viaggio di nozze perché sua madre aveva cercato di suicidarsi il giorno successivo. Quando ottenne un buon lavoro, lo lasciò perché sua madre provò di nuovo a suicidarsi e aveva bisogno di essere vigilata. Quando nacque il suo primo figlio, la madre provò di nuovo a suicidarsi. Queste situazioni causarono una gran rabbia da parte di Elsa nei confronti di sua madre fino al punto che, un giorno, arrivò a dirle che se si voleva suicidare, di farlo una volta per tutte, ma di smettere di continuare con quella storia. La volta successiva, sua madre si suicidò per davvero. Da allora, Elsa ha vissuto con un terribile senso di colpa a causa di una frase pronunciata in un momento di rabbia.

Il secondo caso è quello di Anna (pseudonimo). Era la sorella minore di Natalia (pseudonimo). Quando sua sorella Natalia si suicidò, a 17 anni, Anna aveva solamente 15 anni. Anna aveva avvertito da tempo i suoi genitori che Natalia soffriva di anoressia. Buttava il panino durante la ricreazione, buttava il cibo nel wc quando i genitori lavoravano e soffriva in silenzio. Anna cercava di avvicinarsi a sua sorella, ma Natalia la rifiutava. Parlò molte volte con i suoi genitori, ma loro dicevano che erano cose da adolescenti e che le sarebbe passata. Attualmente, Anna ha 35 anni ed è madre di una bambina. Viene in studio perché dal suicidio di sua sorella, contava i giorni per andare via da casa; a 18 anni se ne andò e smise di parlare ai suoi genitori, non li perdonò mai. Ora, però, ha paura che possa succedere qualcosa di simile alle sue figlie e che non se ne renda conto proprio come i suoi genitori.

Quali sono le differenze fra l’elaborazione di un lutto per suicidio e un altro tipo di lutto?

Come ti sarai accorto, sia nel primo che nel secondo caso è presente la colpa. Nel primo caso è autoimposta. La persona si sente responsabile della morte della persona cara ed è incapace di togliersi questo peso di dosso. Nel secondo caso, la colpa viene data a un’altra persona, ossia ai genitori. In entrambi i casi, bloccarsi nel sentimento di colpa rende più difficile il processo di elaborazione del lutto.

Quando una persona si suicida, è una morte “innaturale”. Non è il processo che doveva seguire quella persona e, per questo, elaborare la perdita è un compito ancora più difficile.

Esiste, inoltre, un altro fattore importante: i pregiudizi. Quando una persona cara muore a causa di una malattia o di un incidente, è più facile esprimerlo in maniera naturale. Nonostante ciò, quando qualcuno si suicida, molte volte ci si nasconde, e questo provoca che il lutto sia più difficile da elaborare perché non c’è trasparenza e non si possono esprimere i propri sentimenti.

Quali sono i passi da seguire per elaborare un lutto per suicidio?

  1. Smetti di censurarti: se non parli liberamente di ciò che è successo, difficilmente potranno aiutarti. Parlane apertamente, non devi vergognarti di nulla. Le persone che ti sono vicine ti capiranno e ti potranno aiutare meglio. Esprimi il tuo malessere, parla di ciò che è successo tutte le volte che ne hai bisogno e piangi senza imbarazzo.
  2. Non puoi controllare tutto: che tu dia la colpa a te stesso o agli altri, dovresti accettare che non possiamo controllare tutto nella nostra vita, avvenimenti tragici inclusi. A volte crediamo che avremmo potuto riuscirci: “Avrei dovuto rendermene conto…”. Elimina questa frase dalla tua mente. Hai fatto del tuo meglio. Hai provato a fare TUTTO quello che potevi fare ed è successo l’inevitabile. Chi si vuole suicidare lo fa, per quanto cerchiamo di salvarlo.
  3. Vai avanti: sembra una sciocchezza, ma è così. La vita continua. La tipica frase che dice che “la vita è per i vivi” dev’essere applicata. Impara a vivere senza quella persona, fai tesoro di tutto quello che ti ha insegnato e concentrati sul presente e sul futuro che vuoi costruire.
  4. Se non riesci a superarlo o ti sembra troppo difficile, chiedi aiuto a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Ti possiamo aiutare a uscirne.

Articolo di Encarni Muñoz Silva, pubblicato su MundoPsicologos.com e tradotto da GuidaPsicologi.it

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