La perdita di un figlio mai nato: un dolore immenso e indescrivibile

Perdere un bambino nel corso della gravidanza, durante il parto o dopo la nascita è un’esperienza dolorosa e traumatica: è una ferita profonda che può avere conseguenze anche molto gravi.

2 LUG 2019 · Tempo di lettura: min.

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Photo by Josh Bean

Perdere un bambino nel corso della gravidanza, durante il parto o dopo la nascita è un'esperienza dolorosa e traumatica: è una ferita profonda che può avere conseguenze anche molto gravi sulla salute personale, di coppia e familiare.

Il lutto, prenatale o perinatale che sia, interrompe in modo brusco il processo di genitorialità e il legame di attaccamento che si stava via via costruendo e pertanto comporta uno shock emotivo intenso.

L'arrivo di un figlio, infatti, non comincia con la sua nascita ma molto prima, nel momento stesso in cui si scopre che si sta per diventare o ridiventare genitori: oltre ai cambiamenti fisiologici che avvengono nella donna, si attivano nella mente della futura mamma e del futuro papà emozioni, pensieri e  aspettative che appartengono sia all'uomo che alla donna.

La "preparazione" alla genitorialità è un percorso soggettivo così come diversificate sono le reazioni, i modi e i tempi in cui ciascuno vive ed attraversa la perdita.

Ogni gravidanza, indipendentemente dalla sua durata e dall'esito, è parte integrante della storia di vita della madre e della coppia genitoriale e ogni bambino, a qualunque settimana di vita o di gestazione, ha una sua fondamentale importanza. Per i genitori in qualunque epoca della gestazione un bambino è un bambino, una persona e necessita di rispetto, ricordo e memoria.

La perdita di un figlio appena nato o non ancora nato è un evento che presenta tutti i drammatici aspetti del normale processo del lutto ma con la differenza che è "biologicamente" inaspettato, e dunque particolarmente "inspiegabile": si è emotivamente impreparati quando ci si trova ad affrontarlo e per essere elaborato deve essere "attraversato" e vissuto giorno dopo giorno.

Spesso a renderne ancora più difficile l'accettazione nella nostra cultura è il mancato riconoscimento della sofferenza derivante dalla perdita: quando si pensa ad un bambino che muore durante la gestazione o nato morto il lutto è talvolta considerato meno grave degli altri. Viene così totalmente negato o minimizzato lasciando la coppia e la famiglia nella solitudine e nel silenzio. Al contrario, lascia un’impronta indelebile nel vissuto dei genitori.

Le madri, in particolare, non vivono solo l'esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale: possono pensare di essere incapaci di generare una vita e sentono di non essere state capaci di proteggere il proprio bambino. Spesso c'è un'incessante ricerca di spiegazioni che, dopo una prima fase, deve potersi ridurre gradualmente sino a scomparire e lasciare il posto a pensieri ed emozioni più adeguate.

Il lutto prenatale e quello perinatale sono annoverate tra le esperienze più traumatiche nella vita di una persona; mentalmente e fisicamente devastanti, mettono in crisi le convinzioni, la visione e il senso della vita, le relazioni affettive e l'immagine di sé.

La perdita di un bambino, soprattutto se già nato, modifica drasticamente il percorso di vita della coppia tanto da poter alterare in modo permanente l'equilibrio affettivo e psicologico dei genitori che possono restare ancorati a quella perdita senza progredire nel percorso di lutto.

Spesso i due componenti della coppia vivono la perdita in maniera diversa e possono esprimere emozioni o pensieri anche molto differenti tra loro: si ha l'impressione di essere distanti dal proprio partner perché non ci si comprende più reciprocamente o si può temere di non amarsi più abbastanza mentre si attivano meccanismi differenti per affrontare l'evento e superarlo.

Il lutto, qualunque esso sia - la fine di una storia d'amore, dei progetti che non si realizzeranno, la perdita di una persona cara come anche di un animale - è dunque un dolore profondamente soggettivo.

Quello che spesso fa ancor più soffrire però è sentire di doversi giustificare o scusare con gli altri.

Molte donne affrontano il lutto perinatale mentre, contemporaneamente, le loro vite continuano a scorrere: sono impegnate a elaborare l'accaduto, a fare accertamenti, a rientrare al lavoro, a crescere altri figli, a fare la spesa. Gran parte dell'impegno quotidiano, soprattutto all'inizio, è rivolto a non pensarci, a riprendere in mano la propria vita. Soprattutto nei primi mesi però quel dolore è totalizzante tanto da condizionare anche le proprie scelte e i comportamenti.

Gradualmente la ferita si rimargina e la cicatrice che resta diventa solo una parte di sé: il dolore non occupa più interamente la propria vita impedendo di continuarla in modo adeguato.

È iniziato così il processo di elaborazione che è certamente più facile quando si ha e ci si dà la possibilità di raccontare quello che è accaduto, di condividere le proprie emozioni e i propri pensieri senza il timore del giudizio.

Il dolore della perdita, la mancanza di supporto sociale - a cui si aggiungono talvolta anche un'inadeguata assistenza medico-specialistica e la totale assenza di sostegno psicologico da parte di personale specializzato - sono invece tra i principali fattori che possono portare i genitori a complicazioni nell'elaborazione del lutto, con il rischio di ulteriori effetti dannosi sulla loro salute, psicologica e fisica.

La drammaticità di eventi di questo tipo può invece essere alleviata se chi subisce questo tipo di perdita può affidarsi a persone competenti, può trovare uno spazio di ascolto e comprensione.

Dare ai genitori la possibilità di pensare a quello che ancora si può e deve essere fatto li rassicura sulla loro capacità di aver saputo gestire quel momento drammatico e ne rende migliore l'elaborazione.

Articolo della dottoressa Anna Moscatelli, iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Puglia.

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Scritto da

Dott.ssa Anna Moscatelli

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