Superare il lutto: l'importanza di ripensare la morte

Oggigiorno la morte, evento ineluttabile della vita, viene vissuta come una "sconfitta" dall'uomo. Perché non cerchiamo invece di viverla in maniera meno angosciosa e di ripensarla?

18 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Superare il lutto: l'importanza di ripensare la morte

«Gli uomini dell'occidente vivono come se non dovessero non morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto», Dalai Lama.

Nel corso dei secoli è cambiata la percezione che abbiamo della morte. Attualmente l'idea della fine della vita e, di conseguenza del lutto, è diventata quasi un tabù. Questa tendenza si manifesta, ad esempio, in riti funerari sempre più "asettici", spesso lontani dalla casa del defunto. Le imprese funerarie, inoltre, tendono a gestire gran parte delle pratiche relative alla morte in modo tale da lasciare sempre meno compiti ai parenti. Anche le visite al cimitero si fanno sempre più sporadiche, se non nelle ricorrenze come ad esempio il 2 novembre, giorno dedicato ai defunti.

Nel corso dei secoli, pur essendo identificato come un momento doloroso e triste specialmente per parenti e amici del defunto, la morte non è stata mai negata. Riti, commemorazioni e preparazione alla morte erano parte integrante della vita stessa fin dai tempi antichi. Al contrario, oggi, la maggior parte di noi desidera morire in maniera inaspettata, inconsapevole e soprattutto indolore, grazie alle scoperte scientifiche e grazie alle cure palliative.

Si tende a pensare poco alla fine della vita. Al contrario, si tende a guardare alla giovinezza come alla migliore fase della propria esistenza.

Essere sempre giovani, sia fisicamente che psicologicamente, è diventato un imperativo. La vecchiaia, invece, è vista come una fase di deterioramento, mentre l'esperienza e la saggezza degli anziani viene quasi nascosta perché legata alla vicinanza della morte.

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Questo evento ineluttabile della vita, infatti, mostra la "sconfitta" dell'uomo nella sua lotta con la natura, nonostante gli enormi progressi fatti negli ultimi secoli. La fine della vita, la malattia e la vecchiaia, dunque, si trasformano in una dimostrazione dell'impotenza umana nei confronti di un evento naturale.

Si tratta di un fenomeno che non rientra in una società produttiva che cerca di essere sempre giovane.

In generale, "l'educazione alla morte", che permette di affrontare questo avvenimento inevitabile in maniera meno angosciosa, è quasi completamente scomparsa nell'attualità.

È bene ricordare, infatti, che pensare alla nostra vulnerabilità e all'inevitabilità di questo evento ci permette di vivere in maniera più piena la nostra vita.

Cercare di costruire una nuova modalità di pensare alla morte può essere utile non solo per gli individui che ricevono una diagnosi medica negativa ma anche per tutte le persone che gli sono intorno, come accade nel caso dei cosiddetti caregiver. Molte donne e uomini che si occupano dei propri genitori anziani, infatti, rischiano di vivere una crisi molto profonda quando sopraggiunge la morte.

La società ma anche la scuola devono offrire, fin dall'infanzia, gli strumenti per poter accettare ed elaborare questo evento inevitabile. L'elaborazione del lutto, infatti, è indispensabile per riuscire a superare la morte di una persona cara, per promuovere la nostra crescita personale e per rivalutare il nostro modo di affrontare la vita giorno dopo giorno.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in elaborazione del lutto.

«Qualunque sia la sua forma, la sua modalità, qualunque sia il suo aspetto, il suo nome, ogni paura è orientata verso la morte. Se vai in profondità, scoprirai di aver paura della morte.», Osho.

 Articolo rivisto e corretto dal dottor Matteo Monego      

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2 Commenti
  • Rosanna notarnicola

    È quello che mi sta succedendo, ho perduto la mamma il tre di ottobre...l'ho assistita sempre in quanto vivevamo insieme! E non sto capendo cosa mi succede...mi sto abbattendo ogni giorno di più! Pur sapendo che mia madre come stava e a 91 anni dovevo aspettarmi quel giorno...ora sono sola...mi manca...sto male...passerà, è presto mi dico!

  • Irene Seghetti

    Non ho la paura di morire, ma la paura di morire troppo presto. Spesso sento al Tg o leggo sul giornale di ragazzi morti giovani in incidenti stradali, per droga o altro ancora, non si può morire così presto, siamo nati per vivere e poi morire, all'età di 19 anni come si fa a dire che abbiamo già vissuto e che è arrivata la nostra ora? Quando abbiamo tutta una vita ancora davanti. Bambini che muoiono a pochi mesi dalla nascita, persone che per colpa di sciagurati muoiono troppo presto. Ormai viviamo in un mondo dove sopravvale il male al bene, l'ingiustizia alla giustizia, la cattiveria alla bontà, al giorno d'oggi c'è da aver paura ad uscire di casa, ad andare a far spesa perché non sai mai se avrai la grazia di tornare a casa dalla tua famiglia. Tante volte mi logoro su come morirò, se sentirò dolore, se capiterà troppo presto oppure ad un'età giusta, se avrò già avuto una famiglia, se sapranno andare avanti senza di me e non oso pensare al vuoto e al dolore che lascerò nel cuore delle persone che mi amano quando non ci sarò più. Questa è la mia più grande paura, morire troppo presto.

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