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non riesco a essere serena nonostante io abbia tutto

Inviata da Chiara il 16 ott 2017 Crisi esistenziale

Buondi,
sono una ragazza di 20 anni. Frequento legge, ho una media molto alta, ho vinto concorsi internazionali, parlo fluentemente tre lingue, sono bella, sana e non ho problemi di soldi. Ho iniziato da poco carriera politica nel mio paese e allo stesso tempo mi guadagno soldi per le mie cose tramite ripetizioni e come giornalista. Sono impegnata sempre, ma adoro e amo fare tutto quello che faccio. Non toglierei una singola cosa di quello che faccio, e anzi, essendo molto curiosa per natura, voglio sempre imparare qualcosa di nuovo quando posso.
Tutta questa premessa per dire, che nonostante tutte le cose che faccio, mi sento sempre vuota. Sento che mi manca qualcosa, che infondo non sono contenta. Quando finisco di "studiare", "lavorare", dedicarmi alle mie passioni, sento sempre un grande senso di vuoto. Come se tutte le cose che faccio, fossero in realtà tutte distrazioni, pur molto interessanti e belle, da quello che mi interessa veramente. Mi chiedo se non sia perchè non ho nessun "ragazzo", nonostante io sia corteggiata e abbia una buona vita sociale. Eppure ho provato a frequentare qualcuno per un periodo, mi piaceva, ma poi alla fine lo vedevo come un peso. Mi sono resa conto che non ho voglia di una relazione, non ho voglia di dover capire, supportare, adeguarmi a qualcun altro, non ora. Ci ho provato, ma solo l'idea di dover pensare a qualcun altro, mi viene l'angoscia. Allo stesso tempo, mi vergogno tantissimo ad ammetterlo, sento il bisogno fisico di qualcuno. Questo forse può essere dovuto al fatto che durante l'adolescenza ho avuto un unico fidanzatino, con cui non è successo nulla. Saranno 5 anni ormai che non tocco/vengo toccata, ma proprio nulla. Mi sento molto sciocca e sinceramente mi vergogno di provare una sensazione del genere. Questo fa si che, ogni qualvolta un ragazzo ci provi, anche seriamente con me, io non riesco a essere lucida. Sono convinta che 1) mi stuferei dopo poco 2) lo frequenterei solo per un aspetto fisico. Cosa che non è giusta. Ho pensato che se questo è il problema, allora mi basterebbe "andare" con qualcuno.... ma non riesco ad andare con il primo che capita, mi fa ribrezzo. Scusate per il poema, spero in qualche modo di essermi fatta capire...mi vergogno veramente tanto!

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Buongiorno Chiara,
da quanto scrive emerge una vita ricca e piena, fonte di notevole soddisfazione e riconoscimento sociale.
Al tempo stesso solitudine e vuoto per l'assenza di intimità.
Hai mai provato a frequentare qualcuno dichiarando, senza vergogna, il suo desiderio di non avere un legame, ma un semplice bisogno di contatto fisico? La sua immagine pubblica quanto influisce sulle sue scelte personali?
Rimango a disposizione
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Cara Chiara,
innanzitutto anche a me come alla collega Fossati colpisce il suo sentirsi "in colpa" e "vergognarsi".
Inutile dire che non dovrebbe farlo, non è certo l'unica persona ad essersi trovata in questa sensazione, ma dirle questo ovviamente non basterebbe.
Se rileggesse le prime quattro righe della sua richiesta noterebbe molti aspetti relativi alla soddisfazione lavorativa e personale, ma poca emozione, pochi sentimenti.
Dice di non riuscire ad essere felice pur avendo "tutto", forse bisognerebbe approfondire meglio che cosa è questo "tutto", a volte le parole che usiamo hanno un significato più profondo di quello che penseremmo in modo superficiale.
Il fatto che le relazioni precedenti l'abbiano portata a vedere sempre chi aveva a fianco come un peso e una persona da "capire", "supportare" e a cui adeguarsi, andrebbe sicuramente approfondito all'interno di un percorso personale.
Forse ci sono altre relazioni della sua vita, ad esempio in famiglia, dove ha provato le stesse cose? Solo un piccolo spunto di riflessione.
In bocca al lupo per tutto!
Dott.ssa Giulia Zambelloni

Dott.ssa Giulia Zambelloni Psicologa Psicologo a Spilamberto

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Gentile Chiara,
La propria vita è molto attiva, lei svolge molteplici attività a livello pratico ed intellettuale.
Si sente tuttavia la mancanza di affettività, mi riferisco a questo senso di vuoto che incombe ed aleggia su di lei.
Un altra cosa che colpisce è il sentimento di vergogna e forte giudizio verso se stessa. Lei non permette all'altro di avvicinarsi, teme l'intimita'.
Lei ha bisogno d'amare ed essere amata, innanzitutto cominciando ad accettare se stessa.
Le consiglierei un percorso psicologico per raggiungere uno stato di benessere personale valorizzando le proprie risorse e potenzialità.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Chiara,
mi colpisce questa sua vita piena di cose da fare e la sua lucidità nel descrivere il vuoto. La prima domanda che mi verrebbe da farle è in quale modo la sua famiglia la accompagna o l'ha accompagnata fino ad ora nel suo percorso di vita. il collegamento che mi verrebbe spontaneo infatti è quello relativo alle figure di attaccamento, quale stile ha imparato lei in questi anni e in quale modo è abituata a sentire di essere amata e riconosciuta dagli altri, in particolare dalle figure significative. L'altra parte che lei descrive nel qui ed ora, rimanda ad una difficoltà relazionale, nell'approccio anche fisico all'altro dove c'è un rifiuto e allo stesso tempo un bisogno a cui non viene data risposta. Penso che potrebbe esserle utile un percorso in cui affrontare la disamina dei legami di attaccamento per identificare quali possano essere le ferite del passato a cui lei ha reagito diventanto la brillante ragazza che è, splendida e solitaria e arrivando ad analizzare i bisogni dell'oggi, in cui sente che la solitudine sta diventando un peso troppo gravoso. un grande in bocca al lupo
Paola Gambini- Padova

Dott.ssa Paola Gambini Psicologo a Cadoneghe

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Cara Chiara chiedo scusa per averla erroneamente chiamata Elena nella mia precedente risposta.

Dott.ssa Paola De Marco

Dott.ssa Paola De Marco Psicologo a Mestre

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Buon giorno Elena.
La sua vita è eccellente sia perché le piace e la gratifica fare ciò che fa, sia perché lo fa al meglio. Questo non è poco, anzi, ma non è TUTTO.
Certo che sente un vuoto, le manca il senso, il significato della sua vita, attualmente, impostata sul fare. Su ciò che è concreto.
C'è bisogno anche di amore: coccole, affetto, comprensione e confronti.
La prima persona con cui farlo è SE STESSI.
Le suggerirei d'intraprendere un percorso psicologico di conoscenza di sé e accettazione anche dei suoi limiti e/o difetti. Solo così può anche considerare di iniziare una relazione non solo per il piacere fisico, che lei stessa dice di non volere se non c'è coinvolgimento, ma per l'arricchimento di sé stessa nel vivere liberamente ciò che ha dentro e da cui scappa.
Auguroni e.....si tuffi nella vita.
Dott.ssa Paola De Marco

Dott.ssa Paola De Marco Psicologo a Mestre

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Il sentire non mente mai. Il senso di vuoto che prova è assai probabile che abbia un fondamento, forte e valido, a dispetto dell'apparente pienezza di contenuto della sua vita. Il vuoto di sè, di intimità con se stessa, di conoscenza tratta da incontro col suo intimo sentire e da ascolto di se stessa, se carenti o assenti sinora, non sarebbero mancanza di poco conto o trascurabile. Se tutto sinora nel cammino e nelle scelte compiute si è formato poggiando su altro, su indicatori di priorità presi da fuori e su valori ritenuti tali e irrinunciabili per senso e stima comuni, se in fondo il suo cammino è tutto regolato e garantito da fuori e sinora di scoperte di significato sue, in stretto legame e apertura a se stessa, poggiando sul suo sentire e sulla sua esperienza interiore, non c'è stato nulla o c'è stato assai poco, ecco che il senso di vuoto è il vero unico segnale che conta, che sa dire e far capire. Lei forse tende a cercare e a definire ciò che le può appartenere come desiderio e possibilità di espressione di se stessa in qualcosa di già concepito. Il desiderio o necessità di calda vicinanza, che riguarda assai probabilmente il suo rapporto con se stessa, rapporto tutto da scoprire e da far vivere, diventa allora facilmente il desiderio di un partner. E' anche vero che di fronte a una simile ipotesi si fa sentire, non casualmente, in lei diffidenza e senso di qualcosa di forzato, già regolato e già esaurito. La vera novità sarebbe l'apertura a se stessa, l'incontro e il dialogo con la sua metà interiore, con la sua interiorità con cui sinora probabilmente ha convissuto in superficie, più preoccupata di tenere il passo con l'esterno che di trovare sintonia e dialogo, vicinanza e intesa con l'interno. Ho cercato di darle qualche spunto di riflessione, che mi auguro le risulti utile.

Lopopolo Dr. Pierangelo Psicologo a Crema

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Cara Chiara, mentre la leggo percepisco una sorta di inquietudine, mista a insoddisfazione per la sua vita. Lei dice di avere tutto ma non basta, e si chiede se questo vuoto possa essere imputabile alla mancanza di una relazione...quanto "pensare"! Sembra come guardare la propria vita attraverso uno schermo, e fare ipotesi varie da spettatore e non da protagonista. Cosa prova per se stessa? Quali sono le cose che apprezza di se stessa? Se si immagina a 80 anni cosa rimpiange di non aver realizzato in se stessa e nella sua vita? Il discorso ě molto complesso e articolato per poterlo sviscerare in questa sede, ma mi sembra forte il bisogno di guardarsi dentro e in qualche modo di ri-trovarsi....si concentri su se stessa, sono certa che ha tutte le risorse possibili per "trovare un senso". Magari il supporto di uno specialista di cui si fida potrebbe facilitarla in questa ricerca.
Buon cammino!

Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Seregno

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Buongiorno Chiara. Forse tra una corsa e l altra devo fermarmi un attimo di più per ascoltare quel vuoto che sento. Perché quel vuoto mi sta dicendo che il mio io più profondo non è soddisfatto della vita che sto facendo manca qualcosa e questo
Qualcosa ha a che fare con il mondo Delle emozioni .che si fanno sentire anche col desiderio di essere amata e amare anche fisicamente. E lei Questo lo rinnega perché se ne vergogna.
Un aiutino per accettarsi interamente sarebbe utile.
Dr. Mariachiara Olianas

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Buongiorno,
La parola che ricorre tante volte in ciò che scrive è: " faccio " Come ha ben focalizzato anche lei il suo continuo fare è un modo per colmare quella sensazione di vuoto di cui lei parla e che non riesce a definire. Lei parla anche di vergogna e di aspetti di sè che non riesce ad accettare. Il primo consiglio che le dò è quello di non entrare in conflitto con sé stessa e quindi con i suoi bisogni e con tutto ciò che le provoca benessere. Poi le consiglio anche di cominciare un buon percorso psicoterapeutico che l'aiuti a capire e a focalizzare da cosa dipende la sua sensazione di vuoto. Anche una psicoterapia on line nel suo caso potrebbe esserle d'aiuto. cordiali saluti.

Dott.ssa Amalia Crescenti.

Studio Psicoterapia infantile e per adulti Psicologo a Palermo

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Cara Chiara, la sua lettera richiederebbe un approfondimento per poter avere un quadro più ampio della situazione. Una cosa però mi colpisce: sembra che si giudichi molto quando vive alcune emozioni e sensazioni. Nella sua lettera, parla di "ribrezzo", di cose che non sono giuste e, sopratutto di vergogna. La vergogna è una delle emozioni che tende ad allontanarci di più da noi stessi perchè ci spinge ad allontanare (distorcendo o negano) sentimenti che ci appartengono perchè ritenuti inaccettabili. Penso che questa tendenza a giudicare se stessa la allontani un po' da alcune parti di sè e da qui può nascere un senso di vuoto. Inoltre, mi chiedo anche un po' se non ci sia la tendenza a guardare all'intimità (non solo fisica ma anche emotiva) con un po' di diffidenza come se in qualche modo ci fossero dei pericoli di qualche tipo nell'entrare in relazione intima con una persona. Riuscire ad accettare di più tutte le parti di sè potrebbe essere un elemento di chiarimento molto utile e importante per lei. Un caro saluto - Luisa Fossati

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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Gentile Chiara,

bisognerebbe indagare in maniera più approfondita come mai senta questo "senso di vuoto" ogni qualvolta non tiene la mente occupata.
Anche per quanto riguarda l'aspetto relazionale e sentimentale, sarebbero da indagare anche altri elementi: sono presenti o meno relazioni di tipo amicale? Se sì in che modo si sviluppano? Si tratta di legami duraturi?
Potrebbe essere utile una consulenza di tipo psicologico e terapeutico per comprendere meglio la natura di questo suo disagio e provare a intervenire.

Cordialmente,
Dott.ssa Mantovan Elena
Venezia

Dott.ssa Elena Mantovan Psicologo a Venezia

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