Crisi di coppia dopo la nascita di un figlio

Inviata da Shakti · 3 feb 2020 Terapia di coppia

Buongiorno,
Mi chiamo Julia ho 34 anni e da Ottobre 2019 ho lasciato il mio ex compagno 33 anni, papà di mia figlia di quasi 1 anno, con cui ero in relazione da 8 anni (4 di relazione a distanza e 4 di convivenza), non era la prima volta che andavo via con la bambina da mia mamma (in altra città a circa 100km da casa dove convivevamo), l’ultima volta cacciata da lui. L’ambiente in cui vivevamo io e la bimba era diventato insostenibile. Dopo l’ennesima litigata/discussione iniziata da lui in cui mi sono sentita offendere ("qualunque prostituta può darmi un figlio" e "puoi anche morire che alla bambina ci penso io") e alzare la voce di fronte alla bambina ora mi trovo da mia mamma (io ho solo la mamma che mi ha cresciuta da sola dopo la separazione da mio padre in Ucraina all’età di 3 anni perché infedele e violento fisicamente). Lui italiano, su mia mamma ha sempre detto “E’ una parassita, io non mi merito di avere una suocera così.” (perchè mia mamma è una bella donna appariscente e si veste in modo appariscente) e io davo una mano economica a mia mamma ogni tanto quando lavoravo. Lui e mia mamma si sono sempre scontrati quando stavamo insieme perchè lei vedeva atteggiamenti di lui nei miei confronti che secondo lei erano offensivi e lo faceva notare a lui, lui rispondeva alterato e spesso andava in altra stanza per non avere a che fare con mia mamma. Noi spesso in presenza di lui con mia mamma parlavamo il russo e lui non sopportava questa cosa dicendo che siamo maleducate, che siamo in italia e quindi dobbiamo parlare l'italiano, che non è educazione parlare la propria lingua in presenza di una persona che non la capisce. Io sto cercando di insegnare il russo a mia figlia e lui già dall'inizio è stato chiaro, in sua presenza si parla l'italiano perché non vuole essere escluso dalla comunicazione con sua figlia e poi non vuole che io la metto contro di lui nella mia lingua, siamo in italia e si parla l'italiano! La relazione con lui è stata da sempre piena di continue ed interminabili discussioni e chiarimenti dei miei sentimenti verso di lui, amore che io ho sempre cercato di dimostrare con innumerevoli corteggiamenti ed azioni (che non lo rassicuravano mai), ma dopo la nascita di nostra figlia le discussioni e la sua insoddisfazione sono andate acuendosi. Non si fidava di me, mi sminuiva, non mi sosteneva, metteva sempre in discussione ogni mia iniziativa, le sorprese lo angosciavano, era un soggetto che di notte non dormiva bene e si svegliava per ogni piccolo rumore/luce, non sognava mai, quando dormiva aveva un sonno agitatissimo e a volte mi dava spintoni e calci sui piedi e sulle gambe (e da adesso anche alla bambina che dormiva in mezzo a noi), al contrario di me che ho un sonno profondo e ristoratore con molti sogni spesso anche sessuali con lui o con sconosciuti. Il mio ex mi schiacciava psicologicamente perché non facevo le cose in casa come voleva lui, perché non cucinavo più come prima di nostra figlia, perché i vestiti non erano stirati e il pavimento non lucido (che controllava ogni sera al rientro dal lavoro), abbiamo una cagnolina di cui mi sono sempre occupata io, lui non ha mai voluto nemmeno portarla fuori la sera per darmi una mano e farmi riposare un pò (il cane l'ho voluto io), a parole mi ha cacciato più volte di casa (con o senza bambina a seconda della giornata, e persino di fronte ai suoi genitori e mia madre durante una nostra discussione e sua conseguente esplosione di rabbia in una giornata estiva in piscina, seguita da suo pianto e da mia prima decisione di restare da mia mamma). Durante le discussioni usava frasi come “se vuoi fare la mantenuta come tua madre, quella è la porta!” (al 5 mese di gravidanza non mi hanno più rinnovato il contratto di lavoro dopo 2 anni di ottimo servizio) questa frase è uscita in una discussione nel letto la notte, con la bimba di 3 mesi che dormiva tra di noi, io che piangevo singhiozzando cercando di non svegliare la bimba e chiedendogli un po' di dolcezza e amore nei nostri confronti a cui lui rispondeva “e con me? chi è dolce con me?” e poi piangeva anche lui. Dalla nascita non mi ha più considerato sessualmente, invitandomi anche a tornare in palestra perché “siamo due ciccioni e facciamo schifo” (a 3 mesi dal parto), si soddisfava da solo e ai miei tentativi di approccio non ne aveva mai voglia, era stanco/stressato (prima della gravidanza i rapporti erano una volta al mese sempre su mia iniziativa, e, quasi sempre, quando volevo io lui mi diceva “lo facciamo domani mattina perché ora sono stanco/stressato” e a volte la mattina non si faceva nulla). Era sempre controllato nel sesso. Quando cercavamo di avere la bimba i rapporti erano finalizzati, molto meccanici e routinari, senza trasporto. In quegli 8 mesi prima di averla in grembo mi metteva pressione chiedendomi “allora, quand’è che rimani incinta?” l’avevo considerata come una forma di interessamento ma mi sentivo sotto pressione e ho fatto anche accertamenti e analisi sui miei ormoni e ho chiesto anche a lui di farli. E’ stato lui a decidere di iniziare a cercare la bambina, dopo un mio ennesimo rinnovo del contratto a tempo determinato, dicendo “Basta! Ora ti metto incinta!” io ero felice perché ne parlavamo da un po' e ho pensato che finalmente lui non reputasse più la mia posizione lavorativa come ostacolo al poter creare una famiglia con me (guardando come parlavamo di famiglia, lui mi incolpava di non avere una situazione lavorativa, come la sua, tale da poter iniziare a costruire una famiglia e comprare una casa, premetto che lui è cresciuto in una famiglia in cui è stato inculcato, sia a lui che al fratello, che: studio>lavoro(contratto indeterminato)>casa>figli possibilmente entro i 30 perché poi sei vecchio, suo fratello minore ha ancora questa ansia perché oramai ha superato i 30 e la sua compagna più grande non ne vuole sapere di figli per il momento). Inoltre, verso la bambina mentre piangeva usava frasi come “non me ne frega un cazzo della bambina, lasciala piangere tanto prima o poi si calma” restava sul divano mentre lei piangeva oppure, quando gli chiedevo di parlare piano, fare piano, portare con cura la carrozzina in modo da non farla saltare nelle buche dell’asfalto per non svegliarla diceva “ma chi se ne frega, tanto poi si sveglia lo stesso”, oppure esclamazioni con rabbia durante discussioni con lei in braccio mi diceva “Tieni ‘sta bambina!” porgendomela con irruenza. Poi tornava “normale” tra le discussioni. Diceva sempre “la coppia non si deve annullare per i figli” e cercava di impormi nel trovare una baby sitter così da lasciargli la bambina e il cane, in modo che io potessi essere tutta per lui per una cena, un cinema, un weekend. La sua non sopportazione verso nostra figlia è iniziata lo stesso giorno di rientro dall’ospedale, sedendoci a tavola per mangiare all’ora di pranzo la bambina ha iniziato a piangere e lui, che aveva fame e DOVEVA mangiare la pasta al dente calda, ha esclamato “possibile che ora devo diventare schiavo di ‘sta bambina!?” frase che poi ha giustificato dicendo che arriva dalla sua famiglia in cui i bambini sono considerati viziati/fastidiosi e che era stressato. Io ho desiderato tanto allattare e a 14 gg dal parto ho fatto circa 1 ora e mezzo di viaggio in auto attraversando la tangenziale di Torino all’ora di punta mattiniera per portarla da una Pediatra pro allattamento che mi potesse aiutare a risolvere i problemi della scarsa crescita; quando ho detto al mio ex della mia decisione di andare, che sentivo fortemente, lui ha cercato (come per tutte le altre mie iniziative) di farmi desistere. La visita ha risolto i problemi e sono fiera di me stessa perchè sto continuando fin ora ad allattare mia figlia. Lo stesso giorno della visita a Moncalieri c’è stata la prima visita dal nostro Pediatra della mutua il quale ha cercato di scoraggiarmi dall’allattare convincendomi che avevo poco latte e di dare l'artificiale, e quando ho detto al mio ex che non avrei seguito tali indicazioni ma quelli di una consulente in allattamento da 30 anni, che mi aveva seguita fino a quel momento, lui mi ha risposto, molto seccamente, “se intendi fare così, puoi anche tornartene da tua mamma e lasciarmi la bambina, io prendo un paio di mesi di aspettativa e la bambina la cresco io con il latte artificiale!” (17 giorni dal parto) in quello stesso momento mi è crollato il mondo addosso, non potevo credere alle sue parole, ho iniziato a piangere a dirotto, speravo di avere sostegno da parte del mio compagno, sono salita in macchina in silenzio; non mi ha mai consolata, avevo mia figlia in fascia addosso. Lui ha poi sempre trovato giustificazione nello stress per la mancata buona crescita della bambina (ansia creata anche da sua mamma che chiamava insistentemente sia lui che me più volte al giorno per monitorare se la bimba crescesse e dicendo che noi dovevamo farle sapere qualcosa perché i parenti chiedevano e lei non sapeva cosa dire), lui non è mai andato contro i suoi genitori anche se io ho espressamente chiesto a lui di dire a sua mamma di evitare di mettere ansia. Un altro fattore importante è che in gravidanza abbiamo cambiato casa e lui ha fatto il mutuo con un piccolo aiuto dato dai suoi genitori (che ora lo spronano a recuperare la relazione), io ho messo i mobili, ha sempre sottolineato che la casa è SUA e che io dovevo sempre informarlo prima di fare qualcosa in casa SUA, persino se volevo attaccare un gancio al mobile del bagno dovevo informarlo perchè "si tratta di proprietà privata" come mi diceva. Un altra caratteristica era che era sempre stanco/stressato per fare qualunque cosa e stava spesso giornate sul letto/divano con il cel a leggere, e non mi includeva mai nelle sue letture e si incazzava se chiedevo, diceva di lasciarlo in pace e non rompere i cogl..ni. Durante le festività natalizie era venuto in casa di mia mamma e dopo una discussione in cui io ho risposto seccamente che non mi faccio controllare ne da lui ne da sua madre, lui si è messo a piangere ed è andato fuori, ha preso a pugni il muro, la scarpiera rompendola e si è tirato una testata allo spigolo della porta. Dopo questo episodio non ci siamo più visti un paio di giorni in cui non mi ha cercato ed è andato a fare le sue passeggiate in montagna, è tornato dopo due gironi e ha voluto subito vedere me e la bambina, io sono stata restia inizialmente, ma dato che avevo sentito un legale, mi ha consigliato di non fare ostruzionismo. Ci siamo visti, erano presenti anche i suoi genitori, e alla sua richiesta di quando sarebbero potuti stare da soli con la bambina io ho risposto che dato l'episodio violento io preferivo essere presente, anche perchè non lavoro attualmente e la mia unica occupazione è mia figlia. Dopo tale frase, mio suocero mi ha insultata rabbiosamente, dandomi della putt.. della grandissima stron... perchè io ho provocato suo figlio e lo sto portando all'esasperazione di conseguenza lui si è comportato in quel modo ma in realtà è una brava persona. Da quel momento non ci siamo visti per un paio di giorni ma poi ha sempre voluto vedere la bambina, ora è disponibile, dice che gli manchiamo, che siamo la sua vita, che lui ama tantissimo sia me che la bambina, che sto rovinando la vita a nostra figlia, che sto distruggendo una famiglia, che lui ha comprato casa per noi, anche i suoi hanno voluto parlarmi dicendomi che siamo due incoscienti, che non dovevamo fare una figlia se eravamo così anche prima, che ora devo prendere giustamente il mio tempo ma poi non devo negargli un’altra opportunità. Lui in questi mesi ha anche contattato dei miei amici, che hanno un carattere molto simile al mio; molto conciliante, tranquillo, disponibile, in modo che parlino con me. Il mio ex sta andando da uno psicologo, che dice di aver bisogno anche lui perché effettivamente ha qualcosa che non va. Anche io da Ottobre mi sto facendo seguire psicologicamente. Io attualmente non so qual’è la realtà che ho vissuto con lui, ora lui cerca di convincermi che abbiamo avuto un anno difficilissimo tra gravidanza, trasloco e parto ed ora tutto lo stress accumulato è sfociato in questo, lui dice che anche io sono un po' “impazzita” dopo il parto, sono cambiata, non sono più la stessa di prima e devo ammettere anche io i miei errori. Premetto che già durante la ristrutturazione stavo per lasciarlo perché era diventato una cosa insopportabile, scontroso, offensivo, nervoso, angosciato, tant’è che anche i muratori hanno voluto parlargli a fine lavori perché non si fidava, li trattava come ignoranti e approfittatori, tentava di tenere tutto sotto controllo, giustificando le tempistiche perché dovevamo entrare presto a causa della gravidanza (era una ristrutturazione estetica con
qualche lavoro di tubatura). Qual’è la realtà? E soprattutto da una parte io temo per il benessere psicologico futuro di mia figlia, non voglio assolutamente farla crescere in un ambiente violento psicologicamente ed irrispettoso verso la figura materna, dall’altra parte mi sento in colpa nei confronti di mia figlia nel non farla crescere in un ambiente con mamma e papà esattamente come è successo a me.
Per quanto riguarda la terapia di coppia, questa estate ero andata da una professionista per esporre la situazione e lei mi ha chiesto di venire in coppia, lui ha accettato, siamo andati tre volte, dopo la terza volta lui ha detto "ma tanto non ci dice nulla di ché, sappiamo già le cose su cui dobbiamo lavorare dobbiamo soltanto impegnarci" e usando la scusa che aveva delle riunioni importanti non è più venuto e non mi ha chiesto di spostare l'appuntamento. Io sono tornata ancora una volta da quella psicologa che ci seguiva in coppia ma ovviamente lei mi ha detto che era meglio venire insieme a lui, ma dopo c'è stata quella litigata che mi ha fatto andare via da lui e non siamo più tornati. Io ho preferito lavorare autonomamente per ricostruire me stessa ma ad oggi con lui non sono sicura di quel che voglio fare per paura di ricadere nelle stesse dinamiche o dinamiche ancora peggiori in un momento in cui mia figlia sarà più cosciente.
Grazie,
Julia

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Miglior risposta 10 FEB 2020

Gentile Julia,
da ciò che racconta, il rapporto tra lei e il suo compagno era problematico e conflittuale, lei dice di essere già in psicoterapia e penso che sia una buona scelta farsi seguire per lavorare su se stessa.
Capisco che avendo una bambina piccola, lei sia preoccupata di separarsi e di far crescere sua figlia con i genitori separati, ma è meglio avere genitori separati piuttosto che genitori in continuo conflitto e con grossi problemi relazionali.
Saluti, Sara Vassileva psicoterapeuta Genova

Dott.ssa Sara Vassileva Psicologo a Genova

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