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SECONDA NASCITA

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La grande sfida dell'adolescenza si presenta ai genitori come qualcosa di nuovo, inatteso. Ma siamo sicuri che è così?

15 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
SECONDA NASCITA

Quando un bambino arriva in famiglia, noi genitori lo abbiamo aspettato da almeno 9 mesi. Addirittura è possibile che quel bambino sia stato presente nei nostri pensieri, nei nostri sogni, già da molto prima. Questa attesa ci permette di costruire le condizioni necessarie perché quel bambino, al suo arrivo, si senta accolto. La preparazione riguarda soprattutto gli aspetti emotivi di noi genitori e dei parenti, ma anche gli spazi fisici in cui il bambino dovrà crescere. Facciamo attenzione ai minimi dettagli perché quel piccolo essere umano si senta comodo e si senta "a casa", dal primo momento. Ho sentito di genitori che dipingono la cameretta più volte cambiando colore fino a che non sono soddisfatti del risultato!

L'adolescenza è, a tutti gli effetti, una seconda nascita. È stato un momento determinante per la costruzione della nostra identità e lo sarà nella vita dei nostri figli.

Non sarebbe quindi utile prepararsi per quel cruciale avvenimento?

La risposta è semplice: sì, non soltanto utile ma necessario. Una riflessione insieme al nostro partner su come attrezzarci in funzione della crescita dei nostri figli potrebbe senza dubbio favorire il loro sano sviluppo. Informarci, pensare, confrontarci può essere la chiave per l'accompagnamento dei ragazzi che un domani saranno chiamati ad affrontare le difficoltà e fatiche della vita adulta.

Proprio come accade con i neonati, questa preparazione riguarda non solo la famiglia ma tutta la comunità che ci sta attorno.

C'è un proverbio africano che recita: "Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio". Noi crediamo che per accompagnare un adolescente ci vuole un'intera comunità.

Questa comunità deve tenere presente alcuni elementi per comprendere l'adolescenza:

  1. La durata dell'adolescenza è allo stesso tempo lunga e breve. Lungo per il ragazzo che lo attraversa e per i genitori che assistono a cambiamenti rapidi e turbolenti, ma in realtà è breve perché nel giro di pochi anni l'adolescente si troverà ad affrontare le responsabilità del mondo degli adulti;
  2. Cosa possiamo e dobbiamo aspettarci da chi vive l'adolescenza?

Soprattutto contraddizione, ambivalenza e aggressività, derivanti da diversi conflitti e desideri che irrompono con prepotenza:

a.Sentimento di perdita: ciascuno di noi, nell'abbandonare la condizione di bambino, ha provato sofferenza, pena, nostalgia e, allo stesso tempo, rabbia, tensione e desiderio di accelerare i tempi. Possiamo dire che ogni ragazzo, ogni ragazza è, in genere, un soggetto che, da una parte, lotta per conquistare distanza e autonomia e, dall'altra, rimpiange in modo segreto e sotterraneo le sicurezze dell'infanzia.

Come tutti i processi di perdita, quello vissuto nell'adolescenza comporta un dolore o, meglio, un lutto. Lutto che il ragazzo vivrà in maniera nascosta, non dichiarata. Spesso questi sentimenti vengono in un certo senso mascherati o travestiti nella forma espressiva dell'aggressività, della rabbia, della distruttività.

Non aspettiamoci, quindi, che un quindicenne o una ragazza di sedici anni abbia la capacità di dire in modo chiaro e congruo il suo dolore. Aspettiamoci, piuttosto, di vedere adolescenti rabbiosi, ostili, aggressivi, propensi a mettere sotto accusa tutto e tutti.

b.Ricerca di un'identità: in linea con quello che abbiamo detto finora possiamo sostenere che ogni ragazzo sa cosa non è più (perdita), ma non sa ancora cosa sarà (crescita). L'intera adolescenza è una lotta per «cercare di esistere», per trovare, attraversando un momento di sospensione, una identità reale e non più idealizzata come si pensava durante l'infanzia. Prendo in prestito da una nostra collega, Tiziana Iaquinta che ha scritto il libro "Generazione TVB", un'immagine efficace che può aiutarci a comprendere quello che accade nell'adolescenza: pensiamo ad una persona che tenta di risolvere un puzzle di cui conosce le tessere, ma non il disegno.

c.Desiderio di appartenenza: questa forte spinta in adolescenza si manifesta nella ricerca di partecipazione nel gruppo di pari, ma cosa significa, per un ragazzo, entrare a far parte di un gruppo? Prendo di nuovo spunto dal libro "Generazione TVB":

"Se il ragazzo si sente fragile e debole, il gruppo è forte; se l'identità è conflittuale e incerta, il gruppo viene vissuto come omogeneo e sicuro; se nel mondo interno viene avvertita l'ombra minacciosa dell'inconsistenza, il gruppo si pone come una struttura fortemente compatta."

Per l'adolescente il gruppo ha tutto quello che lui non riesce ad avere cioè svolge una funzione compensatoria.

Per questo ogni adolescente che entra in un gruppo lo vive come se fosse un mondo proprio, come si fosse una parte di sé. Un mondo quindi da difendere da ogni eventuale invasione da parte di estranei.

Attraverso il «noi contro loro» i ragazzi riescono a dare forza alla sua identità e a mitigare quel senso di sospensione e di scarsa «solidità» che minaccia il suo "mondo interno" durante l'adolescenza.

Conclusioni:

-L'adolescenza è una stagione che va vissuta, con tutte le contraddizioni, le intemperanze, i conflitti e le ambivalenze di tale età della vita. Il mondo adulto non può aspettarsi né pretendere alcuna formula magica per la risoluzione di un processo di crescita che ha bisogno di tempi propri e di modalità proprie. Qualunque accelerazione verso l'equilibrio e la maturità diviene inevitabilmente una forzatura, un modo ingannevole di aggirare le fatiche e le contraddizioni fisiologiche del passaggio adolescenziale;

-Dobbiamo mettere in discussione l'idea che nel processo di crescita vi sia solo «guadagno». Ricordiamoci che in adolescenza quello che si vive soprattutto è un sentimento di perdita. Allo stesso tempo un adolescente teme più di ogni altra cosa rimanere vincolato a l'immagine del bambino che è stato e che non è più;

- Infine, un adolescente non è più un bambino, il suo modo di relazionarsi cambia e quindi anche i genitori devono modificare i loro atteggiamenti, soprattutto le modalità in cui si esprime con loro.

Scritto da

Dott. Gabriel Munoz

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