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Il ruolo del pediatra, oltre che medico un filtro delle ansie della mamma

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11 GIU 2018 · Tempo di lettura: min.
Il ruolo del pediatra, oltre che medico un filtro delle ansie della mamma

Il pediatra è una figura molto importante per la famiglia e va scelto entro i primi 10 giorni di vita del bebè. La scelta del pediatra avviene al momento dell'iscrizione del bambino al SSN, tra quelli della zona che hanno ancora posti disponibili. La scelta del pediatra è la prima grande decisione che i neo-genitori si trovano a prendere per la salute dei propri figli. Il pediatra, infatti, si occuperà della loro salute psicofisica dalla nascita all'adolescenza e sarà, di conseguenza, il vostro principale interlocutore. Al pediatra affidate in tutto e per tutto la salute dei vostri bambini, per questo è indispensabile instaurare con lui un rapporto di fiducia, dialogo e reciproca collaborazione.

Certo, la competenza e le capacità professionali sono ovviamente al primo posto nella scelta, ma anche un buon feeling e la stima del medico anche come persona, possono aiutarvi a relazionarvi a lui più serenamente, senza timori.

Quante volte andare dal pediatra?

Il nuovo nato, nei suoi primi giorni di vita, è accudito in Ospedale o in Clinica, le persone che si alternano accanto a lui, oltre a mamma e papà, sono formate a comprendere i suoi bisogni, sono degli specialisti neonatologi o pediatri. La Pediatria oltre a essere una scienza è anche un'arte, ciò vuol dire che ogni pediatra ha il suo personale criterio per consigliare e orientare le scelte dei genitori, pertanto rivolgersi a più specialisti pediatri può generare malintesi, equivoci, incertezze, che alla fine ledono la serenità dell'iniziale convivenza genitori/neonato.

Si ovvia a questo se fin da subito si instaura un rapporto di fiducia con un solo medico curante che da quel momento in poi darà sicurezza alla famiglia. Le Aziende Sanitarie sono tenute a fornire alle famiglie tutte le informazioni necessarie per effettuare questa scelta nel modo più consapevole possibile, magari incontrando personalmente il pediatra prima di sceglierlo, perché se si piaceranno potranno operare assieme per il bene del bimbo, caso contrario si può sempre revocare, cioè lasciare il pediatra scelto, e sceglierne un altro con il quale c'è sintonia.

Genitori seguite il programma di visite che il pediatra dei vostri figli suggerisce

Seguire scrupolosamente il programma di visite di controllo (bilanci di salute) che il vostro pediatra vi suggerisce è fondamentale. Scelto il pediatra e preso il primo contatto, seguite le scadenze dei tagliandi riportati sui libretti elargiti al neonato da ogni singola Regione Italiana, per controllare la fisiologica crescita, sviluppo, salute del bambino, e anche per parlare dei piccoli problemi che quotidianamente possono presentarsi, e anche allattamento, svezzamento, vaccinazioni, dentizione.

Se i vostri figli non hanno particolari problemi non è necessario chiedere visite supplementari, però è necessario evitare di saltare le visite filtro perché le stesse mantengono il dialogo aggiornato e costante con il pediatra. I libretti di salute sono il diario dove si registrano i dati e i risultati delle visite di controllo (pesi, altezze, tappe dello sviluppo, vaccinazioni ecc.); su questi libretti vengono indicate anche le date previste per ciascun bilancio.

Il bambino è inserito alla scuola dell'infanzia, è autonomo nel mangiare e nell'andare al bagno; a questa età il pediatra esegue lo "screening dell'ambliopia" agli occhi. Il pediatra trascorre al telefono una buona parte della sua giornata di lavoro e voi genitori sapete quanto sia importante parlare con lui in caso di necessità.

Il pediatra è il medico specialista del cambiamento, pertanto conosce meglio di altri le problematiche degli adolescenti. Qual è allora il confine, il limite di quella che, burocraticamente, si chiama l'età pediatrica? In molti paesi questo limite è stato portato ai 18 anni, cioè al compimento della maggiore età. Anche in Italia potrebbe essere così, ma per ora il pediatra può assistere ragazzi fino a 14 anni, a meno che non abbiano un problema particolare, e allora potete chiedere alla vostra ASL di prolungare l'assistenza pediatrica fino al compimento dei 16 anni.

Ma come scegliere?

Come per tutte le cose, suggerimenti di parenti ed amici si riveleranno più che preziosi, saranno loro in base alle esperienze vissute a instradarvi verso la persona che ritengono maggiormente affidabile. Ricordatevi comunque di sceglierne uno che non sia troppo distante da voi, o in ogni caso che sia raggiungibile velocemente, se la lista dei pazienti non sarà già al limite sarà lieto di aiutare anche voi.

Se invece non sapete come orientare la scelta, il pediatra vi può essere assegnato presso l'Ufficio Amministrativo del Distretto di appartenenza che lo selezionerà tra quelli iscritti nell'ambito territoriale. Il bambino, invece, dovrà essere registrato al Sistema Sanitario Nazionale appena dopo il parto, in modo che gli venga assegnata la tessera con il relativo numero, fondamentale per l'espletamento di tutte le pratiche mediche. Una volta stabilito chi seguirà vostro figlio, questa scelta potrà essere modificata in presenza di motivazioni specifiche. Il pediatra affiancherà nostro figlio fino al quattordicesimo anno di età, ma già dai sei potremmo cambiare e farlo seguire dal medico di famiglia.

Rapporto dei bambini con la visita dal pediatra

Anche se ci auguriamo che ciò avvenga il meno possibile, vostro figlio dovrà confrontarsi spesso con il pediatra e dunque recarsi in ambulatorio, cercate pertanto di aiutarlo a vivere serenamente il momento delle visite. Appena sarà abbastanza grande per capire e ad associare l'ambiente a le azioni, comincerà a riconoscere i contesti in cui gli vengono fatte delle punture! Per far sì che non abbia paure eccessive, sdrammatizzate il rito e raccontategli quante cose buone fa il dottore. Anche le punture possono diventare meno temute se inventiamo storie fantastiche e divertenti capaci di veicolare i loro benefici. Spiegare la medicina ai bambini può non essere facile, ma di certo non è impossibile. Con una buona dose di creatività tutto sembrerà meno drammatico. Ad esempio, quando dovrà seguire terapie farmacologiche e si rifiuterà di farlo, ditegli che i soldatini buoni devono entrare in azione per sconfiggere i virus cattivi. Romanzate ogni evento e stimolate la sua voglia di capire, reagirà positivamente e farà sentire più sicure anche voi.

Il pediatra (tecnicamente: "pediatra di libera scelta") è il medico di fiducia preposto alla tutela dell'infanzia, dell'età evolutiva e dell'adolescenza, cioè dei bambini e dei ragazzi tra 0 e 14 anni.

Ogni bambino, sin dalla nascita, deve avere il suo pediatra per poter accedere a tutti i servizi e prestazioni garantiti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il pediatra è obbligatorio per i bambini fino ai 6 anni; tra i 6 e 14 anni la scelta può essere tra pediatra e medico di famiglia. In caso di handicap o di patologie croniche si può richiedere una proroga dell'assistenza pediatrica fino a 16 anni di età. Questa possibilità è particolarmente importante quando il pediatra si è formato negli anni rispetto alla patologia del bambino.

Perché la collaborazione tra voi e il pediatra risulti efficace, è importante aggiornarlo costantemente sulle novità provenienti dai diversi specialisti che eventualmente consulterete e sulle vostre scelte in campo sanitario. Egli vi potrà aiutare a "mettere insieme i pezzi" e a capire alcuni termini molto complessi – in quanto molto specialistici – oltre a seguire lo sviluppo globale del vostro bambino.

Il pediatra di famiglia: mediatore di relazioni per un armonico sviluppo bio-psico-sociale del bambino

Il ruolo del pediatra di famiglia non è solo quello di individuare problemi organici, fare diagnosi e prescrivere terapia, ma anche quello di evidenziare condizioni di disagio che possono interessare il bambino di per sé o nei suoi rapporti. Il pediatra di famiglia è in una posizione ideale per svolgere un ruolo centrale nella individuazione precoce delle problematiche di sviluppo e di comportamento del bambino. Osserva il bambino a tappe regolari e spesso conosce e sa interpretare la situazione familiare.

Una buona comunicazione può influenzare positivamente l'atteggiamento dei genitori per cui il colloquio deve essere personalizzato, consono a quel tipo di famiglia, considerando le risorse psico-socio- affettive a cui questa può attingere per affrontare le problematiche in atto.

Un esperto a disposizione che sappia ascoltare e interpretare correttamente le richieste che gli rivolgiamo. Disponibile, rintracciabile, sempre pronto. In grado di accogliere paure, dubbi, timori e contenere le ansie che esplodono di fronte ai malesseri del bambino. Pronto a confermare il nostro ruolo di genitori così come a fornirci gli strumenti necessari per intervenire efficacemente. Abile a relazionarsi con il bimbo ma anche empatico per rassicurare noi adulti. Competente per risolvere velocemente, sensibile ai nostri bisogni. Una figura che ci sia vicino quando siamo smarriti e confusi. Ma non ci scavalchi, non pretenda di dirci come dobbiamo comportarci, perché alla fine siamo noi, madre e padre, a sapere veramente di cosa ha bisogno nostro figlio.

Sicuramente le richieste che muoviamo al nostro pediatra di riferimento sono molte, a volte troppe. Se ci sentiamo accolti, ascoltati e compresi, possiamo contare su una relazione efficace, componente essenziale del processo di cura. Ma a volte la situazione non è semplice. Perché ogni intervento diretto al piccolo, ma già ciò che viene "portato" all'esperto, passa attraverso la madre o comunque le persone che si occupano del piccolo, dando vita al sistema genitori-pediatra-bambino, dagli equilibri molto delicati.

Secondo una recente ricerca pubblicata dal Dipartimento di Pediatria dell'Università del Michigan (Just What the Doctor Ordered? Not for Many Parents. C. S. Mott Children's Hospital's National Poll on Children's Health 2013), negli Stati Uniti solo il 31 per cento dei genitori segue con precisione le indicazioni del proprio pediatra. La maggioranza delle mamme e dei papà sembra non tener conto del parere dell'esperto e questo dato è correlato con valutazioni negative o poco soddisfacenti delle sue capacità comunicazionali, cioè quando il pediatra risulta poco comunicativo, poco accogliente, incapace di ascoltare le preoccupazioni delle mamme e dei papà. Dato che dimostra l'importanza della qualità della relazione tra professionista e genitori.

Certo, ogni professionista è portatore di un proprio modo di relazionarsi che può più o meno essere compatibile con aspettative e bisogni del genitore ma occorre riflettere sulla circolarità della comunicazione. Perché anche il modo di porsi degli adulti può favorire rapporti di contrasto o di collaborazione. Non aderire alle prescrizioni, negare problemi, ansie eccessive, aggressività sono esempi di atteggiamenti compromettenti una buona relazione. Così come delegare troppo, diventare dipendenti dall'esperto. A volte può insinuarsi inconsapevolmente anche una certa competitività tra professionista e mamma, causa di incomprensioni, sfiducia e non aderenza alle cure: chi è più bravo tra noi due a prendersi cura del bambino?

Medici e "pazienti-pediatrici": una relazione a due o a tre?

Il pediatra deve sempre fare i conti anche con i genitori dei piccoli pazienti. Il rapporto medico-paziente, qualora si tratti di bambini, non è mai un rapporto a due ma sempre un rapporto a più voci. In questo modo il medico ha l'impressione di trovarsi di fronte a un insieme formato di due persone che si rimette alla sua competenza. Egli non sa più a chi rivolgersi, quale tono usare, se quello scherzoso adatto al bambino o quello più serio rivolto alla madre.

Un elemento che incide nel rapporto fra medico e paziente pediatrico è costituito dall'idea che la madre si fa del figlio come sano o malato e, quindi di come interpreta i segnali del bambino. Per cui ci si può trovare di fronte a madri che portano il figlio dal medico ogni nonnulla, e a madri che non lo portano se non in casi estremi avendo sottovalutato i sintomi e i lamenti del bambino stesso.

Chi conduce il ballo è comunque sempre il medico che deciderà cosa dire o cosa non dire, e, soprattutto, quanto dire a seconda dell'idea che si sarà fatto delle capacità dei genitori di reggere la situazione. La scelta di informare il bambino della diagnosi viene presa di comune accordo fra genitori e medici.

I momenti fra medici e genitori sono sempre delicati, sempre aperti alla possibilità di un incontro, ma anche di uno scontro tra personalità diverse e punti di vista differenti rispetto alla medesima situazione di riferimento. Un esempio può essere costituito dalle differenze linguistiche fra medici e genitori: molti genitori spesso non capiscono le spiegazioni dei medici e questo non solo perché non hanno gli strumenti culturali che permettono di capire, ma anche perché l'angoscia per la malattia del figlio li sovrasta al punto da non permettere loro di recepire ciò che viene detto. Il medico deve calibrare il linguaggio sugli umori, sulle reazioni, sulla sensibilità dei genitori.

Nella relazione con il genitore il medico è in posizione di superiorità, i genitori spesso vengono ritenuti incapaci e soffrono sia del fatto che il loro figlio sia malato, sia della poca considerazione di chi lo cura.

Del resto è molto innervosente per i medici la fastidiosa abitudine che hanno quasi tutti i genitori di rendersi conto solo molto lentamente della gravità del male del loro figlio, per cui essi devono ripetere le cose, mentre desidererebbero ottenere immediatamente consensi per interventi drastici. In effetti, spesso per i genitori la malattia del figlio è un evento insopportabile e cercano di proteggersi negando la cosa.

Il pediatra si occupa di bambini e ragazzini fino ai 14 anni. Visita il bambino a scopo preventivo, lo cura in caso di malattia. Ma il grosso del suo lavoro dovrebbe essere ascoltare la mamma, aiutarla ad non avere ansie, a essere se se stessa. Se la donna arriva ad avere una certa sicurezza nella relazione con il bambino, il più è fatto. Non sarà una mamma "perfetta" ma sicuramente darà il massimo di quanto può dare. Ogni mamma ha il suo carattere e ogni bambino anche: i due devono trovare il migliore modo per convivere, essere a loro agio, stare bene tutt'è due. Non ci sono regole. Il pediatra non da norme, può solo rassicurare le mamme. E loro non devono aver timore di chiedere molte informazioni all'inizio: così saranno presto in grado di cavarsela da sole. Con il loro bambino.

È vero che solo le mamme ansiose si rivolgono spesso al pediatra?

Ritengo che qualsiasi mamma, soprattutto se è al primo figlio, dovrebbe rivolgersi spesso al pediatra, nei primissimi mesi di vita del piccolo. Più chiede all'inizio, meno chiederà in seguito. Il principale compito del pediatra è rendere una madre il più possibile autonoma, sicura di sè nel mettersi in relazione col bambino. Tra l'altro, oggi, è spesso l'unica figura a svolgere questo compito, visto che le famiglie sono ridotte a una coppia se non a una singola donna con un figlio, senza presenze femminili rassicuranti, che danno consigli. Oggi le donne hanno figli anche tardi, quando i nonni sono scomparsi o troppo vecchi per aiutarle.

In che cosa il pediatra può aiutare la madre?

Le mamme hanno sostanzialmente bisogno di rassicurazione, di essere confortate, trovare una certa sicurezza. Il primo compito del pedriata dovrebbe essere quello di aiutare la donna ad eliminare le ansie, che tra l'altro fanno malissimo al bambino. Le mamme si chiedono cose come: "Faccio bene? Posso fare altro? Sono adeguata? So far crescere mio figlio? "Ecco, il pediatra dovrebbe aiutarle a trovare una risposta in loro stesse. Non perchè diventino "mamme perfette": basta che siano "quasi perfette".

Il pediatra può dare consigli...

No, non da né nozioni né regole. Sostanziamente ascolta e cerca di aiutare la madre a essere se stessa. Quando una donna trova in sè una carica sufficiente di sicurezza nel rapporto col figlio, tanto basta. Non interessa che una madre sappia fare certe cose, ma che abbia sufficiente "empatia", intesa, sintonia, comprensione, per essere serena con il suo bambino sano o malato che sia.

Il ruolo del pediatra di famiglia non è solo quello di individuare problemi del bambino. Nella presa in carico il compito del pediatra è quello di contenere l'ansia. Gestire l'ansia delle neomamme a volte può essere molto faticoso. Soprattutto a causa delle altre mamme. Le neogenitrici si ritrovano spesso travolte da consigli, pareri e precetti che arrivano non solo dai numerosi manuali sulla gravidanza e il parenting, ma anche da chi parla "per esperienza".

Mode alimentari, paura dei vaccini, ansia per il minimo disturbo del bambino: dove possono sbagliare le mamme, e cosa sapere per evitare gli errori, col proprio bambino.

La scelta del pediatra è fondamentale, perché non si tratta solo di trovare un buon professionista, bensì una persona con cui instaurare un rapporto di fiducia. Spesso accade di incontrare medici molto bravi e competenti che, tuttavia, si relazionano ai pazienti con arroganza. Una mamma può essere facilmente preda di ansie e timori. Bisogna ammetterlo: soprattutto quando ci si trova alle prese con il primo figlio è facile che l'agitazione degeneri nel senso di panico. Rassicurare non significa assecondare ogni preoccupazione del genitore, ma essere capaci di contenere la sua ansia stimolando la capacità di mamme e papà di sentirsi all'altezza, sufficientemente sicuri di sé e in grado di gestire le emozioni complesse in maniera autonoma. Un bravo medico sa ascoltare: ecco il primo punto da tenere in considerazione. Prima di effettuare una scelta definitiva, è importante incontrarsi e sentire il proprio feeling. Percepire una sintonia ha effetti positivi anche sui bambini, perché quando l'atmosfera è fluida e priva di tensioni, anche i piccoli si lasciano andare all'ambiente con più fiducia, il nervosismo si abbassa e cresce la bellezza di un rapporto in grado di prendersi cura del nostro benessere anno dopo anno.

Una delle frasi che contraddistinguono la mia "filosofia" sul modo di crescere il bambino è: "Ogni mamma nei primi tre anni di vita ha il bambino che si merita". Si tratta di una frase che può fare arrabbiare, perché può essere considerata come una sorta di sentenza, ma sottolinea l'enorme importanza del ruolo di mamma nel determinare i comportamenti del proprio bimbo nel delicato periodo della sua vita in cui, da una totale dipendenza dall'adulto, si avvia verso la progressiva acquisizione della propria autonomia.

Come pediatra attento all'importanza del rapporto genitori/bambino, da anni porto avanti un progetto molto interessante: i colloqui con le future mamma e i futuri papà prima del parto, durante i quali illustro le gioie ed anche le difficoltà che la nascita di un bimbo procura ai genitori. Questo mi consente di valutare la loro disponibilità ad accettare gli importanti cambiamenti della propria vita, finalizzati al bene del bambino e, per quanto riguarda le donne, in sostanza, il loro modo di essere mamma. Dall'approccio che queste future mamme hanno con me (in base a quello che mi dicono e quindi dalle loro reazioni), mi risulta facile indovinare quali saranno i comportamenti dei loro figli.

Scritto da

Dott.ssa Loredana Locusta

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