Post fata resurgo. Dopo la morte torno ad alzarmi

Curare l'anima per ritrovare un senso, anche quando un senso questa vita sembra non avercelo. La relazione d'aiuto mette in luce il grande potere di autoguarigione insito nell'essere umano.

15 GEN 2018 · Ultima modifica: 10 MAG 2018 · Tempo di lettura: min.
Post fata resurgo. Dopo la morte torno ad alzarmi

Chissà se l'anima è di gomma…così capace di piegarsi ad ogni condizione, plasmarsi, contorcersi, accartocciarsi, ripiegarsi su stessa, eppure poi ricompattarsi, espandersi. Farsi più piena, più saggia.

Me lo chiedo ogni volta che assisto alla rinascita, spesso lenta, ma inarrestabile, degli esseri umani che scelgono me quale professionista della relazione d'aiuto, esseri umani che poi attribuiscono a me il merito di tale rifioritura, mentre in realtà essa è dovuta solo a se stessi, o meglio alla loro alta motivazione nel prendersi cura di sé. Con caparbietà.

Me lo chiedo, sperando di averne conferma, ogni volta che incontro il dolore di un essere umano alle prese con le disillusioni della vita, quelle in cui sembra che non rimanga altro se non frantumarsi in un milione di piccoli pezzi. Perché il dubbio mi assale, e mi assale ogni volta che percepisco quel dolore come lancinante, incommensurabile, insopportabile, tanto da farmi dubitare della possibile buona riuscita del percorso terapeutico, provocandomi un momentaneo senso di impotenza.

Ma l'essere umano che ho di fronte, colui che arriva come un relitto di un naufragio, che spesso non sa né quando né come sia avvenuto, riesce ogni volta a dimostrarmi la grande capacità insita nell'uomo di curare se stesso. Quell'essere umano, fortemente motivato a prendersi cura di sé, riesce a confermare la mia credenza circa la natura gommosa dell'anima e la capacitá di autoguarigione insita nell'uomo.

La capacità di stare in ascolto dei mormorii della propria anima è il vero attivatore di trasformazione interiore: dialogare con quel disturbo da sradicare, che diventa, strada facendo, messaggio da ascoltare, non punizione da vivere, ma esperienza a cui l'anima chiama. Perché il dolore, in quanto parte dell'esistenza umana, parte integrante proprio come il piacere, possiede un potenziale evolutivo. C'è qualcosa che possiamo ricavare dal dolore, come da qualsiasi altro lato della vita, e, non conoscendo il nostro destino, siamo obbligati a vivere ciascun attimo, compreso quello impregnato di sofferenza.

L'essere umano riesce a liberare il suo potenziale di guarigione grazie alla ferrea volontà di risorgere dalle ceneri, come l'araba fenice. E non rinasce solo quell'essere umano; con lui ogni volta rinasco un po' anche io. Stare in relazione intima e profonda con il mio compagno di viaggio mi regala momenti di intensa intesa, dove i nostri flussi emotivi si incontrano e si mescolano, fino a realizzare una vivida consapevolezza fonte di crescita per entrambi. Fungere da cassa di risonanza libera i miei vissuti, mentre consente all'Altro di ascoltare la sua verità più profonda. Lo scambio in atto genera una trasformazione sia del suo, sia del mio Sé.

Ringrazio quell'essere umano del dono che mi fa, perché, senza esserne consapevole, mi regala la possibilità di comporre uno scritto a quattro mani con le parole affiorate alle nostre coscienze: messaggi dall'anima.

.

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 19939

Laureata in Lingue e in Psicologia, ha approfondito prima la psicologia del lavoro poi la psicologia clinica. È counsellor professionista, Direttore di Psicodramma e conduttore di gruppo con Metodi Attivi, ipnologa. Si occupa di sviluppo personale, organizzativo, educativo, convinta che in ogni essere umano ci sia una grande possibilità di trasformazione.

Lascia un commento

ultimi articoli su crisi esistenziale