Perché la matematica è così difficile per molti?

In Italia siamo lontani dagli ottimi risultati rispetto alle conoscenze basilari di matematica e la risoluzione di problemi. Ma perché?

30 MAG 2014 · Tempo di lettura: min.

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Perché la matematica è così difficile per molti?
Il 12 Maggio è stato il Giorno Scolastico della Matematica, una data stabilita dalla Federazione Spagnola delle Società dei professori di Matematica (FESPM). Approfittando di questo evento, noi di Guidapsicologi.it ci siamo chiesti: perché falliamo in Matematica?

“Non mi piace la matematica, non fa per me!”. Quante volte abbiamo sentito questa frase o quante volte l’hai pronunciata tu stesso. Il fatto è che in Italia – tanto i più piccoli come gli adulti – siamo lontani dagli ottimi risultati rispetto alle conoscenze basilari di matematica e la risoluzione di problemi. Ma perché? Cos’è che rende la matematica più difficile rispetto a leggere o scrivere?

Leggendo i dati dello studio PISA 2012, Andreas Schleicher, direttore del progetto PISA, affermò che l’insegnamento in molti paesi (come Italia e Spagna) si contra troppo “sulla riproduzione delle conoscenze” e non nella risoluzione di casi pratici. E non è la prima volta che si critica il modello educativo statale, ancora troppo centrato sulla ripetizione e memorizzazione piuttosto che nella comprensione e riflessione.

Lo Studio PISA si realizza nei 34 paesi appartenenti alla OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) analizzando gli alunni dell’età di 15 anni per valutare le loro conoscenze basilari a livello mondiale. Si esegue ogni tre anni e l’ultimo è risalente al 2012.

Alcuni psicopedagoghi, come la Dott.ssa Ana Maria Villamor, direttrice del Centro Psicopedagogico Lapis De Cor, affermano che la matematica rappresenta un linguaggio astratto, il che rende difficile tanto il suo insegnamento quanto il suo apprendimento. Affinché l’apprendimento dell’alunno sia ottimo, si deve utilizzare una metodologia manipolativa, che permetta avvicinare il linguaggio astratto della matematica alla vita concreta e quotidiana dell’alunno. Inoltre la direttrice dichiara che “bisogna considerare che la matematica in sé è una materia che richiede avere una buona base di corsi precedenti. Per imparare a dividere bisogna saper moltiplicare. Oltre a comprendere i concetti per poter risolvere i problemi. I bambini vanno avanti superando gli esami, ma non viene valutata la reale comprensione dei concetti, per cui si va avanti senza capire quello che si sta facendo. Al giorno d’oggi ci troviamo con ragazzi della scuola secondaria che non sanno più moltiplicare e dividere, né posseggono tali concetti chiari. Tutto questo rende ulteriormente complicato l’apprendimento nelle fasi successive, arrivando al punto di scissione tra quelli che sanno e quelli che devono ancora imparare. Da qui l’alta percentuale di sospesi in matematica”.

“La matematica rappresenta un linguaggio astratto, il che rende complicato l’apprendimento si deve utilizzare una metodologia manipolativa, che permetta avvicinare il linguaggio astratto della matematica alla vita concreta e quotidiana dell’alunno”. A. M. V.

Secondo il professor Howard Gardner (psicologo, ricercatore e professore dell’Università di Harvard) esistono diversi tipi di intelligenza, divisa in 8 grandi aree. Dipende da differenti fattori che una persona possa sviluppare più un’area che un’altra, e questo può incidere sul suo futuro lavorativo.

  • Intelligenza linguistica: capire il linguaggio e saperlo utilizzare in modo adeguato.
  • Intelligenza logico-matematica: ragionamento corretto e capacità di adattare un problema per ottenere una soluzione matematica.
  • Intelligenza spaziale: organizzazione dello spazio.
  • Intelligenza corporale-cinetica: capacità di movimento del proprio corpo.
  • Intelligenza musicale: saper esprimersi attraverso la musica.
  • Intelligenza interpersonale: grande capacità di comunicazione e di leadership.
  • Intelligenza introspettiva: vasta conoscenza di se stessi e della personalità degli altri esseri umani.
  • Intelligenza naturale: l’ultima ad inserirsi nel 1995; si tratta della alta capacità di osservazione e studio della natura.

Per esempio, se una persona sviluppa più la sua intelligenza spaziale, avrà più competenze nell’occupare ruoli professionali con caratteristiche tipiche degli architetti e designers, mentre chi presenta una più intensa intelligenza linguistica sarà portato più verso professioni come la politica, la religione, la poesia, ecc.

La stessa professoressa e psicopedagoga Ana Maria Villamor afferma: Da quando siamo bambini, iniziamo a prendere decisioni rispetto a ciò che più ci piace o no. E così andiamo sviluppando diverse intelligenze. Inoltre svolgono un ruolo importate due aspetti della nostra vita, l’eredità genetica e le circostanze sociali ti fanno vivere esperienze attraverso le quali si ottengono nuove conoscenze.
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Non dobbiamo essere “letterati” o “scienziati”

Tutti abbiamo sentito espressioni come “dal momento che sei un letterato non sei portato per la matematica”, però la prof.ssa Vilamor assicura che non deve essere necessariamente così. Infatti, tutto dipende dalle competenze acquisite in precedenza. Ci sono bambini che hanno maggiori abilità nel campo delle lettere, per cui diciamo che è un letterato e lo stesso accade con le scienze. Inoltre dipende da quanti ed interessi di ognuno.Alla fine, non è altro che la somma delle esperienze di apprendimento, se un bambino ha letto molto allora avrà più competenze nelle lettere. Questo gli darà più sicurezza e li motiverà verso l’apprendimento di più abilità in questo ambito.

Come stimolare un bambino ad impegnarsi di più?

La prima cosa da fare è valutare le conoscenze dell’alunno rispetto a una materia. Partendo da questo, bisogna seguire poco a poco i suoi studi, aiutandolo all’inizio in modo più intenso, per successivamente portarlo all’autonomia nello studio e nella metodologia. In questo modo si sentirà progressivamente più e capace e si motiverà nell’apprendere da solo cose nuove.

Gli adulti restano 23 e 22 punti sotto rispetto alla media degli altri paesi dell’OCSE in matematica.

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Commenti 1
  • Federica De Angelis - Psicoterapeuta

    In realtà tutti nasciamo con una predisposizione naturale alla matematica, anche se molti di noi non ne sono affatto a conoscenza. Difficilmente si sente dire a qualcuno “sono negato per l’italiano”. Molto più frequente si sente dire “sono negato per la matematica”. Mentre sin da piccoli i nostri genitori si “applicano” ad insegnarci le parole, non si fa lo stesso per i numeri, con il risultato che cominciamo ad avere a che fare con la matematica all'ingresso della scuola. E la nostra predisposizione naturale ai numeri può subire un duro colpo se sul nostro cammino non troviamo insegnanti capaci che riescano a potenziarla adottando strategie adeguate.

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