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Come dire di ''no'' ai bambini: consigli per i genitori

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Volete imparare a dire di "no" ai vostri figli in maniera positiva e assertiva? Il nostro articolo fa al caso vostro!

18 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Photo by John-Mark Smith

«Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?», Gianni Rodari.

Essere genitori è difficile. I figli non nascono con un libretto delle istruzioni. Per questo, spesso, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

Dire sempre di "si", infatti, non fa bene ai bambini, sia perché non possiamo effettivamente realizzare tutte le loro richieste ma anche per questioni di sicurezza. In più è importante evitare di viziare nostro figlio che imparerà ad affrontare meglio i limiti esterni, a controllarsi e a capire che i suoi bisogni non sono sempre al centro del mondo.

Nonostante ciò, non sempre è facile saper dire di no, spesso perché gli stessi genitori per primi si sentono colpevoli. Niente paura. Negare qualcosa ai propri figli può essere un vantaggio per la loro vita da adulti, soprattutto se i rifiuti sono accompagnati da spiegazioni per evitare che i bambini inizino a non darci retta. Proibire costantemente può essere altrettanto negativo che dire sempre "si". Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di "no" senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

Ecco alcuni consigli per i genitori.

Le norme devono essere chiare

Per evitare di dire sempre di no, è indispensabile spiegare al bambino le norme fondamentali. Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti. In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

Proporre un'alternativa

Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola "no", cerchiamo di proporre un'alternativa. Invece di dire: "No, non ti compro le merendine", perché non dire "Perché non prepariamo un dolce per la colazione insieme"? In questo modo, non solo si offre un'altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

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Photo by Priscilla Du Preez

Rimandare a più tardi

Gli impegni di tutti i giorni non sempre ci danno la possibilità di fare tutto ciò che vogliamo e quando vogliamo. Per questo, è necessario che il bambino capisca che ci sono momenti in cui altri impegni ci costringono a rimandare attività più piacevoli. Invece di dirgli: "No, non posso giocare con te ora", perché non dire: "Aiutami con le faccende di casa e poi giocheremo insieme".

Mostrargli le conseguenze

I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. Invece di vietargli direttamente di fare qualcosa, spiegategli cosa può provocare quell'azione. Non dite: "No, non puoi attraversare la strada quando il semaforo è rosso" ma è preferibile spiegare "Se il semaforo è rosso, i pedoni devono rimanere sul marciapiede o rischiano di essere investiti". Non occorre spaventare il bambino, ma spiegargli quali sono le conseguenze in maniera tranquilla e decisa.

Usare il linguaggio e il tono adatti

Se perdiamo noi per primi il controllo, probabilmente non riusciremo ad ottenere i risultati sperati e avremo speso energie inutili gridando, rimproverando o lasciandoci andare alla rabbia. Cerchiamo di parlare con nostro figlio in maniera calma e assertiva. In questo modo, il bambino si sentirà accolto e magari compreso e probabilmente non metterà in atto comportamenti di tipo oppositivo.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in psicologia infantile.

Articolo rivisto e corretto dal dottor Matteo Monego

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