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L’immagine di sé negli adolescenti obesi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il corpo e la sua immagine possono essere considerati i contenitori dell' espressione e della elaborazione di molti conflitti dell’adolescenza.

24 GEN 2018 · Ultima modifica: 25 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
L’immagine di sé negli adolescenti obesi

Durante il periodo dell'adolescenza i disturbi del comportamento alimentare possono esprimere una profonda sofferenza psichica, oppure segnalare la difficoltà di affrontare questa fase di crescita e le sue tappe evolutive: le ricerche attuali indicano che il 40% delle persone affette da una patologia alimentare ha un'età compresa tra i 14 e i 19 anni. Molti sono i fattori che possono indurre le patologie del comportamento alimentare come ad esempio: fattori individuali correlati ai compiti evolutivi, alla costruzione dell'identità di genere, fattori relazionali e socioculturali, espressioni di modelli familiari e sociali diffusi in una determinata società. L'adolescente tende ad esprimere attraverso il corpo la propria identità, appartenenza e sentimento del proprio valore; l'immagine di sé influenza così tanto la sua autostima che spesso la ritiene più importante delle proprie capacità. Ma come si percepisce l'adolescente che in questa fase così delicata della vita, inizia ad ingrassare o aumenta ancora di più il sovrappeso che si trascina dall'infanzia?

Per l'adolescente il concetto di Sé (ossia come il soggetto appare a se stesso, il modo in cui si descrive e allo tesso tempo il risultato delle relazione con gli altri) riveste una particolare rilevanza. Le modificazioni corporee avvenute nel periodo della pubertà, pongono l'adolescente di fronte alla nuova immagine e rappresentazione del Sé. Per molti adolescenti lo sviluppo ed il consolidamento di sé avvengono in modo armonico; l'identità personale e l'autostima raggiungono livelli positivi. Uno dei fattori di rischio dell' obesità in età adolescenziale, sembra essere invece l'insoddisfazione verso la propria immagine corporea.

Negli adolescenti obesi, emerge un senso di "vuoto" interiore che cercano di colmare attraverso l'introduzione di cibo. Si possono evidenziare in particolare una scarsa stima di sé, che deriva da un disturbo dell'immagine corporea vissuta come inaccettabile. Sembra che molti adolescenti obesi non riescano a discriminare le sensazioni che provengono dal di dentro da quelle provenienti dall'esterno. Alcuni autori evidenziano come molte persone obese tendono ad avere un eccesso di iperempatia, ossia un super investimento sul mondo e sugli altri che l'individuo compie, a scapito della conoscenza di se stesso. Le persone che possiedono iperempatia, hanno un intuito straordinario per capire le emozioni ed i sentimenti altrui; riescono a dimenticare se stessi per diventare tutt'uno con l'altro. Queste capacità li portano ad apprendere in maniera repentina gli avvenimenti del mondo che li circondano; sono ottimi osservatori perché riescono a cogliere in maniera diretta la natura delle cose e delle persone. Apparentemente l'iperempatico sembra godere di una visione privilegiata sulle cose della vita, ma in realtà va incontro a numerosi svantaggi. Possono essere persone notevolmente sensibili alle emozioni degli altri, ai loro desideri ma nello stesso tempo non riescono a distanziarsi, a staccarsi, incapaci di categorizzare, di giudicare. In altre parole alla personalità iperempatica manca il momento della conoscenza, il ritorno su se stesso; tutti gli altri sono vissuti come pieni, come interessanti, ritornare su se stessi vuol dire ritrovare il nulla, il vuoto interiore che spaventa. Mangiando, l'iperempatico torna a sentirsi; le sensazioni olfattive e gustative; le sensazioni muscolari della masticazione ed infine la sensazione di riempimento addominale, assicurano all'individuo di percepirsi, di sentire il corpo, di esistere. Va comunque sottolineato che non bisogna affrontare il problema dei disturbi alimentari secondo una prospettiva unidirezionaleo o unicausale, ma si devono integrare le diverse prospettive in modo da considerare il problema con una visione a largo raggio.

Un altro aspetto importante che può riguardare la persona obesa consiste nell'avere sovente una percezione confusa, imprecisa, del proprio corpo. I limiti corporali sono percepiti male, le dimensioni del proprio corpo sono, a seconda dei momenti, sopravvalutate o sottovalutate. I giudizi sull'aspetto corporeo sono quasi sempre negativi. L'obeso vede inoltre la propria immagine corporea in modo contraddittorio, instabile, a seconda del momento, dalle circostanze e dalle immagini che gli altri rimandano. Difficilmente I'obeso nei sogni o nell'immaginazione si vede con un corpo grosso e questo lo porta a negare il corpo reale a favore dell'immaginazione. Sovente la persona obesa passa il suo tempo a fuggire la propria immagine, evitando specchi, fotografie, selfie o videocamere; non accettando di esaminarsi se non in modo parcellizzato, spezzato. L'obeso sembra spesso alla ricerca di uno stato di dissolvimento, il Sé ha più riferimenti corporei che sociali; egli interiorizza le pulsioni, le riconduce al proprio corpo, mediando i rapporti con la realtà attraverso il corpo. Ed è proprio rivolgendoci a questo corpo, alla simbolizzazione del suo schema corporeo, è possibile aiutare l'obeso a migliorare la conoscenza dei suoi limiti corporali, del suo Sé corporeo.

In un percorso terapeutico, si possono rilevare conflitti e tratti della personalità del paziente attraverso l'analisi dell'esperienza corporea. L'immagine del corpo, può essere indagata sotto vari aspetti ed è molto utile nei casi di obesità di sviluppo e nell'adolescenza. In prima analisi può essere indagato il modo in cui I'individuo vede realmente il proprio corpo, il Sé fisico. Molte indagini, rivelano che generalmente le persone che sono diventate obese in età adulta mantengono una visione di sé più realistica rispetto a coloro che sono obesi dall'infanzia. In questi ultimi casi, avviene una vera e propria negazione della mole corporea. Inoltre è importante verificare questa percezione anche nelle persone che hanno ottenuto un considerevole calo ponderale. Sembra strano a dirsi ma molto spesso, la persona obesa deve imparare a disinvestire affettivamente la precedente immagine corporea.

Per molti dimagrire significa perdere una parte di se stessi, perdere quello che li distingue dagli altri, assumersi il rischio di dissolversi nel nulla. Passare dalla condizione di obeso a quella di persona normopeso, può provocare in alcuni sentimenti di panico essendo angosciati dall'alternativa: conservare la loro originalità, restando però in sovrappeso oppure dimagrire. Un secondo aspetto dell'analisi corporea riguarda insegnare agli obesi il riconoscimento degli stimoli provenienti dal corpo e gli stimoli esterni. Bisogna quindi differenziare la fame fisiologica dalla fame di origine psicologica. Si osserva inoltre il comportamento alimentare e la sensibilità del soggetto agli stimoli esterni. Si può infine valutare quanto l'individuo abbia investito sull'immagine corporea. Si analizza il grado di stima personale, l'eventuale ferita narcisistica ed il modo in cui I'obeso attribuisce al corpo tutte le responsabilità del proprio malessere. In questa sfera vengono considerati tutti i significati che l' obeso attribuisce alla sua grandezza corporea, alla forza intesa come potenza ecc. Infine si identifica l'immagine del Sé fisico confrontandola con l'immagine ideale. Sovente infatti I'ideale del Sé fisico si manifesta nella sensazione di contenere un altro che deve essere liberato o come disse Cyril Connolly ( 1945), "Dentro ogni uomo grasso ce n'è carcerato uno magro che lancia segnali disperati perché Io si lasci uscire".

In una società dove i canoni di bellezza impongono una immagine perfetta, in cui prevale l'apparire all'essere, risulta ancora più difficile per la persona obesa riuscire a farsi accettare. Proprio l'essere accettato dagli altri, potrebbe essere un aiuto determinante per accettare se stessi in modo da alleviare le sofferenze e riabilitare l'immagine corporea vissuta come deludente.

Bibliografia:

  • Apfeldorfer Gerard (1991) "Mangio, dunque sono. Obesità e anomalie nel comportamento alimentare." Venezia, Marsilio,1993.
  • Apfeldorfer Gerard (1994) Anoressia, bulimia, obesità. Milano. Il Saggiatore,
  • Bruch Hilde (1973), "Patologia del comportamento alimentare. Obesità, Anoressia mentale e personalità." Sesta edizione 1994; Milano, Feltrinelli.
  • Connolly Cyril (1945), "The unquiet Grave", new York, Harper e Bros
  • Massa Simona: "L'obesità come manifestazione di sofferenza psichica", in Giornale storico di Psicologia Dinamica, 1989,n°25, pp105-133.
  • Riva Elena a cura di (2007) "L'autostima allo specchio" La prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare in adolescenza, Milano Franco Angeli
  • Schilder Paul, (1935) "Immagine di sé e schema corporeo" Milano, Franco Angeli; 1973.
Scritto da

Dott.ssa Monica Rupo

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