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Anoressia e Bulimia, il peso di un'adolescenza problematica

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

“Abbiate il coraggio di amare il vostro corpo, smettete di aggiustarlo, non è mai stato rotto”. E. Ensler

13 GEN 2016 · Tempo di lettura: min.
Anoressia e Bulimia, il peso di un'adolescenza problematica

Anoressia e Bulimia sono tra i disturbi che spesso insorgono nell'età adolescenziale, un periodo di transizione dal corpo infantile a quello adulto, in cui avviene la separazione dalla famiglia, un momento di ingresso nella società. Per alcuni una sorta di ballo delle debuttanti protratto nel tempo, carico di doveri, aspettative e tante pressioni.

Se la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze riescono a superare con successo questa fase, a viverla con serenità, altri ne sopportano a stento il peso incorrendo in crescenti difficoltà, ritirandosi dal confronto con il prossimo, allontanando affetti e legami, oppure ricercando affannosamente sensazioni estreme attraverso una compulsione al consumo di tutto o all'uso di sostanze stupefacenti.

Problemi diffusi come attacchi di panico, bulimia, anoressia, dipendenze (alcol, droga, tabacco), sono l'esito patologico di una grande solitudine, spesso frutto di mancanza di valori, di ideali cui aspirare, di stabilità familiare, di figure positive di riferimento. Queste condizioni concorrono a rendere i ragazzi più fragili ed in questo terreno i semi dell'anoressia e della bulimia possono crescere, diventando giorno dopo giorno un tronco cui aggrapparsi per reclamare il proprio spazio e poter dire "ci sono". Il disturbo anoressico-bulimico non è un problema soltanto dell'appetito quanto, piuttosto, una malattia dell'amore, una manifestazione di disagi profondi, una sofferenza che si materializza.

"L'anoressia e la bulimia sono il sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato, segno di una crepa nella memoria o nella vita famigliare. La persona anoressica e la persona bulimica sono come il gatto dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentosessanta gradi, del mondo sottostante. In più, se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo" (Fabiola De Clercq, 1998, Fame d'Amore, Rizzoli).

Chiedere aiuto, rivolgersi ad un professionista o ad una associazione è un atto d'amore molto coraggioso.

Significa darsi del tempo, prendersi cura di se stessi, mettersi in discussione, interrogarsi ed entrare in contatto con la parte più intima e profonda di sé.

"Chi non ha un orizzonte è un uomo che non vede abbastanza lontano e perciò sopravvaluta ciò che gli sta più vicino. Avere un orizzonte significa non essere limitato a ciò che è più vicino, ma saper vedere al di là di questo." H.G. Gadamer.

Scritto da

Dott.ssa Ilaria Palmerini

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