Il Mito dell'Autostima: Cos’è l’accettazione positiva incondizionata?

Se la bassa autostima è uno degli argomenti che emerge maggiormente nello studio di un terapeuta, soprattutto all'inizio di un percorso, è altrettanto vero che non sempre viene presa in considerazione nel migliore dei modi.

2 FEB 2024 · Tempo di lettura: min.
Il Mito dell'Autostima: Cos’è l’accettazione positiva incondizionata?

In psicoterapia non è affatto raro che il clinico si ritrovi nel delicato - e quanto più intricato - terreno del 'giudizio negativo di sé'. Colpevolizzazione, catastrofizzazione, senso di autoefficacia vacillante, bassa autostima ecc…sono tutti elementi degni di particolare attenzione durante l'intero processo terapeutico ma ancor più nel momento dell'assessment, poiché è indispensabile discernere se e in quale misura, questi meccanismi, possono far parte (in ambito costruttivista) del nucleo di significato personale di quel paziente (V. Guidano & G. Liotti, 1983).

Entrando nello specifico della questione, la prima accortezza da adottare quando si parla di autostima è di non discuterne troppo: i pazienti sono estremamente ferrati nell'argomentare come i loro errori e i loro insuccessi siano la prova inconfutabile del fatto che sono dei falliti. Inoltre, dilungarsi in tortuose argomentazioni non eliminerebbe il problema; la bassa autostima non può essere risolta cercando di ottenere una migliore autostima, infatti l'unica cosa da fare è cercate in tutti i modi di vanificare, di rendere più sopportabile il "giudice interiore".

Come affrontare la bassa autostima?

L'obiettivo quindi non è giudicarsi positivamente ma smettere di giudicarsi! Tuttavia, per alcune persone può essere tutt'altro che semplice. Come accennato in precedenza, tutti quanti noi tendiamo a ricondurre gli errori personali ad alcune caratteristiche intrinseche nella nostra identità. Ed è per questo motivo che è buona norma esortare i nostri pazienti a capire che:

Si giudicano le azioni e non le persone.

Una formula efficace per facilitare questo processo potrebbe essere:

"Quello che mi sta dicendo significa solo che quella è stata una giornata sfortunata nella quale ha fatto qualche errore. Ma come ne deriva che lei è una persona fragile o priva di valore?"

Questo potrebbe essere un piccolo esempio di disputa logica da utilizzare. Senza entrare nel merito delle tecniche cognitive di disputing (si rimanda il lettore agli autori G. M. Ruggiero e S. Sassaroli, 2013)la cosa essenziale è far comprendere al paziente che la spinta al miglioramento va coltivata focalizzandosi su giudizi mirati inerenti azioni ben definite. Evitare autovalutazioni globali e generalizzate è essenziale, favorendo di conseguenza delle considerazioni che siano limitate ai contesti e agli eventi specifici.

Cos’è l’accettazione positiva incondizionata?

L'accettazione incondizionata di sé, secondo Ellis, rappresenta il fulcro per poter trasformare quel negativo insopportabile in un atteggiamento neutrale e non giudicante. Sempre Ellis, in una delle sue ultime opere ha preso in esame proprio quello che lui chiama il mito dell'autostima (the myth of self-esteem). Quest'ultimo (Ellis, 2005) propose una serie di massime volte all'autoaccettazione incondizionata, che possono essere proposti e consegnati al paziente in forma scritta:

  1. Come essere umano non è corretto che a lei sia assegnata un'unica valutazione globale, ma solo di alcuni aspetti.
  2. Come essere umano la sua caratteristica principale è di essere fallibile e unico.
  3. Lei è uguale agli altri esseri umani in termini di umanità condivisa, ma diverso in molti aspetti specifici
  4. Quando lei si accetta incondizionatamente, lei pensa logicamente ed evita errori di generalizzazione.
  5. L'accettazione incondizionata di sé è strettamente legata a una filosofia flessibile e preferenziale.
  6. Quando lei si accetta incondizionatamente, le sue emozioni sono sane e le sue azioni sono costruttive.
  7. Se proprio desidera fare un bilancio di sé, pensi a lei come a una persona utile, perché lei è un essere umano, vivo, unico e in continua evoluzione.
  8. L'accettazione incondizionata di sé promuove azioni costruttive e non rassegnazione.
  9. Si può imparare ad accettare sé stessi incondizionatamente, ma mai perfettamente, né per tutti i tempi e le condizioni.
  10. Interiorizzare l'accettazione incondizionata di sé è difficile e comporta un duro lavoro.
  11. Interiorizzare l'accettazione incondizionata di sé richiede forza ed energia.

In tempi più recenti, una delle maggiori sostenitrici del potere terapeutico dell'accettazione incondizionata è stata sicuramente Marsha Linehan, con la sua DBT (Dialectical Behavioral Therapy). Il suo trattamento, ha finito per affondare le sue radici in modo prevalente su questo concetto. Ma la cosa curiosa è che se non fosse stato per una geniale intuizione della sua assistente esecutiva dell'epoca, il termine "dialettico" non sarebbe mai entrato nella storia della psicoterapia. Come spiega l'autrice nella sua biografia "Una vita degna di essere vissuta" (2021):

[…] La dialettica permette agli opposti di coesistere: si può essere deboli e al contempo forti, si può essere felici e anche tristi. Nella visione dialettica del mondo, tutto è in un costante stato di cambiamento. Non esiste una verità assoluta, e nemmeno una verità relativa; non c'è qualcosa che sia in assoluto giusta o sbagliata. La verità si evolve nel tempo. Valori ritenuti validi in passato potrebbero non esserlo nel presente. La dialettica è il processo di ricerca della verità in un determinato momento, basandosi sulla sintesi degli opposti.

Cos’è l’accettazione positiva incondizionata?

In altre parole, quell'equilibrio tra accettazione e cambiamento così indispensabile per il cliente, soprattutto nella DBT ma non solo. Marsha Linehan, inoltre, forse per via della sua predilezione al "paziente difficile" ha ritenuto che quest'ultimo non avrebbe tratto sufficiente beneficio dall'apprendimento della semplice 'accettazione', e così ha creduto fosse necessario definire quella che avrebbe chiamato successivamente "accettazione radicale".

Vediamo in cosa si differenziano:

[…] L'accettazione è riconoscere o prendere atto di fatti che sono veri, evitando di opporsi alla propria realtà (e di lasciarsi andare a scatti d'ira). L'accettazione radicale è accettare fino in fondo, con la mente, il cuore e il corpo – accettare qualcosa dal profondo dell'anima, aprendosi a vivere la realtà così com'è in un determinato momento.

Alla luce di queste parole si può intuire il ruolo centrale assunto dalla spiritualità per lo sviluppo di questo trattamento (divenuto tra i metodi aventi i più alti indici di comprovata efficacia) oltre che in generale, per la straordinaria vita di questa ricercatrice costellata di numerose difficoltà, seppur arricchita da non pochi riconoscimenti.

In questo quadro, l'accettazione radicale trasforma in maniera sostanziale l'accettazione ponendola su un gradino superiore, distinguendosi per il suo carattere olistico, unitario, in linea con quella visione del mondo (e di conseguenza dell'uomo che vi abita) di matrice orientale che, tra le altre cose, attribuisceall'attaccamento, all'identificazione con l'oggetto dei nostri desideri,buona parte della sofferenza umana, sofferenza dalla quale si può prendere le distanze grazie all'utilizzo di alcune pratiche, come la sempre più gettonata mindfulness.

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Scritto da

Dott. Silvio Pellegrini

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Bibliografia

  • Vittorio Guidano e Giovanni Liotti (1983). "Cognitive Processes and Emotional Disorders: A Structural Approach to Psychotherapy". Ristampa: "Processi cognitivi e disregolazione emotiva. Un approccio strutturale alla psicoterapia". Apertamenteweb Edizioni, 2018.
  • Ellis, A. (2005). The myth of self-esteem: How rational emotive behavior therapy can change your life forever. Prometheus Books.
  • Giovanni Maria Ruggiero, Sandra Sassaroli (2013). "Il colloquio in psicoterapia cognitiva. Tecnica e pratica clinica". Raffaello Cortina Editore.
  • Marsha M. Linehan (2021). "Una vita degna di essere vissuta". Raffaello Cortina Editore.

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