Pensieri suicidi e terapia

Inviata da Letizia · 28 lug 2019 Depressione

Salve, sono una ragazza di 27 anni e da circa un anno seguo una terapia a indirizzo psicodinamico per dei disturbi d'ansia. Durante questo periodo di terapia non ho definitivamente risolto i problemi legati all'ansia, continuo a fare con fatica alcune cose, viaggi, cene e altro, però posso dire di avere qualche consapevolezza in più sulle ragioni di questo mio malessere. Prima di iniziare la terapia e anche durante ho avuto dei pensieri suicidi, cioè ho dei momenti in cui non riesco a trovare neanche un mltivo di gioia (ho un lavoro, un fidanzato, amici ma è come se nulla riuscisse mai a rendermi felice) e la morte diventa un pensiero ricorrente e quasi liberatorio. Non ho mai affrontato l'argomento con la terapeuta perchè non ho il coraggio. Ho un ottimo rapporto con lei, sono riuscita a parlarle di tante cose di me, ma del suicidio mai. Devo anche dire che la sua presenza in questo anno è stata fondamentale e si sono create delle dinamiche di transfert che anche se normali mi hanno fatto stare male e mi fanno stare male ancora oggi. Penso a lei con una certa frequenza e il fatto di non poterla vedere anche solo per un mese (le vacanze estive) mi fa stare malissimo. Certe volte avrei voluto interrompere la terapia perchè non riesco ad accettare questi sentimenti fortissimi che provo nei suoi confronti, il fatto di dover dipendere da lei e che lei dall'altro lato potrebbe mollarmi in un qualsiasi momento perchè sono solo una tra mille pazienti è un pensiero ossessivo che mi fa star male. Io vorrei sapere secondo voi quanto tempo dovrebbe durare il transfert, perchè a me dura da quasi un anno e sto iniziando a stare davvero malissimo, lei me ne aveva parlato come di una cosa passeggera ma io non vedo miglioramenti o evoluzioni in tal senso. E infine vorrei chiedervi se alla luce di questi pensieri che ho, i pensieri suicidi, che mi fanno paura perchè ho paura di perdere il controllo, sarebbe opportuno consultare anche uno psichiatra oltre che ovviamente ripromettermi di parlarne con lei appena la rivedrò. Io ho paura che stando un mese senza di lei i pensieri suicidi che già si presentano con una certa frequenza possano prendere il sopravvento e farmi compiere gesti estremi. La terapia ha un po' esasperato questa mia tendenza ad autoanalizzarmi e senza potermi confrontare con lei di persona non so come fare.
Grazie in anticipo a chi risponderà.

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Miglior risposta 29 LUG 2019

Gentile Letizia,
non penso che lei abbia un rapporto ottimo e quindi di grande fiducia con la sua terapeuta, dal momento che, a distanza di un anno, ancora fa omissioni così importanti come quella dei pensieri suicidi.
Per altro, non trovare motivi di gioia o felicità non giustifica il desiderare la morte anche se una cosa è fare un "pensiero" di suicidio e tutt'altra cosa è fare un "tentativo" o un "atto" di suicidio .
Quanto al transfert che avverte nei confronti della sua terapeuta sembra più un transfert negativo che positivo in quanto basato più che altro sulla paura ossessiva di perderla.
Quanto poi alla opportunità di consultare anche uno psichiatra, ritengo che ne debba parlare prima con lei e se non vi sono altre sedute per poterlo fare prima della vacanza estiva può almeno chiedere il permesso di poterla chiamare al telefono se dovesse trovarsi in una situazione di emergenza.
Ovviamente, appena possibile, il tema dei pensieri suicidi va introdotto e affrontato.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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30 LUG 2019

Cara Letizia, scusa se uso il "tu" ma penso di aiutarti meglio.
Ti sto rispondendo anche se sono in ferie; noi abbiamo il dovere di intervenire in ogni modo possibile se veniamo a conoscenza di una possibilità di suicidio. Io sono a disposizione gratuitamente se non trovi aiuto, nel senso che mi puoi chiamare o scrivere. E' molto difficile aiutarti senza conoscere meglio la tua storia. Innanzitutto, scusa la franchezza, hai fatto malissimo a non parlarne con la tua terapeuta. Non c'è nulla da vergognarsi, la maggioranza di noi ha pensato qualche volta di farla finita. Quello che fa la differenza è la forza dell'intenzione.
In secondo luogo, noi cerchiamo di evitare di dare un giudizio sui Colleghi, però ci sono cose sulle quali siamo d'accordo, cioè che la terapia dovrebbe fare stare un poco meglio, non creare una dipendenza tale da aumentare il disagio quando si resta senza di essa. Dovresti inoltre imparare delle strategie per fronteggiare i momenti neri, ma questo si può fare appunto solo in terapia. Hai fatto bene a scrivere, però non fermarti, nel senso che per scritto possiamo fare poco. Noi siamo tenuti a consigliare una consulenza psichiatrica, però è importante che tu ti rivolga ad un professionista di chiara fama, e che sia reperibile in caso tu stia male. Non ti isolare in alcun modo! Ed è necessario che tu impari a comunicare questi sentimenti di disperazione, perché questo è il primo passo di una terapia efficace! Vorrei spendere qualche altra parola per aiutarti in un modo diverso da come opera normalmente uno psicologo. Nell'idea del suicidio c'è un concetto profondamente errato, cioè che il dolore cessi completamente annientando noi stessi, oppure che si stia meglio. E' tutto sbagliato. Ancora la scienza non lo ha dimostrato con certezza, ma ci sono numerosi studiosi e terapisti energetici che hanno chiaramente spiegato che la sofferenza continua, con in più il senso di colpa, perché la vita continua in altra dimensione. Ti raccomando vivamente di leggere "il patto violato" di Anne Givaudan, che è una guaritrice di fama internazionale. Ti farà molto bene. Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi di quello che ho scritto.
Ti ricordo infine che esistono in Italia almeno due Centri che assistono le persone con la tua problematica, io conosco meglio quello del dr. Stefano Callipo. Lo troverai facilmente sul Web.
Abbi cura di te

Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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