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Non riesco ad accettare le ingiustizie

Inviata da Marica il 10 giu 2015 Relazioni sociali

Divento matta quando vedo cose palesemente ingiuste che si perpetrano e le persone che non reagiscono, non riesco a infischiarmene come fanno tutti. Vi faccio qualche esempio: una collega a cui non rinnovano il contratto con la scusa della ristrutturazione che viene lasciata a casa con una bambina piccola solo per risparmiare i 4 soldi che dovrebbero pagare di tasse; i miei genitori che rimangono in centro d'estate a crepare di caldo invece di andare al mare per prendersi cura di mio fratello che si è separato dalla moglie e lavora nella casa accanto alla loro, così gli preparano pranzo e cena... cose che non mi fanno dormire la notte, scelte alla fine di altri ma che vedendo mi fanno salire il sangue alla testa. Forse dovrei solo farmi gli affari miei! Cosa posso fare per essere indifferente?

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Gentile Milla,
la sensibilità e la disponibilità a lottare per gli altri sono caratteristiche e doti lodevoli. Come ogni aspetto del nostro funzionamento cessa di essere funzionale nel momento in cui va oltre un certo limite o soglia.
Nel suo caso due cose mi hanno colpito. La prima è una sorta di difficoltà nel controllare e gestire insofferenza e rabbia che ne conseguono, insofferenza e rabbia che vanno ad incidere negativamente sulla qualità della sua vita e sul suo funzionamento. La seconda è la forse completa immedesimazione con gli altri che la porta a non tenere conto del fatto che ognuno di noi reagisce in modo differente agli accadimenti e che quello che lei vive come una ingiustizia magari per il diretto interessato non lo è o lo è con sfumature ed intensità differente.
Potrebbe esserle utile in queste situazioni, prima che insofferenza e rabbia (o emozioni analoghe) fermarsi e capire 1) come sta lei, cosa di lei quella particolare situazione sta elicitando, se la reazione che ha sarebbe la medesima che avrebbe se fosse lei la protagonista 2) come sta l'altro e se la sua reazione, alla luce della conoscenza che ha dell'altro, è coerente.
Potrebbe essere anche utile un lavoro sul riconoscimento e la gestione delle emozioni capendo in che modo possano essere gestite per impedire loro di incidere negativamente sulla sua vita.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Stefania Valagussa

Dott.ssa Stefania Valagussa Psicologo a Concorezzo

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Cara Marica
in effetti vedere le ingiustizie ed essere spettatore di situazioni di disagio sia che si tratti di persone a noi vicine, sia che si tratti di colleghi o altro, è un brutto peso da dover "mandare giù". Inoltre, nella nostra società, di queste ingiustizie ce ne sono davvero tante e, nelle famiglie, ci sono tanti atteggiamenti e situazioni che andrebbero corretti (metto anche il fatto che spesso situazioni dei figli finiscono per pesare sui genitori, i quali dovrebbero pensare al loro benessere ma continuano ad annullarsi ecc. ecc. il discorso potrebbe farsi lungo).
La cosa che però occorre tenere sempre presente è che noi non possiamo intervenire su decisioni di altri; mi spiego: se quella sua collega non si è ribellata, non è lei che può farlo al suo posto, allo stesso modo, se i suoi genitori accettano questo sacrificio per il figlio (quando magari potrebbe fare benissimo anche da solo), lei non può farci nulla.
Sto cercando di farle capire che forse si possono aiutare le persone contro le ingiustizie, ma se loro non fanno niente non è giusto sostituirsi.
Un caro saluto,
La sua lettera mi è parsa interessante.
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Gentile Milla,
se le ingiustizie perpetrate sugli altri la turbano così tanto è probabile che lei si immedesimi e che ciò faccia riaffiorare, anche se a livello inconscio, ingiustizie subite da lei stessa e che le danno ancora sofferenza.
Se l'ipotesi è corretta, si gioverebbe di qualche seduta di psicoterapia con un bravo professionista.
Le consiglierei di cercare uno psicoterapeuta della Gestalt.
cordiali saluti

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Cara Milla, si sente forte questa tua rabbia per le ingiustizie in generale sia nella tua famiglia sia verso le persone che ti sono care. Una rabbia che ti porti dentro e che hai bisogno di sfogare ed hai tante occasioni per farlo. Ma realmente qual'è l'ingiustizia che senti dentro di te che ti porti dentro che ti fa rabbia che ti fa stare male. Questo spunto di riflessione prova a coglierlo prova a sentire dentro di te se la parola rabbia risuona e a cosa ti fa pensare. Ti ringrazio
Un abbraccio
Dott.ssa Rosas Maria Giovanna

Dott.ssa Maria Giovanna Rosas Psicologo a Como

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Gentile Milla,
se le ingiustizie fatte ad altri la turbano così tanto, è probabile che lei si immedesimi e ciò faccia riaffiorare, anche se a livello inconscio, il ricordo di ingiustizie subite da lei stessa e che le danno ancora sofferenza.
Se l'ipotesi è corretta, si gioverebbe di qualche seduta di psicoterapia da un bravo professionista.
Le consiglierei la psicoterapia della Gestalt.
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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Gentile Milla,
La sua lettera mi è' sembrata carica e decisa, questa sua sensibilità e desiderio di lottare per gli altri sono lodevoli e infondono fiducia. Mi ha colpito in particolare il fatto che lei riferisca di non dormirci la notte, dando davvero l'idea di un qualcosa che non appartiene più all'altro ma diventa sua. Potrebbe essere utile sapere se è' sempre stata così o se è' iniziato a seguito di un evento particolare. E come reagisce lei se qualcosa la riguarda in prima persona? Prendersi a cuore le difficoltà degli altri è' un fattore positivo, se tuttavia questa non sopportazione e rabbia conseguente, dovessero rappresentare per lei una parte preponderante le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per narrare insieme la sua storia di vita e riflettere su alcune dinamiche ad essa collegate.
Saluti.
Dott.ssa Ivana Oggero, psicologa, Torino.

Dott.ssa Ivana Oggero Psicologo a Torino

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Salve Milla,
come già espresso dalla collega, questa sensibilità alle ingiustizie e alla sofferenza altrui può rappresentare una dote positiva e umana, che può permetterci di stare vicino, comprendere, dare conforto e sostenere i momenti difficili altrui. Questo però può avvenire soltanto se non finiamo per immedesimarci totalmente in questo dolore, in quanto ciò provoca un “ripiegamento” sul proprio malessere e un non essere più “disponibili” ad accogliere la sofferenza altrui (cosa che forse queste persone a lei care desidererebbero), e forse un’aggressività verso la loro mancata reazione. Probabilmente lei vive questi episodi come se appunto si verificassero a lei, mentre si potrebbe vedere la situazione anche dagli occhi altrui: ricordiamoci sempre che ogni persona è differente e non tutti abbiamo le stesse reazioni emotive ad uno stesso evento. Ad esempio, forse se le fosse richiesto di restare in città al caldo d’estate, quando non lo ritiene necessario, la vivrebbe come una costrizione e sofferenza, mentre forse i suoi genitori si sentono di aiuto a restare li, e andare via li farebbe sentire in colpa e peggio. Forse provare a comunicare a loro il SUO malessere nel vederli così dediti a suo fratello potrebbe appianare la sua visione di “ingiustizia” e magari modificare anche qualcosa nel vostro contesto familiare e far riflettere anche loro. Se questi momenti di rabbia compaiono spesso nella sua quotidianità e le sembrano compromettere il suo benessere, potrebbe approfondire l’argomento in un breve percorso psicologico.
A disposizione per ulteriori informazioni,
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

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Cara Milla,
la caratteristica di notare le ingiustizie e sentire dentro muoversi il bisogno di riportare giustizia ed equilibrio è un'ottima dote. Tra le altre cose, lei riporta espisodi in cui la sua attenzione è rivolta ad ingistizie vissute da altri, pertanto si tratta di un'attenzione altruistica che le fa onore.

La domanda che ci pone, quindi, potrebbe essere riformulata in questo modo: come posso soffrire meno nel notare queste ingiustizie?

E' possibile che la sofferenza sia determinata dalla sua capacità di "mettersi nei panni" altrui e dal suo deisderio di proteggere, difendere. Quando vi è questo "esubero di empatia", il rischio è di identificarsi con l'altro, non soffrendo insieme a lui, ma soffrendo proprio COME SE fosse lui.

Penso sarebbe utile cominciare a portare un pò di attenzione anche su se stessa anche se potrebbe esserle difficile e, alla sua parte altruista ed empatica, potrebbe sembrare egoistico ed ingiusto.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella



Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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