Mia mamma è depressa e non vuol farsi curare

Inviata da cristina · 12 giu 2014 Depressione

salve, mia madre che 65 anni, ha una grave forma di depressione che le è stata diagnosticata parecchi anni fa, ma che a causa di una diagnosi di maculopatia si è aggravata. Premetto che è sempre stata una madre oppressiva ed ansiosa e che ora tutti le stiamo vicini anche se la maculopatia non è assolutamente presente, ma solo in latenza, ed anzi io che ho una bimba di due anni mi sono praticamente trasferita dai miei per darle un pò di felicità...Nonostante tutto lei crede che per noi lei sia solo una colf, si fissa su cose inesistenti ecc, è gelosa di tutti quelli che stanno con mia figlia...Io sono molto dispiaciuta nel vederla cosi, ma nello stesso tempo, anche se mio marito capisce essendo medico, non vorrei distruggere la mia famiglia...Il problema è che assolutamente non vuole farsi visitare e assolutamente curare. Dal medico di base al cardiologo le hanno detto di prendere ansiolitici ma nulla, in più vive sempre chiusa in casa e senza vedere nessuno.... Vorrei aiutarla..grazie

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Miglior risposta 13 GIU 2014

Gentile Cristina,
è difficilissimi aiutare chi non vuole essere aiutato. Nel suo caso è impossibile, visto che questa situazione va avanti da anni e non si modifica.
La mamma non vuole essere aiutata. Questa è la realtà.
Essendosi trasferita presso di Lei con la bambina, può aver aggravato la situazione, facendola sentire costantemente in competizione con la piccola: per avere le stesse attenzioni della bimba deve necessariamente "aumentare" i proprio disturbi...!
Sappiamo, inoltre, che non fa per nulla bene a sua figlia crescere in questa atmosfera "malata".
Lei Cristina si dedichi alla sua famiglia, alla sua bimba, a Suo marito (la coppia ha bisogno di "manutenzione!". Sarà per Sua madre, dopo un primo momento di peggioramento, la spinta a muoversi.

Dr.Brunialti, psicoterapeuta, sessuologa, psicologa europea Psicologo a Rovereto

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15 GIU 2014

Comincia con aiutare se stessa...non si possono aiutare le persone che non vogliono essere aiutare. Dovrebbe domandarsi come mai vuole aiutarla?
Dott.ssa Calenzo

Dott.ssa Anna Elisabetta Calenzo Psicologo a Guidonia

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15 GIU 2014

Cara Cristina,
mi dispiace tantissimo che la sua mamma non vuole curarsi, lasciando il peso del suo disaggio sulle sue spalle.
Provi comunque di parlarle e convincerla almeno di contattare qualcuno con cui confessarsi e parlare.
Io lavoro anche on-line e mi farà piacere aiutarla.
In bocca al lupo

Dott.ssa Stoyanka Georgieva Psicologo a Omegna

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13 GIU 2014

Ciao Cristina,
ti invio una risposta che mi viene di getto:Visto che tua madre è assolutizzante nel rapporto con la tua bambina ed in più preoccupata per la presunta maculopatia, una adeguata strategia per motivarla a farsi curare, potrebbe essere quella che si basa sul far leva sul suo senso di responsabilità nel garantire una presenza valida - ora ed in seguito- alla nipote. Quello che dico ha una connotazione infantile, ma è proprio quella che ci vuole per rapportarsi con la parte infantile di tua madre, cosìbarricata dietro alle proprie difese. Rimango a tua disposizione per un eventuale tuo bisogno di confronto o di sostegno.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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13 GIU 2014

Gentile Cristina, la sua domanda è difficile come avviene per tutti quei casi in cui il paziente non vuole curarsi. In questi casi lo psicologo può trovare delle strategie da far usare al parente per stimolare o convincere il paziente designato ad andare in terapia. In genere gli psicologi che usano la Terapia Strategica Breve sono bravi in questo. Le consiglio perciò di consultare uno psicoterapeuta che segua questo approccio: Lo psicoterapeuta inoltre potrà migliorare il suo modo di comunicare con sua madre ed anche questo potrà migliorare la situazione o facilitare l'arrivo in terapia. Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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13 GIU 2014

Gentile signora Cristina,
Una consulenza personale presso il professionista della zona (non necessariamente chi ha lo studio in un capoluogo di regione) senz'altro l'aiuterà a far qualcosa, una volta tornata a casa, per portare la mamma a farsi valutare (prima ancora che curare!): infatti compito dello psicoterapeuta è anche quello di studiare le possibili strategie comportamentali e anche cognitive per riuscire a portare alla sua attenzione clinica persone che potrebbero avere una seria psicopatologia, prima che sia troppo tardi. Le strategie di intervento vanno studiate e provate assieme alla persona interessata (lei come figlia) verificandone poi l'efficacia pratica nel proprio ambiente domestico. Trattasi di una consulenza di alcune sedute con obiettivo di riuscire a portare il proprio congiunto all'attenzione clinica dello psicoterapeuta. Ciò infatti rientra tra le abilità di uno psicoterapeuta che opera non con il paziente ma con i congiunti del paziente prima di operare con il paziente stesso. Non si tratta dunque di consigli, ma di un vero e proprio percorso di consulenza ad obiettivo, ovviamente verificabile in breve tempo.
dr Paolo Zucconi, psicoterapeua comportamentale a Udine e sessuologo clinico cognitivo comportamentale

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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13 GIU 2014

Gentile Cristina,
sembra paradossale ma credo che il solo modo di aiutarla sia smettere di "aiutarla". Ovvero più lei sarà presente ad ogni minima crisi, più tutti le starete attorno, meno sua madre sentirà bisogno di una "cura vera". Spesso, in modo più o meno inconscio, le situazioni di depressione portano a richieste di aiuto pervasive e costanti che hanno come scopo quello di tenere legati a sé gli altri significativi. In questo modo, non si fa altro che rinforzare la patologia in quanto si incentiva in sua madre l'idea di non potersela cavare da sola.
Mi rendo conto che sia complicato da un punto di vista affettivo per lei, ma credo sia l'unico modo.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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13 GIU 2014

Cara Cristina,
ciò che più conta nella terapia è la motivazione personale; in mancanza di quella è molto difficile poter intraprendere un percorso efficace. Per cui, oltre consigli e sproni che sua mamma può ricevere da lei, la sua famiglia e dai medici, non credo si possa fare molto.
Se questa condizione familiare le crea disagio emotivo e preoccupazione può però rivolgersi lei stessa ad uno psicologo per seguire un breve percorso personale, per capire come gestire al meglio le sue emozioni, e il rapporto con sua madre. Potrebbe scoprire che alcuni comportamenti che adottate in famiglia sostengono, invece di alleviare, la sua depressione. E forse modificando qualche atteggiamento potrebbe modificarsi qualcosa anche nelle reazioni di sua mamma alle cure.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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