Come convincere uomo di 52 anni a farsi curare?

Inviata da Maria. 13 ago 2015 5 Risposte  · Terapia familiare

Salve a tutti.
Ho bisogno di urgenti e pratici consigli per aiutare mio zio, uomo di 50 anni, sposato e con 2 figli, attualmente in ferie estive. Purtroppo uno volta in vacanza ha staccato i farmaci di una cura farmacologica che seguiva da 3 mesi per una grave depressione (ha subito una specie di mobbing a lavoro, e altre situazioni varie), insieme all'uso di droghe (Marijuana, Hashish), ha avuto un crollo talmente grave di 5 giorni, con deliri (rabbia verso tutti, aggressività, allucinazioni, manie di persecuzione), arrivando a spogliarsi nudo in strada, dormire sul marciapiede e distruggere la casa, tanto che siamo dovuto ricorrere ad un TSO. Adesso il ricovero in TSO (durato 7 giorni) è finito, dice di voler stare solo, in casa non accetta nessuno, neanche i figli, esce per fare le sue cose (la spesa, parlare con qualche amico/conoscente, al bar) e poi rientra. Ha chiari segni di manie di persecuzione (c'è qualcuno che gli entra in casa per fargli dispetti, gli sposta le cose, e vuole farlo impazzire), parla al telefono con mia mamma o con qualche amico, e ci sono momenti in cui ha manie di grandezza (in cui lui è il più intelligente di tutti). Sappiamo che ha acquistato i farmaci che gli hanno dato in ospedale ma non sappiamo se li sta effettivamente prendendo (lui infatti era contrario a prenderli). Come dovremmo muoverci adesso? Come si può acquistare fiducia e fargli capire che i familiari non vogliono fargli del male (dopo che gli abbiamo fatto il TSO, si è ancora più convinto di questo)? E soprattutto convincerlo a farsi seguire da uno specialista? Bisogna assecondarlo o rispondergli più duramente e criticare queste assurde fantasie? Grazie a tutti.

capire

Miglior risposta

Gentile Maria,
i dati che ci fornisce sono insufficienti per poterle dare i consigli urgenti e pratici che lei chiede. Innanzitutto è necessario conoscere l'anamnesi e la storia clinica di suo zio ed in particolare quando è iniziata questa sua patologia; siccome poi quest'uomo ha un lavoro, è sposato ed ha due figli è anche importante sapere se la moglie e i due figli vivono con lui oppure vive da solo. Forse lei non ha molta chiarezza sulla diagnosi perchè parla in modo alquanto confusivo di depressione, tossicodipendenza e disturbi psicotici ma se è stato disposto ed eseguito un TSO è molto probabile che si tratti di una poussée psicotica ( in una schizofrenia cronica ? ).
La cura delle psicosi richiede la somministrazione di specifici farmaci ma non essendoci consapevolezza della malattia all'interno di un corretto esame di realtà, il paziente spesso li rifiuta; un altro fattore importante è il livello di gravità dal momento che sono possibili periodi, anche spontanei, di remissione o riduzione notevole dei sintomi.
E' poi ovvio che il TSO subìto, per quanto necessario, sia stato e sia un intervento traumatizzante e pertanto andrebbe praticato solo in caso di pericolo grave per l'incolumità propria o di altri.
Siccome questo suo zio sembra avere in qualche considerazione soltanto qualche amico e sua madre consiglierei che fossero costoro, con garbo e cautela, a fare qualche tentativo per verificare se i farmaci acquistati li sta poi prendendo per il suo bene. Per inciso, è anche probabile che il problema del mobbing sia correlato alla patologia ovvero alle manie persecutorie..
Insieme ai farmaci, nell'ipotesi favorevole che li stia assumendo, può essere utile una psicoterapia di famiglia (anche se il paziente si dovesse rifiutare di venire in seduta )dato l'elevato stress che comporta la convivenza e l'assistenza a questo tipo di persone.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio Campagna (SA):

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Salve Maria, quando lo zio è stato dimesso, oltre alla cura farmacologica, il medico che dimetteva avrebbe dovuto parlare con i familiari e spiegare come comportarsi. Nel caso, è corretto contattare lo psichiatra che lo segue e capire bene come comportarsi. In sede di ricovero hanno sicuramente spiegato la situazione, se necessario verrà fatta richiesta alla assistente sociale per seguirlo a casa e ai servizi domiciliari oltre che familiari. Il monitoraggio dei farmaci, se è aderente alla terapia prescritta dovrebbe essere sempre fatta, ma ovviamente lui può anche decidere di non prenderli, è stato sicuramente messo pienamente a conoscenza delle conseguenze, se non dovesse farlo. Pazienti come questi vanno seguiti oltre che dallo psichiatra anche da una psicoterapeuta, che segua e monitori l'eventuale compliance e lo inviti a percepire eventuali stati di disagio e possibile sostegno. La critica di quanto dice non aiuta sicuramente, perchè dovrà essere lui che per primo deve capire che certe situazioni sono dettate dalla sua testa, a voi tocca il compito difficile di tollerare empaticamente quanto lo zio dice e sostenerlo. Attraverso il mondo di paranoie allucinazioni e quant'altro sta disegnando il suo mondo fatto di paure che non riesce a dire se non in quel modo. Verrà il momento in cui, se compensato dal farmaco, capirà che non esistono, forse.

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15 AGO 2015

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Carissima Maria,
lo stato che descrive non è facile, un uomo con presunto stato psicotico paranoide - ipotizzo dal suo racconto - non è facile da agganciare.
Che rapporto ha con suo zio? Se avevate un buon rapporto potrebbe essere lei il canale da usare.
Si rivolga comunque al servizio a cui afferisce suo zio, allo psichiatra che lo ha avuto in cura durante il TSO e a quello del CPS dove dovrebbe proseguire gli incontri e i controlli successivi.

Rimango a disposizione,
Dott.ssa Daniela Fornari

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15 AGO 2015

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Salve,
il quadro è molto complesso e richiede soprattutto empatia per far sì che lo zio incominci a provare un sentimento di fiducia nei confronti di almeno una persona fra quelle che lo circondano. Potrebbe essere un familiare o, forse meglio, qualche amico/a.
Sicuramente il suo immediato bisogno è quello di assumere i farmaci che gli sono stati prescritti e per motivarlo a ciò, soltanto qualcuno, non professionista per ora, potrebbe sensibilizzarlo , convincendolo con estrema delicatezza ed amore.(come si fa con i bambini). Qualora funzionasse la strategia, dovrebbe entrare in gioco un/a psicoterapeuta con cui percorrere un cammino orientato verso il recupero della fiducia verso un prossimo, finora introiettato come deludente e nemico.Restando a disposizione per ulteriori comunicazioni, saluto cordialmente
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

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15 AGO 2015

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Gentile Maria,
Dalle sue parole sembra che il paziente manifesti uno stato psicotico che renda necessaria la continuazione della presa in carico da parte di uno specialista psichiatra. Motivare una persona a "farsi curare" richiede che il paziente si fidi oltre che dei familiari anche dello specialista. Le consiglio di monitorare che suo zio assuma la terapia prescritta in seguito al ricovero e solo successivamente sarà possibile (se il quadro sintomatologico regredisse) curare un inizio di terapia psicologica, che dovrà necessariamente essere affiancata da un supporto psichiatrico.
Cordiali saluti

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14 AGO 2015

Logo Dott.ssa Elena Brancaccio Dott.ssa Elena Brancaccio

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