L'autolesionismo è una cosa da persone stupide e ingrate!

Inviata da Fallita. il 30 apr 2018 Autostima

Allora, salve a tutti, sono sempre io, la tizia di 18 anni che in precedenza ha parlato di suicidio, autolesionismo, mancanza di un qualsivoglia senso della vita etc etc.

Inizio col premettere che non ho mai visto l'autolesionismo come qualcosa di malato... lo scoprii quando avevo 13 anni, leggendo su Internet robe tipo "Un urlo rosso sangue" di Marilee Strong (non l'ho letto tutto, ho solo sfogliato qualche pagina dell'ebook per farmi un'idea di come fosse il libro), e onestamente diciamo che ero "curiosa" e nient'altro... mi sembrava una cosa interessante, diciamo. Alla fine ho chiaramente iniziato a tagliarmi e non è che mi dispiacesse. Fatto sta che dopo che i miei mi scoprirono (pessima giornata), dovetti smettere (mia madre quando vide i tagli vomitò, mio padre mi prese per il colletto della felpa e mi impose di non farlo più, ed entrambi poi mi controllavano le braccia tutte le sere), e sono passati degli anni senza ferite.
L'anno scorso ho ripreso dopo alcune vicende che non sarebbero dovute accadere, e da quel momento non ho più effettivamente smesso, salvo periodi in cui non l'ho fatto mai (ad esempio durante l'estate scorsa). Negli ultimi mesi non l'ho fatto con molta frequenza, ma diciamo con maggiore "intensità" (nel senso che quelle poche volte che lo facevo, magari tracciavo una decina o quindicina di tagli, tutti in una volta). Al momento ho soltanto le cicatrici (una specie di ragnatela di cicatrici sulla parte inferiore dell'avambraccio, infatti non so ancora come fare per le maniche corte).

Ma a parte questa premessa... ciò che voglio dire è che, molto in sintesi, mia madre mi ha scoperto tre volte (una volta anni fa, quando, come già detto poc'anzi, vomitò; una volta l'anno scorso, verso maggio, tirandomi su la manica e vedendo i tagli; una volta circa una settimana fa, intravedendo dei segni perché la manica mi si era un po' tirata su mentre dormivo).
Ora, il suo comportamento negli anni è cambiato.
Mentre la prima volta, anni fa, dopo lo shock iniziale mi fu molto vicina (forse anche troppo, visto che la notte veniva addirittura a dormire in camera mia, e io avevo 14 anni, non 4...), adesso ha reagito in modo differente, sia l'anno scorso che quest'anno. L'anno scorso, quando mi costrinse a mostrarle i tagli (e ancora peggio, poi mi costrinse a mostrarli anche a mio padre), non fece che insultarmi, dandomi dell'ingrata e della stupida, chiamandomi anche "psicopatica" e "bestia", e sostenendo che avrebbe capito se una roba del genere l'avesse fatta la figlia di due tossici, ma non io, e accusandomi di non apprezzare tutto ciò che lei e mio padre mi hanno sempre dato. Addirittura sostenne che se a scuola avessero scoperto cosa facevo, mi avrebbero espulso perché considerato una persona pericolosa, ma all'opposto mi provocò anche, sfidandomi con una cosa tipo "se tu pensi che non ci sia nulla di grave, perché non vai a scuola a maniche corte così che tutti possano vedere quanto sei brava?" e robe di questo genere (che io trovai abbastanza di cattivo gusto, ma lasciamo perdere). Mio padre si è sempre mantenuto distante, al contrario, infatti quando mia madre lo chiamò per fargli vedere i miei tagli, lui, dopo qualche commento stupido (del tipo "cosa pensi di ottenere?", "dovrebbe andare a scuola a maniche corte così che tutti vedano quello che fa"...), tornò a guardare la televisione, e poi non tirò più fuori l'argomento. Infine, quando una settimana fa mia madre ha intravisto dei segni mentre dormivo, ugualmente si è irritata (specialmente perché io mi sono rifiutata di mostrarle il braccio come l'anno scorso), ma non ha fatto di nuovo una scenata: si è limitata a sostenere che a 18 anni non dovrei più comportarmi così, aggiungendo che lei ha la coscienza pulita e che la vita è mia, quindi devo essere cosciente di ciò che faccio. A parte il fatto che stiamo parlando di tagli, e non di cose realmente pericolose come droga o sesso non protetto... ma perché lei dà per scontato di averci qualcosa a che fare, con i tagli che faccio? L'anno scorso cercai di spiegarle che non lo facevo per incolpare o indirettamente colpire lei, ma lei non volle sentire ragioni.

Sorvolando sulla questione principale (che io mi taglio e non dovrei, che dovrei cercare aiuto piuttosto che stagnare in questo costante desiderio di morire - o anche noia di vivere, siamo sempre lì), sostenete che sia giusto considerarmi pazza, stupida, ingrata e immatura perché mi taglio e perché ho tentato il suicidio un anno fa? Da ciò che scrivo, effettivamente sembro una persona scialba e priva di valori, che non riesce ad apprezzare quello che la propria famiglia le ha dato in tutti questi anni? Io penso di voler bene ai miei genitori, e non mi taglio per far star male loro (tant'è che non volevo che mia madre vedesse i tagli), né per dimostrare qualcosa (tant'è che non vado di certo in giro con le cicatrici in bella mostra, né tantomeno pubblico foto sui social, anche perché io neanche li ho, i social, se non degli account fake che uso per vedere i profili altrui). Lo faccio per punire/mostrare il mio odio verso/incolpare ME, non genitori/compagni di classe/chicchessia. Non posso semplicemente odiare me senza per forza essere un'ingrata verso i miei genitori? Mi taglio perché faccio schifo io, non perché facciano schifo i miei. Vorrei un vostro parere.

Poco fa stavo leggendo un articolo su Internet, e mi è saltata fuori una lista di cose da non fare quando si scopre l'autolesionismo di un figlio... questo mi ha fatto riflettere:
– non reagire con rabbia (ciò che ha fatto mia madre)
– non fare commenti critici o colpevolizzanti (ciò che hanno fatto entrambi i miei genitori)
– non giudicare (direi, sempre ciò che hanno fatto entrambi i miei genitori)
– non reagire con eccessivo allarmismo (ciò che ha fatto mia madre)
– oppure viceversa non banalizzare ritenendo questi comportamenti solo come un’inutile richiesta di attenzione o come “un capriccio” (ciò che ha fatto mio padre, specialmente anni fa, quando in realtà il mio era un maldestro tentativo di tagliarmi le vene - poi riprodotto l'anno scorso, ma sulla gola e non sulle vene, anche se con la stessa incapacità, tant'è che sono ancora qui - tentativo di tagliarmi le vene, come dicevo, che mio padre bollò come capriccio adolescenziale. Escludendo anche che l'anno scorso, quando ho provato a tagliarmi la gola, i miei hanno sostenuto addirittura che se mi avessero mandato a lavorare, io non avrei avuto tali "grilli per la testa", opinione direi piuttosto ingenua, visto che se il mio desiderio di morire è abbastanza pressante, non riesco neanche a studiare, quindi non capisco come lavorare potrebbe aiutarmi in qualche modo)

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata leggere un commento di un utente, su Yahoo, che per rispondere ad una ragazza che palesava il suo autolesionismo (non che Yahoo sia il posto migliore dove scrivere certa roba), ha sostenuto che lei meriterebbe un sacco di sprangate (?), e che lui, se scoprisse che sua figlia si taglia, la ammazzerebbe di botte. Ci sono veramente rimasta malissimo, e non scherzo quando dico che sono quasi andata in iperventilazione a leggere quella roba. E' davvero lecito sostenere una cosa così? E' vero che ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione liberamente, ma nel rispetto degli altri, e leggere questa opinione (seguita da una sorta di minaccia, "non mi segnalare perché ognuno di noi ha diritto alla libera opinione secondo la Costituzione", e addirittura seguita da un mi piace dato da non so chi) mi ha sinceramente fatto star male.

Sono io a sbagliare? Oppure posso legittimamente sostenere che dovrebbe esserci più informazione circa autolesionismo, disturbi alimentari e mentali di qualsiasi genere? Non ne posso più di commenti come "chi si taglia è stupido", "chi diventa anoressico è stupido", "chi si suicida è debole e lo fa per moda", etc etc... e certi commenti li sento anche provenire dalle bocche dei miei genitori, è questo il punto, oltre a leggerli molto spesso su Internet. Davanti a certe robe non faccio che sentirmi ancora più stupida, e questo mi spinge a volermi tagliare ancora di più, perché mi odio ancora di più per essere così stupida e, a quanto dicono, "debole"...

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Cara diciottenne,
non si senta stupida, ingrata, fallita.. o tutta quella serie di aggettivi negativi che usa per descrivere se stessa. Il suo è un malessere, un dolore, uno star male con se stessa, che non ha nulla a che fare con la stupidità e che anzi spesso è tipico di persone molto sensibili e molto riflessive. Il dolore fisico permette per qualche momento di "spegnere" il dolore mentale, il dolore dell'anima, ma non è una soluzione, e questo evidentemente lei lo sa, perché scrive su un portale di psicologi per manifestare il suo disagio. Deve solo fare un altro passo, rivolgersi a uno psicologo di persona. Se è vero che consapevolmente non odia i suoi genitori, è anche vero che la relazione con loro è stata ed è tuttora problematica.. ed è vero che anche loro hanno delle responsabilità nell'aver (a loro volta inconsapevolmente) contribuito alla sua sofferenza psicologica.
Non si fermi ai giudizi su se stessa, né quelli dati dagli altri né quelli più severi e crudeli dati da lei stessa, ma trovi uno spazio terapeutico dove essere accolta così com'è, senza essere giudicata e senza giudicarsi, per riuscire a vedere finalmente in se stessa qualcosa di positivo.
Se lo desidera rimango a sua disposizione.
Un cordiale saluto
drs Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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