Forte tristezza per un familiare che non sta bene

Inviata da Antonio · 28 gen 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Sono un ragazzo di 21 anni, sono figlio unico e ho sempre vissuto in casa con i miei genitori e con mia nonna materna. Mia nonna ha 95 anni, ha un'età molto avanzata però devo dire che ha sempre avuto una salute di ferro, e nonostante il suo brutto carattere (in certi momenti è davvero insopportabile, non solo per me, ma per tutti i familiari) io a lei ci tengo. Purtroppo negli ultimi due anni abbiamo scoperto che ha un tumore e dei problemi al cuore. Da quando l'ho saputo non mi sono mai perso d'animo, mi sono sempre impegnato nel cercare pareri medici, nel cercare varie terapie da provare, e in questi 2 anni tutto sommato è stata bene (nonostante le malattie). Anche quando trovavo medici che dicevano "ormai è anziana, non c'è niente da fare", ho sempre cercato alternative per farla stare un po' meglio (radioterapia, farmaci nuovi ecc.), ovviamente per l'età che ha non si può curare del tutto, però esistono delle terapie che permettono di tenere a bada i suoi problemi e di vivere dignitosamente (quindi perchè non farle?). Nelle ultime due settimane noto che sta più male del solito: ha dolori, la notte si sveglia più volte e non ci fa dormire, non riesce ad uscire di casa, si affatica quando sale le scale, non cammina, non ha voglia di fare niente, a volte non vuole mangiare, dorme tutto il giorno. Vederla così mi fa sentire molto triste, nonostante l'età lei è sempre stata una persona molto attiva. Ogni volta che ci penso mi viene da piangere, fino ad adesso (nonostante tutto) non avevo mai pensato al fatto che potesse morire da un giorno all'altro, ora invece ci faccio caso, ci rifletto e sto male. A volte mi viene da pensare se abbia senso continuare a farla curare (per quello che si può), però non me la sento di lasciarla soffrire. Quando avevo 12 anni ho già perso mio padre per un tumore, quando ho saputo che anche lei era malata è stato come tornare a 9 anni fa. Nel caso di mia nonna il tumore è stabile e non sta dando grossi problemi, il problema principale è il cuore. Al di là dei problemi di salute, è comunque una persona di 95 anni che comunque non può vivere a lungo, e io mi sento come se non fossi ancora pronto ad affrontare un altro lutto in famiglia. Perora sto passando un periodo in cui esco poco, sto molto a casa, non ho amici con cui uscire, studio e lavoro da casa, quindi praticamente sto tutto il giorno a contatto con lei. Io e mia madre spesso non possiamo uscire perchè dobbiamo badare a mia nonna, oppure se esce mia madre non posso uscire io e viceversa, mi sento un prigioniero. Anche il fatto che ogni notte ci dobbiamo svegliare 3-4 volte perchè lei sta male è una cosa che mi demoralizza. Non mi ero mai sentito così, sento di perdere la speranza ed è una cosa che non mi era mai successa.
Ovviamente tutto questo malessere si manifesta su più settori: non ho voglia di studiare, non rendo bene a lavoro, le poche volte in cui avrei l'occasione di uscire non esco. Secondo voi cosa dovrei fare per tirarmi su?

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Miglior risposta 29 GEN 2017

Caro Antonio, quello che vive in buona parte è normale, si chiama lutto anticipatorio. La aspetta un periodo duro in cui per convivere con la tristezza e con l'angoscia del distacco dovrà tenere salde dentro di sé tutte le cose buone che questo rapporto le ha dato e cercare di pensare che lei comunque dovrà continuare a costruire la sua vita anche a livello relazionale Immagino che dopo la morte di suo padre vi sarete magari un po' isolati. L'età avanzata di una persona cara non è una gran consolazione: una nonna è un pezzo di cuore anche se ha un caratteraccio.Io sono un'esperta di Psico-Oncologia e spesso si rivolgono a me caregivers di malati anche anziani riferendomi il suo stato d'animo, il conflitto tra un esame di realtà sull'età e le tante sofferenze che non vorrebbero vedere prolungate e il dolore di doversi separare da qualcuno che è .. una fonte di sicurezza ed amore. Coraggio sono sicura che farete il meglio per la nonna e che la farete sentire amata e accudita anche col suo carattere. Se vede che il suo malessere è troppo duro da tollerare non esiti a chiedere aiuto. E' anche un'occasione per prendere un po' di aria. Dott.ssa Valentina Belbusti

Dott.ssa Valentina Belbusti Psicologo a Fano

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30 GEN 2017

Penso che quando ha dovuto affrontare la morte del papà a soli 12 anni, non avesse, ovviamente, ancora le risorse per poter elaborare del tutto il, problema della morte, che prima o poi, tutti dobbiamo confrontarci. O forse ha dovuto sostenere la mamma e la nonna in modo eccessivo, essendo rimaste solo voi in famiglia, ed essendo ancora un adolescente, è stato un ruolo troppo pesante e , per ovvi motivi, un ruolo inadeguato a un ragazzino.
E' possibile quindi che adesso i nodi vengano al pettine, e pur rendendosi razionalmente conto che la nonna, a 95 anni, è normale abbia raggiunto uno stadio di vita molto superiore alla media, fatica ad accettare perfino i problemi di cuore della nonna, che possono invece essere considerati nella norma , come l'affaticamento e il lento spegnersi delle forze.
Penso che lei viva troppo segregato, ma non soltanto negli ultimi tempi come lei scrive "sono prigioniero". Forse lo è da troppi anni: studia e sta in casa, lavora da casa, frequenta pochi amici....una vita poco adatta a un ragazzo vitale di 21 anni. Per cui ,le consiglio di cercare di stare più fuori casa, pur alternandosi con la mamma , in questo periodo, ma si prenda degli spazi e momenti per sè per uscire, fare sport o almeno attività fisica, esca con gli amici. Esca poi dal ruolo di sostenitore della famiglia, se può, si ritagli una vita più sua, al di fuori della casa d'origine. Ciò non significa non provare dispiacere, ma gestirlo e vivere nonostante ciò, la sua vita.
Dott.ssa Paola Federici, riceve a Binasco (Milano)
Psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale - Ipnosi - Training autogeno - Tecniche EMDR

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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29 GEN 2017

Caro Antonio,
stai davvero facendo molto per la nonna e sono sicura che lei lo sente e lo apprezza. E' naturale che tu sia dispiaciuto per la sua malattia e triste pensando alla possibilità che potrebbe non farcela. E non è l'età che ci fa accogliere questa possibilità più serenamente come se una lunga vita fosse in sè motivo sufficiente per considerare la morte come un fatto naturale. Perchè abbiamo affetti, legami che ci uniscono ad una persona cara, abitudini e consuetudini che la rendono presenza nella nostra vita. Stai affrontando un momento difficile che è fatto di fatica, di sofferenza, di emozioni che toccano profondamente chiunque in situazioni simili. Potrebbe esserti di aiuto un supporto psicologico, per tirarti su ma anche per essere sufficientemente forte in questo momento e preparato per il futuro. Pensaci. Con affetto.

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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