Doc da relazione o fine della storia

Inviata da caterina il 19 ago 2015 Disturbo ossessivo compulsivo

Buongiorno, mi chiamo Caterina, ho 27 anni e leggo spesso i vostri consigli perché vivo una situazione difficilissima che mi ha mandato, almeno credo, in depressione infatti non mangio, dormo poco e male, fumo tantissimo e non riesco a trarre piacere da tutto ciò che prima facevo con semplicità. Cercherò di non essere troppo dettagliata per evitare di scrivere un poema, ma vorrei darvi delle informazioni importanti per far capire il mio disagio. A 17 anni mi fidanzo con un ragazzo (dopo storielle adolescenziali a mio avviso normali) ma, a causa di un’ossessione di essere lesbica, iniziò il momento terribile della mia vita. Panico, depressione, dovetti lasciare il mio ragazzo perché non lo volevo più (a distanza di anni non so dire se era vero che non lo volevo più o se le ossessioni mi hanno ammazzato!), insomma credo soffrii di doc da relazione e omosessualità. Dovetti lasciare il mio ragazzo dopo mesi terribili che conoscerete benissimo. Lasciato lui mi riprendo e faccio la mia vita con la paura di sottofondo che qualcosa in me comunque non vada. Passano gli anni e ho altre 2 storielle (una di tre anni) che chiusi con facilità, ora credo perché in fondo sapevo che erano solo passatempi, che non era ciò che vedevo nel mio futuro finché arriva il mio attuale fidanzato Vincenzo. Stiamo insieme da 3 anni e pochi mesi e sin dall'inizio ho alternato il fatto di essere molto attratta da lui a paura e ansia (mi tormentavo sul fatto se lo amassi o meno ma in maniera leggera). Comunque vado sempre avanti perché lo voglio e lui mi ama e passiamo un anno e mezzo finché un giorno tac! Attacco di panico a casa dei suoi. Da quel giorno insonnia, panico, disgusto, apatia. Quasi lo lascio e vado da una psicologa che mi da il cipralex da 10mg. Tempo qualche mese e sto nettamente meglio anche se con qualche ricaduta a cadenza mensile che però lei mi fa gestire dicendo che sono solo mie paure legate all'esempio del rapporto dei miei genitori (rapporto conflittuale). Prendo cipralex per un anno finché a fine aprile decido da sola di sospenderlo perché mi sento bene, felice e sicura. Tempo un mese ricado. Siamo a giugno di quest’anno. Dopo aver fatto un esame all’università e non avendo nulla da fare credo, ricominciano le paure legate al mio ragazzo. Per farla breve ora non so se lasciarlo o no. Sto malissimo, ansia, panico, lo guardo e mi viene da piangere. Sento proprio di rifiutarlo e non amarlo e metto in discussione tutto. Gli voglio bene ma credo questo non basti. Soffro come un cane di nuovo e penso giorno e notte al perché, a cosa provo e non provo, mi faccio prove mentali, vedo le nostre foto e non riconosco più né me né lui. Sento impulsi irrefrenabili di lasciarlo e credo che se lo facessi mi libererei e starei di nuovo bene. Sento che lui è un estraneo che non ha a che fare con me e mi chiedo: davvero sono stata con lui 3 anni? Infatti al terzo anniversario sono stata male (allora è anche questo segno che era finita?). Datemi un consiglio, credete che debba continuare a lottare seppur tra atroci sofferenze? In più sommo che progetti futuri con lui non ne faccio perché mi dico: se sto così non lo amo quindi non ne vale la pena. Sommo che sessualmente io non prendo mai l’iniziativa quindi è finita da parte mia o lo vedo solo come un fratello o un amico. Dico forse ci sto perché sono sola, non ho amici e lui è solo e non voglio farlo soffrire. Insomma, sto tanto male, tantissimo. Dite che da parte mia è finito l’amore e non riesco ad accettarlo sul piano razionale o devo lottare ancora? Ps. ora vado da una psicologa che mi fa fare terapia ACT e che dice che il doc non ce l’ho, che è un disturbo terribile e non certo il mio caso. Ma peggio di così come dovrei stare? Col mio ragazzo ho solo voglia di piangere se lo vedo. Lo ho amato tanto e di nuovo punto e a capo. Grazie della pazienza nel leggermi e complimenti per il vostro lavoro. Caterina.

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Gentile Caterina,
se non prova più per Vincenzo gli stessi sentimenti di prima ma soltanto una forma di affetto generica, dovrebbe dirglielo e permettere che anche lui faccia le sue valutazioni e decida cosa fare. Il problema è che lei non sembra affatto decisa per chiudere la storia e non sa cosa fare.
Ritengo che debba fidarsi della sua terapeuta ed esprimere a lei tutti i dubbi e le ansie a cui ha accennato inclusa quella sulla sua presunta omosessualità su cui è stata molto vaga ed evasiva.
Solo avendola in carico e valutando attentamente i suoi vissuti a partire dalle origini fino ai tempi attuali sarà possibile aiutarla a ritrovare se stessa e le soluzioni al suo malessere.
Pertanto non posso che suggerirle di continuare con fiducia la psicoterapia che ha intrapreso.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio Campagna (Salerno)

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Caterina, ho letto la sua dettagliata descrizione e si sente come in questo periodo della sua vita stia soffrendo molto, visto però che è già in psicoterapia le consiglio di proseguire con la sua terapeuta e di affidarsi a lei, non stia a pensare a etichette o a diagnosi, si affidi alla sua terapeuta e abbia fiducia in lei, solo un suggerimento che le permetto di darle è di non sospendere i farmaci senza che vi sia una prescrizione.
Spesso leggo di persone che sospendono farmaci in modo arbitrario, ma sopratutto per il disagio psichico come per tutte le altre malattie è importante il monitoraggio di un medico e questo è valido non solo per lei, bensì per tutte le persone e per tutti i tipi di patologie.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Antonietta di Renzo

Dott.ssa Antonietta di Renzo Psicologo a Verona

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Gentile Caterina,
da quanto tempo è impegnata nella terapia ACT? Da quello che scrive il suo disagio è pervasivo e al di là delle diagnosi - che on line non si possono dare - lei sta vivendo in modo angoscioso. Le cose da fare sono due: parlare apertamente con la sua terapeuta di come si sente al di fuori della terapia, nel suo quotidiano fatto di dolore e sofferenza, valutare insieme se sono stati raggiunti traguardi e quali - questo dipende anche da quanto tempo segue questa terapia - , valutare di richiedere una consulenza psicologica con uno/a psicologo/a psicoterapeuta ad impostazione psicodinamica per verificare la diagnosi di doc. e poi decidere che fare. Sicuramente nel suo caso non si può risolvere in breve tempo, dunque diffidi di chi le propone un lavoro psicologico che dà risultati a breve termine. Inoltre, volevo aggiungere che gli psicologi non possono prescrivere farmaci, quindi chi le prescrisse la cura farmacologica era psichiatra.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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