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Crisi di identità, non sarò mai più felice?

Inviata da Annarita · 22 ott 2019 Crisi esistenziale

Salve,
sono una ragazza di 20 anni e sono ormai quasi 5 anni che non sto bene con me stessa. Ho toccato il fondo molte volte nella mia vita, ho ripetuto gli stessi sbagli, ma sono anche cresciuta tanto. È difficile scrivere di tutto ciò che provo, che ho passato, perché sono talmente tante le cose che mi hanno segnata che non basterebbe un libro… Per farla il più breve possibile, cercherò di portare alla luce solo le esperienze essenziali che ritengo le principali cause della sofferenza con cui ogni giorno combatto, anche se consapevole del fatto anche ogni singola cosa ha la sua importanza fondamentale nella vita di ciascuno. Ma almeno a grandi linee spero di riuscire a farmi capire. Sin da piccola sono sempre stata una bambina molto estroversa e felice, allegra e ho sempre sentito dentro di me qualcosa di forte, un’elevata sensibilità alla vita, mi emozionavo al punto di piangere quando abbracciavo mia madre (lei non mi abbracciava mai) oppure nel vedere le meraviglie della natura. Mia madre mi dice sempre che da piccola ero molto originale, curiosa, creativa… ma i miei genitori non mi hanno mai dato l’opportunità di sviluppare questa creatività. Ad esempio, amo la musica, cantare, mi sarebbe piaciuto imparare a suonare uno strumento, mi piace ballare… ma non ho mai coltivato nessuna di queste passioni. I miei genitori non mi hanno mai dato l’affetto di cui io avevo bisogno, quindi mi porto un vuoto dentro incolmabile. Ho fatto sempre di tutto per ricevere un apprezzamento, studiavo tantissimo per dare loro delle soddisfazioni ma non era mai abbastanza… Pur essendo sempre stata “la prima della classe”. Il fatto di non essere mai abbastanza me lo porto dietro da sempre, soprattutto nelle relazioni sociali. Sin da piccola sono sempre stata molto intelligente, lo dicevano le mie maestre ai miei genitori, ma ricordo anche che durante le spiegazioni molte volte (questo fino alle superiori) io mi perdevo nei miei pensieri, non riuscivo a concentrarmi su quello che il professore stesse dicendo. I miei pensieri viaggiavano a mille, sempre, anche ora. Ma adesso non succede solo a scuola, succede dappertutto, soprattutto quando sono con le persone. Un altro problema che mi porto dietro è il fatto che, pur avendo tanta stima di me stessa, per i miei valori e la mia intelligenza, allo stesso tempo non mi piaccio perché credo di non avere una personalità forte. E questo è dovuto al fatto che, per ricevere apprezzamenti dagli altri (per colmare il vuoto lasciato dai miei genitori), mi sono plasmata in maniera sempre diversa in base a chi mi trovavo davanti. Ho l’ossessione di dover piacere a tutti, ma poi finisco col non piacere a nessuno (o meglio, non piacere a nessuno per quella che sono davvero, perché ho tante persone che mi apprezzano, ma forse apprezzano solo l’immagine che hanno di me e che io ho contribuito a creare in loro). Ho delle vere e proprie crisi di identità da circa un anno e continuo ad auto-diagnosticarmi disturbi (bipolarismo, narcisismo) o malattie (depressione). Un altro problema che ho riscontrato ultimamente è che penso troppo, non riesco a concentrarmi sul momento presente. Ho provato a fare della meditazione, ma a volte mi fermo e penso “che senso ha vivere il QUI ED ORA se poi non so nemmeno come fare a godere di questo tempo presente, non sapendo chi sono e cosa voglio fare davvero?”. Insomma, un vero macello. E questo è solo il 3% di tutto quello che in questo momento mi passa per la testa ma scrivere di tutta la mia vita (sia quella esteriore, sia quella interiore, dove la seconda è molto più complicata della prima) sarebbe impossibile. Come devo comportarmi?
Ha senso continuare a meditare nonostante i miei pensieri attuali siano questi?

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Miglior risposta 5 NOV 2019

Ciao Annarita,
credo che tu stia mettendo in atto con le persone che incontri, sempre lo stesso stile relazionale che hai vissuto con le prime figure di attaccamento. Questo significa che finisci sempre per metterti nella stessa posizione, e scegli chi, a intuito, in maniera inconsapevole, ti risponderà più o meno secondo quello schema. Secondo me, visto che oltretutto dici di soffrire molto, ti aiuterebbe tantissimo un percorso psicoterapeutico che ti mostri il tuo 'gioco' tipico e ti aiuti a diventare autonoma rispetto al ruolo che ti sei assegnata, smettendo di dipendere dall'opinione dell'altro e imparando ad interagire invece, in maniera paritaria.

Dottoressa Valentina Marchetti Psicologo a Roma

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23 OTT 2019

Ciao Annarita, capisco di cosa parli perché io pratico la mindfulness da alcuni anni. l'obiettivo è quello di distanziarsi dai pensieri, vivendoli per quello che sono: soltanto frasi che derivano dalle nostre esperienze passate. Non è facile, ma ci vuole un po' di impegno nel praticarla ogni giorno poiché la nostra mente ha la tendenza ad attivarsi anche quando meditiamo. Non ti giudicare se non riesci a concentrarti sul momento presente perché la meditazione ha lo scopo di tenere la mente sul presente e fare scorrere i pensieri davanti a noi come se fossero esterni a noi. Ci insegna a guardarli come prodotto della nostra mente e ad integrarli nell'esperienza della meditazione, ma senza provare disagio. Magari informati su qualche gruppo di meditazione nella tua zona così ti confronterai con persone che vivono le tue stesse difficoltà nel praticarla le prime volte. Per quanto riguarda il tuo discorso sul bisogno di apprezzamenti continui, sai bene che questo deriva dal tuo rapporto con i tuoi genitori, dai quali non ti sei mai sentita valorizzata. Il nostro benessere dipende dai nostri stessi apprezzamenti, ma questo arriva dopo un lavoro di distanziamento dal giudizio dei nostri genitori che potremmo portare con noi anche per molto tempo nella vita. Noi non siamo quello che pensano i nostri genitori o gli altri. Ad un certo punto della vita è necessario creare dentro noi stessi il genitore funzionale, affettuoso e valorizzante. Solo allora non avremo più bisogno di cercare continuamente l'approvazione di chi ci sta intorno. Considera anche che, quando sviluppiamo un'idea di noi stessi come persone di poco valore, la mente (per coerenza cognitiva) sarà portata a guidarci verso le persone che ci confermeranno quest'idea, anziché verso persone che la disconfermano. Spero di esserti stata utile. Buona giornata

Annalisa Cigliano Psicologo a Pescara

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23 OTT 2019

Ciao Annarita, come dice Ultimo nella canzone: "Ti senti sola perché non sei come appari".., e lo sai. Non è chiaro quali sintomi hai, non si sa cosa fai e sei proiettata su un mondo interiore in cui trovi solo sofferenza. Si, prova a smettere di meditare, poniti degli obiettivi e fai delle scelte, magari coraggiose. Essere quella che sei vuol dire affermare te stessa nelle tue scelte e non compiacere. Soprattutto hai visto che compiacere i genitori a volte non funziona neanche da piccoli. Costruisci il TUO mondo, quello di cui parli è già dietro di te. Una terapia cognitivo comportamentale potrebbe esserti utile.

Dott. Bonacina Giampiero - Psicologo e Psicoterapeuta Psicologo a Valmadrera

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23 OTT 2019

Cara Annarita,
noi terapeuti siamo sempre rattristati quando sentiamo che non c' è stato l'affetto nella vostra vita, affetto che tutti meritiamo.
E' perfettamente normale, in questi casi, non riuscire a godersi la vita anche se, come nel tuo caso, le capacità cognitive sono molto brillanti. Inoltre la mente può produrre fiumi di idee che però non portano alcuna gioia. Rispondendo alla tua domanda, fare meditazione ha comunque senso, perché dovresti riuscire, col tempo, a trovare in quel momento pace e benessere.
Sei molto giovane ed hai molte risorse. Sarebbe importante che tu trovassi una terapeuta che fosse accogliente ed empatica, ed allo stesso tempo dotata di grande esperienza. Solo con un lavoro lento e paziente puoi ricostruirti una vita migliore. Ma fallo. Hai tutto il tempo, ma ogni anno che passa diviene più difficile cambiare rotta. Non è sempre semplice trovare una professionista di grande capacità, ma ce ne sono. Io quando ero giovane fissavo una prima seduta con diversi professionisti fino a trovare per me la persona migliore. Negli anni ho conosciuto una ventina di colleghe/i; posso dirti che solo alcuni si sono rivelati di grande capacità, perciò è importante non arrendersi subito. Forse non hai molta stima della nostra categoria e ti posso dare ragione, perché, oggi sempre meno, ci sono state persone che hanno rovinato la reputazione della categoria. Ma ci sono anche Colleghe/i estremamente umani e preparati. Coraggio, provaci!
Resto a disposizione
Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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23 OTT 2019

Buongiorno Annarita,
le nostre esperienze relazionali infantili rappresentano una matrice sulla quale si innestano i vissuti successivi. Le situazioni che viviamo crescendo infatti spesso risultano riattivanti rispetto alle nostre fragilità. Poter riconoscere il nostro funzionamento e liberare i nodi che derivano dal nostro passato consente di alleggerirsi e vivere finalmente il presente liberi dal passato doloroso. Esso rimane nei nostri ricordi ma non più come fardello ingombrante.
Un caro saluto,
Dott.ssa Claudia Tosello psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Claudia Tosello Psicologo a Asti

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23 OTT 2019

Gentile Annarita,
le riflessioni che compie sembrano alimentare la sua sofferenza. Probabilmente questo accade anche dal non poterle consegnare a qualcuno che gliele possa restituire con un ordine più rassicurante.
Consulti uno psicologo per lavorare sulle dinamiche che guidano la sua personalità, il suo comportamento anche emotivo.
Rimango a disposizione .
Saluti,
Dott.re Claudio Lorenzetto
Psicologo psicoterapeuta

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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23 OTT 2019

Salve cara Annarita,
è stata molto chiara, anche se, come dice lei c'è dell'altro e sarebbe giusto approfondire. Scrive di non aver avuto mai l'opportunità di coltivare le sue passioni (suonare, ballare...) beh sarebbe il momento di iniziare non crede? È anche un buon modo per distogliere la mente da quei pensieri intrusivi. Provi a crearsi una rete amicale senza aspettative, un network sociale che le permette di vivere il presente e di sentirsi apprezzata. Si impegni per degli obiettivi personali "adesso", senza dare importanza eccessiva al passato. Inoltre, cerchi di non dare troppo peso al giudizio che gli altri hanno su di lei. Il cercare una propria diagnosi la fa soffrire maggiormente, ognuno di noi può avere delle tendenze che emergono, ma non vuol dire che c'è la psicopatologia. Le consiglio per "ritrovare" la sua identità un percorso personale di psicoterapia, se possibile ad indirizzo cognitivo-comportamentale. Consideri che ha moltissimi punti di forza che vanno solo valorizzati ed integrati.
Resto a sua disposizione,
cordiali saluti.
Dott.ssa Valeria Alescio

Dott.ssa Valeria Alescio Psicologo a Vittoria

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