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Cosa mi sta succedendo? Ho perso il controllo

Inviata da A. il 23 giu 2016 Crisi esistenziale

Tempo da scrissi uno sfogo infinito intitolato "rifiutare qualsiasi dimostrazione d'affetto", a quello sfogo mi avete risposto in tanti e in modo sentito.
Voi non avete la minima idea di quanto le vostre risposte mi abbiano aiutata, di quanto abbiamo significato per me. Quanto mi abbiano illuminata e incoraggiata a migliorarmi e a lavorare su me stessa.
Lo so che andare da uno psicologo sarebbe meglio, ma non riesco al momento. Non fa per me.
Al momento la scrittura senza interazioni reali è l'unico modo in cui riesco a dar voce a ciò che ho dentro.
E in questo momento ho bisogno di voi più che mai.


Quattro giorni dopo quello sfogo che vi citavo, ho capito che reprimere le mie emozioni non mi avrebbe mai portato a nulla di costruttivo. Ed è vero. Finalmente l'ho capito.

Ma ho iniziato a dar spazio alle mie emozioni nel peggior modo possibile.

Difatti ho colto la prima occasione (ennesimi insulti a caso di mia madre mentre ero a farmi gli affari miei in camera) che mi si era presentata per urlargli parole piene di odio.
Non riuscivo a smetterla.
Non riuscivo a placarmi.
L'ho fatto per ore, senza fermarmi.
Doveva sapere, sapere quanto mi sia pesato non avere una madre, che le uniche parole che mi ha rivolto in vita sua era per raccontarmi di cavoli suoi di cui mi sbattono i cosidetti, di quanto si vanti di essere una gran madre quando sono stata costretta ad occuparmi di una di pazza da quando ero piccola. E in più di mia sorella piccola, che tra l'altro tornava a casa con lividure ma lei era troppo presa da sé per accorgersene.
Sono andata avanti per due giorni.
Dal mattino fino a sera.

Una volta finito ho capito che il problema non era lei, che non è stata una madre assente il mio problema, che la colpa non è sua, non tutta.

Il giorno successivo, alla prima mancanza di rispetto che mi è stata rivolta da mio fratello, invece di prenderla sul "vabbè è arrabbiato per cavoli suoi, cosa mi frega. Neppure perder tempo. Meglio star zitti" ho reagito allo stesso modo.
In questo caso finendo alla violenza fisica, che da parte mia stava sfociando in qualcosa di molto più pericoloso; per non rischiare di fare gesti di cui avrei potuto pagare le conseguenze a lungo sono difatti uscita di casa e ritornata di sera.

Non appena scese le scale ho realizzato cosa avessi fatto, prima avevo la mente annebbiata.
Di quali sarebbero state le conseguenze se non mi fossi femata.

Dopo quei minuti di consapevolezza mi sentivo così vuota, non riuscivo a pensare, sentivo di non aver più controllo della mia mente e del mio corpo, non mi ero mai sentita così prima. Questa sensazione dopo un mese la ho ancora.

Sono passati 32 giorni da quel giorno e io non ricordo chi ero prima di allora.
Non scherzo.
Non ricordo.
E quel poco che ricordo non mi provoca nessuna emozione.
Non mi tocca minimamente.
Perfino i ricordi più tristi della mia vita.
Zero.

Le uniche emozioni che ho provato da quel giorno solo solo rabbia, disprezzo, odio, onnipotenza.
E non lo sopporto.
Ho litigato con molti amici, alla prima battutina idiota sono scattata come una molla e non è assolutamente da me.
Sono sempre stata una ragazza che non se la prende neppure per cose "pesanti", sono sempre stata estremamente sensibile, empatica, solare, fragile ma ora questi sentimenti non fanno più parte di me.

Cosa mi sta accadendo?
(Ho appena riletto ciò che ho scritto e fossi in voi penserei tipo che potrei essere una futura serial killer di quelle che gli parte la boccia, si armano di fucile e ammazzano persone a caso. Ahaha.
No, non rido perché trovo queste tragedie divertenti, anzi, (!!!!!) ma perché una me futura killer è così assurdamente lontano da me che provo ilarità solo al pensiero)

Ma è possibile che per non farsi mettere i piedi in testa dagli altri o esser screditate (e non parlo di battutine fatte tra conoscenti, figuriamoci. Ma di insulti belli e buoni e gratuiti spacciati come battute) ci si debba ridurre così?

In 23 anni di vita mi sento finalmente sicura di me, fiera di ciò che sono, una persona più che rispettabile e non la sfigata che vive in un mondo suo e che supera ogni delusione in silenzio e fingendo indifferenza; ora non permetterei mai a nessuno di permettergli di ferirmi o deludermi, ( al massimo potrei e già l'ho fatto abbastanza io, ultimamente) o solo minimamente mancarmi di rispetto.
Non smetterò mai più di vivere o perdere l'amore di una persona perché gli altri mi han sempre fatto credere fin da piccola che io fossi uno scarto umano che non merita nulla. Mai! Mai più!

Però come è possibile che per sopravvivere e sentirsi dannatamente bene con se stessi si debba rinunciare alla propria empatia e sensibilità? Al proprio mondo interiore per dar spazio solo alla rabbia, al silenzio e l'egocentrismo generale?

Questo significa diventare adulti?
O è solo una fase?

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Cara A.,
penso che gli spunti di riflessione che ha ricevuto su questo sito le abbiano permesso di sperimentarsi in un a nuova modalità, ovvero di fare qualcosa di mai osato prima: esprimere i suoi sentimenti.
Penso tuttavia che il modo in cui abbia provato a farlo si posizioni sostanzialmente sul lato diametralmente opposto a quello a cui era abituata. Non é una scelta cosí inususale: spesso sentiamo di voler cambiare e proviamo a ricalcare l'alternativa che non abbiamo mai percorso per vedere cosa succede. Ebbene, Lei ha sperimentato alcuni vantaggi ma ha anche individuato alcuni limiti: che fine fa ad esempio la sua empatia? La sua capacità di "sentire"?
Penso ci possano essere molti altri modi possibili per stare in relazione, oltre a "essere remissivi" o "essere aggressivi" (queste due etichette sono solo ipotetiche per descrivere le due polarità)... si tratta di trovare un modo che le consenta di vivere pienamente senza rinunciare necessariamente a parti di sé. In questo una terapia potrebbe senz'altro esserle utile.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,
Annalisa Anni
Psicologa Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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