Cosa fare per aiutare la mia ragazza che soffre di ansia?

Inviata da Luca il 21 mar 2014 5 Risposte  · Ansia

Sono Luca, 18 anni. Sono fidanzato da circa 7 mesi con Matilde. Quando ci siamo fidanzati, è stata la soluzione alla mia solitudine: nella mia giovane vita ho avuto soltanto relazioni molto brevi, incentrate solamente sul lato sessuale (cosa che mi ha portato ad una paradossale timidezza con Matilde, ancora vergine), quindi mi è sempre mancato un pilastro di sentimento in una relazione. E poi è arrivata lei, intelligentissima, bella, tenera ,simpatica e particolare. Dico particolare perchè non ho mai incontrato una ragazza così aperta, e curiosa delle cose che mi piacciono, desiderosa di sapere, di far parte della mia vita e di farmi far parte della sua.
Io e lei viviamo abbastanza lontani, quindi per cause di forza maggiore ci vediamo 2 volte a settimana.

Fin da subito mi ha detto che soffriva d'ansia, che le dava inoltre problemi di insonnia. A causa di questo, ogni qualvolta che ha un attacco (o quando sta male fisicamente, oppure quando è sotto forte stress) tende ad isolarsi completamente da tutti, lasciando solo l'essenziale (comunicazione durante scuola o per cose molto importanti). Io, purtroppo, non faccio parte di questo essenziale: durante queste crisi, non ricevo risposta o vengo messo in secondo, terzo, quarto piano. Ma questo non mi crea problemi, o meglio lo capisco pienamente, e per questo non mi arrabbio o altro, anzi, cerco di assecondarla o di mantenere una comunicazione semplice.

Ha un sogno, da sempre: andare negli USA a studiare. Ma per farlo deve ottenere punteggi alti all'esame di maturità. Quattro mesi fa (novembre/dicembre), qualcosa è cambiato. Ha cominciato a sentire molto lo stress scolastico (ha una media altissima per un liceo, ha affrontato gli anni precedenti senza problemi), e cominciava ad isolarsi, dicendo che le dispiaceva ma che doveva prima finire gli ultimi test pre-natale e poi sarebbe tornata.
Ma non è stato così: per tutte le vacanze non ho ricevuto molte risposte, e saltavano fuori impegni imprevisti (e non), che facevano saltare le nostre uscite, previste da tempo. Così arriva capodanno, che ci eravamo prefissati come una serata stupenda, tra amici, un po' di alcool e tantissima festa. Però, tra tutto, si è dimenticata di non-prendere dei farmaci (non ricordo se per il mal di stomaco o per altro), e il poco alcool l'ha fatta star male. Mentre stava male io ero li, che cercavo di aiutarla, ma mi respingeva sistematicamente, tanto da dirmi "Vattene via, mi dai fastidio", sbattendomi una porta in faccia.

Nei giorni successivi, l'ho trovata assente: non rispondeva, e non riuscivamo a vederci (neanche 30min dopo scuola, o il sabato sera, che erano due appuntamenti fissi della settimana).
Poco a poco, ci siamo fermati a 1 solo appuntamento a settimana, che una volta su tre saltava per svariati motivi (cene di famiglia, febbre, studio), anche se sospetto che fosse perchè lei non ama uscire il sabato; il problema è che non vuole neanche stare a casa sola con me!

Comunque sia, arriviamo a febbraio, e qui c'è il crollo. A scuola non la vedono più, io ricevo un paio di risposte a settimana ai messaggi (risposte del tipo "non sto bene, non riesco a vedere nessuno, scusami"). Dopo una settimana, la situazione è drastica, nessuno sa come sta, i suoi genitori sono preoccupati, e io semplicemente tremavo.
Lei mi diceva che mi avrebbe spiegato tutto una volta uscita da tutto questo, che le dispiaceva e che dovevo avere pazienza.
Io rispondevo che non doveva scusarsi, e che poteva prendersi il tempo che voleva, che io per lei c'ero (e ci sono) sempre: ma ovviamente, a questi messaggi di "conforto" non ricevevo risposta.
Passa la prima metà di febbraio, e dopo una ventina di giorni, ci rivediamo da un amica. La vedo un po' spenta, ma apparentemente serena. E' dimagrita (era già magra prima). Io mi sento totalmente a disagio, cerco di ricominciare la comunicazione con lei, ma c'è un vetro, tipo lo sportello delle poste, la comunicazione è bassa, ci si capisce poco.
Passa una settimana, in cui ero all'estero, e andiamo insieme ad una festa. La vedo un po' meglio, cerco di farla ridere, in parte ci riesco, ma la comunicazione è ancora scialba, senza voglia. Ah, e tra tutto questo, anche quel poco di intimità che c'era si è quasi assopita: pochissimo contatto fisico (abbracci, stare per mano) e rari baci, quando prima eravamo molto più "attaccati" sotto questo punto di vista.

La settimana successiva viene bloccato ogni mio tentativo di incontro e quasi ogni tentativo di comunicazione. Le sue presenze a scuola sono altalenanti, da quel poco che mi ha detto è a causa di alcuni attacchi di panico la mattina, anche perchè avendo perso lezioni si trova molto indietro col programma (ovvero ha una maggiore dose di stress da gestire).

Tra tutto questo, io ho sempre cercato, nel mio piccolo di aiutare. Lettere portate a mano a casa sua, senza farmi vedere; frasi d'incoraggiamento; proposte d'aiuto. Ma niente, la comunicazione è scialba tutt'ora, e ho il presentimento di essere tremendamente fastidioso e inutile, visto che questo blocco continua.
Pochi giorni fa, dopo che le ho chiesto di sentire la sua voce al telefono, solo per "chiaccherare", mi ha detto che non ci riusciva, e che si impegnerà per scrivermi poche righe di tutta questa storia, per spiegarmi, perchè senza sapere non posso capire. Mi ha detto che le manco. Ieri sono andato alla fermata del suo treno, sono salito e mi sono fatto una fermata solo per stare con lei pochi minuti, e lei pareva contenta di questa, anche se alla domanda "è andata bene oggi?" mi ha detto "no... ma ormai è così..". Ha perso le speranze di andare negli USA, anzi, ora ha paura di perdere addirittura l'anno per le ripetute assenze.
Dice che non riesce a fare le cose più basilari, come parlare di questa cosa con me, o studiare come studiava mesi fa.
Ho organizzato una serata solo per lei, dove ho preparato varie cose per farle capire quanto lei non possa chiudersi così, che lei è forte, che lei può farcela. Lei può farcela.. Io non so. Sto continuando a star male per tutto questo, perchè mi sento inutile in qualsiasi situazione, e ne risente tutto il resto nella mia vita, anche il fisico, poichè ho avuto problemi allo stomaco e forti mal di testa. Oggi era il suo compleanno, e quando le ho scritto gli auguri (facendo riferimento alla prima volta che ci siamo incontrati, e dicendole che non deve lasciare che questa situazione si prenda il meglio di lei) non ho ricevuto nessuna risposta, mentre tutti gli altri si; niente, neanche un grazie o altro. Mi ha detto che non poteva pranzare con me perchè doveva incontrare una psicologa. Sono contento che abbia occasione di parlare con una persona qualificata e che possa aiutarla davvero, ma quello che domando è:
Cosa posso fare per aiutarla concretamente? Io ci sto provando con piccole cose, perchè con altre tipo la comunicazione, non me lo permette, isolandosi. E' tutto per me, e non posso farle sfumare il suo stesso sogno per queste paure, non sarebbe giusto. Eravamo così felici tempo fa, e se ci fosse stato un qualsiasi problema tra di noi me l'avrebbe detto, non è il tipo da tenersi eventuali risentimenti dentro.
Vi prego, cerco aiuto, nel modo più immediato possibile, non resisto e non resiste più neanche lei... Vorrei solo farle passare i prossimi mesi in tranquillità, e farla arrivare al suo sogno.... Grazie..

amici

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Gentile Luca,
anch'io sono d'accordo con qualche mio/a collega che ti ha detto che non puoi essere tu a risolvere i problemi psicologici di Matilde e dovresti fermarti e smettere di fare ulteriori pressioni.
Lascia che lei viva e senta la tua mancanza per una sua forma di libertà e per una tua verifica.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Capisco il suo disagio ed il senso "quasi di impotenza" che sta vivendo nel vedere una persona a lei cara che soffre e sta male. A mio avviso un percorso psicologico - psicoterapeutico potrebbe aiutare la sua ragazza ad affrontare meglio sia le sue paure e le reazioni di ansia ma anche le varie situazioni.
Da quanto leggo, l'ansia sta diventando invalidante per la vita della sua ragazza e per questo un intervento tempestivo potrebbe esserle utile.
Resto a disposizione.
Dr.ssa Roberta Fuga.

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15 OTT 2014

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Carissimo Luca,
so che il sentimento che ti lega a questa ragazza è molto profondo e senti che sia indispensabile aiutarla e starle accanto. Non farlo sarebbe un tradimento, un gesto vile. Ma a volte amare significa lasciare andare. Perché ognuno deve stare in piedi con le proprie forze per poter prendere per mano l'altro. Questa ragazza deve rimettersi in piedi da sola, se lo facesse appoggiandosi a te, le avresti tolto la possibilità di guarire davvero. Scrivile una lettere d'addio e dille di pensare solo a se stessa e alla sua guarigione.
Ti abbraccio
Francesca Facchini

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12 MAG 2014

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6 Risposte

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Carissimo, se tu hai 18 anni, la ragazza a cui sei così fortemente attaccato, presumo sia una coetanea ed in più sofferente di un disturbo indicativo di qualche suo problema che dovrebbe risolvere attraverso l'aiuto di un professionista e non certamente il tuo. Ritengo che il tuo ostinarti nel volerla aiutare sia diventato un problema tuo. Sicuramente tu ti senti sufficientemente pronto per vivere una seria esperienza di coppia ma alla vostra età non è una esigenza tanto comune. Proprio perché non comune, ognuno manifesta un approccio diverso, vivendo l'esperienza in modo più leggero. Comunque è necessario che tu sottoponga ad una attenta verifica la dinamica che è alla base di un rapporto che non è sostenuto da una relazione adeguata e pertanto potresti allentare la 'morsa'. Se la ragazza , nel giro di una quindicina di giorni in cui tu smetti di cercarla ha qualche reazione significativa, ricontattami e sarò in grado di darti qualche significativa interpretazione, nonché qualche indicazione sul da farsi. Un caro saluto.

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25 MAR 2014

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1057 Risposte

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Gentile ragazzo,
nonostante le numerose informazioni fornite, è difficile poter essere esaustivi da qui. Non ci sono formule valide per tutti, in particolare da agire per interposta persona.
Credo che la soluzione più sensata sarebbe quella di rivolgersi ad uno psicologo di persona.

Restiamo in ascolto

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24 MAR 2014

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