“Sul lavoro mi sacrifico per accondiscendere alle richieste degli altri, poi mi carico di stress”. Posso agire diversamente?

Spesso non riuscire a dire di no sul lavoro porta a privazioni che hanno il potere di farci sentire profondamente scarichi/che. Ma cosa succede quando diciamo sempre di sì?

24 GEN 2021 · Tempo di lettura: min.

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“Sul lavoro mi sacrifico per accondiscendere alle richieste degli altri, poi mi carico di stress”. Posso agire diversamente?

Spesso questa modalità viene agita dalle persone con due obiettivi principali:

  1. evitare il conflitto;
  2. ottenere riconoscimento e quindi una prova tangibile del proprio valore

Pensaci bene: davvero questo modo di agire ti fa star bene oppure è solo il "male minore"?

Per la mia esperienza, con il tempo, questo modo di agire porta le persone ad accumulare stress, tensione e arrivare ad essere talmente impegnate a far fronte a tutte le richieste da perdere di vista se stesse.

"Volevo andare dal parrucchiere ma salto"; "la palestra salta anche stasera, ho pagato l'abbonamento ma sono soldi buttati visto che sono sempre a lavoro"; "chiamo la mia amica per dirle che l'aperitivo di stasera salta". Questi sono solo degli esempi di privazioni che vediamo inevitabili ma di cui, spesso, siamo responsabili in prima persona perché scegliamo di dare più spazio alle richieste degli altri.

A volte ci illudiamo che tutto quello stress abbia comunque un senso, visto che il rischio di dire di "no" è quello di dover affrontare un conflitto o deludere gli altri.

Ciò che però succede è che:

  • i conflitti nelle relazioni umane non solo sono inevitabili ma cercare di evitarli può aumentale la probabilità che si verifichino. Questo perché la tensione accumulata può portare a scatti d'ira per cui poi si sente di dover chiedere scusa e perché una persona arrabbiata o infastidita che cerca di non farlo vedere può apparire come poco chiara agli occhi dell'interlocutore. Apparire ambigui e poco chiari può irritare le persone o portarle a non fidarsi tanto; oltre, naturalmente, ad approfittarsene e continuare a chiedere;
  • l'evitamento del conflitto fa accumulare così tanta tensione che nel tempo si accumula sempre più stress e ci si sente sempre peggio;
  • il riconoscimento degli altri fa gioire e/o sentire sicure di sé per un tempo limitato. Inoltre, c'è il pensiero che un singolo errore possa essere sufficiente per "perdere un sacco di punti" agli occhi degli altri.

Cosa puoi fare? Prendi carta e penna

  • Pensa a una situazione specifica in cui per accondiscendere a una richiesta ti sei scarificata. Scrivila. Chi erano le persone coinvolte; qual è stata la richiesta.
  • Perché avresti voluto dire di no? Di che cosa avevi bisogno?
  • Leggi la situazione, come ti sei sentito/a? Annota tutte le sensazioni/emozioni. Quelle positive a destra, quelle negative a sinistra. Puoi aiutarti con una lista di emozioni, ce ne sono gratuite su internet. Rileggile. Quali riflessioni puoi fare su di te? Prenditi almeno dieci minuti per riflettere e scrivi le tue considerazioni.
  • Come hai agito? Quando lo hai scritto osserva il tuo comportamento e confrontalo con le emozioni. Quali riflessioni puoi fare? Prenditi almeno cinque minuti e scrivi le tue considerazioni.
  • Come ha reagito la persona al tuo comportamento? Pensa alle sue parole, ai suoi gesti, il tono della voce e scrivi le tue considerazioni.
  • Come hai reagito a tua volta?
  • Come ti sei sentita nel reagire in quel modo? Annota emozioni/sensazioni e scrivile.
  • Rileggi le emozioni e sensazioni e confrontale con la risposta che hai dato alla seconda domanda: perché avresti voluto dire di no? Di che cosa avevi bisogno? Quali considerazioni puoi fare?
  • Datti un piccolo obiettivo. Da domani c'è qualcosa di diverso che puoi fare? L'obiettivo deve essere piccolo, realistico, formulato in modo positivo (quindi "non rimanere in silenzio" non è un obiettivo, mentre è un obiettivo vero può essere: "vorrei far presente che ho un impegno"). Un solo passo, piccolo ma che può essere uno spunto di cambiamento.
“Sul lavoro mi sacrifico per accondiscendere alle richieste degli altri, poi mi carico di stress”. Posso agire diversamente?

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Marshall B. Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri): introduzione alla comunicazione nonviolenta, Esserci, 2017
  • Marshall B. Rosenberg, Comunicare con empatia, Esserci, 2011
  • Jean-Philippe Faure e Céline Girardet, Empatia. Al cuore della comunicazione non violenta, Terra Nuova, 2017
  • Jean-Philippe Faure, Senza punizioni né ricompense, Terra Nuova, 2016

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