Mi aspetto che tu mi dica "bravo/a!" (E anche se non lo fai mai ci rimango male se non me lo dici)

Mi aspetto che tu mi dica "brava!". E anche se non lo fai mai ogni volta io me lo aspetto, ci rimango male se non me lo dici.

8 FEB 2021 · Tempo di lettura: min.

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Mi aspetto che tu mi dica "bravo/a!" (E anche se non lo fai mai ci rimango male se non me lo dici)

La dinamica del "te lo faccio vedere io" può essere profondamente distruttiva perché può spingere a legare la propria soddisfazione ai riconoscimenti degli altri.

Nei miei percorsi di assertività mi capita un sacco di volte di vedere questa dinamica, specie sul lavoro ma anche nella coppia.

Facciamo un esempio tratto dalla vita professionale.

  1. Il mio responsabile pretende tantissimo, non dà riscontri positivi, dà tutto per scontato, quando le cose vanno bene non dice nulla e quando vanno male critica.
  2. Il collaboratore si impegna tantissimo per accontentarlo nella speranza di "convincerlo" a dargli un riscontro positivo o, a volte, una promozione.
  3. Il riscontro positivo (puntualmente) non arriva
  4. Il collaboratore si sente frustrato, pensa che il suo responsabile sia uno str...e pensa frasi del tipo: "la prossima volta col cavolo che mi impegno! Mi limito a fare il mio e vediamo come và".

La volta successiva che 1) il responsabile pretende un sacco, dà tutto per scontato, si presentano poi i punti  2), 3) e 4), e così a ciclo continuo. Il guaio è che questo "balletto" può durare anche molti anni per poi gettare in una profonda frustrazione.

Se non rompi lo schema le cose non potranno che continuare ad andare sempre nello stesso modo: sperare che un giorno il responsabile cambi e faccia/dica ciò che speri è un rischio perché non solo ti ha già dato modo di farti capire che probabilmente non lo farà, ma soprattutto perché rischi di legare il tuo valore o la tua soddisfazione al giudizio di una persona.

Qualche consiglio per smettere di legare la propria soddisfazione ai riconoscimenti altrui

  • Smetti di legare la tua soddisfazione esclusivamente al riscontro positivo di qualcuno: è un rischio troppo grosso, infatti non è detto che l'altra persona sia disponibile a darti soddisfazione. Questo non necessariamente perché tu non sia competente abbastanza, ma anche per modi di essere, modi di pensare.

Un responsabile una volta mi disse: "io non dò riscontri positivi neanche ai miei figli altrimenti si accasciano sugli allori"; un altro mi disse: "anche se i miei dipendenti sono bravi, io ci vado più di bastone che di carota almeno trottano" (neanche i dipendenti fossero state bestie); un altro ancora disse: "un riscontro positivo lo puoi dare solo ai commerciali che portano soldi...a un amministrativo non posso dire che ha fatto delle belle fatture".

Potrei andare avanti all'infinito. Lascia stare le "sfide" distruttive del tipo: "te lo faccio vedere io quanto valgo"; "se riesco a convincere persino lui/lei a farmi un complimento allora guadagno 100 punti".

Non ti serve a niente e ti fa solo stare male. Vali 100 punti anche se il tuo responsabile non te lo dice.

  • Impara a capire di cosa hai bisogno e chiediti se quel contesto soddisfa davvero i tuoi bisogni.

Se hai bisogno di sentirti valorizzato e il contesto di lavoro non te lo permette, le cose sono due: o cerchi soddisfazione da un'altra parte o cambi aria. So che può sembrare semplicistico ma la strada del "faccio in modo che il mio responsabile cambi" rischia di essere parecchio in salita.

  • Smetti di dirti "devo farmelo scivolare addosso".

Non lo decidi a comando se un contesto professionale ti soddisfa o no. Se hai bisogno di soddisfazione e riconoscimento ma continui a cercarla in un contesto che non risponde a questi bisogni, non riuscirai mai a rimanere indifferente. Piuttosto può essere più utile parlare chiaramente con il proprio responsabile facendo presente che non ci si sente soddisfatti o motivati. Molti rispondono: "tanto è inutile parlarci".

In questi casi vedi il suggerimento precedente: la strada del cercare di convincere una persona che non dà riscontri positivi a darceli è davvero la migliore?

Impara a rompere gli schemi, impara a dire chiaramente le cose, impara a non aspettarti cose altamente improbabili e impara a chiederti qual è il modo migliore per te per stare in un certo contesto professionale.

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Scarpa, L. (2011). Senza offesa fai schifo. La critica che fa bene agli altri e fa stare meglio te. Ponte alle Grazie.
  • Rust, S. (2016). Quando la giraffa balla col lupo. La comunicazione non violenta in 4 passi. Macro edizioni. 
  • Rosenberg, M.B. (2006). parlare pace. Quello che dici può cambiare il tuo mondo. Edizioni esserci. 

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Commenti 3
  • Patrizia Pilato

    Mi è piaciuto molto questo testo, grazie

  • Luisa Fossati

    Verissimo, Daniela; ha colto un aspetto fondamentale: la differenza fra giudizio e feedback. Il giudizio inibisce e non aiuta a crescere mentre un feedback (anche se negativo) dato efficacemente può essere di grande aiuto a chi lo riceve. Grazie perché mi ha fatto venire voglia di scrivere un articolo sul feedback.

  • Daniela Russo

    È giusto non dipendere dal giudizio altrui per sentirsi all’altezza o di valore. Vero è che e’ importante valorizzare e riconoscere quando si fa bene. Questo dà motivazione (non deve diventare necessario) e sprona e aiuta a fare sempre meglio o comunque a mantenere uno standard alto. Io insegno e aiuto mio figlio con i compiti e ho piacere a riconoscergli quando fa bene perché trovo sia incoraggiante.

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