Perché è importante non cedere ai sensi di colpa e ascoltare tutte le parti di noi (anche quelle che ci piacciono meno)?

Il senso di colpa è quel "campanellino" che suona quando sentiamo venire fuori parti di noi che riteniamo sbagliate. Ma siamo sicuri che siano veramente sbagliate?

10 SET 2021 · Tempo di lettura: min.

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Perché è importante non cedere ai sensi di colpa e ascoltare tutte le parti di noi (anche quelle che ci piacciono meno)?

Da molti anni, la nicchia di persone con cui lavoro di più sono donne realizzate sul lavoro ma che sono, dall'altro lato, fortemente portate a sentirsi in colpa per vari motivi.

In questo articolo, in particolare, voglio parlare della specifica situazione in cui a generare senso di colpa è la mancanza di voglia di fare cose importanti. Ad esempio, i giorni in cui si ha meno voglia di studiare, di lavorare, i giorni in cui si è meno concentrate o non si ha voglia di dedicarsi alla casa o alla famiglia come si fa di solito.

Maura (nome di fantasia) è una mia cliente di 31 anni. Medico, si è laureata brillantemente e ha iniziato subito a lavorare facendo in fretta una brillante carriera.

Arriva da me molto in ansia e preoccupata perché da qualche tempo nota un'inquietante procrastinazione nel portare avanti il lavoro di ricerca: si mette al computer inizia a lavorare con la migliore delle intenzioni e poi la testa vola via, si distrae, deve rifare più volte le stesse cose per poi cadere in preda del nervosismo e dell'ansia.

"Eppure, dottoressa, il mio lavoro mi piace!".

Ascoltando Maura, noto subito tre parti di sé che stanno parlando.

Quella attivista e che vuole fare le cose ("sono una persona che ha sempre concluso quello che iniziava in tempi rapidi"); quella critica ("mi incavolo con me e mi detesto quando mi distraggo"), quella di cui è meno consapevole e che si distrae. Decido di approfondire quest'ultima parte (mi chiedo: "cosa stai cercando di dirci?") ed emergono alcune cose importanti: Maura per tutta la vita, soprattutto negli ultimi anni, ha dato spazio esclusivamente al lavoro.

Ha smesso di dedicare tempo alle sue passioni, tranne a qualche ora di palestra alla settimana, esce poco, viaggia molto meno rispetto a quelli che sarebbero i suoi desideri. Chiedendole come veda questa parte di sé che vorrebbe viaggiare, uscire e divertirsi mi risponde che si tratta di una parte che ha messo a tacere da un bel po'; è qualcosa che la avrebbe distolta dal lavoro e dalle "cose importanti".

Nel corso del percorso terapeutico sono emersi tanti aspetti della vita di Maura, anche grazie al lavoro con EMDR, in cui veniva fuori un'infanzia molto centrata sul "devi".

Maura era una bambina spensierata, talvolta svogliata nel fare i compiti, italiano e inglese erano materie che non faceva volentieri e nei mesi primaverili la voglia di uscire era tanta e quella di studiare sempre meno. Quando emergevano queste parti di sé, i genitori (per quanto con ottime intenzioni e in buona fede) riprendevano aspramente Maura facendole presente che quella svogliatezza era nociva e la avrebbe sempre ostacolata nella vita. Spesso la confrontavano con i suoi compagni di scuola per farle vedere come anche bambini che dal loro punto di vista erano meno capaci di Maura, ottenevano risultati migliori perché si impegnavano più di lei. Da quel momento Maura imparò che quelle parti di sé "svogliate" e leggere erano un problema di cui liberarsi.

Iniziò sempre di più a dedicarsi solo a quelli che erano i suoi "doveri" (ripensando sempre alle parole del padre: "il tuo dovere è studiare") mettendo da parte tutto ciò che andava nella direzione della leggerezza e del divertimento. Quando quelle parti di sé si facevano vive, si voltava dall'altra parte e investiva ancora più energia per non perdere la concentrazione e non cedere alla voglia di svago.

Tuttavia, il bisogno di svago e relax continuava a bussare. Alle medie aveva trovato un compromesso andando a fare merenda e dicendosi: "se mangio ho la scusa per staccare perché non posso mangiare sul tavolo in cui faccio i compiti, sporcherei tutto". Così, un ulteriore sintomo che aveva sviluppato era quello di mangiare in modo sregolato.

Il percorso è stato intenso ed è stato importantissimo aiutare Maura a dare spazio a tutte quelle parti di sé: quella critica, quella attiva ma anche quella leggera che lei ha simpaticamente e bonariamente chiamato "fancazzista".

Mettendo insieme i pezzi si è resa conto di quanto quelle parti di sé più legate al dovere le fossero state utili per arrivare dove era arrivata ma è riuscita anche a mettere a fuoco che la leggerezza e lo svago non erano qualcosa di brutto e cattivo ma erano suoi alleati per sentirsi meglio, lavorare meglio, relazionarsi meglio e vivere meglio. La leggerezza era importante tanto quanto il dovere; nessuna parte doveva prevalere sulle altre, tutte le occorrevano per agire in funzione del proprio benessere.

Ad oggi Maura è serena nel suo lavoro, ha organizzato la sua vita in funzione anche del suo bisogno di svago e ha cambiato il suo rapporto con il cibo; mangia quando ha fame e non per avere una scusa per staccare dal lavoro.

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Stone H e Stone S (1996) Il dialogo delle voci. Conoscere ed integrare i nostri sè nascosti.
  • Shapiro F. (2000) EMDR Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari – McGraw-Hill – Milano - Psicologia

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