La comunicazione assertiva contro i ricatti affettivi

Si sente spesso parlare di manipolazione affettiva, ricatti e senso di colpa nelle relazioni. Come fare a rompere questo circolo vizioso? La comunicazione assertiva può essere d'aiuto

8 APR 2015 · Tempo di lettura: min.

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La comunicazione assertiva contro i ricatti affettivi

Chi di noi non si è mai sentito vittima di un ricatto emotivo? Capita spesso nelle relazioni di sentire la frase "se mi volessi bene faresti così…" o "io penso più al tuo bene che al mio", piccole armi di manipolazione quotidiana che erodono i rapporti giorno dopo giorno e che hanno caratteristiche precise.

Di solito tale manipolazione affettiva si basa su due presupposti fondamentali:

  • Si prova a negare il legame affettivo che esiste con la persona "ricattata" e si tenta di instillare in questa un senso di colpa.
  • Spesso chi prova a manipolare affettivamente qualcuno non ne ha nemmeno intenzione, cerca, attraverso il ricatto di colmare o esprimere un bisogno che non riesce a verbalizzare in altro modo.

Tipiche sono le frasi che camuffano una manipolazione affettiva :

  • "Ma ti costa tanto fare così? A me fa piacere"
  • "Fai tu, però io mi dispiaccio"
  • "Perché non fai come dice la mamma? Poi la fai star male…tanto che ti costa?"
  • "Lo dico per il tuo bene"
  • "Tanto che ti cambia…"

Se poi frasi del genere vengono reiterate continuamente, accompagnate dal tipico atteggiamento di dispiacere capace di generare senso di colpa in persone che tengono molto al legame affettivo con la persona in questione, liberarsi di tale dipendenza affettiva che un altro manifesta verso di noi può diventare molto difficile.

L'assertività è una buona arma per affermare i propri bisogni e non permettere agli altri di farci mettere i loro desideri prima dei nostri. In cosa può aiutarci l'assertività? Come ci dice il Dott. Matteo Monego:

Libet e Lewinsohn, psicologi americani, hanno definito l'assertività come:

"la capacità del soggetto di utilizzare, in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell'ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative. È una modalità di comunicazione caratterizzata da un atteggiamento positivo e di sicurezza verso se stessi e verso gli altri".

In altre parole possiamo considerare l'assertività come uno stile comunicativo, che consiste nella capacità di esprimere liberamente, senza aggredire o essere aggrediti, il proprio pensiero, le proprie idee o punti di vista, riuscendo ad esprimere i sentimenti e i vissuti tenendo in considerazione il punto di vista altrui. Per esprimere apertamente le proprie esigenze e le proprie emozioni, tenendo presente gli effetti che avranno sulla persona e sul comportamento altrui, è necessaria una preliminare buona conoscenza di se stessi.

La comunicazione assertiva su basa su alcuni elementi:

  • Un comportamento partecipe che consenta al soggetto di essere attivo e non solo reattivo, in balia, cioè, dei comportamenti altrui. È necessaria una buona autostima che porti la persona a manifestare le proprie emozioni senza difficoltà compresa la capacità di esprimere anche il proprio disappunto nei confronti dell'altro.
  • Una piena fiducia in sé e negli altri in grado di aiutare una persona ad affermare se stessa senza denigrare gli altri, a non imporsi, a non giudicarli in modo offensivo. La fiducia in se stessi genera pensieri positivi che avranno sicuramente un buon impatto sul nostro comportamento.
  • La capacità di manifestare i propri sentimenti in modo chiaro e diretto, con il giusto tono e volume della voce, per evitare che vengano percepiti in modo minaccioso o aggressivo. E' fondamentale saper modulare la propria voce in base al livello emotivo più congruo con la situazione: viceversa riusciremo difficilmente a portare a termine l'opera di persuasione.
  • Un buon controllo della comunicazione non-verbale, elemento che ha sempre un impatto molto importante nel soggetto a cui è diretta la comunicazione. La mancanza del contatto oculare, ad esempio, genera l'impressione di insicurezza e di fuga e rende poco efficace la comunicazione. La postura, così come la mimica facciale, deve essere orientata verso l'interlocutore: anche con il corpo esprimiamo interesse verso l'altro e non solo attraverso le parole.

Quelli appena elencati sono caratteristiche fondamentali della comunicazione assertiva, utile, come si diceva prima, a "liberarsi" dai ricatti affettivi. Essere concentrati sui bisogni dell'altro ma anche sui propri permette di reagire a frasi del tipo "se mi volessi bene faresti così…" accogliendo il messaggio e rispondendo "io ti voglio bene ma…": in questo modo potremo essere in grado di decodificare la comunicazione altrui, rendere evidente il ricatto affettivo, smontarlo e ottenere un rapporto più diretto ed equilibrato.

Il senso di colpa che una volta l'altro poteva generare in noi lascerà spazio sempre più alle nostre convinzioni

Non ci sentiamo in colpa quando siamo convinti di aver sbagliato?

Ma siamo sicuri di essere in torto ogni volta che ci viene fatto notare?

Per concludere: l'assertività permette una comunicazione efficace e soddisfacente e comprende la capacità di esprimere i propri sentimenti, la scelta di quale comportamento adottare in un determinato contesto, la difesa dei propri pensieri e diritti, l'incremento della propria autostima e della sicurezza in sé, la capacità di esprimere facilmente una propria opinione in disaccordo ogniqualvolta lo si ritenga opportuno, la richiesta agli altri di modificare i propri comportamenti quando vengono percepiti come fuori luogo o offensivi.

La comunicazione assertiva tende ad impostare un rapporto diverso, equilibrato e con obiettivi condivisi, in cui il confronto non porta necessariamente alla vittoria di uno e alla sconfitta dell'altro.

Questo rapporto è basato su due aspetti fondamentali:

  • L'ascolto e il rispetto dell'altro;
  • La comunicazione chiara e senza aggressività di ciò che si desidera in termini di bisogni e di ciò che si sente in termine di vissuti.

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Scritto da

Dott. Matteo Monego Linkedin

Psicologo Nº iscrizione: Albo degli Psicologi della Lombardia 03/6719

Laureato a Torino, laurea quinquennale in Psicologia Clinica e di comunità, nel 1999 si abilita alla professione di psicologo. Successivamente consegue l’abilitazione alla psicoterapia, dopo aver frequentato il corso quadriennale di specializzazione in psicoterapia interattivo-cognitiva. Dal 2004 svolge privatamente la professione di psicologo e psicoterapeuta.

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Commenti 8
  • Alessandra L

    Buongiorno, volevo chiedere: in un rapporto di amicizia frasi come “se sei davvero mia amica, come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo, pensavo mi volessi più bene di così”, “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti, ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto” sentir dire “non meriti altre risposte” … e simili come possono considerati? Precisando che questo avveniva sempre quando cercavo di dire cosa non mi andava, mentre l’altra persona diceva sempre cosa non le andava di me, e asseriva di voler io facessi altrettanto.

  • manuela andriotto

    La comunicazione non verbale o linguaggio del corpo è un'arma potentissima, mai sottovalutarla...allenatevi studiandola e poi osservando le persone, capirete cosa pensano, i loro atteggiamenti. Osservate i loro punti deboli, e fatene punti di forza, io sono stata una ricattata sul lavoro. Ho usato il linguaggio del corpo, la postura e la modulazione di voce per sconfiggere un grande nemico. Quando mi sentivo troppo sotto pressione allargavo le dita dei piedi, e mi rilassava.

  • Alessandra L

    Quindi in un rapporto di amicizia frasi come: "se sei davvero mia amica come dici, fai così", "se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto", "mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così" e simili...possono essere considerate dei ricatti?

  • Chiara caramelli

    Difficile riuscirci. Spesso quando si parla dei nostri bisogni, la persona prende come una critica quello che si sta dicendo.

  • caterina scotto

    Quando la persona è completamente formata si può ancora riuscire a lavorare su di sé per raggiungere una buona qualità della propria comunicazione con gli altri?

  • Matteo donati

    La vostra è una analisi perfetta, ma quando hai di fronte delle persone aggressive e arroganti, spesso non funziona. Anche di fronte agli arrivisti e agli ambiziosi non funziona. Spero di essere io in errore ad affermare ciò che dico, ma tra tutte le cose che osservo e che vivo sulla pelle, mi sembra che la definizione di 'piena fiducia in se stessi' sia un ideale molto alto e soprattutto soggetto a delle variazioni che dipendono dall'ambiente e dalle persone che hai di fronte. Rimane un'ultimo interrogativo: cosa fare di fronte alla indifferenza?

  • Lucia Bafunno

    E quando l'altro ti ricatta mostrando evidenti segni di malessere fisico? O facendosi del male per non essere lasciato*? essere asserviti in questo caso non è sufficiente, perchè l'altro tende a farti sentire moralmente responsabile.

  • Paola Liborio

    Bello! È anche espresso molto chiaramente, proprio...assertivo!!! un abbraccio

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