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L'approccio umanistico-esistenziale

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Cosa s'intende in psicologia per approccio umanistico-esistenziale? Quali sono le caratteristiche principali di questa teoria?

28 APR 2017 · Tempo di lettura: min.
L'approccio umanistico-esistenziale

"In ogni organismo, uomo compreso, c'è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche, una tendenza naturale alla crescita", (Carl Rogers).

In psicologia esistono diverse teorie e approcci alla terapia. Gestalt, cognitivo-comportamentale, o sistemico-relazionale sono solo alcuni delle modelli che guidano psicologi e psicoterapeuti nel loro lavoro quotidiano con i propri pazienti.

Uno degli approcci utilizzati in psicologia è quello umanistico-esistenziale. Questa teoria fa riferimento alle teorie filosofiche dell'umanesimo e dell'esistenzialismo in cui la persona si ritrova al centro della terapia. Uno dei principali teorici cui fa riferimento questa scuola è Carl Rogers, psicologo statunitense e autore del libro "La terapia centrata sul cliente", pubblicato nel 1951.

Da una parte la psicologia umanistica degli Stati Uniti e dall'altro quella esistenzialista dall'Europa crearono un nuovo approccio, una terza forza che si distanziava dalla psicoanalisi freudiana e dal comportamentismo di Watson che, a sua volta, fu il punto di incontro di altre teorie psicologiche dell'epoca (gestalt, bioenergetica, analisi transazionale, ecc.).

La caratteristica principale della psicologia umanistico-esistenziale è proprio quella di mettere al centro l'essere umano che, rispetto alle teorie precedenti, non è in balia delle forze esterne e interne ma è invececonsapevole delle sue scelte e responsabile della sua esistenza. Ogni persona vive una propria esperienza unica e può sviluppare le proprie potenzialità attraverso l'accettazione dei propri limiti interni e quelli provenienti dall'esterno. Secondo Carl Rogers, infatti:

"Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé, gli atteggiamenti di base e gli orientamenti comportamentali. Queste risorse possono emergere quando può essere fornito un clima definibile di atteggiamenti psicologici facilitanti".

Secondo i terapeuti, i disturbi psicologici si presentano quando si crea un blocco nell'adattamento dell'individuo, bloccando, a sua volta, il percorso di crescita dell'individuo. Il terapeuta specializzato nell'approccio umanistico-esistenziale, dunque, si concentra sulla persona attraverso un approccio non giudicante che considera il paziente nella sua totalità. Le azioni dell'uomo, infatti, non sono più il risultato degli istinti, quanto della sua volontà di autorealizzarsi, di conoscere e di esprimersi. Durante la terapia, dunque, è necessario conoscere il proprio paziente per cercare di eliminare gli ostacoli che si frappongono fra lui, la sua crescita personale e il suo adattamento. Il terapeuta dovrà soprattutto ascoltare e provare a comprendere, senza cercare di analizzare. Rispetto ad altre teorie, inoltre, il paziente è una parte estremamente attiva nel processo di ripresa e di riadattamento.

Solitamente questo approccio psicologico può essere utile per persone che soffrono di diversi disturbi psicologici, fra cui: depressione, disturbi bipolari, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi della personalità, traumi, ansia. Le caratteristiche principali del terapeuta, inoltre, dovranno essere comunicazione, empatia e distacco emotivo allo stesso tempo.

Rispetto al passato, l'approccio umanistico-esistenziale apporta un'altra novità: la terapia di gruppo. Attraverso le relazioni che si sviluppano all'interno del gruppo, infatti, è possibile creare maggiore consapevolezza nel paziente e aiutarlo a riconoscere sé stesso e il mondo esterno.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in approcci psicologici.

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1 Commenti
  • Erika Strada

    Distacco emotivo...proprio no!! Nella definizione di empatia a cui fa riferimento Rogers è già inclusa la distinzione dal contagio emotivo (che immagino sia ciò a cui voleva riferirsi l'articolo): "Sentire il mondo personale del cliente come se fosse nostro, senza però mai perdere questa qualità del come se, questa è empatia: sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente, senza però aggiungervi la nostra paura, il nostro turbamento”.

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