Psicoanalisi: Freud e l’inconscio

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L'inconscio influenza costantemente il nostro modo di pensare e di agire, a volte attraverso i sogni e in altri casi attraverso l'apparizione di un vero e proprio disturbo psicologico.

7 mag 2018 · Tempo di lettura: min.
Psicoanalisi: Freud e l’inconscio

«L'elemento infantile è la fonte dell'inconscio, ed i processi del pensiero inconscio non sono null'altro che quelli - e soltanto quelli - prodotti nella prima fanciullezza», Sigmund Freud.

Nel mondo della psicologia, uno dei personaggi che più ha condizionato il modo di interpretare la mente umana è stato senza dubbio Sigmund Freud, neurologo e filosofo austriaco che visse fra il 1856 e il 1939, soprannominato il "padre della psicoanalisi". Uno dei concetti più importanti dei suoi studi che ha rivoluzionato la psicologia è stato l'"inconscio". Di cosa si tratta?

Secondo Freud, conscio, preconscio e inconscio sarebbero le tre forze che governano la nostra mente. Le prime due parti, più riconoscibili, sono spesso vittime della censura e in alcuni casi i ricordi traumatici vengono rimossi e rilegati nell'inconscio. Quest'ultimo sarebbe la parte più nascosta dove sopravvivono i traumi e i desideri repressi: proprio per questo motivo può avere un forte impatto e influenza sulla vita degli individui. Quando ciò che ci accade è angosciante e non vogliamo affrontarlo, la nostra mente può decidere di reprimere questi ricordi e di immagazzinarli in una zona nascosta chiamata, appunto, inconscio. Tuttavia, questi pensieri non scompaiono. Al contrario, l'inconscio influenza costantemente il nostro modo di pensare e di agire, a volte attraverso i sogni e in altri casi attraverso l'apparizione di un vero e proprio disturbo psicologico.

«L'inconscio è un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove».

Quando conscio e inconscio si scontrano, la nostra mente entra in conflitto. La soluzione a tutto questo, secondo Freud, è la psicoanalisi. Questo nuovo tipo di terapia nacque grazie all'incontro con il celebre psichiatra e medico Joseph Breuer. Quest'ultimo, infatti, parlò a Freud dell'utilità per il paziente con disturbi psicologici di parlare delle proprie sensazioni, pensieri e ricordi. Quello che inizialmente venne ribattezzato "metodo catartico", si trasformò poi nella psicoanalisi:

«[…] le parole sono anche strumento fondamentale del trattamento psichico. Certo, difficilmente il profano potrà comprendere come le "sole" parole del medico possano rimuovere disturbi patologici somatici e psichici. Penserà che gli si chieda di credere nella magia. E non ha tutto il torto; le parole dei nostri discorsi di tutti i giorni sono solo magia attenuata».

L'idea di base è che molti disturbi mentali provengano proprio da traumi e situazioni passate che il paziente ha confinato nell'inconscio. Quando si innesca un conflitto fra conscio, ciò che la persona sa di sé stessa, e inconscio, ciò che essa nasconde, si viene a creare un disturbo psicologico. La psicoanalisi, dunque, aiuterebbe a risolvere questo conflitto attraverso la parola e un metodo particolare, quello delle libere associazioni che consiste nell’aiutare la persona a fare associazioni eludendo in parte il controllo razionale. Freud, inoltre, utilizzava altre tecniche come il rapporto di mediazione che si instaura con il terapista e attraverso altre tecniche utilizzate da Freud, come l'ipnosi, l'analisi dei sogni o il transfert.

Nel corso della sua vita Freud delineò altre teorie, come quella del complesso di Edipo, la nevrosi, la teoria sulla libido, e quella dell'Es, Io e Super-io.

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 Articolo rivisto e corretto dal dottor Matteo Monego      

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