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La sindrome della capanna e il non volere uscire di casa

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

 La sindrome della capanna o del prigioniero fa riferimento a quelle persone che hanno vissuto abbastanza bene il confinamento e non hanno più voglia di uscire di casa.

8 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
La sindrome della capanna e il non volere uscire di casa

Abbiamo contato i giorni, per poter di nuovo uscire, respirare l'aria fresca e riprendere un po’ di sole. All’improvviso ci troviamo davanti il fatidico momento in cui è davvero possibile, ma adesso non ci va più.

È una sensazione mista di paura e di insicurezza, di tristezza o ansia per il cambiamento che ci troveremo davanti, unito alla mancanza di un obiettivo. La sindrome della capanna o del prigioniero, è un malessere temporaneo o può durare molto tempo?

Cos’è la síndrome del prigioniero?

La sindrome del prigioniero o della capanna è una sindrome che implica la voglia di continuare a rimanere nel proprio rifugio e non voler uscire da esso. Non è una vero e proprio disturbo mentale, ma è associato normalmente a una condizione particolare collegata a un lungo periodo di clausura, come per esempio una malattia, o una condizione patologica, o nel caso che abbiamo appena vissuto, alla pandemia del Coronavirus.

È una sindrome che si è presentata precedentemente nelle regione del Nord America, dove il freddo inverno porta alla chiusura totale, ma è un termine (e conseguentemente anche una sindrome) non riconosciuta completamente a livello psicologico e scientifico, poiché manca di letteratura e casistica. Sono stai evidenziati comunque alcuni casi in cui dove un paziente dopo un lungo ricovero o presidio, abbia sviluppato insicurezza, paura e ansia verso il mondo esteriore. E sembra che questa sensazione stia accompagnando anche molto persone alla fine del lockdown.

sindrome della capanna e agorafobia

La sindrome della capanna è agorafobia?

Potremmo identificare la sindrome della capanna con l’agorafobia? In realtà la sindrome della capanna è una sindrome che con il tempo dovrebbe sparire o diminuire con il normalizzarsi della situazione esterna o con l’adattamento alla nuova situazione.

Anche alcuni sintomi sono simili, come appunto la voglia di non uscire e rimanere a casa, collegati ad un eventuale stato ansioso, l’agorafobia è una vera e propria fobia che nasce in seguito a circostanze personali particolari e che richiede un accompagnamento terapeutico specifico per questo disturbo. In ogni caso è sempre opportuno, nel caso in cui l’ansia per uscire o il malessere, si prolungassero nel tempo o diventassero molto intensi, chiedere aiuto a uno specialista nella cura degli attacchi d’ansia .

Perché non ho voglia di vedere nessuno e uscire di casa

Ma perché si manifesta la sindrome della capanna e non si ha voglia né di uscire di casa, né di vedere nessuno?

Le nostre case sono diventate il luogo in cui possiamo scappare dal virus ed essere sicuri, dove le nostre giornate scorrono ormai con una routine acquisita in questi mesi che ora dobbiamo di nuovo abbandonare per buttarci in un mondo pieno di insicurezze e incertezze. Non siamo abituati più ad uscire, e non uscendo più ciò che c’è la fuori ormai non lo conosciamo più, e quindi iniziamo a immaginare le cose peggiori e aumentano le paure: paura del futuro, della malattia, del prossimo, di prendere decisioni, di avere una vita non organizzata da un’autorità.

Per molte persone queste paure sono più forti e più scomode di un confinamento in un piccolo appartamento senza mezzi.

Ma c’è anche un altro punto. La nostra società è la società del fare e del produrre, e in molti casi il lockdown ci ha obbligato a rallentare, a stare coi nostri cari e riscoprire la nostra casa. Molte persone che hanno vissuto bene questo periodo, potrebbero essere restie a un rientro nella caotica vita quotidiana, fatta di stress e attimi rubati.

Ciò che vedo in città non è più lo stesso

Un altro motivo d’ansia è collegato al fatto che ciò che si vede non è più lo stesso. Le cose sono cambiate e non si sa se torneranno come prima, alcune imprese e negozi sono chiusi o aperti con limiti d’orario e di ingresso, i bambini sono ancora a casa, bisogna fare attenzione alle distanze tra le persone e non ci si può avvicinare.

Oltre al fatto che molto spesso non si ha nemmeno un valido motivo per uscire, e ci si trova spersi girando intorno al proprio quartiere.

Tutte queste situazioni possono generare ansia o tristezza, e far perdere la voglia di uscire. Ma a volte è meglio provare a fare le cose a piccoli passi, provare ad uscire un po’ con le dovute precauzioni, ed avere pazienza, nella speranza che questo periodo passi per ritornare ad abbracciarci e non avere più paura.

superare la paura di uscire di casa

Come superare la paura di uscire di casa?

Come abbiamo visto poco prima, la sindrome della capanna non è un vero e proprio disturbo, ma una sindrome legata al fatto che siamo stati tanto tempo costretti in casa senza poter uscire a causa del coronavirus, e adesso varcare il confine del nostro rifugio ci fa paura.

La paura di per sé non è una cosa negativa: ci fa essere più responsabili e prudenti, e ci aiuta a rispettare le misure che ci danno le autorità sanitarie. Inoltre combattere contro la paura, quando invece la proviamo, fa si che questo sentimento cresca ancora di più e ci paralizzi.

È importante invece accettarla, e cercare di superarla provando a uscire, ma portando con noi la responsabilità e le precauzioni necessarie.

Ma come facciamo a salire se ci sentiamo bloccati dall’ansia?

Proviamo a seguire questi 4 passi:

  • Impariamo a differenziare la possibilità che succeda una disgrazia dall’alta probabilità o dalla certezza che questa accada realmente. La paura ci fa credere che il peggio sicuramente accadrà con scenari tragici e apocalittici. Ma in realtà non è detto  che sia così. È una possibilità non una certezza. Questo non vuol dire che bisogna essere irresponsabili e minimizzare la situazione, ma semplicemente accettare che esiste la possibilità e capire  che possiamo proteggerci rispettando le precauzioni e adottando certi comportamenti volti a favorire la protezione e sfavorire la diffusione del virus. Dobbiamo avere fiducia nel nostro buon senso, e nelle capacità del personale sanitario, oltre al fatto che è importante ricordare che la maggior parte delle persone hanno superato questo virus con sintomi lievi.
  • Il secondo passo per superare la paura riguarda il fatto di mantenere un ambiente sereno in casa. Pensiamo che stando a stretto contatto con qualcuno tutto il giorno, sicuramente trasmetteremo a questa persona stati d’animo e sensazioni. Pertanto è molto probabile che se viviamo in uno stato d’ansia, condizioneremo gli altri membri della famiglia facendogli provare gli stessi dubbi ed emozioni. È importante cercare di razionalizzare e proteggere i nostri cari anche psicologicamente, e se abbiamo paura, farci aiutare da loro senza andare nel panico.
  • Il terzo passo è quello di cambiare punto di vista cercando di eliminare i pensieri catastrofici con altri più razionali che ci aiutino a trovare una maniera per convivere con il virus. Per esempio pensando che esistono diverse fasi di gravità per quanto riguarda il coronavirus: molte persone hanno superato il virus in casa, stando in quarantena e in isolamento con sintomi lievi, altre persone sono state ricoverate in ospedale, ma hanno superato il virus grazie all’impegno dei medici e di tutto il personale e delle strutture sanitarie. Inoltre tutto il mondo sta lottando contro questa malattia, cercando il vaccino e le cure nel minor tempo possibile. Questi pensieri ci aiuteranno ad affrontare meglio quello che succede, soprattuto ricordandoci che non siamo soli.
  • Il quarto passo è quello di cercare di avere dei pensieri positivi e di “allenarci” in questa direzione. Rimanere chiusi in casa potrebbe ingigantire le nostre paure e portarci a problemi peggiori in seguito (come sfociare in qualche fobia come l’agorafobia). Piuttosto, se il mondo fuori ci fa paura, proviamo ad affrontarlo a piccole dosi. Per esempio proviamo il primo giorno proviamo solo a scendere le scale e varcare il portone di casa e poi ritornare. Un piccolo passo che ci permetterà di verificare che il mondo è sempre lo stesso. Il secondo giorno proviamo ad andare un po’ più lontani, magari con un obiettivo che ci distragga un po’ dalla paura, tipo buttare la spazzatura , e così via. Ogni giorno un po’ più lontano, per normalizzare quello che sta succedendo (ma sempre con attenzione e rispettando le precauzioni!).

effetti  lockdown

Effetti del lockdown sul nostro corpo e sulla nostra mente

In generale il lockdown in sé non ha conseguenze dirette né sul nostro corpo, né sul sistema immunitario. Sicuramente invece ci possono essere conseguenze sullo stato psicologico derivanti da diverse casistiche: dall’ansia per la malattia, a eventuali rapporti tesi con i famigliari, a situazioni difficili di convivenza e di spazi, a maggiori difficoltà di vivere il confinamento a cause di disturbi mentali o fisici, o molto altro.

In caso si verifichino alcune di queste condizioni lo stress e l’ansia generata da tali situazioni può indebolire e stressare anche il nostro corpo e il nostro sistema immunitario.

Per questo è importante non fare finta di niente se ci dovessimo sentire debilitati psicologicamente, ma cercare di accettare e superare le nostre paure, chiedendo aiuto a chi ci sta vicino o anche a uno psicologo che ci possa seguire in questi difficili momenti. In questo periodo di lockdown si è affermata la terapia psicologica online come forma alternativa altrettanto valida e funzionale, alla terapia tradizionale, e che può essere realizzata anche a distanza. Se volete scoprire di più sulla terapia online, scoprite la nostra pagina di approfondimento! 

Cosa Portare con con noi dopo il lockdown?

Cosa possiamo portare con noi da questa esperienza del lockdown? La situazione che abbiamo vissuto ci ha portato a riflettere su chi siamo e sul ruolo che abbiamo sia all’interno della nostra collettività, della nostra società ma anche come esseri umani. Da queste riflessioni, ci sono alcuni punti che dovremmo cercare di portare sempre con noi, perché siano spunto di riflessione e ci permettano di affrontare le cose in maniera più responsabile e serena:

  • La vulnerabilità. Non siamo invulnerabili e a volte ce ne dimentichiamo, ma è importante ricordarselo per prendersi cura di sé stessi, di chi ci circonda e dell’ambiente in cui viviamo.
  • La nostra interiorità. Non esiste solo il divertimento, è importante andare a fondo dentro noi stessi per scoprirci davvero e apprezzare le cose bella della vita, come il silenzio, la natura, la nostra respirazione, ascoltare i battiti del nostro cuore, e tante altre piccole cose che possono aprirci gli occhi verso l’infinito.
  • La solidarietà. È importante ricordarci che viviamo in una società, e dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri.
  • Austerità, o ancora meglio la semplicità. Le cose semplici sono le migliori, e anche se sembra una frase fatta, accontentarci di poco molto spesso ci fa vivere meglio. In questo periodo di clausura e paura abbiamo capito cos’è e chi è importante nella nostra vita. Ed era tutto molto più semplice del trambusto che ci creiamo nella vita normale. Sarà importante ricordarselo. 
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