Transfert e controtransfert

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Il transfert può essere negativo o positivo a seconda dei sentimenti che entrano in gioco.

26 set 2017 · Tempo di lettura: min.
Transfert e controtransfert

"È dunque normalissimo e comprensibile che l'investimento libidico, parzialmente insoddisfatto, tenuto in serbo con grande aspettativa dall'individuo, si rivolga anche alla persona del medico. In conformità con le nostre premesse, questo investimento si atterrà a certi modelli, procederà da uno dei clichés esistenti nella persona interessata, oppure, in altri termini, inserirà il medico in una delle 'serie' psichiche che il paziente ha formato fino a quel momento", Sigmund Freud.

Il fenomeno del "transfert" riguarda quel sentimento e quelle pulsioni che, a volte, si possono sviluppare nel paziente nei confronti del suo analista, durante un percorso di psicoanalisi. Inconsciamente, Il paziente trasferisce i sentimenti che ha provato in un'altra relazione, ad esempio con i genitori, verso il suo analista. Queste emozioni sembrano reali, tanto da convincesi, ad esempio, di essere realmente innamorati dell'altra persona.

Tuttavia, queste sensazioni non sono altro che sentimenti che riemergono proprio grazie alla psicoanalisi ma che sono solitamente legate a conflitti provenienti dall'infanzia.

L'analista ha il compito di riconoscere il transfert e di utilizzarlo per aiutare il paziente a raggiungere l'obiettivo dell'analisi. Il transfert avviene indipendentemente canoni estetici, fascia d'età o orientamento sessuale del paziente e dell'analista.

Il primo a parlare di transfert fu Sigmund Freud. Inizialmente per lui questa sorta di innamoramento indicava un ostacolo per la terapia stessa. In seguito, però, si rese conto che, attraverso il transfert, il paziente era in grado di rivivere i sentimenti, di amore o di odio a seconda della situazione, vissuti principalmente nei confronti dei suoi genitori. Per questo il cosiddetto "amore di transfert", secondo Freud, era utile all'interno della terapia per trovare la strada per la cura.

Il transfert può essere negativo o positivo a seconda dei sentimenti che entrano in gioco. Questi aggettivi, infatti, non riguardano l'esito della terapia ma la reazione del paziente.

Nel transfert positivo i sentimenti verso l'analista sono principalmente di affetto o d'amore. Nel caso del transfert negativo, invece, il paziente sviluppa sentimenti negativi come odio e spesso pulsioni sessuali. Si tratta di vere e proprie resistenze all'analisi che devono essere smontate per poter continuare il percorso.

L'analista a sua volta deve far in modo che il paziente non ceda al transfert e che, allo stesso tempo, non lo reprima. Attraverso questi sentimenti, infatti, si possono superare i conflitti vissuti nel passato.

Oltre a gestire il transfert del paziente, l'analista ha il compito di non lasciarsi andare al controtransfert. In questo caso, è l'analista a proiettare le proprie esperienze sul paziente in maniera incosciente. Secondo Freud, l'analista deve mantenere l'autodisciplina e deve riconoscere immediatamente i segnali di un eventuale controtransfert che potrebbe trasformarsi in un grande ostacolo per l'analisi. Altri studiosi, in seguito, come Ferenczi, invece, interpretarono questo fenomeno in maniera positiva e di aiuto per l'analisi stessa. Sul controtransfert continua a esserci dibattito, in quanto, alcuni esperti continuano a definirlo come un ostacolo ulteriore da eliminare, altri, invece, lo definiscono utile. In quest'ultimo caso, inoltre, alcuni credono che sia utile parlarne con il paziente, mentre altri psicoanalisti pensano che sia un fenomeno su cui riflettere da soli.

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