Il narcisismo sano, patologico, gli altri e il loro buco

ll narcisismo può essere una gratificazione, seppur psicologica, necessaria quando la realtà ci pone difronte a difficoltà e frustrazioni continue.

5 OTT 2020 · Tempo di lettura: min.

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Il narcisismo sano, patologico, gli altri e il loro buco

Il problema e la questione narcisismo, oggi come oggi, è visibile ovunque. In tanti ne parlano, in tanti ne scrivono la gravità e in tanti cercano di avvisarne circa la "tossicità" a cui può portare la frequentazione di un narcisista.

In pochi però scrivono della sua importanza e di quanto esso sia determinante per lo sviluppo e l'equilibrio del sé. Tutti noi abbiamo attraversato una fase narcisistica in cui abbiamo investito solo su noi stessi, sul "proprio corpo come oggetto d'amore", senza considerare i bisogni degli altri che ci erano attorno. In questa fase, posta alla nascita di tutti noi, abbiamo creduto fermamente di essere onnipotenti, capaci di far comparire "magicamente" ciò di cui si ha bisogno o mancanza.

Per la vita di ciascuno di noi, dunque, sentirsi onnipotenti, in questa primissimo momento di vita, è stato fondamentale per sviluppare, successivamente, un certo grado di autonomia, di autosufficienza, di stima di sé, indipendenza dall'ambiente e dagli altri, di sicurezza e di piacere nello stare con sé stessi. Il narcisismo, provando a fare un esempio, può essere una gratificazione, seppur psicologica, necessaria quando la realtà ci pone difronte a difficoltà e frustrazioni continue. Nell'adolescenza, si prenda spunto, quote di investimento narcisistico su sé stessi sono innumerevoli e poste a salvaguardia dalla frustrazione, dalle difficoltà scolastiche, da quelle cose che sembrano inutili, a volte incomprensibili e perciò umilianti le proprie capacità. Valorizzare al massimo il proprio narcisismo - elaborare disprezzo verso gli altri, vantarsi e farsi ammirare dai compagni e dalla compagne per la propria capacità di sfidare l'ambiente e l'autorità - permette a questi, in un brutto momento, di mantenere una certa stima di sé...purché tal momento e situazione duri poco permettendogli, quel tanto che gli serve, di ritrovare le energie per riaffrontare con animo più forte le difficoltà esterne.

Questa forma di narcisismo - che potrebbe dirsi sano - ha una funzione reintegrativa, fisiologicamente utile per la nostra attività e vita psichica. A volte infatti, per poter ritrovare se stessi è necessario ritornare nel proprio mondo interno, così da ritrovare in sé l'energia che in qualche modo ci è stata sottratta e ripartire per l'avventura della vita.

La vita allora, come ricorda Antonio Alberto Semi, è simile ad un pendolo che oscilla continuamente tra due poli: verso il mondo e le rappresentazioni esterne e verso il mondo interno, ovverosia verso sé stessi e, in particolare, verso l'Io. È questa oscillazione - ora verso un polo, ora verso l'altro - che permette una vita psichica equilibrata, appagante e ricca.

A determinare le cause di una patologia narcisistica è dunque la velocità dell'oscillazione del pendolo. Se infatti questa è protesa solo verso il polo del mondo interno, la persona, non investendo adeguatamente più sul mondo esterno, soffrirà di gravi problemi nel rapporto con gli altri, minando irrimediabilmente lo sviluppo della capacità di amare. Gli altri allora diventerebbero solo "oggetti utilitaristici", necessari a tenere in piedi un'autostima che altrimenti, non trovando nulla a cui aggrapparsi, farebbe sprofondare in un oceano di (a) invidia in quanto, come dice Anna Segal, rifacendosi alla sua maestra Melanie Klein, "se una persona è interiormente convinta di avere qualche mancanza e di essere continuamente a rischio di venire scoperta nelle sue debolezze, sarà invidiosa di coloro che appaiono soddisfatti o che hanno quelle risorse che secondo lei potrebbe compensare le sue mancanze"; e (b) vergogna la quale, diversamente dalla colpa in cui si può avere la sensazione di non vivere all'altezza di uno standard, porta con sé la paura di essere irreparabilmente difettati,motivo per cui a questa emozione si accompagna l'urgenza di sparire, di non essere visti in una sorta di credenza onnipotente e magica secondo cui chi non guarda non può essere visto.

Il bisogno degli altri, come ben dice Nancy Mcwilliams, in questa forma di narcisismo c'è, ed è anche profondo...è l'amore per loro ad essere superficiale. Non c'è preoccupazione, comprensione, empatia per l'altro, c'è solo la ricerca e la necessità soverchiante di sentirsi apprezzati, capaci, efficienti.

Con queste persone - a sentirle parlare - risulta chiaro che a monte della loro sofferenza non ci sia un conflitto ma una sorta di deficit: nella loro vita interiore manca qualcosa.

A cosa è dovuto questo deficit?

È possibile che queste persone abbiano avuto un'importanza centrale per i genitori non per quel che erano veramente ma per la funzione che svolgevano. Il bambino ha imparato così ad essere apprezzato per rispondere prontamente ai bisogni genitoriali convincendosi, altrettanto chiaramente, che semmai fossero stati scoperti i suoi sentimenti reali, e in particolare quelli ostili ed egoistici, sarebbe stato rifiutato o umiliato.

André Green, più drammaticamente, fa risalire la patologia narcisistica al cosiddetto "complesso della madre morta". Naturalmente non si riferisce ad un lutto reale ma ad una condizione per cui la madre (o chi per lei) ad un certo punto distogliendo bruscamente il proprio investimento affettivo nei confronti del figlio "continua ad amare, continua ad occuparsi di lui. Ma, come si dice, 'senza metterci l'anima'" ragione per cui il bambino cresce, per l'appunto, con un 'buco' nella sua trama psichica.

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Scritto da

Dott. Aldo Monaco

Bibliografia

  • Gabbard G. O. Psichiatria psicodinamica, quinta edizione basata sul DSM-5, Raffaello Cortina Editore, 2015
  • Galimberti U. (2007) Psicologia, Garzanti, Milano
  • Green A. (1983) Narcisismo di vita, narcisismo di morte, Borla, 2005
  • Laplanche e Pontalis (1967) Enciclopedia della psicoanalisi, vol. II, Laterza, 2010
  • McWilliams N. La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio Editore, Roma, 2012
  • Semi A. A. Il narcisismo, Il Mulino, 2007
  • Winnicott D. (1967) Gioco e realtà, Armando editore, 2005

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