È forte chi ha il coraggio di essere vulnerabile

Solo accettando la nostra vulnerabilità e le nostre imperfezioni possiamo costruire relazioni vere con gli altri, stare bene con noi stessi ed essere più forti e autentici.

3 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
È forte chi ha il coraggio di essere vulnerabile

Solo accettando la nostra vulnerabilità e le nostre imperfezioni possiamo costruire relazioni vere con gli altri, stare bene con noi stessi ed essere più forti e autentici.

In questi giorni ho fatto una scoperta interessante su alcuni studi compiuti da una docente, ricercatrice, scrittrice e storyteller americana, Brené Brown. Una delle sue ricerche mi ha colpito e l'ho trovata affine al mio pensiero. Questi studi affrontano delle tematiche che riguardano tutti noi: la vergogna e la vulnerabilità.

La Brown ha lavorato per più di dieci anni facendo interviste, raccogliendo lettere e diari di tantissime persone e ha accumulato migliaia di dati. La sua attività si è concentrata sul capire come la vulnerabilità influisca nelle relazioni umane.

La famosa ricercatrice ha fatto un lavoro anche su se stessa, è stata in terapia, ed è rimasta sorpresa di come e quanto la capacità di accettare le imperfezioni, anziché vergognarsene, sia necessaria per connettersi in primis con se stessi e poi con gli altri.

Le varie interviste effettuate durante la ricerca, in cui si ponevano domande riguardo all'amore, alle relazioni e al senso di appartenenza in generale, furono divise in due gruppi per individuare due tipologie di persone:

  • quelle che provavano un senso di merito, di appartenenza e di amore;
  • e le altre che si chiedevano «se erano all'altezza», «se erano abbastanza».

La variabile più importante che differenziava le persone dei due gruppi era che i primi sapevano di meritare amore e connessione e potevano essere definite "persone di cuore"; i secondi invece no. Ciò che impedisce alle persone di connettersi è dunque la paura di non meritare la connessione.

Le persone capaci di creare connessioni

La ricercatrice è giunta a identificare 4 caratteristiche fondamentali che hanno in comune le persone capaci di creare connessioni.

  • 1. La compassione, essere gentili prima con se stessi e poi con il mondo, perché non possiamo essere compassionevoli con le altre persone se prima non riusciamo a trattare bene noi stessi.
  • 2. Il coraggio di essere imperfetti/e.
  • 3. L'autenticità, cioè la volontà di abbandonare il sé ideale per essere se stessi. E ciò è fondamentale per entrare in connessione con gli altri;
  • 4. La vulnerabilità: la caratteristica più importante. Le persone che possiedono il coraggio, la compassione e sono capaci di connessione hanno in comune tra loro la vulnerabilità. È questo il concetto chiave: accettano completamente la vulnerabilità e credono che quello che li rende vulnerabili li rende belle persone.

"La vulnerabilità è la culla della gioia, della creatività, del senso di appartenenza, dell'amore".

Condivido il punto di vista della Brown: accettare di sentirsi vulnerabili è l'unico modo per costruire relazioni reali. Coloro che sanno di meritare i rapporti con gli altri accettano la loro vulnerabilità, perché è proprio questa a renderle persone migliori.

Possiamo riconoscere la forza della vulnerabilità nella volontà di dire «ti amo» per primi, di investire in una relazione che potrebbe funzionare o no; nel desiderio di agire senza avere garanzie di successo; nella volontà di smettere di prevedere, controllare e quindi nel "buttarsi", nel rischiare.

È importante fallire: il fallimento fa parte della vita. Ed è fondamentale per crescere, per migliorarsi ancora e ancora. È proprio dai fallimenti che impariamo di più, non dalle vittorie. In uno dei suoi libri, "La forza della fragilità", la studiosa americana si focalizza proprio sull'importanza di cadere, rimettersi in piedi e provare di nuovo.

Per questo reputo che ciò che è emerso da questa ricerca sia un'idea rivoluzionaria per tante persone che si vergognano dei propri difetti, che hanno paura di mostrare le proprie debolezze. Ma è proprio quando non abbiamo più il timore di metterci a nudo e di far vedere le nostre fragilità che ci scopriamo davvero forti, capaci di vivere totalmente e profondamente, in ogni azione, in ogni momento, valorizzando la nostra preziosa autenticità.

Sentirsi vulnerabili significa sentirsi vivi: l'onore spetta all'uomo che realmente sta nell'arena.

In conclusione vi lascio una piccola perla, che si collega con un fil rouge alle tematiche indagate dalla scrittrice Brené Brown. Si tratta di un passo di un grande discorso: "L'Uomo nell'Arena", probabilmente il passo più famoso del discorso che Theodore Roosevelt tenne nel 1910 alla Sorbona di Parigi, e parla di rispetto e ammirazione per le persone che con coraggio fronteggiano le varie avversità della vita.

"Non è il critico che conta, né l'individuo che indica come l'uomo forte inciampi, o come avrebbe potuto compiere meglio un'azione.

L'onore spetta all'uomo che realmente sta nell'arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perché non c'è tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l'obiettivo; che conosce il grande entusiasmo, la grande dedizione, che si spende per una giusta causa; che nella migliore delle ipotesi conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta."

Dott.ssa Antonella Maffettone

Psicologa e Psicoterapeuta

Scritto da

Dott.ssa Antonella Maffettone

Bibliografia

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1 Commenti
  • Sara Mammano

    Complimenti cara collega, articolo davvero tanto interessante

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