Cos'è la psicoterapia sistemico relazionale? Le chiavi per comprendere questo approccio alla psicologia

Per conoscere l'individuo non si può fare a meno di osservare il mondo interpersonale e il contesto in cui si sviluppano le relazioni. Scoprite in cosa consiste la psicoterapia sistematica relazionale.

19 DIC 2022 · Tempo di lettura: min.

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Cos'è la psicoterapia sistemico relazionale? Le chiavi per comprendere questo approccio alla psicologia

Nella terapia familiare sistemica, l'unità di osservazione non è più l'individuo, ma l'insieme delle relazioni a cui la persona partecipa. Secondo questo approccio alla psicologia, l'individuo è visto come parte di un sistema di relazioni significative che si sono verificate nel corso della vita. Un problema psicologico viene quindi contestualizzato in relazione alle esperienze relazionali passate e presenti dell'individuo. Ma cos'è la terapia familiare sistemica?

Che cos'è la psicoterapia sistemico relazionale?

L'obiettivo della psicoterapia sistemico relazionale è quello di trovare modi alternativi e più funzionali di relazionarsi con il sistema di appartenenza, sia esso familiare o amicale.

Sebbene la società odierna sia molto individualista, la famiglia come sistema è ancora costituita da elementi interdipendenti e interagenti piuttosto che dalla semplice somma delle sue parti: gli individui. Importante è anche il rapporto tra le generazioni e quello che viene definito transgenerazionale, rappresentato dai miti, dai valori e dai segreti depositati nel tempo. Sebbene ogni individuo sia proprietario e creatore della propria storia individuale, sarà soggetto all'influenza della storia intergenerazionale.

Ogni membro di una famiglia nasce in una posizione definita ed è chiamato a rispondere a ruoli e aspettative e a sottostare inconsciamente ai processi che dirigono la trasmissione intergenerazionale di norme, valori e comportamenti.

La trasmissione transgenerazionale è il trasferimento di esperienze e conflitti emotivi tra generazioni dello stesso clan, ovvero il modo in cui i valori e le circostanze degli individui di una generazione legano e influenzano gli individui delle generazioni successive.

Nella trasmissione intergenerazionale, invece, le esperienze trasmesse sono state elaborate dalla generazione precedente e questo tipo di passaggio avviene attraverso scambi intersoggettivi, cioè in presenza di un soggetto trasmittente e di uno ricevente, di solito madre-bambino. Trasmette esperienze elaborate o elaborabili, pensieri e rappresentazioni identitarie, costruzioni e ricostruzioni della storia familiare. Presuppone fondamentalmente l'alterità e la differenziazione negli scambi intersoggettivi tra i membri della famiglia.

Come guardare alla famiglia secondo l'approccio sistemico relazionale

L'antropologo Bateson sosteneva che, per ottenere informazioni, è necessario cercare somiglianze e differenze. Ne consegue che il focus dell'osservazione deve essere allargato ai terzi elementi. Ciò si traduce nella ricerca di un'unità di osservazione che permetta di rilevare questa complessità di messa a fuoco. In questo modo, si costruisce un modello concettuale di relazioni umane.

Per lo psichiatra Bowen, il triangolo è la struttura elementare di tutte le relazioni, comprese quelle che apparentemente coinvolgono solo due persone. L'unità minima di osservazione diventa quindi il triangolo, che ci permette di comprendere il sistema familiare e i suoi processi evolutivi normali e non patologici.

La famiglia è un sistema affettivo caratterizzato da forze che tendono alla differenziazione e da forze che tendono a mantenere la coesione. In questa prospettiva, la storia e il rapporto con la famiglia d'origine diventano rilevanti.

psicoterapeuta sistemico relazionale

Evoluzione della famiglia

La famiglia vista in una cornice evolutiva ha permesso di guardare all'individuo nella sua dimensione trigenerazionale e anche il triangolo visto in chiave trigenerazionale permette una lettura più complessa delle relazioni attuali. Introdurre la generazione dei nonni nell'osservare il rapporto genitori-figli, facendo vedere interazioni in atto fra più persone, permette di capire meglio l'individuo.

Fasi evolutive del ciclo vitale della famiglia

  • La coppia: Si costruisce un'identità tale per cui ciascun partner trasferisce sull'altro la funzione di guida, sostegno e modello. La coppia si sostituisce alla famiglia d'origine, l'Io di ciascuno include l'altro attraverso meccanismi di feed-back "faccia a faccia" e questo fa sì che ci sia una gratificazione immediata. Gli obiettivi sono quelli di strutturare una relazione intima ma paritaria, raggiungere la fiducia reciproca necessaria ad affrontare le successive separazioni e frustrazioni ed infine adattarsi ad un modello diverso di vita. Se tale fase dura troppo poco o si protrae a lungo, possono esserci dei problemi.
  • Nascita del primo figlio: La coppia diventa triade e si trasforma in sistema famigliare, i coniugi sono fianco a fianco, il loro comportamento comincia ad essere orientato verso il futuro, c'è in entrambi una rinuncia all'attenzione esclusiva ed emerge la necessità di rinegoziare i confini all'interno del sistema e tra il sistema e le famiglie d'origine. Affinché tale fase non produca problemi è necessario il mantenimento del sistema "coppia" oltre a quello genitoriale. Infatti, un possibile rischio per la coppia risiede nel non essere flessibili nelle coalizioni, per cui si creano meccanismi di triangolazione e/o coalizione transgenerazionale che vedono coinvolte rigidamente due persone di diversa generazione a scapito di una 3° persona (ad esempio la madre ed il figlio coalizzati contro il padre). Altro rischio è quello in cui si incorre se il ruolo di genitori è sproporzionato rispetto a quello di coppia, situazione questa che farà sentire il figlio investito di un potere che non gli è dovuto, e che lo incastrerà nel ruolo di controllore della famiglia. In conclusione, essere solo genitori danneggia i figli.
  • Nascita del secondo figlio: I compiti di questa fase evolutiva prevedono di saper svolgere il ruolo di osservatore dei membri di altri sottosistemi senza provare sentimenti di esclusione ed imparare a separarsi sentendosi partecipe. Da parte dei genitori è opportuno saper cogliere le differenze nei figli e tenerle presenti nel regolare la relazione con loro. L'obiettivo in questa fase è quello di mantenere rapporti diadici ed evitare coalizioni transgenerazionali (triangolazioni), favorendo in questo modo la formazione di sottosistemi (quello dei fratelli).
  • L'inizio della scuola: Il compito principale di questa fase è di aprire i confini all'esterno, integrando le proprie regole con quelle esterne e utilizzando il feed back che proviene dalla scuola per regolare il processo educativo. Ai genitori è richiesto di far fronte alle frustrazioni dell'adattamento con l'obiettivo di trasferire il controllo dei figli dalla famiglia alla società. Ciò che si verifica in questa fase è il confronto tra due processi formativi e possono insorgere difficoltà quando il divario tra le regole e i valori della famiglia e quelli della scuola è troppo grande. Per i figli il compito e insieme l'obiettivo è quello di essere accettati da un contesto diverso da quello famigliare.
  • L'adolescenza: Ora i genitori sono posti di fronte al compito di accettare lo stimolo "provocatorio" di atteggiamenti differenziati, fare da specchio ai dubbi e agli interrogativi che l'adolescente va sviluppando cogliendone la funzione normativa. Inoltre, i genitori devono accettare la ristrutturazione imposta al sistema famigliare dalla posizione marginale occupata dal figlio adolescente (mezzo dentro e mezzo fuori) con l'obiettivo di favorire nel figlio la ricerca di una sua identità separata attraverso una sfida che può durare a lungo. Il rischio in questa fase consiste nell'espellere prematuramente il figlio o impedirgli di svincolarsi, non sostenendolo nel passaggio alla fase di sgancio. Durante questo periodo, più che mai, vanno presi in considerazione le esigenze dei genitori e i compiti di sviluppo dei ragazzi che stanno costruendo un'identità separata. Per alcune famiglie questa è una eccitante esperienza, per altre l'identità separata del figlio è vista come un tradimento.
  • Uscita dal nido: In questa fase i genitori hanno il compito di ristrutturare il sistema, rivedendo le proprie funzioni e adattandole al cambiamento dei contesti, con l'importante obiettivo di recuperare la coppia se ancora esiste.

Il ruolo dello psicoterapeuta sistemico relazionale

Essere in relazione con la famiglia significa creare una nuova narrazione e nuovi significati insieme alla famiglia, giocando così un ruolo attivo nella costruzione della realtà descritta. La relazione terapeutica che si instaura tra paziente e terapeuta è fondamentale per questo e permette all'individuo di sperimentare le nuove modalità relazionali che è portato a sviluppare per superare le sue difficoltà. L'esperienza relazionale in terapia è un modellamento.

Lo psicologo relazionale si occupa di promuovere nella famiglia la capacità di osservare, di raccontare la propria storia evolutiva all'interno di un processo in cui l'osservatore è ricorsivamente connesso al sistema osservato. Egli deve modellare questa capacità essendo in grado di collegarsi e separarsi dalla famiglia attraverso continue fluttuazioni del proprio grado di partecipazione. Per stimolare una rilettura della realtà che favorisca nuove opportunità e attivi risorse, lo psicologo relazionale utilizza una serie di strategie e tecniche legate non solo alla narrazione con il linguaggio verbale, ma soprattutto all'attivazione di una ricostruzione plastica, concreta, agita, di rappresentazioni riferite alla famiglia d'origine, a situazioni importanti e traumatiche. Tali rappresentazioni costituiscono esperienze di forte intensità che avviano cambiamenti specifici nella percezione, nelle credenze e nei sentimenti.

Un altro strumento della psicoterapia sistemica relazionale è il genogramma, che è la rappresentazione grafica dell'albero genealogico e il modo in cui una persona descrive l'evoluzione storica della propria famiglia. L'uso del genogramma arricchisce la descrizione verbale fornita dal cliente con una rappresentazione grafica e visiva, carica di significati affettivi. Il G. permette di individuare una trasmissione delle caratteristiche familiari da una generazione all'altra e mette in luce diverse visioni dei fenomeni umani. È un albero psicologico perché, favorendo l'attivazione del sistema di memoria emotiva e immaginativa, si arricchisce di informazioni significative nell'esperienza della persona che lo costruisce, molto più ampia di quella dell'albero genealogico.

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Scritto da

Dott.ssa Antonella Giardiello

Bibliografia

  • Minuchin, S. (1977). Famiglie e terapia della famiglia. Roma: Astrolabio.
  • Bandler, J., Grinder, R., Satir, V. (1983). Il cambiamento terapeutico della famiglia. Roma: Borla.
  • Andolfi M. (2003). Manuale di psicologia relazionale. Roma: Accademia di Psicoterapia della Famiglia.
  • Andolfi M. (2015). La terapia familiare multigenerazionale. Milano: Raffaello Cortina.

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