Coronavirus e disturbo da stress post traumatico

Coronavirus, quarantena e disturbo da stress post traumatico? Chi è maggiormente a rischio di soffrire di un disturbo da stress post-traumatico?

18 APR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Coronavirus e disturbo da stress post traumatico

Dal punto di vista medico, lo stress si definisce come una risposta psicofisica a incombenze che vengono percepite come eccessive rispetto alle proprie capacità.

La percezione di incapacità può non essere reale, anzi spesso la persona riesce comunque a portare a termine il compito che ha di fronte. È invece il peso mentale di dover affrontare qualcosa che si vive come arduo a generare ansia.

I compiti che mettono sotto pressione possono essere molti diversi fra loro. La stessa persona può essere sotto stress per eventi differenti, apparentemente scollegati. Si tende a collegare lo stress col lavoro, o con la gestione della famiglia. Ma lo stress può nascere anche in ambito emotivo, cognitivo o sociale.

Esistono diversi tipi di stress. Si parla di 'stress acuto' quando l´evento stressante si presenta eccezionalmente ed è di durata limitata.

Si parla invece di 'stress cronico' se l´evento stressante perdura nel tempo.

Esiste poi lo 'stress cronico intermittente', caratterizzato da ansia e altri sintomi che si presentano a intervalli regolari, ma con durata limitata.

Infine, un'altra tipologia di stress è quello che è chiamato "disturbo post – traumatico da stress". In questo caso l'origine del disturbo è quasi sempre ben individuabile. Lo stato di ansia cronica è causato da un avvenimento preciso.

Cos´è il disturbo post-traumatico da stress?

La definizione esatta di disturbo post-traumatico da stress è la seguente. "Una condizione di stress acuto che si manifesta in seguito all'esposizione a un evento traumatico".

Quanti tipi di stress esistono?

Uno degli esempi più diffusi è quello dei reduci di guerra. Aver vissuto in prima persona una situazione spaventosa, essere stati in pericolo di vita o aver visto compagni feriti o deceduti, lascia strascichi emotivi per il resto della vita.

Nella maggior parte dei casi, tale shock viene superato dalla persona in maniera autonoma dopo un certo lasso di tempo. Quando però la sofferenza si prolunga oltre un mese dall'evento, senza miglioramenti nell'umore della persona, anzi con ripercussioni negative sulla vita lavorativa o social, è opportuno ricorrere a uno specialista per un'analisi della situazione.

Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico.

L´origine del disturbo da stress post-traumatico

Su iniziativa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2013 è stato condotto uno studio chiamato European Study of the Epidemiology of Mental Disorders. Dai risultati di questo studio è emerso che in Italia più della metà della popolazione (56,1%) è stata esposta ad almeno un evento traumatico. Il conseguente rischio di sviluppare un disturbo post – traumatico da stress è stato calcolato tra il 12,2% per gli eventi legati alla guerra e lo 0,8% per la violenza sessuale (Carmassi, Dell´Osso et al., 2014 per le analisi del campione italiano).

Dunque il disturbo ha origine da un evento drammatico durante il quale la persona ha fortemente temuto per la propria incolumità. Questi eventi includono minacce di morte, gravi lesioni o serie minacce alla propria incolumità.

Spesso non è neppure necessario che l'evento sia vissuto in prima persona.

Infatti anche essere testimoni di situazioni in cui altri si siano trovati in pericolo può generare il disturbo.

Se si tratta di un familiare, l'esperienza ovviamente è amplificata e il rischio di stress molto più alto. Talvolta anche solo la notizia che una persona casa sia stata vittima di una forma di violenza o sia venuto a mancare in maniera brutale, può divenire l'origine di tale patologia.

In altri casi, non è un singolo evento a causare questa tipologia di stress, ma la ripetuta e costante esposizione a eventi drammatici, anche in maniera indiretta. E' il caso di chi si trova a vivere in un Paese in guerra, anche se non assiste mai ai combattimenti.

La percezione di allarme generale mantiene attivo per periodi prolungati il meccanismo ansiogeno. Possono essere soggetti a rischio anche i soccorritori o gli operatori sanitari che si trovino a operare in circostanze imprevedibili o inusuali, oppure in situazioni di emergenza per un periodo piuttosto prolungato.

Il disturbo non sempre sorge dopo aver vissuto l'evento scatenante.

In alcuni casi la manifestazione completa avviene dopo oltre 6 mesi dall'esposizione agli episodi violenti. In alcuni casi, poi, tutti i sintomi si presentano ad anni di distanza.

Questo ovviamente aggrava il quadro generale del paziente, che per un lungo lasso di tempo ha sottostimano o sbagliato a individuare il problema.

Un esempio molto frequente di questo scoppio ritardato si registra in quegli adulti con alle spalle una storia di abuso fisico o sessuale da bambini, ma che manifestano i sintomi solo molto più avanti nella vita.

Il disturbo si definisce "acuto" se i sintomi persistono per meno di tre mesi, "cronico" se ha una durata maggiore. Infine, è chiamato "tardivo" se sono trascorsi almeno 6 mesi dall'evento prima che affiorino i segnali della disfunzione psichica.

I bambini molte volte non rivelano i segnali della patologia in maniera diretta.

Ma tali segni possono emergere attraverso la rivisitazione durante il gioco, oppure in alcun sogni difficilmente interpretabili. Potrebbero esserci problemi di iperattività, condotta o concentrazione, che in un primo momento non vengono correttamente collegati al problema scatenante.

Quali sono i sintomi del disturbo post-traumatico da stress?

I sintomi del disturbo post-traumatico da stress riguardano principalmente la sfera psicologica. Chi soffre di tale patologia vive in uno stato di irrequietezza quasi costante.

Il ricordo dell'evento traumatico è vissuto in maniera intrusiva e ripetuta . Ciò può avvenire sotto forma di memorie involontarie, indesiderate, intrusive, che si presentalo all'improvviso e in qualsiasi momento. Frequenti sono gli incubi, che arrivano ad alterare il normale riposo notturno. Comuni anche gli stati dissociativi e i flashback.

L'evento viene rivissuto come se fosse reale in quel momento, scatenando le stesse reazioni provate in passato. Episodi neutri rievocano stati angoscianti. Per esempio il rumore di una frenata può richiamare la paura sofferta durante un grave incidente. Nei casi più gravi, il soggetto può momentaneamente perdere il contatto con il presente, restando paralizzato in una sofferenza psicologica e fisiologica per tutto il tempo in cui il ricordo rivive nella sua mente.

La persona può cominciare a evitare con attenzione tutte le situazioni che possono far scattare l'allarme. Se individua luoghi, persone, oggetti che innescano il ricordo dell'evento, comincerà a evitarli. Maggiore è il livello del disturbo, più elevato sarà l'impatto che questo atteggiamento avrà sulla vita quotidiana della persona. Il rischio di isolamento è molto alto. Con la mente quasi costantemente occupata dai ricordi dell'avvenimento tragico, la persona dimostra un interesse sempre più fievole per la vita sociale e le attività quotidiane, vivendo una sensazione di distacco o di estraneità verso il mondo.

L'allontanamento o evitamento dei fattori scatenanti non è sufficiente a contenere le manifestazioni di ansia o panico.

Le memorie possono riaffiorare in qualsiasi momento e venire richiamate nei modi più imprevisti. Tutto ciò influenza gravemente l'umore, e può avere effetti negativi anche sulla cognizione. Chi soffre da stress da evento post – traumatico tende a vivere in stati emotivi negativi persistenti.

La paura e la rabbia rischiano di diventare compagnie onnipresenti. In alcune occasioni sorgono senso di colpa o vergogna, se il soggetto si convince che avrebbe dovuto intervenire in maniera differente, o che in qualche modo avrebbe potuto evitare che l'evento traumatico avesse luogo. Emergono pensieri distorti sulla causa o sulle conseguenze dell'evento, alla ricerca di un colpevole. Si arriva a incolpare se stessi o gli altri. Ne derivano opinioni eccessivamente negative su se stessi e sugli altri. Il rimuginio costante crea uno stato ansioso cronico, tra le cui conseguenze c'è l'incapacità di provare emozioni positive.

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Scritto da

Dr. Giuseppe Iannone

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