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Voglio abbandonare l'università

Inviata da Michele il 4 lug 2018 Orientamento scolastico

Salve,

Mi chiamo Michele e ho 20 anni. Sono reduce dal primo anno in ingegneria informatica e da diverso tempo a questa parte sto seriamente pensando di abbandonare gli studi. A dire il vero in cuor mio sapevo già un anno fa, dopo essermi diplomato, che l'università non era la strada giusta per me in quanto, nonostante i risultati in ambito scolastico siano sempre arrivati, mi sono reso conto negli ultimi 2/3 anni di scuola che la voglia di studiare scarseggiava sempre di più. In soldoni, dopo essermi diplomato, ero stra felice perché pensavo che non avrei mai più aperto un libro in vita mia. Tutto ciò che volevo fare era lavorare. Nonostante ciò, spinto dalla famiglia e dai professori, che mi vedevano tagliato per lo studio, e anche dal fatto di non aver trovato nessuna alternativa lavorativa nei mesi post diploma, ho deciso in extremis di iscrivermi. L'inizio è stato terribile, dato che sono sempre stato abituato ad ottenere il massimo col minimo sforzo: purtroppo all'università non funziona così è quindi il primo semestre l'ho letteralmente buttato, riuscendo a passare un solo esame su 3 (soltanto perché riguardava argomenti che già avevo affrontato alle superiori). Ho iniziato il secondo semestre con uno spirito completamente diverso, cosciente del fatto che per ottenere i risultati serviva un'organizzazione del lavoro più seria, e con un obiettivo ben preciso: recuperare i 2 esami persi nel primo semestre e superare gli altri 5 del secondo entro la fine dell'estate. Dopo 4 mesi, la situazione è questa: ho recuperato un esame del primo semestre e ne ho superato due del secondo, raccogliendo però una bocciatura ad aprile e un'altra che con tutta probabilità arriverà domani. Una settimana fa, dopo aver fatto rientro nella città dove vivo (studio fuori sede), ho cominciato a lavorare per poter essere un po' più indipendente economicamente, dato che non provengo da una famiglia ricca. Il fatto è che pensando al futuro più prossimo, mi restano 4 esami da recuperare, con due appelli ciascuno, tra luglio e agosto, Se voglio salvare questo primo anno. Il problema è che questi esami sono veramente uno più difficile dell'altro (sono già stato bocciato in due di questi). Se devo essere sincero, da quando ho iniziato a lavorare mi sento molto più soddisfatto, perché so che quello che sto facendo mi porta un guadagno, seppur abbastanza modesto, mentre l'università finora mi ha fatto sacrificare un anno (sicuramente il peggiore della mia vita), nel quale ho faticato tanto senza ottenere nessun risultato, un anno in cui ho fatto spendere soldi ai miei genitori per niente, in cui ho chiesto soldi ai miei genitori per ogni cosa come un qualunque ragazzino di 14 anni, un anno in cui per la distanza e per tutta un'altra serie di fattori si sono rovinate diverse amicizie. Il fatto è che non ho intenzione di continuare a fare questo tipo di vita, ragion per cui stamani, preso dalla rabbia (domani mattina dovrò svegliarmi all'alba per prendere il treno e andare a sostenere un esame di cui non so davvero nulla) ho preso una decisione drastica: se entro settembre non dovessi riuscire a recuperare almeno due degli esami che mi restano, non continuerò con l'università, perché significherebbe incominciare il secondo anno con degli esami dal primo ancora da recuperare e sarebbe un'enorme perdita di tempo, soprattutto perché se è stato così difficile il primo anno, andando avanti le difficoltà possono solo aumentare. Ho conosciuto tanti ragazzi che come me hanno incontrato difficoltà e non hanno mollato, però io non ho nessuna intenzione di andare fuori corso come loro e di perdere molti anni dietro allo studio. Per questo motivo vedo come unica soluzione quella di abbandonare tutto. Ciò che mi fa più rabbia è che ho davvero sprecato un anno perché io sapevo già che l'università non mi avrebbe portato bene ma mi sono trovato quasi costretto ad iscrivermi.

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Caro Michele,
il quadro da lei esposto è molto chiaro. Vado dritto al punto. La questione da affrontare, a mio avviso, non è il recupero degli esami entro il mese di settembre per ritornare al pari con le richieste accademiche, bensì quello di capire affondo ciò che lei realmente vuole fare nella vita.
Ripercorrendo le sue parole appare evidente come la scelta dell’Università non sia stata totalmente farina del suo sacco, ma determinata in qualche modo da tutta una serie di fattori esterni come ad esempio i pensieri dei suoi professori e dei suoi famigliari. Lei ha inoltre parlato di lavoro e da quando ha iniziato per rendersi più autonomo dal punto di vista economico si è sentito subito meglio.
Prima di compiere una scelta affrettata rifletta attentamente su cosa vorrebbe realmente fare da adulto. Provi ad immaginarsi in un futuro non tanto lontano cercando di individuare -ove possibile- quale secondo lei possa essere la strada migliore per raggiungere la meta. Cerchi di rispondere a queste semplici domande: come si immagina tra qualche anno? Un Libero Professionista? Un lavoratore dipendente? Un Manager di azienda? Questo piccolo esercizio potrà, in un primo momento, aiutarla a capire meglio quali sono le sue ambizioni e i suoi desideri.
Essendo però un lavoro su se stessi complesso e delicato, quello che mi sento di consigliarle è di affrontare un breve percorso di Orientamento che la aiuti a mettere a fuoco gli obiettivi da raggiungere, capire quale sia la strada migliore da percorrere, ed individuare le risorse da mettere in campo.

I miei più cari auguri.
Dott. Marco Pilloni

Dott. Marco Pilloni - Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni Psicologo a Quartu Sant'Elena

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Gentile Michele
La mia risposta arriva in ritardo rispetto all’esame che doveva sostenere. Lei sembra prima convinto ad abbandonare gli studi. Sembra che la motivazione all’iscrizione universitaria sia stata dettata, più che da interesse specifico, dal fatto di non aver immediatamente e trovato un’occupazione lavorativa.
Mi permetto una domanda: quanto influisce sulla sua decisione il fattore economico ed il fatto di sentirsi a carico dei suoi familiari? E’ veramente la facoltà a metterla in crisi o piuttosto il bisogno di sentirsi autonomo ed indipendente?
Penso sia ragionevole darsi dei limiti temporali, ma non escluda a priori una scelta che potrebbe consentirle un futuro migliore. Può sempre considerare la possibilità di studiare e lavorare contemporaneamente, scelta faticosa ma che a lungo termine potrebbe risultare gratificante.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Caro Michele, da ciò che scrivi sembri aver preso una decisione, ma nello stesso tempo è come se la tua eventuale scelta di abbandonare gli studi lasci dell'amaro in bocca.....prova a fermarti ancora una volta su te stesso e a chiederti cosa vuoi davvero. Come ti immagini tra 10 anni? quali sono gli aspetti che renderebbero la tua vita piena e di significato? valuta l'idea di fare un percorso psicologico per imparare ad ascoltarti e a fare chiarezza in vista di questa scelta importante.
Auguri di cuore, Dott.ssa Daniela Cannistrà.

Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Seregno

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Carissimo, lei pensa che nella vita non siperda mai tempo o che perderlo sia un fallimento? Se si, perché lo crede? Nella vita capiterà ancora che lei possa perdere tempo, non sempre lo avrà perso invano, anzi. Lei ha fatto un esperienza, che un domani avrebbe potuto aver voglia di fare. Ora ha provato, sa che non fa al caso suo e può serenamente fare la sua strada. Non crede.?
Detto ciò lo studio è sacrificio. Con l'Università ci si prepara a divenire dei professionisti e per esserlo bisogna sapere tutto, essere preparati. Non creda, anche nel mondo del lavoro lei avrà qualcosa da dover imparare se vuole che qualcuno spenda i suoi soldi per darli a lei. Se lei non vuole essere un professionista dell' ingegneria, ma le interressano di più le sue amicizie e i soldi in tasca, scelga il lavoro. Ma le ripeto, anche quello le porrà dei sacrifici da fare. Certo, rimanere a studiare con il pensiero che non è cosa per lei, non le farà superare gli esami, anzi. Quelli che superano gli esami, sono quelli che sono disposti a sacrificare tutto per l'obiettivo che si sono posti (amici, soldi, ecc). Se lei non lo è, non è assolutamente costretto a continuare. Intanto, perché va a dare un esame che sa già di non passare? Inoltre, come pensa di recuperare 4 esami in due mesi, lavorando?
Forse lei, così come ha scritto, abituato a fare il minimo, non sa organizzare le cose della vita e le relative conseguenze e difficoltà, nel modo giusto. Mi scusi se sono così franca. Se vorrà lavorare dovrà riflettere bene su questo.
Cari saluti.
Dott.ssa Barbara De Luca

Dott.ssa Barbara De Luca Psicologo a Catanzaro

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