Rapporto tormentato con una donna, come gestirlo?

Inviata da Massimo il 25 nov 2014 Terapia di coppia

Mi scuso anticipatamente se mi dilungherò un po', ma ci tengo a comporre la storia precisa per far meglio comprendere i fatti e ottenere magari migliori consigli.
Premetto di essere un uomo quasi 42enne di Torino, con un lavoro normale da dipendente e, come tanti altri italiani, di aver patito negli ultimi anni, per via della crisi economica, molta riduzione orario con cassa integrazione ecc., con notevole ripercussione sullo stipendio.
Nonostante questo, a maggio 2014 ho deciso di prendere un affitto e di andare a vivere per conto mio; prima abitavo ancora con i miei, un po' per motivi economici, un po' anche per una sorta di demoralizzazione a causa di una lunga sequela di storie sentimentali finite male per motivazioni anche assurde, se vogliamo. Diciamo che l'intento sarebbe stato quello di trovare una persona, quella giusta e, semmai, iniziare una convivenza con lei ma, ahimè, purtroppo questo sogno non si è mai concretizzato. E così, dopo aver meditato l'ipotesi varie volte ma senza mai dare corpo alle azioni, come detto a maggio ho trovato questo affitto, mi sono comprato i mobili e ho sbrigato tutte le altre formalità con quel po' di risparmi che avevo e dopo appena un mese mi sono trasferito.
Intorno alla metà di giugno 2014, andando a ballare in un locale estivo della zona del canavese, ho conosciuto una donna di 45 anni abitante nella zona del biellese. Lei è di bella presenza e oltre a ciò, a pelle, mi era piaciuta subito come modo di fare e modo di essere, così come anche io sono piaciuto a lei. Una specie di colpo di fulmine, per quanto possa ancora esistere una cosa del genere tra ultra quarantenni. Ci siamo piaciuti al punto che qualche giorno dopo ci siamo dati un appuntamento e dopo qualche bacio e qualche leggera effusione, abbiamo suggellato il nostro metterci insieme, confermando la nostra buona intesa. Nel corso di una lunga conversazione questa donna mi aveva rivelato di fare un lavoro che solitamente la porta a lavorare anche nei week end, con un solo giorno di riposo settimanale, e di avere a disposizione un giorno di riposo nel week end soltanto una volta ogni mese e mezzo circa. Secondo lei, molte delle sue relazioni precedenti si erano concluse malamente perché i suoi orari di lavoro avevano condizionato fortemente gli ex fidanzati tanto da spingerli alla fine tra le braccia di altre donne, e costringendo lei a chiudere quelle relazioni in modo tormentoso. Oltre a ciò, si era anche confidata su di una sua piccola malformazione cardiaca (lieve prolasso alla valvola mitrale) che secondo lei la condizionava abbastanza dal punto di vista della salute, con senso di stanchezza improvvisa e oltre la norma, che la costringeva a volte a doversi prendere del tempo per riposare. “Non te la prendere se qualche volta ti dirò che non posso uscire”, una delle prime cose che mi aveva detto. Mi disse anche di avere una madre in dialisi da anni per via di danni interni causati da un tumore, e di un padre con la mentalità retrograda del sud, secondo il quale, a causa delle sue precedenti e fallimentari relazioni, lei non avrebbe più dovuto frequentare alcun uomo “perché tanto non sei in grado di tenertene nessuno”, e anche che comunque lui non avrebbe più voluto conoscerne alcuno, quindi nessun altro uomo avrebbe dovuto varcare la soglia di casa sua. Si perché lei, da qualche tempo, facendo il percorso inverso rispetto al mio, da sola che viveva (dopo un matrimonio fallito, un paio di convivenze e qualche altra frequentazione) era tornata a vivere coi suoi a causa del fatto di non avere più sostanze sufficienti per tirare avanti. Investimenti andati male, penali da pagare per via di un mutuo estinto anzitempo (o qualcosa del genere) e una serie di altri debiti oltre a spese mediche odontoiatriche molto costose che avrebbe dovuto affrontare a breve avevano, a detta sua, gravato negativamente sul suo bilancio, costringendola a quella decisione.
Diciamo che un po' per una cosa e un po' per un'altra, sulle prime ho provato del dispiacere per lei ma anche qualche perplessità a causa dei molti problemi elencati da questa donna. Nonostante questo, però mi sentivo felicissimo, lei era dolcissima, piena di complimenti per me e io per lei e dopo tanta sofferenza e delusione racimolata dal punto di vista sentimentale nel corso degli anni, avevo cominciato a pensare che forse una giustizia divina esisteva, pensando di cominciare a vivere questa esperienza, senza lasciarmi condizionare troppo dal resto.
Una decina di giorni dopo l'ho invitata a passare un week end a casa mia a Torino, anche per farle vedere qualche locale in cui non era mai stata. Fin da subito la donna ha espresso qualche perplessità all'idea del fatto che solo io disponevo della casa e che soltanto lei sarebbe stata sempre costretta a spostarsi. Tra casa sua e casa mia ci sono all'incirca 70 km, non sono pochi, ma non sono neppure una cosa fuori dal modo, e anche come tempi, circa 1 ora di viaggio, la cosa per me era accettabile. Ma lei si riferiva sopratutto all'aspetto economico. “Ho un fuoristrada vecchio di 10 anni che non mi dà più molta sicurezza e inoltre consuma un sacco di benzina. Senza considerare il fatto che per me questo viaggio è anche stancante, e non oso pensare quest'inverno...”.
Sentirmi dire ciò, fin da subito, non mi aveva fatto piacere. In fin dei conti la ospitavo a casa mia, che poteva utilizzare senza limiti, (acqua, luce, gas, docce, ecc..), la spesa per mangiare la facevo io e non le ho mai chiesto alcun contributo e se si usciva utilizzavamo la mia macchina. A parte delle volte in cui ho offerto io le pizzerie o altre cose e, molto gentilmente lei ha voluto ricambiare in altre occasioni, per l'ingresso nei locali o altri divertimenti ho lasciato a lei l'onere di provvedere a sé stessa, in funzione anche del fatto che comunque tutto ciò che concerneva casa mia era a carico mio. E dunque questa persona non aveva altro da fare che partire e venire da me. Per questo quella lamentela un po' precoce l'avevo considerata un po' offensiva, specialmente perché sapeva che anch'io in fin dei conti non navigavo nell'oro, a causa delle innumerevoli spese sostenute per il mio trasferimento nella nuova casa e per la crisi del lavoro; tutto sommato la cosa si sarebbe compensata, oltre al fatto che lei avrebbe dovuto essere solo felice che almeno uno dei 2 disponesse di un luogo dove poter coltivare dell'intimità, consumata alla sua seconda visita in casa mia.
A questo punto si apre un primo scenario, un primo campanello d'allarme.
Io sono un uomo un po' emotivo e ansioso e forse anche a causa dell'anno di astinenza che avevo trascorso al termine di una precedente relazione tormentata che mi aveva fatto soffrire molto, in quell'occasione, con la donna in questione, avevo fatto cilecca. Mi aspettavo della comprensione, come di solito si usa fare in certi frangenti per distendere l'atmosfera, invece lei ha avuto una reazione anomala che non mi aspettavo: “Ecco, anche tu sei così... Tra noi funziona tutto tranne questo... E' una maledizione... Non faremo mai l'amore come si deve” e poi lacrime a non finire.
Ri-chiarisco che era la prima volta che lo facevamo e non la 100esima che fallivo. Sapevo che il suo matrimonio era fallito fin da subito per questo motivo, e cioè per via (a detta di lei) di un'acuta ansia da prestazione da parte del consorte che ha portato la moglie ad andare in bianco durante tutta la luna di miele e portando dunque all'annullamento dell'unione per “matrimonio non consumato”.
“Sai, per me questo è importante”. Non l'avevo mai messo in dubbio che lo fosse, così come lo è per me, però, correggetemi Voi esperti se sbaglio, il comportamento dovrebbe essere diverso, la persona va tranquillizzata e non traumatizzata ancora di più, anche perché sennò si ottiene l'effetto contrario. Le avevo fatto notare questa cosa (ha 45 anni, mah...) ed allora successivamente aveva cominciato a regolarsi un po' meglio in quel senso anche se per telefono una volta aveva rincarato: “temo che non riusciremo mai a farlo”. Meno male che, al di là dell'ansia, sono un tipo abbastanza sicuro dei propri mezzi (mi conosco) e successivamente le cose sono nettamente migliorate, altrimenti la prospettiva era di fare la stessa fine dell'ormai ex marito.
Nonostante questo episodio, successivamente, per andarle incontro invece al problema “costo”, durante una mia settimana di cassa integrazione abbiamo trascorso una notte e una mattinata nella casa del canavese (quindi vicino al biellese dove abita la donna) di proprietà della mia famiglia che, molto gentilmente l'aveva messa a disposizione per me e la mia nuova compagna. Niente di trascendentale, una di quelle case di una volta dai muri spessi e umidi, priva di impianto di riscaldamento (e quindi utilizzabile solo nel periodo estivo), stretta tra tante altre dello stesso tipo in un piccolo paesino di quelle zone. Anche in quel caso mi ero dato da fare e dimostrato disponibile in tutto, fatto la spesa e portato da mangiare su anche per lei, la quale si era presentata (come la prima volta a casa mia a Torino) a mani vuote (dettaglio utile per il prosieguo della lettura).
“Che bella questa casetta”, fa lei. “dovresti procurarti delle stufette così la possiamo utilizzare anche quest'inverno”.
E io: “no guarda che non si può, l'impianto elettrico è vecchio e non sosterrebbe il carico delle stufette. Già così a volte salta la corrente, inoltre l'acqua non si può aprire d'inverno perché poi gelando può far saltare le condotte.” Sguardo contrariato di lei.
Finiamo di mangiare, le offro anche delle brioches da portarsi via per fare merenda durante il lavoro, parte e va. A me restano i piatti da lavare, mettere a posto (il letto lo aveva rifatto lei, almeno quello) ecc... E poi tornare a Torino. Diciamo che per il momento andava ancora bene così, anche se una donna che comincia a parlare con te di futuro, di una vita insieme, di vivere insieme e dunque chiedere anche un trasferimento di lavoro a Torino (lei avrebbe potuto farlo, non sarebbe stato possibile fare il contrario per me) ecc.., a maggior ragione, secondo me, non può pensare di fare l'ospite a vita.
Per qualche giorno c'è stata serenità, scambi di messaggi e telefonate da innamorati, e il programma prevedeva che la volta successiva, il giorno infrasettimanale che la donna aveva di libertà dal lavoro e io di cassa integrazione, io sarei tornato nella casa di campagna dove ci saremmo rivisti con le stesse modalità della volta precedente. L'idea solleticava la donna senonché, ripensandoci io (e non nascondo anche per metterla un po' alla prova) avevo deciso di cambiare programma, invitandola a raggiungermi a Torino. A quel punto l'umore della donna era radicalmente cambiato: “Ma eravamo d'accordo che saresti venuto tu... In fin dei conti anche così io devo comunque fare 30 km... Insomma lo sai che per me è un costo venire fino a Torino... Va beh, in fin dei conti non ci dobbiamo vedere sempre... Inoltre ho anche delle cose da fare nel mio unico giorno libero...”. E oltre alle parole il tono di voce devo dire che non era stato neppure troppo gentile. A quel punto io non ci avevo visto più, perdendo completamente le staffe, e alzando un po' la voce le avevo detto di fregarmene dei suoi costi e della sua macchina vecchia. La situazione era dunque sfociata in un litigio nel corso del quale, anche a causa del mio temperamento sanguigno e preso dalla rabbia del momento, le rinfaccio il fatto di essersi presentata a mani vuote sia a Torino che in campagna e di aver avuto anche degli atteggiamenti un po' lassisti nei riguardi delle faccende domestiche. E su quest'ultimo punto una delle tante risposte che reputo scortesi è stata: “In fondo è casa tua...”.
Diciamo che più che altro il discorso dei “costi” era ciò che mi sembrava una vera e propria mancanza di rispetto. Insomma, uno ti invita sempre a casa sua, non ti chiede un centesimo (ma ripeto: non la consideravo un'ospite una-tantum, quantomeno per la partecipazione un po' più attiva alle faccende domestiche) e tu mi fai sempre la questione della spesa che hai anche solo per venire? Per di più nell'ambito di una relazione sentimentale quando la cosa dovrebbe soltanto far piacere? E inoltre nella sua fase iniziale quando in teoria la coppia dovrebbe sentirsi maggiormente attratta? Sono solo idee mie oppure ho ragione? Mi rimetto al sapere di Voi psicologi.
Il giorno dopo, a mente fredda e con calma, preso dal senso di colpa più che altro per aver perso la pazienza a aver alzato la voce, la richiamo. Lei non risponde subito ma alla fine decide di farlo. E' molto sostenuta, sembra quasi una vittima, in ogni caso, un po' per volta nei giorni a venire, con telefonate e messaggi cerco di ragionare con lei, riusciamo a riappacificarci e tra noi nasce nuovamente un'armonia dopo le sue rassicurazioni che lei comunque mi vuole bene e ha piacere di trascorrere del tempo insieme a me ma che davvero attraversa un periodo difficile dal punto di vista economico.
Ritorna delle giornate a casa mia a Torino e altre in campagna, stavolta presentandosi con qualcosa, della verdura dell'orto del padre, delle uova delle sue galline ecc... Io le faccio notare che non mi aspetto niente (fermo restando che l'educazione non guasta) e che quel rinfacciamento lo avevo fatto solo perché mi dava molto fastidio quando lei si lamentava della spesa per venire a incontrarmi. “Non ti preoccupare, va bene così, l'ho fatto perché mi fa piacere, non perché me l'hai detto tu...” Ok, va bene.
Diciamo che le cose migliorano un po' sotto tutti i punti di vista, anche se la lamentela della spesa non scompare mai del tutto dalla bocca della donna. Ma sono io ad assorbire la cosa con un po' più di leggerezza. Ad ogni modo nel corso di giorni in cui mi trovo nella casa di campagna andiamo insieme a vedere gli orari dei treni in una stazione locale, visto che le propongo di usufruire anche di un altro mezzo di trasporto dato il suo problema del costo della benzina. La donna mi segue ma mi accorgo che tanto convinta non è. In effetti si tratta di fare 2 cambi, col rischio che per via di qualche ritardo si perdano delle coincidenze... Resta il fatto che la disponibilità ad essere io a recarmi da lei qualche volta ce la metto, ma il problema è che lei non ha una casa dove ospitarmi e sinceramente fare su e giù (150 km) la sera stessa, specialmente nel periodo invernale non è che sia il massimo. Oltre a ciò, anche quando le capita il giorno di riposo nel week end anche se sono io a raggiungerla per trascorrere un pomeriggio insieme, prima delle 8 o le 9 di sera non riesce a essere libera perchè dice che le servono alcune ore di riposo dal lavoro, anche per via di quel suo problemino cardiaco. Stessa cosa quando veniva lei da me: finisce di lavorare alle 2 del pomeriggio ma prima delle 8 o le 9 non riesce ad arrivare... Anche in considerazione dell'ora o poco più di viaggio, mi sembra un po' eccessivo, non trovate?
La cosa potrebbe anche essere giustificata, senonchè, però, ho avuto modo di appurare che in certe situazioni è capitato che dopo il turno serale del lavoro alle volte va subito a ballare oppure va a ballare la sera anche quando magari il mattino dopo si deve alzare alle 5.30 per andare a lavorare, mentre se si tratta di vedere me, uscendo alle 2 del pomeriggio prima di massimo le 7.30 la sera non riesce a essere disponibile... Voi psicologi vi sentireste presi in giro oppure no? E tutte le volte che ho provato a ragionare su questo punto con lei apriti cielo: “Non mi sento creduta...” ecc..., riuscendo sempre a trovare qualche giustificazione o a trovare il modo o a provare a farmi sentire in colpa. “La stanchezza cardiaca a volte c'è e a volte no...”, mi spiega. C'è sempre a sfavore mio? Mah.. Io dico che se si tiene a una persona, se ne si è innamorati, la prima cosa che hai voglia di fare è di incontrarla, e faresti di tutto in funzione di questo.
Arriviamo verso la fine di luglio. Inizia a lamentarsi del fatto che la sua amica del cuore, avendo rotto col compagno, sarebbe destinata a rimanere da sola durante le ferie. In realtà prima di conoscere me, la donna stava meditando una vacanza con l'amica dato che il compagno dell'altra, causa forza maggiore, in ogni caso non sarebbe stato disponibile. La cosa è anche un po' insistente tanto da indurmi a dirle: “se vuoi andare in vacanza con lei invece che con me vai pure...” Sicuramente la cosa non mi faceva piacere anche perché, appunto, a causa degli orari del suo lavoro le occasioni per vedersi non erano mai state agevoli e il mese di vacanza di agosto per entrambi era una splendida occasione per stare costantemente insieme quelle 4 settimane (con una di viaggio) e concretizzare un po' di più la nostra unione.
Nel frattempo le si rompe il cellulare, sembra disperata anche perché dice di non poter più comunicare con la madre quando fa dialisi. Dice di essersi innamorata del mio stesso modello, uno smartphone di ultima generazione, ma di non riuscire a trovarlo dalle sue parti... (Non credo che Biella, per quanto meno servita di quel che lo possa essere Torino, sia ubicata nel mezzo della foresta amazzonica tanto da non trovare un determinato modello di cellulare). In ogni caso l'assecondo, giro io per diversi negozi di Torino, farò 25-30 km di su e giù per trovare proprio quel modello al miglior prezzo, la chiamo per chiedere la conferma definitiva all'acquisto (qualche centinaia di euro) e procedo, anticipandole i soldi. Oltre a ciò faccio per conto mio diverse visite a delle agenzie di viaggio per cominciare a vedere delle opportunità di vacanza insieme (eravamo già andati insieme in una dalle sue parti e se era per lei avremmo già prenotato una cosa che, indagando bene, sarebbe risultata una bidonata).
Nel frattempo lei esce una sera con la famigerata amica e vanno a ballare insieme. Il giorno dopo al telefono la sento già diversa, sembra tesa e distaccata nei miei confronti, e si rivolge a me in maniera un po' brusca... Mi dice: “Sai, la mia amica continua a dirmi che questa estate sarà sola...” ecc.. Alcuni giorni dopo lei ritorna a casa mia e trascorriamo uno splendido week end, oltre alla solita uscita serale, la porto a visitare dei luoghi che per lei erano nuovi, la sera ceniamo e casa mia
ed è tutto perfetto, il massimo della serenità e felicità, come ogni normale coppia innamorata. Siccome lei il giorno dopo fa il turno del pomeriggio decide di fermarsi ancora una notte, fermo restando che la mattina dopo però dovrà svegliarsi presto perché io devo andare a lavorare. Tralasciando il fatto che la mattina dopo la devo praticamente buttare giù dal letto come un'adolescente che non si vuole svegliare (ma lo sapeva prima) e che per almeno mezz'ora mi tiene il broncio come se io avessi colpa di qualcosa, è tutto ok.
Arriviamo alla telefonata serale. Quando mi risponde è già fuori dai gangheri. Mi racconta che dopo essere ritornata a casa la mattina, il padre l'ha accolta con una scenata, prendendosela per qualcosa di non ben identificato, ma, come suppone anche lei, sostanzialmente per essersi accorto che aveva cominciato a frequentare qualcuno e per l'orario insolito del mattino in cui aveva visto ritornare sua figlia. Parliamo di una 45enne... Penso che una donna di questa età sia libera di uscire, andare e venire come meglio crede e vedersi con chi meglio crede. O no??
Ma il fatto vero è che al telefono, esasperata dal padre, inizia a fare una scenata a me, come se fosse colpa mia se l'aveva rimproverata, come se fosse colpa mia il fatto che si era fermata fino al mattino a casa mia (scelta sua) e come se io non volessi capire i suoi problemi, la madre malata, i suoi problemi al cuore ecc... Insomma, ne aveva per ogni settore.
Io sulle prime, per non ricadere nell'errore dell'altra volta, cerco di mantenermi calmo e di ragionare con lei, provo a dirle di avere dei depliant presi in un'agenzia di viaggio ma niente da fare, continua ad attaccarmi, ad avere un odioso atteggiamento arrogante, la cosa degenera quindi in un litigio ed è lei la prima a dirmi che non se ne faceva più niente per le vacanze: “Tanto non riusciamo ad andare d'accordo già così, figurati stare per dei giorni sotto lo stesso tetto...”. Onestamente anche io, preso dal nervoso, le faccio presente che non avrei voluto rovinarmi la vita con lei.
Altra conclusione della discussione in malo modo.
Il giorno dopo raggiungo la mia famiglia in campagna (la solita casa vecchia, per intenderci, dove stavolta ci sono anche i miei per il mese di agosto) e la ricontatto, anche perchè ho ancora il telefono che avevo acquistato per lei. E' molto brusca e ha un atteggiamento di sufficienza. Il telefono sembra non interessarle più, adesso. Questo modo di fare mi fa andare ancora più in bestia e lo considero una scorrettezza, in fondo le avevo chiesto la conferma all'acquisto, e cmq anche se si litiga i conti da saldare vanno saldati. Anzi, ha persino la faccia di bronzo di dirmi “quel mio amico là me lo avrebbe regalato, il telefono”.
Mi rimetto sempre a Voi, psicologi...
Alla fine la convinco a prendersi il telefono, però invece di venire lei a casa mia glielo devo portare fino a metà strada. Accetto il compromesso per non correre il rischio di perdere quei soldi che cmq, vista la mia situazione di cassa integrato, facevano comodo.
La incontro e ovviamente sempre il solito atteggiamento da vittima, sguardo serio, atteggiamento sostenuto. Mi soffermo un po' e provo per l'ennesima volta a farle uno dei miei monologhi dove provo a farla ragionare. “Guarda che è un peccato buttare tutto via... Io non capisco perchè fai così... Abbiamo una situazione ideale tutti e due... Bisogna pensare anche un po' al futuro... Che tutto sommato una vacanza insieme sarebbe servita per conoscerci meglio...”, ecc..
Lei mi risponde che le serve tempo, almeno 2-3 giorni per pensare. Pensare a cosa? Io non sono uno psicologo però in genere quando una donna dice così è perchè ha qualche altarino da nascondere, o cmq non vuole rivelare ciò che realmente le frulla in testa.
Va bene, aspettiamo questi 2-3 giorni. Ne passano 7-10 senza che si faccia sentire. Allora la ricontatto e dopo un paio di giorni a scriversi più o meno serenamente salta fuori che si è prenotata una settimana al mare con la sua amica. Anche in questo caso vado su tutte le furie, per l'ennesima volta mi sento preso in giro, anche perchè in funzione di una vacanza insieme a lei mi ero anche preso una settimana di ferie in più che avrei potuto risparmiare e senza considerare tutti i giri informativi che avevo fatto per raccogliere cataloghi ecc... Litighiamo di nuovo fortemente al telefono dove lei, come al solito è come un muro di gomma, fa discorsi quasi senza senso, un modo come per eludere ciò che è ovvio, e cioè il suo pessimo comportamento. E il mio difetto è che dopo l'arrabbiatura iniziale poi comincio a pormi delle domande e a farmi venire mille dubbi.
Possibile che quella donna alterni momenti di dolcezza ed equilibrio mentale tali non lasciar supporre minimamente l'altra faccia della medaglia, che però quando emerge porta a una spirale tormentosa di litigio e stress?? (almeno a me; magari a un altro uomo, con un carattere meno categorico e più menefreghista del mio, no).
Inizio a chiedermi se magari non abbia qualche condizionamento interiore, una specie di paura di amare, un modo per fuggire da ciò che vorrebbe ma che però la spaventa tanto da essere disposta a rinunciarci. In fondo mi aveva raccontato delle sue storie precedenti e delle ragioni che l'avevano portata a troncare... Che non si senta sicura di sé stessa? Che abbia di nuovo paura di soffrire come prima? E' l'unica giustificazione che riesco darmi se non la voglio considerare del tutto come una specie di insensibile materialista. E anche un modo per non dare a me dell'idiota completo che aveva portato tutta quella pazienza fino a quel momento e che ancora ce ne avrebbe messa.
Trascorrono giorni di silenzio, (quasi tutto agosto lo trascorro da solo), durante i quali nella mia mente si affollano i più disparati pensieri. Alla fine, pochi giorni prima della sua partenza per il mare la ricontatto, di nuovo quell'odioso atteggiamento supponente, come se lei avesse tutte le ragioni. Cerco di prenderla con molta calma per cercare di indagarla e capirla. Poi il giorno prima della sua partenza mi cerca lei per salutarmi... Finiamo per dialogare 3 ore al telefono, in maniera anche piacevole, se vogliamo. Sembra ci sia una schiarita e rimaniamo di rivederci al suo ritorno.
Così è. La trovo più tranquilla e rilassata e anche il suo atteggiamento verso di me mi sembra fin da subito rinnovato. Mi racconta di aver passato una settimana d'inferno in compagnia della sua amica. Quest'ultima sembra avere (anche) lei qualche problema psicologico a causa di problemi suoi personali e di aver interrotto le dosi di psicofarmaci (non mi ricordo la ragione) ma di essere per questo diventata irascibile e insopportabile, oltre che taciturna e di scarsa compagnia e di averle fatto trascorre una pessima settimana di vacanza (ma lo ha scelto lei di andare in vacanza con l'amica ;) ). In pratica hanno anche litigato e si sono distaccate; per cui, non so se per via del fatto di aver perso la sua amica, consapevole di non avere altra compagnia, il suo atteggiamento verso di me è stato ottimo fin da subito. Abbiamo trascorso un pomeriggio insieme e una cena insieme, oltre che il dopo-cena... Tengo a precisare che dopo il viaggio di ritorno non è neppure tornata a casa, è passata prima dalla parrucchiera a sistemarsi i capelli (una settimana di mare non aveva giovato alla chioma solitamente tanto curata) e fare dello shopping. In pratica da circa l'una del pomeriggio che era ritornata, è rientrata a casa intorno alle 17.30... In questo caso il problema cardiaco non sussisteva? Specifico da mia documentazione su internet (se attendibile) il lieve prolasso alla valvola mitrale del suo cuore è, a detta dei medici online, una cosa quasi da niente, una malformazione di cui soffrono l'80% delle persone in circolazione senza che neppure si accorgano di averlo. Ma a sentire questa donna sembra un dramma quasi degno di un tumore. Io che sono un tipo sospettoso e malpensante di natura ce lo vedo un po' come un modo per trovare delle giustificazioni quando non ha voglia di fare qualcosa, ma questa è la mia personale opinione. Resta il fatto che avevo comunque voluto continuare a frequentare questa persona, che ha dei lati positivi del suo carattere che mi attraggono molto oltre al fatto che mi piace dal punto di vista fisico.
Devo dire che ero molto felice della piega che aveva preso la storia. La donna sembrava aver preso coscienza degli errori e la situazione tra noi era nettamente migliorata, un po' sotto tutti i punti di vista. A settembre la casa di campagna è ormai praticamente inutilizzabile, anche per via delle condizioni climatiche non certo estive ma la donna sembra accettare abbastanza di buon grado il fatto di dover essere sempre lei a spostarsi per venire a Torino. Ci vediamo con una certa frequenza, anche se a piccole dosi. In un paio di occasioni porta gli ingredienti e prepara lei per me delle cose da mangiare, si offre di lavare i piatti, rifà il letto, da sola o insieme a me. Un giorno che dovevo lavorare, le ho offerto di rimanere a casa mia nel suo giorno libero per poterla ritrovare la sera e ha preso l'iniziativa di pulire il bagno... Insomma, cose normali, credo, di una donna che sta con un uomo in un rapporto sano e normale. Spesso le capita di avere dei malori, senso di stanchezza, brividi di freddo ecc. Che sia per via del cuore o no lei comunque mi tranquillizza ma io mi faccio in quattro: le porto delle coperte, le metto la stufetta, le preparo la cena e gliela porto a letto... Un mattino le porto la colazione a letto, una sera per festeggiare i 3 mesi insieme (presunti perchè coi vari distacchi il tempo della relazione era molto meno) le faccio una sorpresa divertente, facendole trovare una rosa sul parabrezza della sua auto con tanto di bigliettino, come se uno sconosciuto ammiratore le avesse voluto fare una sortita, con tutte le risa i baci e gli abbracci del caso allo scoprire la verità... E poi le serate di ballo (dove le presento tutte le persone che conosco che ci fanno i complimenti, lei resta solo un po' contrariata dalla quantità di donne che conosco) o di altro genere insieme, le uscite del pomeriggio al giorno dopo... insomma, cose normali che qualsiasi uomo innamorato farebbe per la sua donna, momenti semplici ma splendidi. E così settembre e metà ottobre trascorrono all'insegna della totale armonia. E io sto talmente bene che non mi sento neppure più in vena di uscire senza di lei. E dunque per un mese e mezzo non vado più a ballare da solo, non ne sento più la necessità anche perchè so che lei lavora e mi sembra quasi una mancanza di rispetto, anche se non è così. Lei più volte mi incita ad andare, come se per lei non fosse un problema, ma io lascio sempre correre.
Una sera però arriva, (io sono ai fornelli, sto preparando la cena per me e per lei), e mi fa l'appunto che non le riservo abbastanza “attenzioni”. In effetti può aver ragione il “resto” magari era più importante della cena, che poteva anche aspettare, ma tutto sommato era una cosa carina anche quello di preparare da magiare per tutti e due, una cosa che facevo per lei anche quella.
Mi dice: “Considera che già ci vediamo poco e tu sei lì a fare altro... Io mangio quando ho fame, non guardo gli orari... Anche quando ti prepari il pranzo da portare a lavoro il giorno dopo sembri sempre come pazzo, sembra che ti corra dietro qualcuno”.
Naturalmente non sono pazzo, sono semplicemente una persona precisa che cerca di darsi delle regole, seguendo anche un po' gli orari, anche perchè io sono una buona forchetta e negli orari giusti mi viene appetito. La donna invece, anche per via dei turni del suo lavoro, è abituata a mangiare un po' quando capita, ma qualche piccola differenza di abitudine, specie all'inizio, in una coppia ci sta, no?
Qualche giorno dopo ricevo un invito da un mio amico che non vedo da un po' e la sua compagna per andare a ballare insieme a loro. Si tratta di un venerdì sera, la mia donna è a casa sua perchè il giorno dopo lavora. Durante la telefonata serale la informo che stavo meditando di andare con questa coppia di amici, visto che non sarei stato solo, quella sera. Lei sulle prime sembra tranquilla: “Ma si vai...”, poi la discussione degenera, lei inizia ad arrabbiarsi, sembra che le stia per fare chissà quale torto: “tanto il tempo passa e le cose diventano meno importanti, vero? Mi avevi detto che a ballare ci saresti andato soltanto più con me... Nella mia famiglia certi comportamenti non si usano... Io non sono uscita mai con nessuno”, ecc... cosa non vera perchè cmq lei fa un corso di ballo, e qualche volta si era ancora vista con quella sua amica, quindi qualche valvola di sfogo se l'era presa. Al che anche io mi altero, come al solito mi lascio trascinare allo scontro, inizio di nuovo a rinfacciarle (magari sbagliando) tutto ciò che fin lì avevo fatto per lei e che se fossi stato un uomo ragionevole avrei smesso di frequentarla fin da subito, ovvero dal momento in cui mi aveva dato buca con la vacanza. Lei mi stacca il telefono in faccia, io resto interdetto, e lo sono ancora di più quando alcuni minuti dopo mi arrivano dei messaggi tipo: “Noi due non abbiamo più niente da dirci, sentiti pure libero, addio”.
Psicologi, lo chiedo a Voi: le donne sono lunatiche?
Io non le rispondo nemmeno e nonostante la mia afflizione mi faccio forza per uscire comunque, anche per non assecondare i suoi capricci, che ritengo un modo per cercare di controllarmi. Le donne usano spesso questa tattica: cercano di farti sentire in colpa per indurti al loro volere, ma un vero rapporto di coppia, un rapporto sano, non è basato su questi presupposti.
Per tutto il week end non la sento più ma vengo a sapere la domenica sera va anche lei a ballare (e così come mi aveva anche detto chiaramente, per compensare il fatto che ci ero andato io, roba da bambini) per conto suo dalle sue parti, senonchè alle 3 del mattino, dopo il ballo, mi manda un messaggio tutto rattristato e pacificatore, dove dice che le manco. Io non rispondo e la mattina successiva mentre sono al lavoro, mi arrivano una serie di altri messaggi che sono quasi delle implorazioni al perdono, come delle scuse. La sento al telefono in pausa pranzo, io sono ancora nervoso e le mie parole sono dure, si vede che stavolta non ha il controllo della situazione, ma insiste ancora con dei messaggi nel pomeriggio, facendo dei discorsi che per la prima volta da quando la conosco mi sembrano i più sensati e costruttivi. Non è tanto il suo inginocchiarsi sui ceci che mi aveva fatto piacere (non sono un uomo così orgoglioso e meschino) quanto il suo mostrarsi un po' più equilibrata e razionale. C'è uno scambio di messaggi più tranquillo e la sera del lunedì ci parliamo di nuovo al telefono. Lei è molto costruttiva e si dimostra affranta per l'accaduto, praticamente mi chiede scusa, ecc... Insomma mi fa piacere il fatto che con questo atteggiamento abbia dimostrato l'importanza che rappresentavo io nella sua vita, al solo pensiero di potermi perdere.
I giorni a seguire messaggi e parole al miele, incontri di persona che vi lascio solo immaginare... Una situazione apparentemente idilliaca....
Nel frattempo mi accorgo che le volte successive, prima di venire a suonare il campanello, trascorreva ancora ferma in macchina 10-15 minuti col cellulare in mano. Glielo faccio notare, e lei: “Ho solo detto a mia mamma che sono arrivata”. 10 minuti per scrivere a sua madre che è arrivata? Oppure spiegazioni del cavolo: “dovevo scaricare la borsa, staccare il cavo del telefono, disattivare il navigatore...”.
La cosa mi ha un po' insospettito, ed allora, alla prima occasione ho fatto una cosa che non bisognerebbe fare ma che ho fatto lo stesso. Mentre era in bagno ho frugato nel suo telefono e ho trovato svariati messaggi di altri uomini, oltre al fatto che il telefono lo teneva silenzioso. Non ho potuto soffermarmi sui contenuti dei testi (lei me lo aveva detto di avere tanti amici che ogni tanto le scrivevano) ma ho provato ad indagare facendo qualche battuta tipo: “Allora, hai risposto a tutti i tuoi spasimanti?” quando la vedevo col telefono in mano intenta a scrivere. Lei una volta si è incupita, si vedeva che era infastidita anche soltanto a quella che io volevo farle sembrare una battuta: “ma figurati è solo mia mamma!”
Solo sua mamma? No, perché ad un altro mio controllo c'erano tutta una serie di altre persone che le mandavano messaggi che, più o meno, in altre occasioni aveva provato a spiegarmi chi erano.
“Guarda che io sono seria, se sto con un uomo, non vado anche con un altro...”
La cosa finisce lì, la fiducia prima di tutto (facendo finta di dimenticare tutti i precedenti contrasti).
Va tutto bene per altri 10-15 giorni fino a quando una mattina, a casa mia, dopo esserci alzati tardi dal letto io mi metto subito ai fornelli per preparare qualcosa da mangiare come facevo sempre mentre lei va in bagno. Premetto che ultimamente l'andazzo era diventato quello: era scontato che ai fornelli ci andavo io mentre lei trascorreva quella mezz'ora o tre quarti d'ora in bagno per poi uscire e sedersi con la roba già pronta e calda nel piatto. Quella mattina era un po' più delicata perchè mancavano 10 minuti all'una e all'una e mezza sarebbe dovuta ripartire per il biellese perchè alle 3 cominciava il turno di lavoro.
Diciamo che in fin dei conti non mi importava più di tanto di essere sempre io, ultimamente, a preparare da mangiare anche se la cosa un po' mi infastidiva, perchè penso che in coppia bisogna collaborare (e quando provavo, ridendo, a farglielo notare la risposta era: “ma qui è casa tua”. Ma l'aggettivo possessivo non c'entra niente se si parla di una donna che era in teoria la mia futura convivente). Ma la cosa che quella mattina nello specifico mi ha innervosito è stato che, nonostante la fretta che c'era e mentre ero indaffarato ai fornelli più per lei e le sue esigenze che per me, lei è venuta a chiedermi di accendere il pc e mettere delle musica da ascoltare mentre era in bagno. “Qui dentro è un mortorio!”
Al che, il pensiero che mi è sovvenuto è stato: ma quanto tempo ci vuole trascorrere in bagno?! Tanto ci son qua io a fare tutto!
Le ho detto, appunto: “Ma quanto tempo vuoi starci in bagno?? Sbrigati dai!”.
Lei se ne è subito risentita. E' andata in bagno senza musica ma poi è subito uscita a prendersi il cellulare e far uscire musica da quello. “A me la musica piace e non me la faccio togliere da te!”.
Poi torna tutta imbronciata dopo essersi rivestita, le metto la pasta pronta nel piatto e inizia a fare tutto un discorso senza senso come se io le volessi togliere la musica, che a lei la musica piace e che non gliela toglierà mai nessuno, che a casa mia c'è troppo silenzio, e che lei cmq non sarebbe mai cambiata (per la musica e anche per il resto) ecc... come se il punto della questione fosse la musica. Il punto della questione era che una donna matura, se sa che è tardi, prima cosa si occupa delle cose veramente importanti, tipo semmai dare un amano a me, e poi delle cose di secondaria importanza. Ma forse lei aveva voluto mettersi subito sulla difensiva, con quel discorso, avendo capito dove volevo andare a parare. “Guarda che il letto te l'ho fatto!”, come se fosse solo mio, ci aveva dormito anche lei. Poi, non contenta, presa da un moto di rabbia, si è alzata di scatto dalla sedia, è andata al lavandino e si è lavata il suo piatto e il suo bicchiere. “Così almeno non dici che non faccio niente! Il resto te lo lavi tu, in fondo è casa tua!”
Ecco, io questo comportamento l'ho ritenuto molto sgarbato e una mancanza di rispetto nei confronti miei e anche di tutto ciò che avevo fatto per lei. Non avevo fatto grandi cose, fino a quel momento della nostra frequentazione, ciò che mi era stato possibile fare, ma ritengo di aver fatto molto più di ciò che sarebbe stato logico e giusto fare nei confronti di una persona che in fondo conoscevo da poco tempo e anche in funzione dei suoi comportamenti precedenti. Avevo messo a disposizione la mia casa, fatto gli acquisti necessari, carinerie varie, ecc... Non penso che in un mese e mezzo di buona frequentazione per 3-4 lavaggi di piatti, 3-4 rifacimenti di letto, un paio di cucinate con acquisto di ingredienti da parte sua dovessero giustificare un simile comportamento come se il mio “cerca di sbrigarti” fosse la peggiore mancanza di rispetto, anzi semmai tutto il contrario. In fondo io mi preoccupavo per lei e del fatto che avesse da andare a lavorare con ancora tutta la strada da fare. Ci aveva fatto piacere soffermarci un po' di più aletto? Siamo adulti e maturi, ci assumiamo la responsabilità di ciò che facciamo e dopo ci regoliamo di conseguenza, con spirito di collaborazione, come tutte le coppie normali.
Come punta nell'orgoglio, non aveva voluto magiare neppure più il secondo, nonostante l'avessi preparato, si prende la borsa e si prepara a uscire. Io provo a trattenerla e a calmarla anche se stavolta il “vaffa” ci stava davvero. Mi dice ancora di essersela presa del fatto che io ho fatto alcune allusioni su di lei, sulle volte alla settimana che va dalla parrucchiera, oppure dall'estetista una volta al mese, oppure che le piacciono solo vestiti firmati, da 80-100 euro in saldo, ecc.. e poi si lamenta sempre che è senza soldi. Visto che si lamenta sempre della spesa per venire da me allora mi permetto io di guardare come spende i suoi soldi per altre cose.
“Io i miei soldi li spendo come voglio!”
Percarità, assolutamente lecito, ma almeno che non si lamenti dei soldi della benzina x venire da me, sennò sembra che siano gli unici soldi che le scoccia spendere oltre a non essere vero che ne ha pochi. Io non giro e non ho mai girato con vestiti o scarpe firmate. Io ho solo sempre comprato roba di mercato da 2 euro. Ciò non toglie che a chi piace la griffe non debba comprarsela, ma almeno che poi non ci siano lamentele, per di più soldi spesi per incontrare la persona che dici di amare...
Concordate, Signori psicologi?
Lei farfuglia ancora qualcosa e se ne va, accelerando in modo violento con la macchina.
Quella è stata l'ultima volta che l'ho vista...
Vi metto a parte anche di questa cosa:
Parlando di soldi è stata addirittura lei a fare l'allusione a me che sono stato in casa con i miei per 41 anni e sembra che adesso ho tutti io i problemi io (x esempio quando le parlavo della mia cassa integrazione e del mio stipendio ridotto). Come a dire: “Non hai mai speso un cavolo, avrai qualcosa da parte, no? Penso che se anche io abbia qualcosa da parte oppure no non siano cose che riguardino lei, o perlomeno una che frequento da pochi mesi e che inoltre si lamenta sempre soltanto e che ha dei comportamenti dubbi. Penso di aver fatto molto, fin qui, nei confronti di questa donna, per il resto, ognuno si assume la la responsabilità dei propri problemi. Altrimenti significa che ci sono delle mire che nulla hanno a che vedere con ciò che è un rapporto d'amore.
Concordate?
Circa mezz'ora dopo mi chiama, è ancora molto ostile. Mi informa di aver dimenticato il caricabatterie del telefonino, e secondo lei sarei dovuto partire la sera da Torino per andare fino a Biella, dove lavora, aspettarla al suo fine turno delle 22 e ridarglielo. Io provo quantomeno a farle delle proposte alternative, come partire subito al pomeriggio e lasciarlo in portineria oppure lei che si allontana un attimo dal suo posto per venire a recuperarlo. “No, non posso sono sola in reparto e poi in portineria sparisce sempre tutto, non puoi lasciarlo lì”.
Io: “Ma scusa, non puoi comprartene un altro domani? Con pochi euro ne prendi uno nuovo, non mi pare il caso che debba fare 150 km, andare e tornare subito, solo x quello.”
“Ecco, tanto lo sapevo che non eri il tipo di certe cose. Qui queste cose costano un casino... Sai che sono in difficoltà e te ne freghi... Il mio ex mi portava sempre al ristorante e tu no e quel mio amico non solo me lo avrebbe portato ma in passato quando ne ho avuto bisogno mi ha comprato addirittura 2 cellulari...”
Io: “E allora torna dal tuo ex, che però è diventato ex, oppure rivolgiti a quel tuo amico per vedere se da amico può diventare qualcos'altro! Io tutto quello che potevo fare nei tuoi confronti l'ho fatto, se non sei contenta e non ti basta non so che farci”
“Sei solo un tirchio col braccino corto!”
“Se fossi stato tirchio tu in casa mi non avresti messo neppure un'unghia!”
Ecc., ecc..
Situazione degenerata anche se comunque le dico che la sera le avrei portato l'oggetto. Ma più passavano le ore e meno mi sentivo in vena. Era una cosa illogica e senza senso, senza considerare che col suo comportamento non se lo meritasse.
La sera mi manda un messaggio più tranquillo dove mi dice che non era il caso che andassi, che si sarebbe aggiustata in un altro modo e che, così facendo, mi avrebbe fatto anche un favore.
Io le avevo risposto seccamente, per farle sapere che cmq non ero disposto ad assecondare le sue richieste. Qualche altro minuto di discussione e poi la chiusura.
Per quasi tutta la settimana successiva non la sento più, ma so che la settimana dopo ancora, la prima di novembre, lei aveva una settimana di ferie e da tempo meditavamo di trascorrerla insieme, avendo anch'io la possibilità di prenderne una. Cominciavo ad avere l'impressione che tutte quei litigi fossero un pretesto per non trascorrere del tempo insieme a me nel vero senso della parola. Era capitato l'estate scorsa e stava ricapitando di nuovo. Quindi (stupidamente) la ricontatto per chiederle un dialogo telefonico. Lei rimanda al giorno dopo (stranamente quella sera era dovuta uscire 2 ore dopo) e il giorno dopo ci parliamo al telefono, lei con quel tono un po' definitivo, come se fosse lei ad aver capito che sono io l'essere peggiore del mondo e dovesse capire se darmi ancora una chance oppure no. Cerco di parlarle tranquillamente per 2-3 ore di fila e di farla ragionare come al solito, dicendole di non buttare via anche quell'occasione di stare insieme e conoscerci un po' meglio visto che oltretutto avevamo programmato anche di fare delle cose in compagnia di miei amici. Si tratta di giovedì e il sabato seguente avremmo dovuto cominciare quella settimana di ferie. E io mi trovo di nuovo in difficoltà perchè l'avevo richiesta al lavoro e adesso si prospettava di nuovo un nulla di fatto, con la perdita inutile di altri giorni dal mio monte giorni.
Dopo la chiusura della conversazione spengo tutto e mi metto a dormire. La mattina dopo trovo il suo messaggio dove mi dice che sarebbe venuta da me la sera (era venerdì).
Io le rispondo: “Ok... E poi ti fermi tutta la settimana?”
Lei: “Soltanto Ok? Se l'entusiasmo è tutto qui, lasciamo stare”.
Al che mi sono cascate le braccia: “Che cosa ti devo dire, ti ho detto va bene. Se non vuoi venire, e mi pare tu non voglia, allora non venire”. In fin dei conti arrivavamo di nuovo da una settimana di litigi, non è che potessi essere tanto cerimonioso, e non avevo neppure voglia di esserlo. E perchè lei quale entusiasmo ci aveva messo? “Ok, vengo”, dopo essersi ancora fatta quasi pregare.
Lei risponde ancora: “Io ti ho risposto subito dopo pochi minuti, non ho fatto passare ore” più altre cose senza senso che per rispetto di chi leggerà (se avrà voglia) questo mio lungo testo non sto neppure ad enunciare (Io ci ho messo l'iconcina del fantasmino che ride, il mio messaggio era allegro, e tu niente!”)
Vi rendete conto? (45 anni)
Stufo e deluso decido di lasciar perdere tutto e così anche quell'altra settimana che avremmo potuto trascorrere insieme è buttata. Se non altro sono riuscito a modificare i programmi con l'ufficio e ad andare a lavorare invece di restare a casa forzatamente.
I giorni successivi li trascorro all'insegna dello sconforto. Nonostante tutti quei malcomportamenti quella donna mi mancava e non so spiegarmi perchè, e dunque, incapace di resistere, dopo una decina di giorni le mando un altro messaggio e successivamente ci sentiamo al telefono.
“Siamo incompatibili”, fa lei. “Tu vedi le cose in modo diverso da come le vedo io”.
Questo era indubbio, ma essere incompatibili perchè lei si comportava come una bambina o faceva ragionamenti senza senso era un vero peccato. Mi sembrava impossibile che non riuscisse a correggersi, anche perchè per un periodo era andato tutto bene. Possibile che era capitolato tutto nel momento in cui le avevo detto di sbrigarsi in bagno? E il suo voltarmi le spalle l'estate scorsa con la vacanza? Cosa avevo detto o fatto che l'aveva destabilizzata? O quando suo padre le ha fatto la scenata? Naturalmente niente, sono tutte domande ironiche. E penso che neppure lei, nella sua testa, abbia le risposte, a giudicare dalla sua costante scena muta alle mie innumerevoli richieste di chiarimento.
Nei giorni a venire ci parliamo diverse volte al telefono, tra alti e bassi, ma riusciamo sempre a chiudere la conversazione in maniera pacifica e costruttiva, anche se il giorno dopo, immancabilmente, dai suoi messaggi emerge di nuovo uno stato alterato di coscienza, se così lo vogliamo definire. Risposte a monosillabi oppure non- risposte, oppure frasi del tipo: “ti auguro di essere felice, di trovare quella giusta per te... Magari la “rossa””. La “rossa” è una persona (una mezza conoscenza, più che altro) con cui ballo ogni tanto, che le avevo anche presentato, e che aveva preso subito in antipatia sulla base di uno sguardo di sfida tra donne con, a detta sua, me al centro. Se davvero avessi avuto qualche intrallazzo non le avrei presentato tutti e tutte, no? Si tratta più probabilmente di uno dei soliti pretesti per far girare le scatole o trovare un distacco da me, quale che sia la ragione.
Resta il fatto che vengo a sapere che nel periodo di distacco è andata a ballare una volta, e che è uscita diverse altre volte con amici suoi e che una volta è anche uscita a bere qualcosa con quel suo “amico” dei cellulari regalati...
Circa 10 giorni fa, una domenica sera, collego il cellulare al pc per scaricare dei file di programma un po' grandi che ci stavano mettendo tanto tempo, nel frattempo mi accordo con quel mio amico e la sua compagna di andare in un locale a ballare. Tenendo sempre il cellulare collegato al computer mando a lei un primo messaggio per informarla della cosa e nel frattempo mi preparo. Vedendo che non risponde le mando un altro messaggio dicendole che sarei uscito e che avrei lasciato il telefono a casa collegato al computer per terminare quell'aggiornamento, che tanto sarei stato insieme a quei miei amici e che non mi sarebbe servito ma che se avesse scritto non avrei però potuto rispondere fino a tardi.
Al mio rientro mi trovo diversi messaggi di lei, a partire dal più tranquillo al più rabbioso per finire col più tormentato.
Cose tipo: “Non rispondi, si vede che sei impegnato... Io vado a dormire, buona notte... Ti auguro una buona serata con la rossa, la tua nuova luce, fate una bella coppia insieme... Io sono educata, ti ho sempre risposto, mi stai prendendo in giro, ma non succederà più, non te lo permetterò più!... Ho vomitato anche l'anima, sono sola in casa e non c'è nessuno che possa aiutarmi, mi domando perché soffrire così per amore, avrei voglia di morire, non lo faccio per rispetto ai miei, ma la morte è mia sorella...”
Giudicate Voi...
Io le rispondo subito, le spiego di averle detto che uscivo, ecc...
Lei il mattino dopo dice di non aver ricevuto nulla ed allora io arrivo alla conclusione che forse i messaggi non le erano arrivati per colpa del fatto che li ho spediti mentre copiavo i files dal pc al telefono, di solito erano sempre arrivati. Lei ovviamente ha messo in dubbio questa cosa e si è messa sul piede di guerra, specie dopo aver saputo che ero uscito per andare a ballare.
Ma se solo al pomeriggio mi augurava ogni bene per il mio futuro, perchè prendersela così? Poi mi manda un messaggio dove dice chiaramente che nella relazione mi devo impegnare anch'io, che non vuole più essere l'unica a muoversi ma anche io devo andare da lei.
Come tante volte le avevo già spiegato (ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire) io non ho mai negato la volontà di muovermi per essere io ad andare da lei, non mi sono mai posto il problema della spesa del viaggio, ma si tratta soltanto di un problema pratico. Lei ha un giorno libero che cade nel weekend soltanto una volta ogni sette. Oppure almeno anche solo una mezza giornata libera, dove io avrei potuto raggiungerla. In ogni caso lei dovrebbe rendersi disponibile subito o quasi subito dopo il lavoro e non solo dopo molte ore, anche perchè non avendo lei il supporto di una casa come me, nel periodo invernale non è molto agevole la situazione. Avevo sempre chiesto a lei di muoversi perchè tra il trascorrere 2 ore insieme rispetto al trascorrere una notte e un giorno insieme credo sia meglio la seconda. Senza considerare il fatto che andando io da lei bisogna anche andare a mangiare da qualche parte, ecc... Ma, come ripeto, nel periodo estivo il sole cala anche più tardi e quantomeno non fa freddo; d'inverno oltre al freddo c'è pure maltempo, nebbia, ghiaccio, ecc Cosa si fa? Dove si va? Pizzeria una volta, cinema un'altra... E poi?
Nei giorni successivi cerco di calmierarla e ci riesco, riusciamo ancora ad avere un dialogo abbastanza tranquillo tanto che le propongo nel suo giorno di riposo, il lunedì successivo, di prendermelo anch'io e di andare su da lei. Anzi, le propongo di venire su già la sera della domenica per andare a ballare in un posto dalle sue parti, sfruttando il fatto che i suoi non ci sono in questo periodo.
“No ma guarda che domenica sera io non vado a ballare perchè mi alzo presto il mattino per lavorare poi il pomeriggio vado a fare un corso di ballo e la sera poi sono stanca. E inoltre il letto dei miei è duro e scomodo e non ci voglio dormire e il mio è piccolo e in 2 non ci stiamo...”. (Io mi sono rifiutato di dormire io nel letto dei suoi, non mi sembra rispettoso... senza considerare il fatto che il padre non vuole neppure che qualcuno entri in casa sua, figuriamoci nel suo letto!)
Tralasciando che in questo caso, dopo il lavoro non è stanca ma può andare subito a fare il corso di ballo, ci sono mille impedimenti, nonostante voglia che mi muova anch'io, però anche così non vuole, così come alla fine non vuole prendere un treno per contenere le spese o prendere una statale invece che l'autostrada per risparmiare almeno quei soldi. E anche quando le ho detto che sarei andato allora solo per la giornata del lunedì si è limitata soltanto a dire :”Si, ma non alle 7 del mattino...”
Una sera abbiamo di nuovo un litigio, lei comincia di nuovo coi suoi soliti discorsi che io reputo illogici e mi commiata in malo modo, ma dopo circa un'ora mi ricontatta dicendo che le spiace, che ci tiene alla mia serenità (che significa?). Io sinceramente mi sono sentito destabilizzato, non riuscivo a capire come fosse possibile che poco prima sembrava che avesse il fuoco del diavolo dentro e dopo poco tranquilla e rilassata e persino ben disposta nei miei confronti. A quel punto sono stato io a innervosirmi e lei: “Ecco, io adesso ero tranquilla e tu sei riuscito di nuovo a rovinare tutto!” Di nuovo chiusura secca.
La mattina dopo un altro suo messaggio: “Io ci ho provato, Dio solo sa se ci ho provato, ma la verità sai qual'è? Che nessuno dei due vuole tenere a bada la lingua perchè ormai ciò che manca è l'amore”...
Io non penso che a me sia mai mancato l'amore nei confronti di quella donna, anzi; penso che se mi sono soffermato così a lungo nei suoi confronti è proprio soltanto perchè mi piaceva e c'era un sentimento perchè sennò, di fronte a certe cose, non c'era bellezza fisica che tenesse.
Io glisso il suo messaggio e le rispondo come se nulla fosse, le auguro buongiorno e faccio riferimenti alla bella giornata di sole, e così facendo abbiamo uno scambio di messaggi abbastanza pacato, specialmente alla sera, dove lei mi manda anche delle belle frasi quasi da innamorata, degne dei tempi migliori. Ciò accadeva quest'ultimo venerdì.
Il giorno dopo, sabato, nell'animo di questa donna sembrava già di nuovo tutto cambiato, qualche messaggio in risposta al mio ma di poche parole a monosillabi. Glielo faccio notare.
“Oggi non sto tanto bene, faccio fatica a lavorare, sento stanchezza, ho già preso un rilassante cardiaco. Cmq anche tu sei di poche parole...”
Verso sera mi mette a parte del fatto che sarebbe uscita per un aperitivo con quella sua amica (che ultimamente aveva di nuovo cominciato a riprendere gli psicofarmaci e perciò essendo anch'ella un po' più tranquilla si erano riavvicinate. Mi dice che sono furbetto perchè io chiedo sempre a lei cosa fa ma io non dico nulla di me, ed allora vuol sapere cosa ho fatto nell'arco della giornata e cosa avrei fatto invece la sera.
Le dico di aver trascorso la giornata a casa dei miei e che la sera probabilmente sarei andato a ballare, come poi in effetti è stato.
Dai messaggi capisco subito che lei si irrigidisce. Mi scrive: “E' inutile continuare a scriversi, tanto ognuno fa la propria vita, meglio staccarsi per rifarsi una vita...”
E io: “Ma perché mi dici questo adesso?”
Più nessuna risposta.
Il giorno dopo la chiamo, lei risponde ma c'è subito tensione, prima di tutto perchè ritengo che in fin dei conti non abbia diritto di prendersela se io la sera prima sono andato a ballare. Quando le cose tra noi andavano bene non ci ero più andato per conto mio, (e cmq non ho fatto nulla di male se non trascorrere una serata di svago), in secondo luogo perchè vengo a sapere che il corso al pomeriggio non è andata a farlo e che in compenso va a ballare la sera in quel posto dalle sue parti dove le avevo proposto di andarci con me.
Anche in questo caso ci sono stato male perchè si era sempre lamentata del fatto di essere sempre lei a muoversi, stavolta sarei andato io da lei e ha trovato il modo fino alla fine di prendermi in contropiede.
“Ma cosa vuoi! Tu ci sei andato ieri sera!” mi fa. Ma non è per la serata che va a passarsi, è per il principio, anche perchè lei non ragiona, ne fa come una specie di gara... “Ultimamente tu ti sei fatto la tua vita, adesso io mi faccio la mia, sono stata fin troppo brava fino adesso.”
E ha concluso con: “Puoi andare al diavolo!”.
A sentire quelle parole, anche fuori luogo, sinceramente, come se non fosse ancora bastato tutto il resto di prima, mi sono sentito molto ferito. Preso dalla rabbia del momento le ho detto che avrebbe dovuto fare delle sedute dallo psicologo (con tutto il rispetto per Voi) perchè non aveva comportamenti normali.
Mi ha staccato il telefono in faccia per la terza volta.
Questo è tutto. Mi scuso ancora per la lunghezza del testo, ma sappiate che ho persino tralasciato molti dettagli altrimenti non avrei più finito.
A me questa donna piaceva, e piace ancora molto. Si, lo so, forse sono uno stupido però è così. All'inizio si parlava così bene, di futuro, persino dell'eventualità di figli... Mi rendo conto che in fondo siamo stati insieme poco e per giunta litigando di continuo però, non so spiegarlo... mi ha veramente preso. Anzi, in principio sembrava presa più lei di me, tanto che una volta che le ho detto di cercare di stare un po' più coi piedi per terra se ne era risentita perchè diceva che la limitavo.
Adesso chiedo il vostro parere.
Secondo Voi le cose che ho fatto le ho fatte sbagliate? Le cose che ho detto e ragionato erano sbagliate?
Ci sono molte contrarietà, secondo me, in questa donna, molte cose strane, comportamenti strani, ragionamenti strani... Mi rendo conto che avere alle spalle una famiglia difficile, una madre malata gravemente che non si sa per quanto vivrà ancora, un padre burbero e retrogrado, un fratello che si è allontanato dalla famiglia e che non si fa mai vedere, il problema al cuore, problemi economici o presunti tali... (magari anche tanta voglia di farsi i cavoli propri senza impedimenti?)
Vorrei pensare che tutti questi comportamenti sono stati provocati e non una spontanea esternazione di cattiveria o insensibilità.
Io ho quasi 42 anni e avrei davvero voglia di legarmi a qualcuno in via definitiva e seriamente e questa donna, per un po', mi ha fatto sognare. Ma ne deve valere la pena.
Potete darmi dei consigli? Secondo Voi è il caso di provare a spenderci ancora del tempo sopra oppure sarebbe il caso che, una volta per tutte, guardi avanti. Lei, a quanto dice, lo sta già facendo. Così come, allo stesso tempo, certi suoi atteggiamenti hanno anche dimostrato che ci tiene a me... (vedo cose che non esistono?)
Già da un po' mi ha cancellato da fb (a detta sua più per motivi di gelosia nei confronti della cosiddetta rossa che interagisce molto sui miei post; gelosia che cmq io definisco infondata), oggi da Whatsapp... (mi ha bloccato).
Io ci tengo a questa persona, anche perchè nonostante tutto ci vedo del buono, ci vedo come dei condizionamenti di qualche tipo che la spingono ad agire in un certo modo. In qualche modo vorrei poter trovare dei punti d'incontro in questo senso, senza però essere manipolato o usato come uomo zerbino da questa donna, cosa che forse aveva già cominciato a fare, e neppure usare tattiche di quelle che si trovano a iosa in giro su internet, tipo far finta di essere indifferente per attrarre la sua attenzione, ecc... Ho 42 anni, mi reputo un uomo maturo, e vorrei che anche chi interagisce con me lo fosse, visto che lo prendo in considerazione per la mia vita futura. Perciò non vorrei usare tattiche che reputo quantomeno adolescenziali, per quanto tutta questa faccenda non lo sia già.
Ringrazio in anticipo per la lunga lettura e per le risposte.
Saluti

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Caro Massimo,
nonostante la lunghezza della sua mail sono riuscita ad arrivare fino in fondo.
Quello che mi ha colpito maggiormente è stato il suo continuo rimando alle Donne in generali, quello che ha imparato nel corso degli anni, le tattiche che utilizzano, la lunaticità etc.
Bene, tutte le donne sono diverse caro Massimo e, molto probabilmente, questa non è la donna per lei.
Non ho informazioni a sufficienza sulla signora in questione, se non quello che Lei ci ha raccontato, ma quello che mi sembra davvero chiaro è quanto questa donna sia lontana anni luce con il suo modo di essere e con il suo stile di vita.
Mi sembra che per lei l'educazione e anche il rispetto verso il proprio lavoro e la gestione dei soldi siano delle componenti essenziali ( sopratutto per la questione economica: essere oculati e parsimoniosi, sopratutto nell'attuale situazione di crisi, non è un sinonimo di essere tirchi, anzi! è una dimostrazione di grande maturità) e non so, per quanto ci ha raccontato, quanto queste caratteristiche siano presenti o importanti per la sua signora.
Le consiglierei di non accontentarsi, avere poco più di 40 anni non deve essere sinonimo di scoraggiamento.
La donna giusta per lei arriverà ma, molto probabilmente, non è questa donna.
Un caro saluto,

Dott.ssa Valentina Mossa in Torino

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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Gentile Massimo,
credo sia di prioritaria importanza invitarLa a riflettere circa il fatto che la sua età (che non ritengo affatto avanzata) non deve diventare motivo di "accontentamento" rispetto alla relazione poco serena che sta vivendo.
Per costruire un rapporto intimo duraturo e stabile è necessario conoscersi e assumere consapevolezza della compatibilità o incompatibilità dei propri progetti di vita.
Ovviamente ciò non significa essere eccessivamente rigidi e adottare un atteggiamento immodificabile se il proprio partner la pensa diversamente ma rispetto a questioni importanti ed essenziali come l'idea di costruire una famiglia e la gestione dei soldi ritengo sia davvero importante valutare di proseguire solo le relazioni nelle quali si verifica una compatibilità di vedute e che, soprattutto, trasmettono senso di serenità e sicurezza.
Un rapporto eccessivamente difficile e tormentato può minare seriamente il proprio benessere ed equilibrio emotivo.
Si prenda del tempo per sè e non abbia paura di scegliere "ciò che è meglio per se stesso e per il Suo futuro".
Le auguro di tutto cuore tanta serenità

Dott.ssa Alessandra Degioanni Psicologo a Cuneo

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Gentile Massimo,
dopo aver letto per intero la sua lunghisima mail, credo che lei e quella donna abbiate due caratteri incompatibili per sperare in un rapporto duraturo e tranquillo.
Se lei, Massimo, ha desiderio di un rapporto stabile e magari anche di costruire una famiglia, dovrebbe cercare qualche altra donna più compatibile.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Salve Massimo,

ho interrotto la lettura non tanto per la lunghezza quanto più per i ripetuti accenti sulle stesse problematiche. in una lettera del genere non esce mai fori la parola "Passione",elemento che nei primi mesi di una nuova relazione dovrebbe brillare; non si parla di "Condivisione", immagino che alla vostra età si abbia la voglia di condividere una vita insieme, o meglio a volte lei ne parla ma non mi sembra che dai racconti emerga qualche azione che faccia pensare a dei gesti orientati all'obiettivo della condivisione di una vita insieme.
L'accento piuttosto è su km, soldi, faccende domestiche.
La prima domanda che le pongo e a cui le consiglio di soffermarsi a pensare è:lei in una donna cosa cerca?
Questa donna rispecchiava almeno una delle caratteristiche compatibili con il suo carattere?
Per effetto domino, ovviamente sapere cosa cerca da una relazione, vorrebbe dire sapere ed avere coscienza riguardo a chi si è.
Lei si è mai soffermato sulla sua persona? Ha mai ascoltato i suoi bisogni e le sue necessità?.
Credo che tutte le risposte alle nostre domande siano dentro di noi, che non esiste una ricetta che magicamente ci trova la chiave di lettura delle cose ma, piuttosto credo che esista semplicemente la nostra Personalità e che abbia tutto il diritto di essere assecondata letta e capita.
Probabilmente nel gioco delle parti, preso dal bisogno di non rimanere solo, ha inseguito un sogno evidentemente non realizzabile. Ora si fermi e rilegga tutto e provi a vedere ciò che di positivo per se stesso e per la sua personalità, in questa storia c'era.
Troverà da solo la risposta, o quantomeno lo farà con una diversa chiave di lettura che la aiuterà a far luce su aspetti tenuti nascosti da una mentalità attuale che porta a doversi accontentare piuttosto che pretendere ciò che si vuole per raggiungere la felicità.
Buona "nuova" lettura
Dott.ssa Annalisa Salvati

Dott.ssa Annalisa Salvati Psicologa Psicologo a Roma

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Massimo
confesso che non ho letto tutto tutto...è veramente molto lunga la lettera, però credo (sottolineo CREDO) di aver capito una cosa: che cioè questa è una relazione sbilanciata dove due soggetti agli antipodi si sono incontrati e stando insieme hanno accentuato i lati estremi del loro carattere.
Questa donna mi appare incontentabile, egoisticamente chiusa e poco propensa a dare nella relazione; troppo bisognosa di accudimento e di coccole e , nello stesso tempo, pure si mostra autoritaria e pretenzionsa.
Lei invece è il classico "uomo che ama troppo"!!! (sì, esistono anche gli uomini che amano troppo non solo le donne !).
E' chiuso nella relazione dentro un circolo vizioso del dare (e non basta mai a lei) e del tentare di ribellarsi..ma poi la donna ritorna coi suoi capricci e lei cerca ancora di accontentarla e di accudirla (le prepara il pranzo, e cerca di renderle migliore la vita pratica).
Lei è diventato "scontato" per questa donna che fa bello e brutto tempo.
Fossi in lei sinceramente (e sempre che io abbia compreso tutto bene!), cercherei una persona più stabile e matura come partner, una persona che sappia valutare le sue qualità e la sua dolcezza e che sappia ricambiare con affettuosità e comportamenti equilibrati.
Siamo nel 2014 ..tra poco 2015 e queste "Principesse sul Pisello" (conosce la favola?) sono anacronistiche...chi le vuole più?
Ho detto il mio parere francamente.
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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