Non riesco a chiudere una storia

Inviata da Laura il 2 giu 2014 Terapia di coppia

Salve,
mi chiamo Laura, ho 29 anni e sono ormai 4 anni che vivo una storia tormentata, o sarebbe meglio dire che "non vivo una storia", visto che è finita per l'ennesima volta.

E' cominciato tutto nel 2009 quando ho conosciuto un ragazzo che mi ha subito colpito suscitando in me un certo interesse. Purtroppo lui usciva da una storia importante, evidentemente ancora non conclusa definitivamente, che per circa un anno ha determinato una frequentazione discontinua tra noi.

Mentre lui soffriva ancora per la sua ex e a mia insaputa la rivedeva, nei periodi in cui mi allontanava, io mi ci affezionavo e stavo malissimo ad ogni allontanamento.

Essendo a mia volta reduce da un periodo difficile ho cominciato a maturare un senso di insicurezza e di inadeguatezza, che mi faceva sentire sbagliata perchè puntualmente respinta.

Le mie reazioni a questo stato di cose sono state varie. In alcuni periodi mi chiudevo in casa perdendo completamente interesse nei confronti del resto del mondo, in altri momenti, complice un suo atteggiamento arrogante e provocatorio, sono uscita con altri uomini e in un paio di casi ci sono andata a letto quasi come per voler dimostrare a me stessa di essere all'altezza, di essere abbastanza donna, e di riuscire ad andare avanti. In una di queste circostanze, evidentemente fragile e presa da questo senso di rivalsa, mi sono ritrovata ad accettare la proposta di un menage a trois con un ragazzo appena conosciuto, e la sua fidanzata.

Ovviamente non ho vissuto bene l'esperienza, che mi ha molto segnata essendo stata vissuta con uno stato d'animo dominato dalla rabbia e dall'insicurezza.

Dopo questa parentesi ho ripreso inaspettatamente la frequentazione con il ragazzo che tanto mi piaceva, che sembrava rigenerato, cambiato e molto più coinvolto nei miei confronti. Dopo qualche mese in uno slancio di sincerità lui mi ha raccontato dei periodi passati in cui aveva rivisto la sua ex e io l'ho messo al corrente delle esperienze che avevo avuto in quel frangente.

Ovviamente la mia confessione ha generato in lui una rabbia fortissima che per l'ennesima volta lo ha fatto allontanare. Mi ha etichettato come una poco di buono, mi ha offesa e respinta in tutti i modi. Non riuscendo ad accettare la situazione ho fatto di tutto per dimostrargli il contrario e sono riuscita a farmi concedere una nuova possibilità. Abbiamo quindi ripreso a frequentarci, il nostro rapporto è cresciuto, i sentimenti pure. CI siamo innamorati, ci siamo conosciuti nel profondo e siamo stati felici.

Purtroppo la felicità continuava ad essere minata dal pensiero della mia esperienza un po' spinta, che in lui era un tarlo costante. Non riusciva ad accettare e giustificare l'accaduto e ogni volta che le cose sembravano andar bene ritornavano a sgretolarsi. Per lui era un chiodo fisso, un'ossessione. Pur guardandomi con occhi innamoratissimi, a volte aveva degli scatti d'ira assurdi. Un tira e molla continuo andato avanti un paio di anni.

Circa un anno fa essendo il nostro coinvolgimento troppo forte abbiamo deciso di riprovarci. Lui ha provato a soffocare dentro di se la rabbia e il malcontento e la nostra storia ha fatto passi avanti eccezionali.

In più occasioni però mi ha rivelato che secondo lui, per superare questo problema e far sparire questo pensiero in maniera definitiva avrebbe avuto bisogno di ripetere con me questa esperienza di menage a trois, che continuava a farlo sentire castrato. Mi diceva che non si sentiva abbastanza uomo e che gli faceva male il pensiero che io avessi accettato una proposta del genere da un ragazzo appena conosciuto.
La mia reazione è sempre stata drastica. Il no è stato secco. E lui sembrava essersi rassegnato.

Poco più di un mese fa il suo delirio è esploso nuovamente. Sta male. E' tormentato e ossessionato dal pensiero che io abbia fatto questa cosa e si è reso conto di non poter stare più con me essendo questo problema per lui insuperabile.

Mi ha detto che l'unica possibilità per stare insieme sarebbe stata quella di accettare la sua proposta. Io non me la sono sentita. E la nostra storia è finita. Per l'ennesima volta.

Io ci sto malissimo e so che ci sta male anche lui. Lo amo e so che lui ama me. Non riesco ad accettare la fine di questa storia. Da 4 anni a questa parte non sono mai riuscita a rassegnarmi, ho sempre fatto di tutto per farla funzionare. Mi sono sempre sentita giudicata male e qualsiasi suo comportamento io l'ho giustificato, quasi come una pena da espiare per il mio errore.
Mi sono colpevolizzata, odiata, disprezzata.
Al contempo ho odiato lui, il suo non comprendermi, il suo maschilismo, le insicurezze personali che forse ha riversato sulla nostra storia.

Fatto sta che non riesco a rassegnarmi. Sto addirittura prendendo in considerazione di accettare la sua proposta, che ovviamente non mi sembra affatto una soluzione. Dovrei ripetere un'esperienza che mi ha fatto soffrire, per di più con la persona che amo, costringendomi a dividerla con un'altra donna.

Razionalmente so benissimo che dovrei rassegnarmi e mettere un punto a questa storia, ma non riesco. Non riesco a non pensare di aver investito tanto, di aver dato tutta me stessa perchè questa storia funzionasse e l'idea di ritrovarmi con un pugno di mosche mi fa soffrire. Sapere che accettando la sua condizione potrei riaverlo è un tormento senza fine. Sentire di amarlo e sapere che anche lui mi ama è una consapevolezza dolorosissima.

So che è difficile da capire, ma al suo amore io credo, così come credo al suo dolore e alla lotta sempre in atto dentro di lui tra il suo cuore, che gli dice di stare con me, e la sua mente che continua a riproporgli immagini di me in quella determinata situazione.

Comincio a pensare di avere io stessa un problema visto che qualsiasi persona con un po' di buon senso avrebbe chiuso questa storia già da tempo!

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Buongiorno Laura.
La sua è una storia molto significativa in cui parecchie persone potranno riconoscersi.
Lasciare il partner, rendersi artefice della rottura di una relazione sentimentale, è sempre una scelta travagliata e complessa, a prescindere dalle circostanze nelle quali tale decisione viene presa. Soprattutto nel caso di relazioni di lunga durata, dare seguito al venir meno del sentimento verso l’altro, concretizzandolo attraverso un’azione decisa, risulta difficoltoso, e facilmente emergono insicurezze, paure, riserve, angosce, o sensi di colpa.
Le cause di tale empasse possono essere molteplici, ed Interrogarsi su quale sia l’origine del proprio conflitto interno rispetto al lasciare, se per esempio, il timore della responsabilità, o invece del restare soli, è il primo passo per riuscire a mettere in atto una scelta consapevole, e per finalmente sentirsi liberi di ricominciare ad amare.
In certi casi può essere utile rivolgersi alla consulenza di uno psicologo per chiarirsi tali dinamiche interne.

In bocca al lupo.

Dott. Luca Cometto, Psicologo, Psicoterapeuta Psicologo a Torino

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Gentile signora Laura,
succede, purtroppo spesso, di solito a persone che hanno difficoltà a fare valere i propri diritti ed affermare sé stesse nelle difficoltà delle relazioni interpersonali, che non si riesca a "chiudere" una storia. A volte ciò che osta sono anche caratteristiche personologiche maladattive che mantengono situazioni di dipendenza pur non desiderandolo. Un serio psicoterapeuta ben preparato potrà ascoltarla, interpretare scientificamente le sue difficoltà da inquadrare anche clinicamente e poi aiutarla personalmente a raggiungere al più presto il suo scopo sociale: chiudere una relazione che non si desidera piu'
dr paolo zucconi sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale (e cognitivo) a udine (Friuli Venezia Giulia)

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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Gentile Laura,
mi pare di capire che il vostro rapporto sia decisamente "sbilanciato": sembra che lui detti le condizioni del vostro stare insieme e che lei reagisca alla frustrazione di una relazione che ha molto poco a che fare con l'amore, facendosi del male.

Quello che lei definisce "forse ho io qualche problema" potrebbe trattarsi di "dipendenza affettiva". Perché non lo lascia? Teme di restare da sola? Ha paura di affrontare il fallimento?

Sarebbe opportuna una consulenza con uno psicologo di persona per valutare le ragioni profonde di questa difficoltà a staccarsi da qualcosa che non le fa bene. E per indirizzarsi verso una vita sentimentale appagante. Quattro anni in questo modo sono decisamente troppi. Nelle "vere" relazioni, si sta bene e i problemi sono l'eccezione, non la regola.

Un caro saluto,

Dr.sa Ferretti Giselle

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Gentile Laura,
la richiesta che lei espone merita un trattamento psicoterapeutico, anche di poche sedute, ma sempre un percorso terapeutico occorre fare. Attualmente con la regolamentazione del CNOP è possibile e consentito per legge di effettuare anche sedute tramite skype comodamente da casa sua e con ottimi risultati clinici. Non abbia paura, talvolta bastano pochissime sedute.

Cordialmente
Dott. Capponi Alessandro

Prof. Dott. Capponi Alessandro Psicologo a Terni

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Gentile Laura,
Già ha provato sentimenti importenti e ingombranti: "Mi sono colpevolizzata, odiata, disprezzata. Al contempo ho odiato lui, il suo non comprendermi, il suo maschilismo, le insicurezze personali che forse ha riversato sulla nostra storia." Se aderisce alle richieste del Suo ragazzo sarà ancora peggio. Lei dice che non riesce ad accettare di perderlo. Ma quando per tenersi un uomo si perde la propria dignità, la parola giusta non è "amore", bensì "dipendenza".
E questa occorre curarla.

Dr.Brunialti, psicoterapeuta sessuologa clinica, psicologa europea Psicologo a Rovereto

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