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Ora sto bene, ma ho passato un inferno!

Inviata da Lucia il 17 ago 2016 Disturbi della personalità

Buonasera,
già da ora mi scuso perché sono sicura che la mia storia sarà un po’ prolissa. Mi piacerebbe molto avere un parere da voi esperti in merito a qualcosa che mi è successo in passato (anche se non troppo passato). Sono una “ragazza” di 41 anni, sposata da 4 anni e con un figlio di 5. Ho avuto in passato diversi piccoli traumi (genitori che non andavano d’accordo, relazioni tossiche, morte di un parente molto prossimo). Sono sempre stata molto legata alla mia libertà e, fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di fare un figlio. Poi è arrivato Luca. Il mio compagno con cui non ho più rapporti sessuali nonostante io, fino a poco tempo fa, continuassi a cercarlo, è molto presente nella vita del bimbo. Noi stiamo ancora insieme anche se il rapporto sembra più quello di un coinquilino che quello di un compagno di vita. Lo scorso anno credo di aver avuto un grande stress psicologico dovuto ad una serie di fattori (cambio città, lavoro che non mi appagava, il mio partner che non mi cercava) e sono crollata. Il crollo psicologico è avvenuto in modo lento e graduale e mi ha portato a pensieri ossessivi tra cui quelli di far del male al mio bambino (sapevo della depressione post partum ma dopo 4 anni riscontrare questi problemi mi sembrava veramente assurdo accreditarle al parto). Avevo paura di rimanere sola con lui e non vi dico come fu difficile affrontare un weekend sola con lui, andai a dormire sul divano piangendo e di tanto in tanto tornavo di là per controllare se il mio bimbo che dormiva respirava ancora se, per caso, durante i miei momenti di vaneggio gli avessi fatto del male. Ero a punto di chiamare i vicini nel cuore della notte per farmi ricoverare. In quel periodo piangevo per qualsiasi cosa, ero irritabile, mi sentivo in colpa ma tutto questo sempre di nascosto. Iniziai ad indagare su questa sensazione perché, fortunatamente, mi autoconvinsi che la mente delle volte fa brutti scherzi. Ho pensato che il senso di colpa di non voler il mio bimbo all’inizio della gravidanza (non ero sicura di continuare la gravidanza) si stava manifestando nel modo più crudele possibile. Iniziai anche ad avere ossessioni legate alla realtà, mi sentivo in una sorta di realltà virtuale dove la verità era che io ero stata imprigionata in una casa di cura perché pazza e tutto quello che vedevo attorno non era reale e si poteva sgretolare da un momento all'altro. Che c’era qualcuno a governare i miei pensieri e che in realtà tutto quello che mi ruotava intorno era finto o frutto della mia immaginazione. Avevo paura di essere pazza e, forse, lo ero. Non ho mai parlato con nessuno di questo periodo così buio in quanto nessuno mi avrebbe creduta. Sono sempre stata abituata a non chiedere aiuto e a risolvere i problemi da sola (a causa della mia infanzia abbastanza tormentata) ed a occultare i pensieri negativi dietro una serie di belle immagini per far finta che non esistessero creando castelli di panna montata che occultavano chili di spazzatura. Avevo pensato di iniziare una terapia ma non avevo i soldi per farlo e, per questo, mi sono autoaiutata. Nella mia vita ho avuto solo una volta (e spero mai più) un attacco di panico ma mi rendo conto che, dalla nascita di mio figlio, sono molto più ansiosa e, soprattutto, meno spensierata di una volta. Ora le cose vanno molto meglio, ho capito come combattere e scacciare i pensieri ossessivi, ogni tanto riaffiorano ancora e la prima cosa che faccio è quella di ripetermi di non temerli e di non rientrare nel loop e così scompaiono egregiamente. Con il mio compagno, non so per quale motivo, niente sesso. Ho provato a chiedergli la motivazione ma lui glissa, non l’ho mai tradito (nonostante io sia stata una traditrice nelle relazioni precedenti) e non credo che lui mi tradisca (ovviamente non ci metto la mano sul fuoco), sento di volergli bene ma delle volte mi cadono le braccia, prima pensavo di non piacergli, di essere diventata brutta e invece, devo dire la verità ora mi sono rivalutata. Mi sento bella, so di piacere ma, nonostante ciò, non riesco davvero a capire le sue motivazioni. (C’è chi dice che gli uomini che assistono al parto hanno poi una sorta di ribrezzo verso la propria donna ma io ho partorito 5 anni fa… mi sembra davvero un po’ troppo). Dopo aver letto queste righe, so che gli elementi che vi ho dato sono un po’ confusionali però vorrei avere qualche parere. Appena avrò un po’ di soldi da parte ho intenzione di intraprendere una terapia (non so quale sia la migliore per me) non tanto per quanto vi ho raccontato ma soprattutto per capire a fondo la motivazione dell’insorgere dei problemi, per “guarire” meglio di come mi sono autoguarita e cercare il fulcro dei miei pensieri. Quali sono i vostri pareri in merito?

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Gentile Lucia,
è alquanto strano che lei non riesca davvero a capire le motivazioni per le quali il suo compagno si è allontanato emotivamente e affettivamente da lei pur mantenendo la convivenza.
Di sicuro, lui, a torto o a ragione, vive una importante delusione riguardo alla vostra relazione e forse non ne parla sia per una sua difficoltà personale che per sfiducia in un possibile recupero.
Quanto al suo crollo psicologico e al suo disturbo ossessivo, è spiegabile con l'accumulo di stress (come anche lei ha compreso) ma anche con l'eccessivo orgoglio e la sua struttura rigida di personalità (come invece non ha compreso).
E', infatti, ancora la rigidità più che la mancanza di soldi ad averle impedito in passato e ad impedirle adesso di intraprendere un percorso di psicoterapia.
Su alcune cose lei ha ragione come quando dice che a volte la mente fa brutti scherzi riferendosi, immagino, all'attacco di panico o a certe fobie e mi fa piacere che sia riuscita a trovare una sorta di equilibrio (che però è instabile) con le sue sole risorse (una quota di curiosità, coraggio e autostima che lei ha è una risorsa).
Sappia però che rimane a rischio di ricadute ed è altamente consigliabile per lei un aiuto qualificato.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Allora,Lucia.....esaminiamo le cose una per una:
- triste per non essere desiderata: be'....se è una tristezza esagerata, che sfiora la disperazione, spesso è il risultato di una famiglia di origine poco accettante, per es. mamma che era criticona, o che piantava il muso, o che faceva confronti in negativo rispetto ai tuoi fratelli/sorelle;
- pensieri ossessivi: alla base di tutto c'è che la persona è affetta da "disturbo d'ansia generalizzato", cioè tende a reagire con ansia, paura, esagerata davanti ad eventi che per gli altri sono poco significativi.
Se poi per puro caso gli viene un pensiero tipo "e se uccidessi mio figlio?".....allora quel pensiero, del tutto estraneo alle tue caratteristiche reali, diventa fonte di preoccupazione, poi ansia, e l'ansia diventa spesso attacchi di panico.
A tutto questo si accompagnano tutte le emozioni di chi realmente crede di essere una potenziale assassina, come senso di colpa, vergogna ,tristezza.
Quel senso di "vivere l'irreale" che tu hai provato è dovuto all'ansia, conseguente al rilascio di adrenalina e noradrenalina dalla corteccia surrenale.... ma tranquilla, viene a qualunque persona terrorizzata.
Anche io ho pensato talvolta pensieri del tipo "ammazzo quel bastardo del mio ex marito", ma non mi ha preso il terrore di essere una assassina, proprio perché io non ho i tuoi problemi di ansia.
In quanto al tipo di psicoterapia da fare, tieni presente che uno psicologo e basta non può farla, dev'essere uno psicologo-psicoterapeuta o un medico-psicoterapeuta.
In quanto al tipo di psicoterapia piùadeguata, ( attenta, ce ne sono molte scientificamente inefficaci che fanno solo perdere tempo e soldi) ti invito a fare una ricerca in internet.

Emozioni Umane - Dott.ssa Papadia Psicologo a Montebelluna

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Cara Lucia
la tua storia che all'apparenza sembra semplice, in realtà è alquanto complessa.
In passato hai avuto varie situazioni traumatiche che però sono state trascurate e tu non hai elaborato tante cose che ti sono rimaste dentro.
Ora la tua relazione è mancante di un elemento essenziale che è l'intimità e questo, credo che ti abbia causato una certa depressione o quanto meno forte stress e una mancata identificazione piena col femminile.
Poi hai questo bambino che è una grande responsabilità per te e non credo che tu ti senta appoggiata abbastanza dal tuo compagno nel condivedere con lui impegni e responsabilità.
Hai bisogno di ascolto e sostegno competente da parte di uno psicoterapeuta.
Non rimandare ulteriormente, è molto importante per te per il tuo equilibro e per la tua vita.
Devi curarti.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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