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Rapporto madre/figlia

Inviata da Patrizia il 13 apr 2015 Psicologia sociale e legale

Sono figlia unica ed ho 29 anni, all'età di 18 anni mi sono trasferita a 250 km da casa per studiare e non ho più fatto ritorno.. Nel frattempo ho conosciuto l'uomo che questa estate è diventato mio marito. Il rapporto con mia madre è sempre stato complicato perché abbiamo caratteri opposti. Ulteriore complicazione è nata perché mia nonna (madre di mia mamma) (che ha sempre vissuto con noi poiché mia madre non ha mai lasciato la casa natale) ha avuto un ictus quando avevo 6 anni ed ha vissuto con noi per 12 anni, ovviamente i miei genitori ma soprattutto mia mamma si sono dovuti sacrificare non poco per garantirmi un'infanzia e un'adolescenza il più normale possibile. Vero è che i miei genitori di fatto si sono allontanati sempre più.. Il mio vero problema nasce nel 2009 quando ad un mese dalla mia laurea mio padre ha un ictus e la nostra vita va in pezzi nuovamente, fortuna vuole che le tecniche mediche siano migliorate e che la qualità della vita di mio papà si avvicinasse molto di più a quella di una persona sana rispetto alla condizione di mia nonna (rimasta paralizzata e senza parola), dopo poco più di un anno di assestamento, mio papà viene a mancare per un infarto del tutto inaspettato e nel giro di pochi minuti.
Vita spezzata un'altra volta... Ovviamente anche per me stavolta perché sono ormai grande e mi confronto per la prima volta con la perdita di una persona importante.
Io e mia madre abbiamo affrontato il lutto in modo completamente diverso... Il fatto è che lei, da sempre soggetta a sbalzi d'umore, da anni e anni in cura con calmanti o antidepressivi non ha reagito in alcun modo, o meglio in alcuni ambiti è riuscita ad andare avanti ma in altri è completamente fuori controllo... Per capirci una lampadina che va fuori uso in cucina è in grado di annichilirla per giorni come se fosse successo qualcosa di grave.
Negli anni ha perso quasi tutte le sue amicizie, ha litigato con tutti i parenti (rei di non starle vicino a sufficienza e di non capirla), non gioisce più di nulla. Capitano tre cose buone e una cattiva, vi si concentra solo su quella.
Io ho perso il lavoro un anno fa, da allora ogni scusa è buona per chiedermi una mano, scendo almeno una settimana al mese e la aiuto, ma comunque non faccio mai abbastanza secondo lei, passiamo ore al telefono per sentire i suoi lamenti, su quanto il mondo e la vita facciano schifo, su quanto siamo sfortunate ecc ecc
Adesso da pochi mesi abbiamo un nuovo problema, si è fissata che mio marito non le voglia bene e che a lui non interessi la sua situazione.. Quindi nella sua testa io dovrei schierarmi contro di lui, che non ha alcuna colpa se non quella di essermi accanto da 10 anni e di non poterne più di passare giornate sperando di non dire nulla di sbagliato e di camminare sulle uova, poco prima del matrimonio mia mamma ha deciso bene di urlare a mia suocera quando la disprezzasse come madre, dato che non si era occupata del nostro matrimonio (cosa abbastanza vera, ma non sarà urlando a 1000km che una persona è una cattiva madre e che pensa più alle tende del salotto che al benessere di suo figlio, che la convincerai a cambiare l'atteggiamento che ha da 60 anni :-))
Non so più come affrontare questa situazione, nei gg in cui sono più firte provo a vivere la mia vita ma ci sono gg come quello di oggi dove mi sento solo in colpa per non saperle stare vicino e per non riuscire a capire come aiutarla.
La mia colpa di oggi è che non ho ancora ritenuto opportuno convincerla a trasferirsi qui vicino a noi, quindi lei non verrà mai più a trovarci, la vedrò da sola e poi lei in giornata se ne tornerà a casa sua, non volendo dar noia a mio marito.
Ci sarebbero milioni di episodi, ma già aver scritto questo mia ha fatto un gran bene
Scusate lo sfogo...

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Cara Patrizia,
comprensibile la sua preoccupazione per la mamma. Tuttavia, mi sembra chiara anche la sua consapevolezza che lei non sia responsabile delle sofferenze di sua madre. Lei ha il diritto dovere di vivere una vita autonoma, da adulta indipendente. E' giusto che si occupi del benessere di mamma; ma questo già lo fa abbastanza bene. Le consiglio di intraprendere un percorso di sostegno psicologico per poter lavorare sui suoi sensi di colpa e vivere più serenamente la relazione madre-figlia.
Rimango a sua disposizione per ogni chiarimento.
Cari saluti.
Dott.ssa Maria Culcasi

Dott.ssa Maria Concetta Culcasi Psicologo a Trapani

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Buongiorno Patrizia, dal suo "sfogo" capisco come sia pesante questa situazione che si protrae nel tempo e che investe vari ambiti della sua vita. La preoccupazione per sua madre é legittima, ma lo é altrettanto il suo desiderio di non sentirsi in colpa per non riuscire ad assecondare ogni sua richiesta e la sua necessità di vivere serenamente accanto a suo marito. Nella vita di ciascuno di noi accadono eventi dolorosi, che condizionano pesantemente la nostra esistenza, ma dei quali non siamo assolutamente responsabili. Lei non é responsabile delle sofferenze di sua mamma così come non può riempire tutti i vuoti della sua vita. Può solamente starle vicino, come già fa, ricordandosi però che il suo mondo non ruota attorno a sua madre. Mi rendo conto di quanto questo possa essere difficile per lei, per questo potrebbe esserle utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico che possa guidarla nell' affrontare la situazione con sua mamma ed a cambiare prospettiva riducendo il senso di responsabilità verso di lei.
Un caro saluti
Dott.ssa Ilaria Mattioli
Psicologa, Brescia

Dott.ssa Ilaria Mattioli, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Psicologo a Cellatica

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Buonasera Patrizia,
il suo sentirsi bene mi fa pensare a quanto senta il bisogno di avere uno spazio per sè, libero dai sensi di colpa. E' un bisogno legittimo. Può essere vicina a sua madre comprendere le sue recriminazioni, consolare la sua solitudine ma deve proteggere anche se stessa, la sua serenità e i suoi affetti.

Un caro saluto

Dssa Daniela Sirtori - Monza

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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