Psicoterapia di gruppo, mi sento bloccata e FRUSTRATA

Inviata da Eri. 15 gen 2018 4 Risposte  · Psicoterapia

Nell'aprile 2017 ho iniziato un percorso di psicoterapia individuale. Ciò che mi ha spinto ad iniziare questo percorso è stato un periodo un po' particolare per me...in cui è andato distrutto il mio stato d'equilibrio, ho avuto un crollo sia emotivo che fisico, che si è trasformato in ansia prima e in attacchi di panico successivamente! Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in realtà ho alle spalle una storia famigliare particolare...quindi in ogni caso prima o poi era nelle mie intenzioni iniziare questo tipo di percorso per cercare di metabolizzare accettare e superare alcune questioni legate alla mia famiglia! Tornando al mio percorso terapeutico, nonostante all'inizio sia
stato per me complicato ( sono un persona abbastanza riservata e che tende a dare fiducia molto lentamente), diciamo che il mio percorso stava procedendo bene, sono scomparsi gli attacchi di panico, ho cominciato ad aprirmi con la mia psicoterapeuta e ad avere fiducia in lei! Se non fosse che dopo un po' la mia psicoterapeuta ha cominciato a propormi di entrare a far parte di un gruppo psicoterapeutico, dicendomi che crede che mi possa essere di gran aiuto e io ne possa solo che beneficiare. Ho più volte rifiutato. Dopo svariate volte in cui mi veniva riproposta la medesima cosa, ho deciso, anche se non del tutto convinta, di accettare. Da lì il declino. Nonostante siano passati 3 mesi dall'inizio del gruppo, io non riesco a parlare. Non riesco a parlare di me né a dire la mia quando parlano gli altri. Mi sento mortificata e frustrata. Non capisco perché io abbia questo blocco. Sembro una bambina affetta da mutismo e ogni lunedì mi pesa presentarmi alla seduta. Non riesco più a vedere nulla di positivo nella terapia anzi la sto incominciando a vedere come una cosa inutile. Anche io mi sento inutile all'interno del gruppo. Ho parlato con la dottoressa di questo mio malessere e lei mi ha risposto che devo darmi del tempo, e nel frattempo cerca di stimolarmi all'interno delle sedute di gruppo. Ma io mi sento paralizzata, e non preferisco parola! Non riesco a capire il perché... sono una persona abbastanza socievole ma lì dentro non riesco a dire A! Se solo riuscissi a capire dove sta il problema...
Intanto le sedute continuano a passare e io mi sento sempre più frustrata...
Non so davvero cosa fare, da una parte vorrei proprio abbandonare la terapia perché in questo momento non sta facendo altro che aumentare il mio malessere, dall'altro so che non sarebbe una cosa ragionevole lasciare un percorso a metà...
In pratica sono riuscita a rendere problematica una terapia iniziata per risolvere dei problemi, rendendo la terapia stessa un problema che occupa i miei pensieri e le mie giornate! Sono mortificata come persona e dispiaciuta per la situazione che si è creata... Mi viene solo da piangere!!
Mai come in questo momento mi sento sola, triste e stanca e a volte penso che sarebbe stato meglio non iniziare la terapia!
Mi piacerebbe, se possibile, avere un vostro parere sulla mia situazione o una dritta su come fare ad uscire da questa situazione...perché lo so che dipende da me, ma ho letteralmente perso la motivazione e sono entrata in uno stato di confusione dal quale non riesco proprio ad uscire! Mi sento immobilizzata e non so cosa fare!
Cordiali saluti

famiglia , capire

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Cara Eri,
Entrare all'interno di un gruppo di psicoterapia è sempre molto complesso perché il gruppo muove molto a livello emotivo, pur stando in silenzio. Mi chiedo se non le capiti mai di ripensare a quanto accaduto in seduta e se ciò non le serva per lavorare su di sè. Sono certa che la collega che le ha proposto il gruppo abbia fatto una riflessione clinica ben precisa. Il gruppo è uno strumento clinico molto potente, ma che può fare anche molta paura. Nasciamo e cresciamo nei gruppi e se nei gruppi, anche quelli familiari, abbiamo avuto difficoltà, stare in un gruppo terapeutico può risultare complesso. Nonostante ciò, parlando del suo disagio, potrà, pian piano, riuscire a vivere questa situazione in maniera meno problematica e, in futuro, anche costruttiva. Non si perda d’animo e cerchi di affrontare la cosa con la sua psicoterapeuta e, se possibile, anche con il gruppo.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto.
Dott.ssa Alessandra Malmesi

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Carissima,
la risposta è molto semplice! Dopo tre mesi si deve fare una valutazione e se lei non proferisce parola direi che la terapia di gruppo non è adatta a lei al contrario della terapia individuale che sembrava funzionare. Per cui le consiglio di tornare alla psicoterapia precedente se possibile con la stessa persona se no chieda ad un altro psicologo della sua zona o lontano ma che usi Skype.
In bocca al lupo!|

Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

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20 DIC 2018

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Gentile Eri,
forse la collega che la segue lavora di più e meglio con i gruppi piuttosto che individualmente o forse ha pensato che nel suo caso il lavoro nel gruppo potesse esserle più utile di quello individuale.
In ogni caso sembra aver inteso questa cosa come un "homework" senza considerare sufficientemente che ogni compito deve essere calibrato sulle possibilità del paziente per dove si trova in quel momento nel percorso terapeutico e magari lei non è ancora pronta per beneficiare di questa esperienza terapeutica di gruppo.
Pertanto, se lei proprio non riesce attualmente a sentirsi coinvolta nel gruppo non deve fare altro che parlarne con la sua terapeuta dicendole che nonostante il suo incoraggiamento di cui le è grata non riesce a rimuovere questo blocco per cui preferirebbe tornare alla terapia individuale per non rischiare di maturare la decisione di sospendere temporaneamente la psicoterapia per poi riflettere sulla possibilità di fermarsi definitivamente (cosa che non le consiglio) oppure riprendere il percorso con un altro terapeuta.
Se le fa piacere ci tenga informati sugli sviluppi della situazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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16 GEN 2018

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Gent.ma Eri,
non mollare!
Se fosse stato un qualcosa di facile probabilmente non le sarebbe stato consigliato un percorso di terapia di gruppo. Probabilmente proprio questa difficoltà che sta riscontrando è stato ciò che ha portato la sua terapeuta a consigliarle una terapia di gruppo. D'altronde come lei ha scritto, anche con la sua terapeuta ha impiegato del tempo prima di aprirsi e fidarsi. Ora sembra che sta riscontrando la stessa difficoltà in gruppo e questa sicuramente è una situazione ancora più ostica, perché deve aprirsi e fidarsi di un gruppo intero e non solo di una persona.
Non demorda, perché se lei affronta questa difficoltà riuscirà a superarla e saprà affidarsi al gruppo così come ha fatto con la sua terapeuta. E se non le sono chiari i motivi di invio ad un gruppo ne parli proprio con la sua terapeuta, parli di come si sente lì e di quello che prova.
In bocca al lupo,
Dr.ssa Heyra Del Ponte
Psicologa e Psicoterapeuta, Pescara

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16 GEN 2018

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