Aiuto brutta esperienza con psicoterapia

Inviata da Edoardo · 25 mar 2020 Psicoterapia

Vorrei chiedere un parere su una questione a cui continuo a pensare. Circa 1 anno fa mi sono recato da una psicoterapeuta donna, ufficialmente perchè ero stato scartato a un concorso nelle forze armate e volevo diciamo "prepararmi" e lavorare un po su l'ansia dei colloqui. In realtà però c'era dell'altro, cioè la timidezza e le relazioni sociali, ma comunque niente di veramente serio. Vado in terapia, innanzitutto senza un obiettivo chiaro, senza un termine di sedute fissato senza che mi sia spiegato niente. Semplicemente andavo li, parlavo e la dottoressa ascoltava. La sua scuola di psicoterapia è quella del cosiddetto approccio centrato sulla persona, e lo so non perchè me lo abbia detto lei ma perchè mi sono informato io, su linkedin credo. Nel proseguio della terapia si instaura il cosidetto transfert. Quindi vecchia storia che avrete sentito mille volte. Ora la dottoresssa ha 40 anni, molto più grande di me che ne ho 25,e l'anno scorso 24. Non so cosa mia sia successo ma io di fatto credo che mi fossi innamorato di lei. Non so neanche se c'entri veramente il transfert perchè mi era piaciuta diciamo fin da subito. Proseguendo però si è accumulato altro, mi era affezionato alla sua voce, e addirittura anche all'ambiente e all'odore dello studio. Quando non ero in terapia pensavo sempre alla seduta successiva, a cosa dirgli o non dirgli, oppure mi facevo fantasie in cui immaginavo di abbracciarla,di baciarla, di confessarle quello che sentivo, insomma la mia mente era sempre li. Ma non sono mai riuscito a dirgli niente. Proseguendo nella terapia nascono delle incomprensioni ,devo averla offesa in qualche modo. Ero in uno stato di fragilità e ripensando a questa offesa o incomprensione mi sentivo male. Una sero ero uscito solo in macchina, cosa che faccio abbastanza spesso, e così senza motivo mi sono messo a piangere col pensiero di averla offesa.Così mi dico questa volta no, devo mettere le cose apposto e quantomeno scusarmi. Al successivo appuntamento però nel tentativo di scusarmi trovo un muro di ghiaccio. La dottoressa inizò a dirmi in malo modo che se ero tornato per chiedere scusa potevo risparmiarmi i soldi della seduta, che non dovevo permettermi a chiedere scusa, che lei non è una mia amica ecc ecc. non sono stupido so benissimo che non era mia amica, ma chi l'aveva mai detto? In un certo senso ho sentito quasi un tentativo da parte sua di farmi sentire in colpa, o addirittura di ferirmi, perchè lei sapeva dei miei problemi sociali. Poi diceva che dovevo prendermi la responsabilià di quello che dicevo, che sono una persona che svaluta gli altri ecc. Io me ne sono andato via piangendo, sono stato a casa i successivi due giorni letteralmente a fissare il soffito , mi sentivo malissimo. Alcuni giorni dopo lei mi scrive dicendo che era opportuno fissare un altro colloquio. Appena entrato nello studio mi dice di sedermi e stavolta è lei che si scusa con me, dice che aveva esagerato, che anche lei si era affezionata a me e che gli dispiaceva. Io li per li ho accettato le sue scuse ma comunque la ferita è rimasta.... La terapia continua per qualche seduta fino alla rottura definitiva. In un certo senso ora iniziavo quasi a odiarla per come si era comportata, la terapia proseguiva sempre senza un obiettivo fisso e io non riuscivo a spiegarmi più perchè mi trovavo li.
Una volta avevo letto una frase curiosando su internet cercando di chiarire i miei dubbi, e cioè che in fondo lo psicologo è solo un amico a pagamento. Quindi non so perchè le dissi proprio questo, di punto in bianco nel discorso mi scappò questa frase, che lei era un amica a pagamento . Quasi una specie di atto mancato, fatto senza pensare. Lei non era mia amica, me lo disse anche lei giusto?Ora io pagavo, andavo li e lei ascoltava tutto proprio come un amica facendo finta di interessarsene,ma uscito da li io continuavo la mia stupida vita e lei invece continuava la sua, come due estranei, un amica a pagamento quindi, logico no? Forse è stato questo il ragionamento. Alla fine dai pianti si è caduti nel ridicolo. Sul momento non mi ero neanche reso conto di questa cosa che avevo detto, la dissi così senza pensarci. Nella seduta successiva la trovai veramente stizzita per quello che avevo detto la volta precedente evientemente. Ricordandomi sempre della volta precedente però mi guardai dal chiedergli scusa, e li per lì gli dissi semplicemente che non mi interessava,e quando dissi così inizò a guardarmi talmente male che credevo stesse per alzarsi e tirarmi un ceffone. A fine seduta i toni si ammorbidirono un po, mi disse anche che ero un cliente l'aveva messa tanto in discussione, e che mi auguarava fortuna per il futuro, io mi sentivo commosso e dissi semplicemente che mi dispiaceva per come mi ero comportato, quindi la terapia finì così.. Qualche mese dopo la fine della terapia gli scrivo per aggiornarla su quello che combinavo con l'università e i concorsi che volevo fare. Nel mentre facevo questo sempre via messaggio cercai di spiegargli quello che era successo dal mio punto di vista, il fatto che stavo male, il senso di abbandono(che sentivo veramente) e la mia difficoltà ad aprirmi, e in maniera abbastanza velata i sentimenti che provavo per lei, cioè le dissi che non ero riuscito ad aprirmi completamente e a dirgli quello che provavo. Lei in maniera fredda mi rispose che mi augurava di aprirmi qualsiasi percorso decidessi discegliere in futuro e poi aggiunse: finchè potrai, diciamo che parti da una "buona base", con tanto di occhiolino. Quasi a dire, dopo quello che hai passato con me non ti aprirai facilmente con nessuno. Eh si, perchè lei mi conosce, sa come sono fatto, e quando le confessai tutto mi rispose proprio così. Ora voi sapete lo stato in cui si può trovare un paziente verso un terapeuta, voi sapete tutti gli affetti, le emozioni anche contrastanti che si possono proiettare. Il fatto è questo:inevitabilmente in teapia si raccontano le proprie sensazioni ed esperienze spiacevoli, e io sentivo che lei aveva compassione di me, a me da un lato non dispiaceva perchè mi sentivo capito, dall'altro però io non volevo essere compatito volevo essere suo pari, volevo essere visto come una persona all'altezza di poter essere anche amato da lei e non solo compatito come un ragazzino, e questo mi faceva sentire frustrato e triste. Ora io mi sentivo come se avessi confessato i miei sentimenti a qualcuno di molto importante di cui mi fidavo,a cui avevo confessato tutto, le mie debolezze, lei mie insicurezze che non avevo mai confessato a nessuno,e che invece si è comportato da nemico,e al mio tentativo di confessare i miei sentimenti ha risposto che la mia "buona base" non mi avrebbe più permesso di aprirmi tanto facilmente con nessuno. Ma alla fine era prevedibile, dopo quello che avevo detto.
Dopo un certo tempo sono andato da un psicologo dell asl per parlare di questa mia esperienza. Lui disse che non c'era assolutamente niente da dire, che avevo buttato solo soldi. Disse anche testualmente che la dottoressa "non è riuscita a gestire un cazzo", e che non dovevo sentirmi in colpa per quello che avevo detto, anche se potevo averla ferita perchè io ero cliente pagante. Da parte mia non concordo col dottore sul fatto di aver solo buttato soldi, perchè in realtà nonostante la mia non proprio buona situazione economica i soldi sono il meno, io mi sento danneggiato, perchè quell'ultima frase da lei detta ha dato dal mio punto di vista un significato completemante diverso alla terapia. Ma in che mani mi ero messo? E menomale che il transfert bisogna gestirlo con i guanti! Per la suddetta dottoressa d' altronde è stato fin troppo facile comportarsi da "femme fatale" con un ragazzo e per giunta cliente e quindi in una posizione debole, a causa del transfert ecc che bel traguardo il suo! Che grande soddisfazione. Che cosa credeva di ottenere cercando di ferirmi? Pura malizia credo, tipicamente femminile. Visto a mente fredda questo suo comportarsi da femme fatale non può che apparire ridicolo, e infatti lo è. Ma chi si crede di essere, Lou von Salomè? Che ci provi a farla con i forti la "femme fatale" che poi ridiamo. Ma se fossi stato un paziente più fragile mi dico io? Sarei caduto in depressione? Io sono stato molto male. Vabbè ma lasciamo perdere questo mio sfogo. Non ho potuto continuare il percorso col dottore dell'asl a causa dell'emergenza virus, i concorsi a cui stavo partecipando sono stati sospesi ma per ora sono andato bene. Gentili dottori mi piacerebbe sapere cosa ne pensate su tutta questa storia, se sono io che sbaglio e cosa sbaglio, e sopratutto se considerate corretto il comportamento della collega. Grazie in anticipo e scusate se mi sono dilungato tanto.

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