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Problemi con mio padre.. Perché non voglio/riesco a risolverli?

Inviata da Gloria il 8 giu 2018 Terapia familiare

Ho 28 anni, vivo con i miei e non lavoro.
Da piccola non mi sono sentita amata dai miei genitori, e qualche anno fa nel percorso con lo psicologo è venuto fuori che non mi sento amata da nessuno.. Che avevo autostima zero! (questa bassa autostima l ho accettata, o ne sono più consapevole solo adesso).
Vado ancora dallo psicologo.
I miei non mi hanno mai abbracciata né coccolata, parlavo tanto da piccola e mi zittivano, ho la ferita dell abbandono, ero sempre nel torto per mio padre.. Non ricordo un apprezzamento, a scuola non mi impegnavo, quindi sempre insufficienze.. Ma mai bocciata, anzi la prof quasi bonariamente mi diceva: se non studi ti boccio. Ma io non studiavo, non mi piaceva farlo da sola (ed è così anche oggi, in generale)
Il mio bisogno primario in assoluto è l affetto..
Quando a volte me lo mostrano i miei, ad oggi, reagisco male, stamattina mio padre mi da un bacio sulla guancia, dopo ero triste e piangevo..
Ho trovato talmente tanto conforto nello psicologo, che sogno che sia mio padre, so che è impossibile, ma non riesco a togliere dalla mente questa cosa.
Mi consigliano di parlare con mio padre ma io non me la sento.. Non riesco ad accettarlo come mio padre..
Poi io cerco un coniuge, sia perché desidero amarlo, sia perché ho bisogno di affetto.. E l attesa è sofferente..
In conclusione, mi sa che non voglio accettare mio padre e in compenso vorrei tanto lo psicologo fosse mio padre.. Questo non riesco a cambiarlo nella mia testa..

Ho perso il filo del discorso, ho molta confusione in questi mesi..
Sto lavorando sulla mia autostima..
Faccio molta fatica a percepire cosa sento, perché ho moltissima distrazione verso me stessa..
Anche nel parlare, so che bisogna pensare prima di parlare, invece reagisco sempre d impulso, non tenendo conto di me stessa e cosa voglio o non voglio..

Scusate se ho fatto un po' confusione, ma è quello che ho in testa, tanta confusione..insieme a un estrema insicurezza.

Grazie dell ascolto, buona giornata.

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Gentile Gloria, sento molto la sua sofferenza e mi dispiace molto che nessuno abbia risposto, è veramente strano. Ad ogni modo mi piacerebbe aiutarla, ma qui posso solo esprimere qualche nota. Il discorso di trasferire sullo psicologo la figura paterna è nato agli albori della psicoterapia. Già Freud ne parlò in questi termini: "il paziente ha il medico che paga, e non un padre soccorrevole". Quindi lui stesso riconosceva con umiltà che non poteva fare più di tanto. Si tratta di un fenomeno tanto umano ma anche molto rischioso. Il terapeuta dovrebbe, pur con rispetto e molta accoglienza, scoraggiare una eccessiva dipendenza, ed invece spingerla a realizzare una vita più piena, tanto affettivamente che sul lavoro. Come trascorre le sue giornate? Attende ancora allo studio? E' fondamentale che stili un programma preciso di vita, preferibilmente con l'aiuto di un terapeuta. Sarebbe altrettanto basilare che si staccasse dalla famiglia che l'ha fatta tanto soffrire, per incamminarsi in un percorso di maggiore autonomia. Non mi sembra che abbia le idee tanto confuse, direi che con una buona guida può invece realizzare una vita interessante. Per finire mi chiedo perché ora suo padre cerchi di dimostrarle affetto. Forse si sente in colpa per aver sbagliato in passato? E lei è triste perché avverte che suo padre non è sincero o perché pensa al vuoto affettivo nella sua infanzia? Ci pensi. Cerchi un/una terapeuta che la supporti molto. Se crede mi può rispondere.

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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