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Non riesco a vivere il presente perché non so come voglio viverlo

Inviata da Alessia il 20 ott 2019

Salve,
sono una ragazza di 20 anni e sono ormai quasi 5 anni che non sto bene con me stessa. Ho toccato il fondo molte volte nella mia vita, ho ripetuto gli stessi sbagli, ma sono anche cresciuta tanto. È difficile scrivere di tutto ciò che provo, che ho passato, perché sono talmente tante le cose che mi hanno segnata che non basterebbe un libro… Per farla il più breve possibile, cercherò di portare alla luce solo le esperienze essenziali che ritengo le principali cause della sofferenza con cui ogni giorno combatto, anche se consapevole del fatto anche ogni singola cosa ha la sua importanza fondamentale nella vita di ciascuno. Ma almeno a grandi linee spero di riuscire a farmi capire. Sin da piccola sono sempre stata una bambina molto estroversa e felice, allegra e ho sempre sentito dentro di me qualcosa di forte, un’elevata sensibilità alla vita, mi emozionavo al punto di piangere quando abbracciavo mia madre (lei non mi abbracciava mai) oppure nel vedere le meraviglie della natura. Mia madre mi dice sempre che da piccola ero molto originale, curiosa, creativa… ma i miei genitori non mi hanno mai dato l’opportunità di sviluppare questa creatività. Ad esempio, amo la musica, cantare, mi sarebbe piaciuto imparare a suonare uno strumento, mi piace ballare… ma non ho mai coltivato nessuna di queste passioni. I miei genitori non mi hanno mai dato l’affetto di cui io avevo bisogno, quindi mi porto un vuoto dentro incolmabile. Ho fatto sempre di tutto per ricevere un apprezzamento, studiavo tantissimo per dare loro delle soddisfazioni ma non era mai abbastanza… Pur essendo sempre stata “la prima della classe”. Il fatto di non essere mai abbastanza me lo porto dietro da sempre, soprattutto nelle relazioni sociali. Sin da piccola sono sempre stata molto intelligente, lo dicevano le mie maestre ai miei genitori, ma ricordo anche che durante le spiegazioni molte volte (questo fino alle superiori) io mi perdevo nei miei pensieri, non riuscivo a concentrarmi su quello che il professore stesse dicendo. I miei pensieri viaggiavano a mille, sempre, anche ora. Ma adesso non succede solo a scuola, succede dappertutto, soprattutto quando sono con le persone. Un altro problema che mi porto dietro è il fatto che, pur avendo tanta stima di me stessa, per i miei valori e la mia intelligenza, allo stesso tempo non mi piaccio perché credo di non avere una personalità forte. E questo è dovuto al fatto che, per ricevere apprezzamenti dagli altri (per colmare il vuoto lasciato dai miei genitori), mi sono plasmata in maniera sempre diversa in base a chi mi trovavo davanti. Ho l’ossessione di dover piacere a tutti, ma poi finisco col non piacere a nessuno (o meglio, non piacere a nessuno per quella che sono davvero, perché ho tante persone che mi apprezzano, ma forse apprezzano solo l’immagine che hanno di me e che io ho contribuito a creare in loro). Ho delle vere e proprie crisi di identità da circa un anno e continuo ad auto-diagnosticarmi disturbi (bipolarismo, narcisismo) o malattie (depressione). Un altro problema che ho riscontrato ultimamente è che penso troppo, non riesco a concentrarmi sul momento presente. Ho provato a fare della meditazione, ma a volte mi fermo e penso “che senso ha vivere il QUI ED ORA se poi non so nemmeno come fare a godere di questo tempo presente, non sapendo chi sono e cosa voglio fare davvero?”. Insomma, un vero macello. E questo è solo il 3% di tutto quello che in questo momento mi passa per la testa ma scrivere di tutta la mia vita (sia quella esteriore, sia quella interiore, dove la seconda è molto più complicata della prima) sarebbe impossibile. Come devo comportarmi?
Ha senso continuare a meditare nonostante i miei pensieri attuali siano questi?

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Buonasera Alessia, sicuramente praticare la meditazione aiuta a stare meglio e a vivere in modo più consapevole il momento presente. Tuttavia, dal tuo racconto, emerge una sofferenza che ha delle radici profonde e che arriva fino ad oggi, quindi la meditazione non è sufficiente, da sola, per aiutarti stare meglio.
Credo che per te sia opportuno richiedere l'aiuto di uno psicologo per intraprendere un percorso che ti aiuti a "fare pace" con il passato, dandogli un senso, per poterlo così superare e proseguire il tuo cammino in modo più sereno. Vista la tua giovane età, ti consiglio, se te la senti, un percorso anche insieme ai tuoi genitori, per cercare di far capire anche a loro i tuoi bisogni presenti, passati e futuri: infatti, anche se nessuno ha il potere di tornare indietro nel tempo per cambiare ciò che è stato, è sempre possibile ricucire le ferite, chiedere scusa per gli sbagli commessi, anche involontariamente e riconoscere quelli che sono i bisogni attuali.

Spero di esserti stata utile.
Dottoressa Silia Lafortezza (Milano | Buccinasco)

Dott.ssa Silia Lafortezza Psicologo a Buccinasco

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Salve Alessia, meditare ha sempre un gran valore, ma chiaramente meditare non vuol dire rimuginare continuamente nei suoi pensieri sperando in una risposta. Meditare vuol dire proprio potersi staccare , non attaccarsi, non dare importanza a tutti questi pensieri ma solo al respiro e alle sensazioni del corpo. Richiede disciplina ed esercizio. I punti inoltre che lei porta nel suo scritto sono degli ottimi punti su cui poter lavorare in uno studio di psicoterapia, nel senso che sono punti chiari e obiettivi importanti. Ha mai pensato di affrontarli con un professionista? glielo consiglio vivamente.

Dott. Andrea Caso Psicologo a Piano di Sorrento

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Gentile Alessia,
mi sto chiedendo come faceva lei (quando era bambina) ad essere una bambina "estroversa, felice, allegra e sensibile" se, come dice, attorno aveva un vuoto genitoriale e mi riesce difficile pensare che a quel tempo fingesse solo per poter piacere ed essere apprezzata e amata di più.
Allora cosa è accaduto? Nel tempo è cambiata lei? Sono cambiati i suoi genitori? Ci sono stati eventi traumatici? Forse la risposta è affermativa per tutti e tre questi interrogativi ma ciò fa parte della vita, di qualsiasi vita.
Le riconosco, da come scrive, una intelligenza superiore alla media e forse lei dovrebbe sfruttare questa dote per conciliare la sua parte razionale con quella emotivo-affettiva.
Trovo che lei sia un pochino contraddittoria quando dice di avere tanta stima di se stessa ma di non piacersi per il non avere una personalità forte plasmandosi a seconda di chi si trova davanti mentre è più importante capire "CHI" si trova davanti per scegliere di intraprendere eventuali scambi reciprocamente arricchenti e qui può essere che le manchi una relazione d'amore giovanile sicchè emerge una sua vena lievemente depressiva ( ma lei non dovrebbe fare auto-diagnosi!...).
La pratica della meditazione o della mindfulness e l'imparare a vivere nel qui e ora della sua realtà serve proprio per non enfatizzare un passato insoddisfacente e/o andare in ansia per un futuro immaginato altrettanto insoddisfacente.
Pertanto, se questo è solo il 3% di tutto quello che le passa per la testa impedendole di essere serena e positiva, forse vale la pena di intraprendere un percorso di psicoterapia con un valido professionista per elaborare correttamente il restante 97%.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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buongiorno Alessia,
la pratica della meditazione può essere utile per aiutarti a concentrarti sul momento presente e per ridurre il rimuginio legato a chi sei e a cosa vuoi fare davvero. è anche vero che per trovare una risposta legata al "chi sono?" e al "cosa voglio fare davvero?" un percorso di psicoterapia ti potrebbe essere d'aiuto. essa infatti è mirata ad acquisire una maggiore conoscenza di se stessi e degli altri, e quindi può anche aiutarti a fare pace con il passato in modo tale che puoi proseguire il tuo cammino più serenamente.
spero di esserti stata utile.
Dottoressa Laura Lupi
psicologa.

Dott.ssa Laura Lupi Psicologo a Firenze

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