Prima di tutto vi dico che sono un tipo molto, molto timida. Odio la mia timidezza ma non so come liberamente.
Ora vorrei sapere perché, ogni volta che arrabbio, o urlo per la rabbia subito dopo piango?
Mia madre dice che sono un tipo molto emotivo, ma io non capisco ancora perché piango. Io non voglio piangere, o meglio non vorrei, mai vorrei piangere mentre sono arrabbiata ma è inevitabile. La voce mi trema, le lacrime scendono in pochi secondi è una situazione orribile per me, perché vorrei poter dimostrare ai miei genitori che sono forte, ma così sembro solo più debole ed incapace. Non dice che non lo sono perché tanto non vi crederò. E se confermate... beh confermate.
Non c'è un modo, senza sentire un'esperto in materia, in cui potrei smettere di essere una piagnucolona?
Non so se può importare, ma precedentemente avevo fatto anche un'altra domanda. Potrebbe non essere collegato, ma per precauzione vi metto il link: https://www.guidapsicologi.it/domande/strana-sensazione-che-non-mi-spiego
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11 GIU 2013
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Cara mary,
culturalmente il pianto viene visto come qualcosa di negativo, ma in realtà consente una scarica fisiologica e di eliminare le tossine...quindi è positivo. La questione vera è che lei non vuole apparire come debole...ed è questa la vera debolezza poiché le persone forti sono in grado di mostrarsi così come sono anche con le proprie fragilità. Esprimere la rabbia va bene perché fa abbassare i livelli di cortisolo...l'ormone dello stress. Credo che la cosa più importante non sia bloccare il pianto, ma capire da dove origina il disagio...iniziamo con l'accogliere questa parte di sé timida e piagnucolona...da integrare con le parti che invece sono forti.
20 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao Mary,
ti rispondo come farei con una ragazza seduta davanti a me, con rispetto e senza etichette.
Quello che descrivi non è “essere strana”. È un’esperienza emotiva intensa che probabilmente non hai mai avuto lo spazio di nominare davvero.
La sensazione di angoscia e tristezza insieme, il dolore al petto, il senso che il mondo stia sparendo, la voglia di piangere senza un motivo preciso… sono tutte manifestazioni che hanno una base molto concreta nel funzionamento del sistema nervoso.
Quando parli di “dolore al petto” e “mondo che sparisce”, mi viene in mente un’attivazione improvvisa del sistema limbico, in particolare dell’amigdala. È la parte del cervello che si accende quando percepiamo una minaccia — non solo fisica, ma anche emotiva. A 17 anni il cervello emotivo è molto potente, mentre la corteccia prefrontale (quella che dà senso, organizza, calma) è ancora in maturazione. Questo significa che le emozioni possono arrivare come onde molto forti, a volte anche senza un pensiero chiaro che le abbia “innescate”.
Il fatto che tu dica “senza una ragione” non significa che non ci sia una ragione. Significa che non è consapevole. A volte il corpo registra micro-frustrazioni, pressioni, paure, senso di inadeguatezza, tensioni familiari… e le accumula. Poi, a un certo punto, scarica.
Il dolore al petto, per esempio, è molto comune quando il sistema nervoso simpatico si attiva: i muscoli si tendono, il respiro si accorcia, il diaframma si irrigidisce. La sensazione può essere proprio quella di oppressione o vuoto.
C’è anche un altro elemento importante: quando cresci sentendoti dire che sei “piagnucolona” o “strana”, una parte di te può interiorizzare quell’etichetta. E ogni volta che senti quell’onda emotiva, invece di pensare “sto vivendo un’emozione intensa”, pensi “c’è qualcosa che non va in me”. Questo amplifica l’angoscia.
Quando scrivi: “è come se mi sentissi persa, come se non valessi niente”, qui tocchi un punto centrale. Questa frase non è solo emozione, è identità. È possibile che in quei momenti non stia emergendo solo tristezza, ma anche una paura profonda di non avere valore, di non essere abbastanza.
Ti dico una cosa importante: il fatto che tu riesca a descrivere così bene ciò che senti dice l’opposto di “non valgo niente”. Dice che sei molto consapevole internamente. E questa è una competenza emotiva, non una debolezza.
Il mal di testa cronico può essere collegato allo stesso terreno: tensione prolungata, ipersensibilità, accumulo. Il corpo e le emozioni non sono compartimenti separati. Non significa che “è tutto nella tua testa”. Significa che il sistema mente-corpo comunica.
Non posso fare diagnosi qui, ma quello che racconti può assomigliare a episodi di ansia con componente depressiva o a stati di disregolazione emotiva tipici dell’adolescenza sensibile. Non è raro. È solo poco raccontato.
La parte che mi preoccupa un po’ è il fatto che tu non ne abbia mai parlato con nessuno per paura di essere presa in giro. Tenersi dentro per anni sensazioni così intense è faticoso.
Non significa che “devi avere qualcosa di grave”. Ma parlarne con uno psicologo o con il medico di base potrebbe aiutarti a dare un nome a questa esperienza. Dare un nome riduce l’angoscia. In neuroscienze sappiamo che etichettare un’emozione abbassa l’attivazione dell’amigdala e riattiva le aree frontali.
Nel frattempo, quando senti arrivare quell’onda:
– prova a portare l’attenzione al respiro, allungando l’espirazione
– appoggia una mano sul petto e una sulla pancia, per dare al corpo un segnale di contenimento
– prova a dirti: “È un’onda. Passerà.”
Perché passa. Anche se in quel momento sembra infinita.
Mary, non sei strana. Sei probabilmente una ragazza molto sensibile in una fase della vita in cui le emozioni hanno un volume altissimo. La sensibilità non è un difetto di fabbrica. È una caratteristica che va capita e regolata, non giudicata.
E se un giorno sentirai che queste sensazioni diventano troppo frequenti, troppo intense o ti fanno sentire davvero senza valore, quello è il momento giusto per chiedere aiuto professionale. Non perché sei debole. Ma perché meriti di stare meglio.
Se vuoi, possiamo anche provare a capire insieme quando arrivano più spesso queste onde: in che momenti, dopo quali situazioni, con quali pensieri. A volte la mappa rende il territorio meno spaventoso.
5 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno Mary,
La sua domanda è molto interessante e può avere diverse risposte. Prima di tutto bisogna tenere presente che la rabbia attiva il sistema nervoso, provocando una sorta di aumento di tensione che il corpo cerca poi di sfogare in qualche modo. Il suo pianto potrebbe essere quindi semplicemente il risultato di un meccanismo fisiologico teso a riportarla a una situazione di quiete. Un'altra considerazione importante è che la rabbia è spesso mischiata ad altre emozioni, come tristezza, senso di ingiustizia, umiliazione, ecc. Il pianto potrebbe quindi essere causato da una o più di queste. Sarebbe utile riflettere su cos'è che la fa arrabbiare di solito. Infine, proprio il disagio che prova nell'accorgersi che sta per piangere potrebbe provocare una frustrazione che contribuisce al pianto, creando così un circolo vizioso.
Visto che chiede "un consiglio senza sentire un esperto", azzardo un paio di suggerimenti: provi a ripensare alla sua reazione come un meccanismo di regolazione del corpo, piuttosto che un segno di debolezza. A parte il fatto che il pianto non è mai un segno di debolezza, concentrarsi su questa diversa interpretazione può aiutarla ad accettare la sua reazione e ad evitare la frustrazione aggiuntiva. Chiuda gli occhi, faccia un respiro profondo, e ricordi a sé stessa che è il suo corpo che si scarica della tensione. Se poi sente le lacrime salire e questo la mette a disagio, sospenda la discussione e si conceda un momento per sé, per poi riprendere a parlare con più calma. Praticare qualche esercizio di respirazione e rilassamento muscolare può anche essere d'aiuto per riguadagnare la calma più facilmente. Soprattutto ricordi, le sue emozioni non sono cattive, non sono qualcosa di cui vergognarsi e non vanno mai soppresse. Si tratta di imparare ad esprimerle in un modo accettabile per sé e per gli altri.
Io non mi considero "un'esperta", ma nel caso avesse desiderio di approfondire ulteriormente, sarei lieta di parlarne con Lei.
Un caro saluto,
Francesca Calvano
17 GIU 2025
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Salve Mary,
la sua domanda è complessa e credo che vada a toccare molti punti importanti per lei, che meriterebbero un approfondimento. Ad esempio, come mai è convinta che le persone "forti" non piangono? E cosa intende lei per persona forte?
Piangere dalla rabbia è molto comune, spesso serve come forma di scarico della tensione e non c'è nulla di sbagliato in tutto ciò. Forse un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere certi aspetti di sé e ad essere meno severa con se stessa.
Dr.ssa Alessia Foronchi
13 NOV 2024
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentilissima Mary,
se vuole lavorare sulle emozioni e capire perché succede questo, può contattarmi. Il pianto nei momenti di rabbia è qualcosa che può succedere per diverse ragioni, ma nel momento in cui crea disagio è un suo diritto voler approfondire per stare meglio.
21 SET 2024
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Cara Mary,
Lei non accetta il fatto di vivere emozioni negative e capirne la causa, il pianto è una risposta corporea ad emozioni negative represse, è normale non voler provare emozioni negative, nessuno di noi vorrebbe viverle.
Tuttavia se non esprimiamo emozioni negative quest' ultime le viviamo con maggiore intensità.
Ogni emozione ha un suo scopo e ascoltarle ci aiuta a migliorare il nostro benessere.
Esempio se sono triste e riconosco la tristezza posso lavorare su strategie maggiormente utili che mi farebbe star meglio.
Lei non accetta di piangere in quanto la nostra cultura vede come deboli coloro che mostrano emozioni negative.
23 OTT 2023
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentilissima, la rabbia è un'emozione forte ... il pianto è un pianto liberatorio di tutta la frustrazione che si è accumulata e che a un certo punto l'organismo non può più contenere. In tutto ciò non c'è niente di sbagliato. Ma perché ai suoi occhi il pianto appare come un segno di debolezza? Quali pensieri ed emozioni stanno dietro a questa idea? Se vuole star meglio deve partire proprio da qui, con l'aiuto di un professionista che la porti a raggiungere una miglior consapevolezza di se e a individuare le strategie più adatte ad affrontare il suo malessere.
Qualora lo volesse resto a disposizione, anche online.
Cordialmente
Dott.ssa Miculian
8 SET 2022
· Questa risposta è stata utile per 19 persone
Cara Mary,
Molto spesso la rabbia è un'emozione secondaria che spesso nasconde impotenza e dolore. Piangere quando ci ai arrabbia è segno che la nostra frustrazione è arrivata al limite, che la motivazione che ci spinge è forte e impellente. Accogli le tue lacrime, accogli il dolore o l'impotenza che in quel momento provi, riconosci cosa le ha scatenate, senza giudicarti e darti della "piagnucolona". Un supporto psicologico potrebbe aiutarti comunque a riconoscere le dinamiche e le motivazioni sottese, nella regolazione delle tue emozioni, nel riconoscere quel limite che ti fa scattare per saper meglio autogestirti davanti a situazioni in cui non ti senti compresa o al sicuro. Un saluto, siamo qui per qualsiasi evenienza.
Centro Clinico il Semicerchio,
Via Sebastiano Grandis, 1 - Roma
31 GEN 2022
· Questa risposta è stata utile per 12 persone
Buongiorno Mary
so che è una domanda di tanto tempo fa la sua ma mi ha colpito e quindi le rispondo con due semplici righe.
Il pianto non è solo frutto del dolore ma anche di quell'altra emozione che lei chiama giustamente rabbia (io chiamo frustrazione) ma in effetti appartengono alla stessa famiglia. In effetti la rabbia fredda non chiama il pianto ma per attuarla richiede un distacco dall'altro di cui forse ancora non è capace e comunque forse non desidera. C'è un terzo atteggiamento che è a metà fra la rabbia e l'avvilimento potrei chiamarlo "determinatezza o affermazione" in cui si esprime il proprio punto o pensiero non contro l'altro e senza cercare il consenso ma semplicemente per dire la propria. E in quel punto la soddisfazione è maggiore perché provoca maggior rispetto di lei stessa e della persona che l'ascolta. Mi scuso della lungaggine. Un caro saluto Margherita Biavati
6 SET 2021
· Questa risposta è stata utile per 9 persone
Buongiorno Mary,
Bisogna cercare di vivere tutte le emozioni anche purtroppo quelle negative.
Più le reprimiamo più verranno fuori in maniera violenta e ci faranno soffrire.
Cercare di capire cosa proviamo in un dato momento, perché lo proviamo e cosa possiamo fare ci può aiutare a non avere anche successivamente delle somatizzazioni ( dolore al petto=ansia).
Non so se stai attraversando un periodo stressante e delicato della tua vita in questo momento.
Tuttavia ti consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per cercare di gestire al meglio questa situazione.
Chiedere aiuto non è segno di debolezza ma forza.
Resto a disposizione anche online se vorrai.
21 GIU 2021
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Buonasera mary,
In famiglia sin da piccoli impariamo ad esprimere alcune emozioni piuttosto che altre, soprattutto coloro che viviamo quotidianamente nel nostro sistema famigliare.E esprimere le emozioni spesso è difficile ed esprimere la tristezza, la frustrazione e la rabbia spesso si usa il pianto che viene visto come qualcosa di negativo, indice di debolezza e fragilità con la tendenza di reprimere tale emozioni piuttosto che esternarle ma in realtà è positivo ed importante come la gioia, la felicità in quanto consente una scarica fisiologica ed elimina le tossine. Credo che nel tuo caso l'espressione del pianto sia più accettata in famiglia, rispetto a quella della rabbia. Non esprimere le proprie emozioni è questa la vera debolezza poiché le persone forti sono in grado di mostrarsi così come sono anche con le proprie fragilità. Ed esprimere la rabbia va bene perché fa abbassare i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. Ritengo opportuno che la cosa più importante non sia bloccare il pianto, ma capire da dove origina il disagio e capire a cosa ti manca internamente e allivellò emozionale.Magari sarebbe utile per acquisire maggiore sicurezza in sé stessa attraverso un percorso, poichè dalle sue parole traspare insicurezza e senso di inadeguatezza.
Cordialmente,
13 APR 2021
· Questa risposta è stata utile per 14 persone
Ciao Mary,
provo a spiegarti perché ti succede. Tutti noi in famiglia, impariamo sin da piccoli ad esprimere o meno alcune emozioni piuttosto che altre. È possibile che nel tuo caso l'espressione del pianto sia più accettata in famiglia, rispetto a quella della rabbia (ipotesi). Ciò che posso dirti con certezza è che in ognuno di noi ci sono emozioni autentiche e emozioni parassitarie. A questo punto è possibile che tu senta rabbia verso chi non ti è concesso esprimerla e esprima dolore perché ormai sei la "piagnucolona" di casa. Ti sarebbe sicuramente utile connetterti di più con te stessa per comprendere ciò che senti. Il modo per smettere di piangere quando non senti dolore è capire a cosa ti serve piangere (ottenere conforto, attenzione anche indesiderata, ecc.).
Inoltre sarebbe bello che tu facessi i conti, magari attraverso un percorso, con questo forte senso di inadeguatezza che trapela dalle tue parole. Potrebbe chiuderti possibilità in futuro e sarebbe un vero peccato.
Ti abbraccio
27 SET 2020
· Questa risposta è stata utile per 48 persone
Cara Mary , spesso la rabbia, come nel tuo caso, è un’emozione parassita. Spesso da bambini, ci accorgiamo che nella nostra famiglia certe emozioni sono approvate mentre altre sono proibite. Per ottenere carezze, quindi, decidiamo di sentire ciò che è permesso senza esserne consapevoli. In questo caso, le emozioni nascoste che non ci permettiamo di esprimere sono le emozioni vere, quelle che invece sono state permesse sono quelle parassite. Quindi la tua emozione vera è la tristezza e di conseguenza il pianto. Tu nascondi questa emozione dietro quella parassita: la rabbia. Pertanto si !Dai libero sfogo al tuo pianto liberatorio! Un abbraccio . Anna
12 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 119 persone
Gentile Mary, ha mai visto qualcuno ridere per la rabbia? Ecco, la risposta neurofisiologica associata alle sensazioni e dunque alle emozioni è uguale per tutti, vale a dire che se proviamo piacere sorridiamo se proviamo dolore piangiamo. Evidentemente quando lei si arrabbia sente un dolore così forte che libera il pianto come valvola di sfogo che a sua volta libera le endorfine (droga naturale prodotta dal suo corpo) che serve per alleviare la sensazione di malessere. Come altri colleghi le hanno risposto, si può mitigare la sua reazione, lavorandoci sopra.
Spero di averle dato una semplice spiegazione.
Cordiali saluti
Dr. Cristian Sardelli
12 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 74 persone
Cara Mary,
le le lacrime possono avere tante funzioni, dal manipolare agli altri ad esprimere le più disparate emozioni quali tristezza, paura e gioia. Nella tua esperienza le associ all'essere arrabbiata e cerchi di trattenerle anche se inevitabilmente finisci per fallire il compito. Ogni persona è diversa ma una possibile funzione del piangere è essere quella di "annacquare" la rabbia, non darsi la possibilità di viverla fino in fondo e soprattutto di non agirla. Cosa temi nel mostrarti arrabbiata? Vedi se queste mie parole rispecchiano come ti senti, se si, prenditi cura di questa situazione con una psicoterapeuta con l'obiettivo di valutare qual'è la funzione della rabbia nella tua vita.
Un caro saluto
Dott.ssa Federica Cereatti
11 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 62 persone
Buonasera,
dopo la rabbia le lacrime, tutto ciò perchè si sente in colpa per aver tirato fuori la sua rabbia. Non serve lottare contro se stessi, il primo passo per migliorarsi è accettarsi
11 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 31 persone
Gentile Mary,
i motivi del pianto vanno rintracciati sulla modalità con cui percepisce le situazioni, e sul significato che attribuisce alle esperienze che la conducono a piangere. Non esistono tecniche standard da poter applicare per inibire un comportamento emotivo. Ogni strumento è efficace solo se si conosce la singola storia e vissuti della persona.
Cordiali saluti
dott.ssa Cristina Mencacci
11 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 31 persone
Cara Mary, ho l'impressione che tu sia molto giovane ed in questo caso la tua iper- emotività può essere legata all'età. Forse hai difficoltà a gestire tutta questa rabbia, ma il motivo può essere scovato solo con una conoscenza sul piano psicologico. Mi chiedo solo perchè tutta questa necessità di voler sembrare forte anche di fronte ad un genitore. resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti. Dott.ssa S. Orlandini
11 GIU 2013
· Questa risposta è stata utile per 18 persone
gENTILE SIGNORA MARY,
trattasi di iperemozionalità e richiede una visita neuropsicologica: solo sapendo individuare le cause è possibile fare una terapia mirata (di solito cognitivo comportamentale) per bloccare il pianto dopo la rabbia. On line tutto diventa complesso, a parte alcuni consigli mirati, possibili.
dr Paolo Zucconi, psicoterapeuta e sessuologo comportamentale a udine