Mio figlio non studia e mente

Inviata da Pablo · 1 mag 2020 Crisi adolescenziali

Mio figlio 20 anni ha deciso di andare a studiare fuori ed io e la mamma (siamo divorziati) dopo tante riflessioni lo abbiamo accontentato ed anche a momenti spronato perché notavamo che nella sua città non faceva una vita regolare, tardi la sera, sveglia ad ora di pranzo, dormire insieme ad amici in realtà per non dormire, fumare compreso talvolta le canne. Pensavamo che il vivere da solo lo avrebbe fatto maturare e nello stesso tempo allontanare da amici poco impegnati e piuttosto sregolati. Ero però anche cosciente che non avrebbe avuto il mio supporto ed aiuto che sempre gli avevo dato e lasciarlo libero era un rischio, ma ci siamo detti tentiamo, eventualmente si torna a casa.
In due anni di Università privata di Economia ha superato una sola materia e poi solo bocciature. Gli abbiamo dato un’altra possibilità riscrivendolo al primo anno e gli abbiamo preso per un periodo un tutor pomeridiano per lo studio ma abbiamo scoperto che ci ha raccontato menzogne, su esami che diceva di aver fatto bene e poi puntualmente non passava o esami dove addirittura non si presentava e raccontava di averli passati.
Ho scoperto che mente con estrema disinvoltura e quando gli ho detto che non si era presentato ad un’esame ha pure insistito che non era vero e solo davanti le prove lo ha ammesso. Nel periodo che ha vissuto fuori, ha tratto vantaggio dalla nostra impossibilità di controllarlo e seppure non faceva vita notturna per locali, trascorreva il suo tempo a casa, con videogiochi, chat, serie tv tirando fino a notte fonda.
Nei cinque anni di liceo puntualmente, dopo il primo trimestre con voti insufficienti, lo aiutavamo a recuperare.
Mi sedevo con lui e lo facevo studiare e grazie al mio aiuto ha sempre ottenuto la promozione senza debiti.
Quando si è iscritto all’Università ho pensato che era il momento che sviluppasse una sua autonomia e che dovevo lasciarlo libero in attesa di una maturazione, che purtroppo non è avvenuta.
Il vivere da solo lo ha portato a doversi occupare della sua sopravviveva e qualcosa ha imparato come cucinare o fare il bucato ma sempre con superficialità e senza cura.
Dopo aver scoperto le menzogne abbiamo condiviso che non aveva senso continuare a spendere soldi per fare l’università in altra città senza alcun risultato e da pochi giorni si è ritirato.
È sempre stato di indole pigra, poco sport, sempre con forzature nostre.
Non si è mai entusiasmato a nulla solo ai videogiochi.
Tendenzialmente sempre un po’ in sovrappeso a 17 anni con il mio impegno accompagnandolo settimanalmente dal dietologo è riuscito a raggiungere un aspetto più longilineo.
Ha avuto anche degli affetti, una ragazza con cui è stato fidanzato per anni al liceo, che mi racconta, gli diceva che non era affatto sentimentale.
Io gli parlo sempre con estrema calma ed ho cercato di capire i motivi di questo suo comportamento ma lui sfugge al discorso probabilmente neanche lui ne è consapevole, sembra che per lui va tutto bene e si difende dicendo che ha studiato tanto quanto i suoi colleghi ed a lui è andata male, ma il suo dovere l’ha fatto. Cerca sempre di cadere in piedi, racconta di periodi in cui ha studiato tantissimo mentendo anche a se stesso. La madre, meno paziente, lo attacca e gli fa notare che è un bugiardo che prende in giro i genitori e il dialogo finisce in litigio. Io invece tento di placare e cercare soluzioni.
Ultimamente gli ho detto che deve cambiare stile di vita e deve fare una vita regolare e che lo aiuterà venire a lavorare nell’azienda di famiglia, nel rispettare gli orari di lavoro e che se vorrà potrà comunque iscriversi all’università statale.
Per ora si sente in difetto e ci asseconda ma non sappiamo quanto durerà.
Ha accennato una volta che vuole andare da uno psicologo ma sembra più per curiosità perché sa di amici che ci sono andati.
A momenti ha detto che è infelice.
Non so se sbaglio ad essere così disponibile all’aiuto a proporre io le soluzioni che lui asseconda per accontentarmi ma non sono le sue.
Ma lui non ha soluzioni, o se le ha, poi non le porta a compimento e starebbe a casa tutto il giorno a non far nulla. Non so se ho sbagliato in questi anni a dire alla madre lascialo in pace non lo stressare, vedrai che cambierà, ormai ha vent’anni deve cavarsela da solo. Lei lo avrebbe punito, privandolo di macchina, soldi etc come a dire non le meriti. E‘ più da rimprovero e predica. Io non credo invece che queste siano soluzioni e penso che devo stargli vicino cercando di aiutarlo a superare questa fase magari aiutandolo ad individuare i suoi obiettivi che dovrà raggiungere ed io limitandomi a monitorare gli sviluppi.
Vorrei un vostro consiglio su cosa è giusto fare e scusatemi se mi sono dilungato. Grazie!

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Miglior risposta 2 MAG 2020

Buonasera,
credo fermamente che possa essere utile un percorso di sostegno psicologico che possa abilitare il ragazzo a livello di risorse e strumenti. Se ha manifestato il desiderio di andare dallo psicologo, e c’è una intenzionalità forte, potranno essere le basi per una buona alleanza.
Se ha bisogno, sono a disposizione.
Distinti saluti.

Dott.ssa Maria Laura Battistini Psicologo a Parma

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2 MAG 2020

Gentile Pablo,
in base a quello che ha scritto, credo che un percorso psicologico per suo figlio possa essere un tentativo che valga la pena fare, se effettuato con motivazione e responsabilizzazione, con l'obiettivo di comprendere i modi di essere e i motivi della sofferenza.
Sebbene sia evidente l'impegno dedicato a spronare e a responsabilizzare vostro figlio, sarebbe inoltre importante concordare e condividere uno stile educativo e comunicativo da entrambi i genitori, orientato a mandare un messaggio univoco e chiaro per un ragazzo che si è affacciato e si sta affacciando alla vita adulta.
Resto a disposizione.
Cordialità,
IM

Dr.ssa Irene Mosca Psicologo a Lucca

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