Matrimonio conflittuale

Inviata da Luna · 28 giu 2020 Terapia di coppia

Buongiorno, sarei interessata ad un parere sulla mia situazione familiare. Sono sposata da 16 anni con un uomo che sembra avere due comportamenti diversi: affabile, mite ed amante della famiglia in pubblico, distante ed assente nel privato. Inizialmente per me c'era la prima facciata, siamo stati fidanzati per circa 5 anni ma io probabilmente ero sopraffatta da altri problemi famigliari, perché entrambi i miei genitori erano gravemente malati e mia madre dopo tre anni di malattia è mancata circa sei mesi prima del nostro matrimonio, magari non mi sono accorta o non ho voluto approfondire questa suo modo di essere, considerandolo solo immaturità. Già in realtà non mi avrebbe voluto sposare, lo ha accettato come ripiego al lasciarsi; allo stesso modo due anni dopo abbiamo avuto il primo figlio. Da quel momento è cambiato: estremamente succube dei suoi genitori, non aveva voglia né piacere di occuparsi del bambino che considerava quasi con rivalità. Non avevamo neppure una gestione comune delle finanze: facevo finta di non avere contanti o l'ho costretto ad intestarsi le utenze per poter avere un suo contributo economico alla nostra vita comune. Dopo un paio di anni abbiamo il secondo figlio: io ho una gravidanza difficile (i medici mi avevano assicurato che avrei perso il bambino), passo a letto sei mesi nei quali sono costantemente sola. Lui è distante, non vuole essere neppure disturbato al telefono e continua a non occuparsi neppure del primo figlio che, a parte il nido, passa la giornata a letto con me. Io sono troppo debole persino per cercare di organizzarmi diversamente. Comunque il bambino nasce sano, e questo bambino piace un po' di più a mio marito, anche se continuo ad essere solo io a seguirlo e crescerlo (la sola cosa che sono riuscita ad ottenere è che li accompagni e li prenda a scuola). Dopo sette anni accetta di condividere gli aspetti finanziari. A casa è spesso distante, mi accusa di chiedergli di fare cose perché voglio metterlo in cattiva luce, mi dice che non le farà perché così non potrò chiedergliene altre, mi dice che lui dei figli non si vuole occupare e che potrebbero stare con chiunque a parte lui. Ad ogni litigio minaccia di andarsene, se gli rimprovero dei lavori fatti male sostiene che dovrei gratificarlo. Una volta mi dice che dovrei ringraziare, perché ci sono mariti che le mogli le picchiano. Se gli cito questi suoi comportamenti mi dice sempre che non è vero e che non ricorda. Non mi ha mai picchiata, ma nei litigi urlava, picchiava sui tavoli o sui muri o spaccava oggetti, ma lo considera un modo normale di sfogarsi, anche se a me fa paura. Rimango incinta di un terzo bambino molto desiderato da me, devo affrontare un'interruzione di gravidanza perché il bambino ha gravissime malformazioni per un virus. Lui apparentemente mi supporta ma ad esempio all'ecografia del bambino non viene, arriva che è già finita: io gli rinfaccio che avrebbe dovuto esserci, lui che le sue esigenze lavorative sono più importanti e che avrei dovuto aspettarlo. In ospedale mi trattano malissimo, ho una profonda depressione e penso al suicidio: lui dopo circa un mese mi dice che ormai è stufo delle mie crisi, che se sto così dovrei uccidermi. Anche su questo, dice che è normale, che era solo ansia nei miei confronti. Io ho attacchi di panico, cerco di farmi seguire, insisto perché riproviamo ad avere figli ma lui non vuole perché mi accusa di non essere più stabile, di non farmi più carico di tutto. Ci allontaniamo. Io non riesco più ad avere rapporti con una persona che mi ha detto di suicidarmi, anche perché lui è molto tiepido nei miei confronti e pretende di essere "stimolato". Praticamente siamo separati in casa, io mi occupo dei figli e del lavoro, lui lavora e basta. Io mi sento come se lui mi risucchiasse tutte le energie: per poter essere integra devo ignorarlo (non ci rivolgiamo più quasi la parola, e io sono sempre aggressiva con lui.. proprio per non lasciargli influenza su di me), in caso contrario sono costantemente in balia di lui che mi ignora, non mi dice neppure (non me lo ha mai detto) se tornerà a cena, non vuole esserci, non vuole essere neppure chiamato, che costantemente mi ripete che andrà da un avvocato perché vuole separarsi, ma che appena varchiamo la porta di casa è totalmente diverso, infatti gli amici pensano che quella asociale e scontrosa sia io, che parlo poco con tutti perchè mi vergogno di questa situazione.. Ad un certo punto scopro che ha una relazione con una collega: lo affronto, lui nega, poi messo alle strette ammette, dicendomi che è colpa mia, che non ha intenzione di lasciarla perché vuole prima vedere se e come io mi metterò in gioco nel rapporto. La relazione va avanti per quasi due anni, anni in cui è come avere a che fare con un adolescente: ricordo tanti episodi nei quali lui, seduto accanto a me, chatta con lei. E' aggressivo, mi ripete che è colpa mia, alla festa di natale dell'azienda non torna a dormire e scopro che è stato in hotel con lei. Gli dico che voglio la separazione. Mi accusa di essere ingiusta nei suoi confronti, perché si considera calunniato dal fatto che altri sappiano che lui ha un'amante (mi sono stufata di coprire ogni situazione, ne ho parlato con qualche amico); mi dice che non se ne vuole andare di casa, che se voglio me ne dovrei andare io (la casa è mia). Purtroppo subentra pure il lockdown e l'incertezza economica che ne consegue. Lui non ha mai smesso di lavorare, io sono stata in cassa, mi sono occupata di tutto. Vorrei lasciarlo, vorrei una vita mia con un rapporto equilibrato e sano e non fatto di ripicche. Nel contempo mi sento in colpa nei confronti dei figli per essere stata così poco lungimirante nella scelta del loro padre. Ho sempre cercato di compensare le sue assenze e le sue mancanze, facendo le cose di notte, o rifacendole quando non c'era.. temo anche, perché me lo ha già minacciato, che mi accusi di alienazione parentale, nonostante lui sia sempre stato scarsamente presente e non abbia mai voluto occuparsi dei figli, passare del tempo con loro o giocare con loro. Avrei bisogno di chiarezza e di un aiuto a superare tutte queste paure.
Grazie

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Miglior risposta 2 AGO 2020

Gentile Luna,
ha descritto con sufficienti dettagli la sua storia familiare che è abbastanza complessa ma che è nata sull'errore iniziale di un matrimonio "forzato".
Probabilmente sulla base di quella forzatura suo marito si è sentito autorizzato a "vendicarsi" assumendo gli atteggiamenti che lei ha ben descritto.
D'altra parte lei, poco responsabilmente, ha ignorato questi atteggiamenti ed ha intrapreso, dopo la prima, altre gravidanze con maggiore conseguente carico economico e di stress che sicuramente hanno incrementato la sua fragilità psicologica.
Il tradimento di suo marito non poteva che essere l'epilogo scontato di questa lunga crisi matrimoniale.
Al momento, suo marito minaccia di andare da un avvocato per la separazione ben sapendo che è una cosa che lei teme perchè altrimenti avrebbe già lei stessa preso questa iniziativa.
Come giustamente dice in chiusura del suo post, lei è consapevole di aver bisogno di chiarezza e di aiuto per superare queste paure per cui le consiglio in primis un sostegno psicologico e in subordine una tutela legale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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