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Il mio terapeuta ha deciso di interrompere la terapia

Inviata da Marina il 17 gen 2014 Orientamento professionale

Buongiorno,
ieri il mio psicologo mi ha detto che non può più aiutarmi in quanto si sente respinto da me. E questo mi ha provocato un grande malessere, anche perchè, e lui essendo il mio terapeuta ne è consapevole, io soffro molto l'abbandono.
Perchè si è comportato così? Cosa posso aver fatto di sbagliato?
Può un terapeuta interrompere la terapia in questo modo? Mi ha chiesto di presentarmi per la seduta conclusiva. Ma ritengo che dopo quanto accaduto mi sentirei ancora più a disagio ad aprire bocca. Non mi dispiace troppo non andare più in terapia da lui, mi dispiace molto essere stata scaricata. Lo trovo veramente di cattivo gusto e poco professionale oltre che altamente negativo per un paziente che è andato in terapia appunto perchè si sentiva abbandonato dal proprio partner.
Potete aiutarmi a capire il perchè di una tale reazione? Grazie

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Gentile Marina,
non possiamo sapere come nasce questa decisione del Collega. Uno psicologo può interrompere il trattamento per diversi motivi (incompatibilità, inefficacia, scarsa motivazione del cliente ecc.). Credo sia molto importante invece fare questa ultima seduta, dove si farà spiegare bene dal Collega le motivazioni di questa sua scelta.
Non si tratta di "abbandono" (questo è il modo in cui lei percepisce la cosa) e non è un atteggiamento poco professionale, al contrario potrebbe essere un comportamento di grande responsabilità.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo, Psicoterapeuta Viterbo

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo a Viterbo

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Gentile Marina,
mentre è frequente che sia il paziente ad abbandonare la terapia ( purtroppo anche quando tutto sembra procedere bene e non ci si dovrebbe fermare), è invece raro che sia il terapeuta volontariamente a farlo.
In questi rari casi però ci sono sempre dei buoni motivi inerenti sostanzialmente al fatto che il terapeuta si rende conto che non si fanno progressi e la terapia è entrata in una fase di stallo.
I motivi di ciò possono essere una eccessiva resistenza del paziente nello svolgere i compiti assegnati o nel recepire gli insight del processo terapeutico.
Può anche capitare, ma è raro, che il terapeuta si renda conto di non avere più la necessaria tolleranza di fronte a certi pazienti " gommosi" o "impermeabili".
In ogni caso, questa decisione del terapeuta è sempre un atto di grande onestà e responsabilità che dimostra serietà professionale.
Lei comunque, può tranquillamente rivolgersi ad un altro professionista nella speranza che si possa stabilire una migliore alleanza terapeutica.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Grazie a tutti voi per le risposte. Seguirò il vostro consiglio, andando alla seduta finale, anche se credo che dopo questo evento si sia incrinato ulteriormente il rapporto con il mio terapeuta, che a mio parere non ha avuto particolare sensibilità nei miei confronti ma ha semplicemente ascoltato una sua esigenza personale, altrimenti avrebbe potuto chiedermi se intendevo continuare la terapia o meno, invece di decidere per me. Tuttavia, vi ringrazio nuovamente per avermi dato i vostri pareri.
Cordiali saluti

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Salve Marina,

sono cose che possono accadere, è molto probabile che il tuo terapeuta abbia ottime motivazioni per fare questa scelta e sicuramente te ne parlerà durante l'ultimo incontro. Non credo che tu abbia fatto nulla di sbagliato, sono cose che possono accadere. Il terapeuta e il paziente sono pur sempre due persone e le relazioni che intercorrono tra loro sono complesse e si svolgono su diversi piani. A volte accade che per vari motivi quali, ad esempio, la resistenza del paziente al trattamento e/o le difficiltà del terapeuta minino la relazione di cura. Quando si verifica ciò meglio cambiare terapeuta e credimi, lui o lei si sta comportando in modo molto corretto e professionale.
Spero di esserle stata d'aiuto.

Saluti
Dr. Francesca Figliozzi

Neuro-Psicologia, Dott.ssa Francesca Figliozzi Psicologo a Oristano

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Gentile signora Marina,
la cosa migliore penso sia parlare direttamente con suo psicologo soprattutto se c'è un "contratto terapeuto" tra di voi che stabilisce le modalità e finalità del rapporto.
paolo zucconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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Salve,
Credo possa essere utile discutere di questi suoi stati emotivi e soprattutto dei suoi dubbi nella seduta di chiusura: il rapporto paziente/terapeuta e' assai delicato e sorretto da dinamiche relazionali impossibili da giudicare sulla base delle informazioni che lei fornisce. Sono certa che il collega sarà pronto a spiegarle più chiaramente i motivi della chiusura del percorso, e se pensa di dover la inviare ad un altro collega.
Saluti

Dott.ssa Sabina Marianelli Psicologo a Roma

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E' difficile dall'esterno stabilire le motivazioni di una decisione terapeutica. La terapia è infatti una "relazione" che presume una disponibilità e un'accettazione reciproca di quanto avviene al suo interno. Sarebbe opportuno discutere sempre all'interno del setting terapeutico ciò che avviene, comprese le reazioni che vi si producono.

Dott.ssa Lilia Di Rosa Psicologo a Catania

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Gentile Marina,
non ci diace quanto è durata la terapia ed altri particolri importanti.
Con i dati che abbiamo, posso dire quanto segue.
L'interruzione di una terapia è un atto di onestà ed etica professionale da parte del terapeuta. Egli, anzichè far finta di niente e proseguire con sedute improduttive, divenuto consapevole della propria impotenza di fronte alla domanda di aiuto con cui la paziente (pz) è giunta, prende la faticosa decisione di segnalare la propria impossibilità a rispondervi adeguatamente. Nel contempo mette la pz. di fronte alla propria ambivalenza di fronte alla terapia: la pz contemporaneamente chiede e respinge, domanda e rifiuta (inconsciamente, naturalmente!).
L'ultima seduta, quella conclusiva, è sempre molto importante: dà modo al terapeuta di esplicare il proprio punto di vista clinico, fornendo in tale modo materiale importantissimo al/la pz: perchè essa comprenda, ipotizzi altri percorsi, lavori su di sè un po' da sola, o altro.
La invito dunque caldamente a presentarsi alla seduta conclusiva, anche se le costa fatica e sofferenza, anche se potrà accadere che Lei non dica nulla.
Dott. Brunialti

Dr.Brunialti, psicoterapeuta, sessuologa, psicologa europea Psicologo a Rovereto

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Gentile Marina,
il tema che Lei pone è molto delicato. Sia per il contenuto che porta, sia per le modalità nelle quali riferisce i fatti accaduti. Posto che sia legittimo da entrambe le parti la possibilità di interrompere la terapia e che il terapeuta ha il dovere di comunicare al paziente se e cosa può fare per aiutarlo, ciò dovrebbe avvenire senza ulteriori traumi per il paziente che già soffre di un vissuto di abbandono per il quale aveva cercato aiuto. Sembra poi che sull'interruzione pesi una Sua responsabilità nel respingerlo (questo è un elemento terapeutico non infrequente che semmai può essere utilizzato a favore della terapia).
Provi ad esprimergli le sue perplessità e il suo vissuto, vinca il disagio a non aprir bocca nella prossima seduta; è importante che, anche se si chiude questo percorso terapeutico, questo avvenga senza che Lei se ne debba sentire colpevole. Credo sia importante che, anche se le vostre strade si dividono, ciò avvenga per quanto possibile di comune intesa e senza ulteriori traumi.
Buona fortuna!
Saluti
Dott. Como

Dott. Andrea Como Psicologo a Torino

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Gentile sig.ra Marina
Non so esattamente perché il terapeuta abbia fatto così, ma mi sembra che il motivo che lei ha esplicitato possa e debba essere argomento di riflessione per lei. Io direi che lei potrebbe prendere spunto proprio da questo, che mi sembra non faccia altro che ripresentare il problema di abbandono e la sua difficoltà a gestirlo. Il suo terapeuta, lei dice, la vuole abbandonare, e lei che fa accetta quello che lui dice senza rilanciare, senza darsi un'altra possibilità, senza cercare di capire il perché insieme a lui? Quello è il luogo dove affrontare il problema. Se avesse voluto abbandonarla lo avrebbe già fatto e non le avrebbe proposto un incontro conclusivo, che non peso sia solo un incontro formale di chiusura; a volte è proprio nella conclusioni che si aprono nuove prospettive. E' evidente che il terapeuta le ha attivato questo sentimento di abbandono; ora tocca a lei gestirlo; è una sfida di cui si deve fare carico, la riguarda non può voltare le spalle perché sarebbe lei questa volta ad abbandonare a scaricare. Dia fondo alle sue risorse e non si poggi solo su un sentimento di rabbia e frustrazione che non aiuta; stare insieme è faticoso e quando si può, si deve cercare di capire e rilanciare.
Se poi non si creano le condizioni per continuare faccia pace con questo poiché questo non dipende da lei o da lui ma da una relazione di aiuto che non si è riuscita a costruire insieme.
cordialmente
Dott. Giuseppe Esposito
Psicologo e Psicoterapeuta

Dott. Giuseppe Esposito Psicologo e Psicoterapeuta Psicologo a Piano di Sorrento

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Gentile Marina,
non possiamo sapere fino in fondo le motivazioni che hanno spinto il suo terapeuta ad una strategia di questo tipo.
Credo che, al di là del malessere che posso comprendere, la scelta in questione manifesti anche un tentativo di proteggerla dal continuare un percorso costoso, non solo in termini economici, che non produce frutti o cambiamenti.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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Gentile Marina,
vede, perchè una terapia funzioni, occorre che si creino alcune circostanze, tra le quali "seguire" le indicazioni del terapeuta.
Evidentemente il suo Psicologo si è reso conto di non poterla aiutare, poichè non si sente seguito e la terapia stagna, non si evolve.
Se lei è motivata ad intraprendere un'altra terapia, le suggerisco di rivolgersi ad un Professionista Psicoterapeuta con un orientamento diverso da quello del suo Psicologo.
Nel sito di GuidaPsicologi.it può trovare la presentazione di vari Psicoterapeuti, quindi può vedere quali problemi sono trattati e scegliere per una iniziale consulenza, per poi fare le dovute valutazioni presentando al professionista la sua situazione.
D'accordo?

Cordiali saluti,
Dott.ssa Roberta Alici. Psicologa, Psicoterapeuta.

Dott.ssa Roberta Alici Psicologo a Ravenna

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